Vivo X300 Ultra debutta al Mobile World Congress di Barcellona, in calendario dal 2 al 5 marzo, e lo fa con un messaggio tecnico molto chiaro: nel 2026 il segmento Ultra non è più solo una gara di benchmark, ma una somma di scelte radicali su batteria, imaging e pipeline AI. Vivo porta un flagship costruito per competere frontalmente con modelli come Galaxy S26 Ultra, giocando la carta della capacità energetica e di un comparto fotografico che assomiglia sempre meno a una “camera da smartphone” e sempre più a un set modulare con ottiche e focali ragionate.
Vivo X300 Ultra: Snapdragon 8 Elite Gen 5 e display OLED 2K da 6,82 pollici
La base del progetto è lo Snapdragon 8 Elite Gen 5, che Vivo posiziona come motore per operazioni complesse, elaborazione AI e gestione termica più efficiente. L’obiettivo implicito è spingere in alto prestazioni sostenute, mantenendo consumi sotto controllo quando l’utente alterna carichi pesanti come video, editing e fotografia computazionale. Il pannello è un OLED 2K da 6,82 pollici, con una promessa centrata su luminosità elevata e resa cromatica ricca. La diagonale colloca il dispositivo nel territorio dei phablet premium, dove l’esperienza visiva diventa una parte sostanziale del valore percepito e dove l’efficienza del display incide direttamente sull’autonomia reale.
Batteria da 7000 mAh e ricarica 100 W: la risposta di Vivo al tema autonomia
Il dato che sposta l’asse del confronto è la batteria: 7000 mAh con ricarica cablata da 100 W. Nella narrativa del mercato, Vivo costruisce qui un vantaggio immediato contro chi resta su capacità intorno ai 5000 mAh e potenze di ricarica più conservative, come nel confronto citato con Galaxy S26 Ultra a 60 W.

Questa combinazione non serve solo a “durare di più”, ma a rendere credibile un uso prolungato del comparto camera, che è il vero centro di gravità del modello. Una batteria ampia consente anche una gestione più aggressiva delle elaborazioni in background, incluse ottimizzazioni AI, senza trasformare la giornata d’uso in una sequenza di compromessi.
Fotocamera 200 MP e scelta 35 mm: un Ultra che parla la lingua della fotografia
Il modulo principale punta su un sensore da 200 MP in formato 1/1,12 pollici e, soprattutto, su una focale equivalente 35 mm. È una scelta che, in termini fotografici, mira a un’immagine più “naturale” rispetto a focali più spinte verso il grandangolo, riducendo le distorsioni e favorendo un’estetica più coerente in ritratti e street.

Accanto al principale, Vivo inserisce un ultra-wide da 50 MP con sensore 1/1,28 pollici, non trattato come camera “di servizio” ma come elemento con massa sensibile sufficiente per reggere situazioni complesse. Il periscopio riprende la logica della massima risoluzione con un altro sensore da 200 MP, affiancato da un sensore multi-spettro per migliorare la resa dei toni e la coerenza cromatica. Il punto più identitario è il teleconverter a fuoco fisso da 400 mm. Non è un dettaglio da brochure: è un segnale di posizionamento verso chi vuole spingere la fotografia mobile su soggetti lontani e scene dove lo zoom diventa linguaggio, non solo utilità. Anche la modalità 24 mm via crop in-sensor dall’ultra-wide racconta una strategia: fornire focali “da kit” senza moltiplicare sensori, usando in modo intelligente l’area utile e la computazione.
Certificazioni SDPPI e X300 FE: indizi concreti sul lancio globale
Il debutto al MWC vive anche di segnali industriali. Le certificazioni SDPPI in Indonesia indicano un avvicinamento alla distribuzione internazionale con il modello V2562 per X300 Ultra e V2537 per X300 FE. Il sottotesto è chiaro: Vivo prepara disponibilità oltre la Cina, con mercato USA ancora incerto, ma con una traiettoria che guarda a Europa e Asia come priorità.

