Windows Server 2025 bitlocker

Windows Server 2025: risolto il bug degli upgrade automatici, ma la patch di aprile innesca un problema con BitLocker. E Mozilla attacca Copilot

Microsoft affronta una giornata complessa sul fronte infrastrutture e user experience, risolvendo definitivamente il bug che provocava upgrade automatici non autorizzati verso Windows Server 2025 e pubblicando al tempo stesso le mitigazioni per il prompt di recupero BitLocker apparso su alcuni server dopo le patch di aprile 2026. In parallelo, la società deve gestire anche il duro attacco pubblico di Mozilla, che accusa l’azienda di spingere in modo sempre più aggressivo Copilot all’interno di Windows 11 e dell’ecosistema Microsoft 365. Le tre vicende convergono su un punto chiave: l’equilibrio tra innovazione, stabilità enterprise e libertà di scelta dell’utente.

Microsoft corregge il bug degli upgrade automatici su Windows Server 2025

La prima novità riguarda la chiusura di una problematica che per oltre un anno ha generato forte malcontento tra i team IT. Alcuni ambienti con Windows Server 2019 e Windows Server 2022 ricevevano infatti offerte di upgrade in-place verso Windows Server 2025 senza una chiara approvazione amministrativa, soprattutto durante finestre di manutenzione notturna e in presenza di piattaforme di patch management di terze parti. Il comportamento provocava consumi inattesi di licenze, riavvii fuori pianificazione e downtime non previsti in infrastrutture mission critical. Con l’ultimo aggiornamento dei meccanismi di Windows Update, Microsoft ripristina una gestione più rigorosa delle offerte di upgrade e restituisce ai sysadmin il pieno controllo del processo di migrazione. La correzione ha un impatto operativo importante perché elimina la necessità di script di blocco, policy personalizzate e workaround spesso fragili costruiti per impedire upgrade indesiderati. In ambienti enterprise questo significa maggiore prevedibilità delle finestre di change management e minore esposizione a incidenti di compliance legati a versioni server non ancora approvate dal procurement o dai team di validazione software.

KB5082063 causa richiesta della chiave BitLocker su alcuni server

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Il secondo fronte riguarda il comportamento osservato dopo l’installazione della patch di sicurezza KB5082063 del 14 aprile 2026, che aggiorna Windows Server 2025 alla build 26100.32690. Su alcune configurazioni specifiche il primo riavvio successivo all’update può mostrare la schermata di recupero BitLocker, richiedendo l’inserimento della chiave di recovery. Il problema non è generalizzato ma interessa sistemi con configurazioni Group Policy non raccomandate che includono PCR7 nel profilo di validazione TPM per firmware UEFI nativo.

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BitLocker recovery screen (Microsoft)

L’origine tecnica è legata al passaggio verso il nuovo Windows Boot Manager firmato con il certificato Windows UEFI CA 2023, che modifica i valori PCR utilizzati da BitLocker per verificare l’integrità dell’avvio. Quando il profilo TPM non segue la baseline standard, il cambio viene interpretato come potenziale alterazione del boot path e genera il prompt di recovery. Microsoft sottolinea che il fenomeno compare normalmente una sola volta al primo reboot, mentre i riavvii successivi non ripetono il comportamento se la configurazione resta stabile.

Le mitigazioni Microsoft riducono il rischio di downtime

Dal punto di vista operativo, Microsoft ha classificato il caso come known issue e ha diffuso workaround immediati pensati per gli ambienti enterprise. Il primo consiste nella rimozione temporanea della policy Configure TPM platform validation profile for native UEFI firmware configurations prima dell’installazione dell’aggiornamento, così da riportare il sistema al profilo PCR standard raccomandato. Il secondo approccio prevede il ricorso al Known Issue Rollback, utile per bloccare rapidamente il comportamento sui server già colpiti senza attendere una patch cumulativa successiva. Per i team IT il consiglio pratico è verificare in anticipo lo stato delle policy tramite rsop.msc, gpresult o strumenti centralizzati di compliance, così da identificare i nodi più esposti prima del rollout in produzione. Questo tipo di controllo riduce drasticamente il rischio di interruzioni durante le finestre di manutenzione e rafforza la resilienza dei cluster critici che utilizzano cifratura completa del disco.

Mozilla attacca Microsoft per l’integrazione forzata di Copilot

Sul fronte desktop, la pressione arriva da Mozilla, che in un post pubblico critica duramente la strategia Microsoft sull’integrazione di Copilot AI. Secondo l’azienda che sviluppa Firefox, Windows starebbe replicando pattern già visti nella promozione aggressiva di Edge, questa volta applicati all’intelligenza artificiale. Il focus delle critiche è l’installazione automatica di Copilot in presenza di app Microsoft 365, il tasto fisico dedicato sulle nuove tastiere e la forte presenza dell’assistente nella taskbar e nelle app native come Foto, Blocco Note, Esplora File, Widget e Strumento di Cattura. Mozilla interpreta questo approccio come una progressiva riduzione della libertà di scelta dell’utente, soprattutto perché la disattivazione non sempre risulta immediata o intuitiva. La critica si allarga anche ai collegamenti aperti in Edge da Outlook e Teams nonostante browser alternativi impostati come default, elemento che secondo Mozilla rafforza una strategia di lock-in dell’ecosistema Windows.

Copilot diventa il simbolo del controllo del desktop AI

La polemica va oltre la semplice presenza di un assistente virtuale e tocca il tema più ampio della proprietà del dispositivo nell’era dell’AI generativa. Il nuovo tasto fisico Copilot sulle tastiere certificate per Windows 11 rappresenta plasticamente questo cambio di paradigma: la funzionalità AI non è più solo software opzionale, ma entra nella progettazione hardware e nei flussi d’uso quotidiani. Per gli utenti business e consumer che preferiscono alternative o un desktop meno assistito, questa evoluzione può risultare invasiva. La difficoltà nel rimuovere completamente alcune integrazioni, unite alla presenza persistente nella taskbar, rafforza la percezione di un ecosistema disegnato per massimizzare engagement e raccolta segnali utente più che personalizzazione reale. Mozilla usa proprio questo punto per differenziare Firefox, proponendo un modello basato su consenso esplicito e opt-in.

Enterprise e consumer spingono Microsoft verso un equilibrio più delicato

Le tre vicende del 14 aprile 2026 mostrano due anime molto diverse della stessa piattaforma. Da un lato Microsoft dimostra reattività nel correggere problemi ad alto impatto per gli amministratori di Windows Server, chiudendo il bug degli upgrade automatici e offrendo workaround chiari per il caso BitLocker. Dall’altro lato, sul versante consumer e productivity, cresce la tensione su quanto l’intelligenza artificiale debba essere integrata per default nel sistema operativo. Per le aziende la lezione è soprattutto metodologica: validare sempre le Group Policy BitLocker, testare le cumulative update in staging e monitorare i flussi di upgrade di Windows Update con strumenti centralizzati. Per gli utenti finali invece il dibattito si sposta sulla governance delle funzioni AI, sulla trasparenza dei dati trattati e sul diritto di scegliere esperienze meno intrusive. Microsoft si trova quindi a bilanciare sicurezza, qualità del software e pressione strategica sull’adozione di Copilot, in un momento in cui la fiducia dell’ecosistema resta un fattore competitivo cruciale.

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