L’Agcom fotografa un passaggio ormai strutturale nel sistema mediatico italiano: nel primo semestre 2025 internet diventa la prima fonte di informazione per il 55,8% degli italiani, consolidando il sorpasso sulla televisione, che scende al 43,2%. Il dato, contenuto nella seconda edizione dell’Osservatorio sul sistema dell’informazione, conferma una trasformazione profonda delle abitudini informative del Paese, dove la rete non è più soltanto un canale aggiuntivo ma il principale punto di accesso alle notizie. Il quadro che emerge è quello di un ecosistema sempre più digitale, frammentato e multicanale, ma anche segnato da forti squilibri generazionali e da una crescente distanza emotiva di una parte della popolazione rispetto all’attualità.
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Il sorpasso di internet sulla televisione si consolida nel consumo informativo
Il dato del 55,8% non rappresenta più un semplice trend ma una nuova normalità. Dopo il sorpasso registrato nel 2023, la rete amplia ulteriormente il vantaggio sulla televisione, confermandosi come il mezzo centrale nella dieta informativa quotidiana degli italiani. La crescita è sostenuta dalla diffusione capillare dello smartphone, dalla rapidità dei flussi social e dalla possibilità di combinare più fonti in tempo reale. La tv, pur restando fortemente radicata, soprattutto nei contesti domestici e nelle fasce più adulte, perde progressivamente il ruolo di porta principale di accesso alle news.

Il comportamento degli utenti si divide tra modelli molto diversi. Il 34,1% della popolazione utilizza un solo mezzo per informarsi, ma cresce la componente più evoluta e multicanale. Circa il 26% degli italiani usa almeno quattro mezzi diversi, mentre quasi il 10% arriva a utilizzarne sei o più, con una crescita di 4,3 punti percentuali rispetto al 2024. Questo conferma come il consumo informativo stia diventando sempre più ibrido, personalizzato e costruito su più touchpoint.
Giovani online e over 65 fedeli alla tv accentuano il digital divide
La trasformazione digitale dell’informazione italiana è fortemente influenzata dall’età. Tra i giovani 14-24 anni, il 40,7% dichiara di informarsi esclusivamente online, segno di una piena interiorizzazione del digitale come ambiente naturale per la scoperta e il consumo delle notizie. In questa fascia la velocità di accesso, la sintesi dei contenuti e il ruolo dei creator influenzano profondamente la gerarchia delle fonti.

Lo scenario cambia radicalmente tra gli over 65, dove la televisione rimane dominante. Il 59,8% continua a sceglierla come mezzo principale e il 44% utilizza esclusivamente mezzi tradizionali. Questo divide generazionale non è soltanto tecnologico ma culturale: cambia il rapporto con l’autorevolezza, con il tempo di esposizione alla notizia e con la modalità di verifica delle fonti. Le fasce intermedie, invece, tendono alla multicanalità, integrando web, social, televisione e siti editoriali in una dieta informativa composita.
Social network e motori di ricerca guidano l’accesso alle news online
Dentro l’ecosistema digitale, i principali gateway verso le notizie sono i social network, scelti dal 25,1% degli italiani, e i motori di ricerca, al 24,7%. Questo significa che l’utente medio non accede più necessariamente alla homepage di una testata, ma incontra la notizia attraverso feed algoritmici, risultati di ricerca e suggerimenti contestuali. Resta comunque significativo il peso dei siti e delle app degli editori tradizionali, utilizzati dal 30% della popolazione. In particolare, i quotidiani e periodici online crescono fino al 14,5%, con un incremento di 2,7 punti percentuali rispetto al 2023. È il segnale che il brand editoriale mantiene valore, soprattutto quando associato a credibilità e approfondimento. Più fragile invece il modello di monetizzazione: solo il 6,1% degli italiani paga un abbonamento digitale, mentre la maggioranza preferisce aggirare il paywall cercando fonti alternative gratuite o attendendo la ripresa televisiva della notizia.
La fiducia resta più alta nei media tradizionali nonostante il primato del web
Uno dei dati più interessanti dell’Osservatorio riguarda il rapporto tra uso e fiducia. Sebbene internet sia ormai il primo mezzo per volume di consumo, il livello di credibilità percepita resta più elevato per i media tradizionali. Il 35,9% della popolazione dichiara un alto livello di fiducia verso radio, stampa e televisione, quasi il doppio rispetto al 20% attribuito alle fonti online.

Questo scarto racconta una frattura importante tra comportamento e percezione. Gli utenti usano il web per comodità, velocità e ubiquità, ma continuano a riconoscere ai mezzi storici maggiore affidabilità, soprattutto in situazioni di crisi, eventi politici e breaking news. Il servizio pubblico televisivo viene indicato come il mezzo più affidabile dal 40,5% degli italiani, seguito dai quotidiani con il 14,2%. In fondo alla classifica restano social network al 3,6% e influencer all’1,2%, dati che mostrano come viralità e fiducia non coincidano.
Un italiano su cinque evita le notizie per ansia e saturazione
L’altro grande fenomeno che emerge dal report è la crescita della news avoidance, ovvero la scelta di limitare o interrompere il contatto con l’informazione. Un italiano su cinque dichiara di informarsi raramente o di non farlo affatto. Non si tratta di semplice apatia, ma di una forma di autodifesa rispetto a un flusso percepito come eccessivo, ripetitivo e spesso emotivamente pesante.

Le principali motivazioni sono la ripetitività dei contenuti (22,3%), la negatività (18,1%), l’impatto emotivo (15,2%), la sfiducia nei giornalisti (14,6%) e il sovraccarico informativo (14,4%). Tra i più giovani pesa soprattutto l’infodemia, mentre la fascia 25-34 anni è particolarmente sensibile allo stress emotivo generato dal news cycle. Gli over 65, invece, criticano soprattutto qualità e ridondanza dei contenuti. Il dato ha anche una ricaduta civica: il 75,3% di chi non si informa dichiara una partecipazione politica nulla.
La televisione generalista riduce gli spazi di approfondimento
Mentre il digitale cresce, la tv generalista mostra segnali di contrazione della propria offerta informativa. Nel 2025 il tempo complessivo dedicato all’informazione cala del 7% rispetto al 2024 e dell’11,9% rispetto al 2019. I telegiornali mantengono una relativa stabilità, ma i programmi extra tg, come talk show e approfondimenti, registrano una flessione dell’11,3% sull’ultimo anno e del 16% sul medio periodo. Il dato è rilevante perché segnala una riduzione degli spazi dedicati alla contestualizzazione e all’analisi, proprio mentre aumenta il bisogno di interpretazione in un contesto informativo frammentato. Politica, cronaca ed esteri assorbono ancora circa due terzi del tempo totale, ma cresce il peso degli scenari internazionali, trainati dalle crisi geopolitiche e dai conflitti globali. Il quadro complessivo delineato dall’Osservatorio Agcom racconta quindi un’Italia sempre più digitale nell’accesso alle notizie, ma ancora legata ai media tradizionali quando si tratta di fiducia. Il vero nodo strategico per editori e piattaforme non è più soltanto la distribuzione, bensì la capacità di offrire qualità, autorevolezza e sostenibilità emotiva in un ambiente dominato da velocità, algoritmi e saturazione.
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