Vivo X300 FE viene presentato come un’opzione più compatta e “trasportabile”, con schermo da 6,31 pollici e risoluzione OLED 1,5K, mantenendo una piattaforma di fascia alta con Snapdragon 8 Elite Gen 5. La batteria scende a 6500 mAh ma resta fuori scala rispetto alla media, mentre la ricarica cablata arriva a 90 W. Vivo, in pratica, costruisce una coppia di prodotti: un Ultra massimalista e un FE che prova a portare parte dell’esperienza in un formato meno ingombrante.
MWC: perché Vivo porta anche X Fold 5 e serie V70 nello stesso palcoscenico
Il MWC non è solo vetrina, è un moltiplicatore di percezione. Vivo espone anche X Fold 5 e la serie V70 per alimentare demo pratiche e far vedere “ecosistema” oltre il singolo flagship. In questi contesti la fotografia è spesso la chiave più immediata per conquistare attenzione, ma l’azienda insiste anche su intelligenza artificiale e fluidità dell’esperienza, temi che al MWC vengono misurati soprattutto nei hands-on.
Oppo Find N6: display crease-less e tolleranze 0,03 mm, la guerra dei pieghevoli cambia tono

Nel segmento foldable, Oppo Find N6 entra nella conversazione con un obiettivo quasi ossessivo: eliminare la piega percepibile. Oppo parla di tre anni di sviluppo, decine di prototipi e controlli di assemblaggio con tolleranze a 0,03 mm, spostando il discorso dal “si vede meno” al “si comporta meglio nel tempo”.
I test dichiarati arrivano fino a 300.000 cicli di apertura e chiusura, con un’unità osservata a 170.000 cicli ancora piatta. La certificazione TÜV Rheinland sul pannello interno da 8,12 pollici, descritto come il più piatto tra i foldable, serve a trasformare un claim in un’argomentazione spendibile. Il display esterno da 6,62 pollici completa la logica d’uso quotidiano, dove il foldable deve smettere di essere “speciale” e diventare semplicemente affidabile. La camera è un’altra dichiarazione di potenza: una quad-camera con principale da 200 MP con tuning Hasselblad, più la lente Danxia e una possibile Satellite Edition. Anche qui torna Snapdragon 8 Elite Gen 5, con batteria da 6000 mAh e ricarica 80 W, a indicare che i pieghevoli non vogliono più pagare pegno su autonomia e prestazioni.
Realme Narzo Power 5G: 10.001 mAh e 144 Hz, quando la batteria diventa identità
Nel blocco “power phone”, Realme Narzo Power 5G spinge l’asticella in modo quasi provocatorio: batteria da 10.001 mAh, ricarica 80 W e reverse 27 W, con debutto fissato al 5 marzo in India. Il device viene descritto come rebrand di un modello già noto, ma il punto non è l’originalità del telaio: è la scelta di posizionarsi su autonomia e continuità d’uso come valore primario.

La piattaforma è Dimensity 7400, lo schermo arriva a 144 Hz con luminosità dichiarata a 6500 nit, e la camera principale è una 50 MP Sony con OIS. Sul fronte software Realme lega la proposta a un orizzonte di supporto: tre aggiornamenti Android e quattro anni di patch di sicurezza, messaggio pensato per trasformare un telefono “da batteria” in un acquisto meno effimero.
Vivo X300 Ultra e la pressione sui top di gamma: cosa cambia nel confronto 2026
Il punto interessante del debutto Vivo è che sposta il confronto su parametri che pesano davvero nell’uso reale. 7000 mAh e 100 W cambiano la relazione tra potenza e ansia energetica, mentre il pacchetto camera costruito attorno a 35 mm, doppio 200 MP e teleconverter 400 mm suggerisce un’idea diversa di “fotocamera da smartphone”: non un compromesso, ma un sistema che prova a offrire linguaggi fotografici specifici senza accessori esterni.

In parallelo, Oppo prova a chiudere la questione foldable con una promessa di durabilità misurata, e Realme estremizza l’autonomia come identità. Dentro questo scenario, l’Ultra di Vivo arriva al MWC non solo per farsi vedere, ma per dettare un tono: nel 2026 la competizione premium è una guerra di scelte ingegneristiche nette, non di slogan.
Iscriviti alla Newsletter
Non perdere le analisi settimanali: Entra nella Matrice Digitale.
Matrice Digitale partecipa al Programma Affiliazione Amazon EU. In qualità di Affiliato Amazon, ricevo un guadagno dagli acquisti idonei. Questo non influenza i prezzi per te.









