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Lotta alla pedofilia online: impennata di arresti nel 2025 (+52%). Il report della Polizia tra maxi-operazioni e allarme AI

In occasione della Giornata nazionale contro la pedofilia, la Polizia di Stato ha diffuso il report 2026 relativo alle attività di contrasto al CSAM e all’adescamento online. Il 2025 si è chiuso con 2.623 casi trattati e un incremento degli arresti del 52% (224 in totale). I dati restituiscono il quadro di un’attività investigativa sempre più complessa, che ha portato all’oscuramento di quasi 3.000 siti e allo smantellamento di reti internazionali, evidenziando inoltre l’emergere di nuove minacce legate all’uso dell’Intelligenza Artificiale per la generazione di deepfake abusivi.

Polizia di Stato e CSAM: il 2025 segna un aumento dell’attività repressiva

La Polizia di Stato ha trattato nel 2025 2.623 casi legati a CSAM e adescamento online, confermando la crescita di un fenomeno che attraversa piattaforme social, app di messaggistica, videogiochi, ambienti cifrati e reti internazionali di scambio. Il report 2026, pubblicato in occasione della Giornata nazionale contro la pedofilia, fotografa un anno di intensa attività investigativa, con 224 arresti, 1.085 denunce in stato di libertà e 1.039 perquisizioni. Il dato sugli arresti registra un incremento del 52 per cento rispetto al 2024, segnalando non solo l’aumento dei casi intercettati, ma anche il rafforzamento della capacità operativa delle strutture specializzate. Il quadro che emerge è quello di una minaccia complessa, in cui la diffusione di materiale di abuso sessuale su minori, l’adescamento online, la sextortion e la produzione di contenuti sintetici generati con intelligenza artificiale si intrecciano con reti criminali transnazionali, pseudonimato digitale, criptovalute, piattaforme cifrate e ambienti online frequentati dai più giovani. Il CSAM non è più soltanto un reato legato alla detenzione o allo scambio di file illeciti, ma un ecosistema criminale che sfrutta ogni spazio digitale in cui i minori possono essere contattati, manipolati o ricattati. La Polizia di Stato ha identificato 1.309 soggetti responsabili e ha supportato 173 minorenni attraverso l’Unità di Analisi del Cybercrime. L’attività di contrasto ha riguardato anche il monitoraggio del web: gli investigatori hanno visionato 16.609 siti e bloccato 2.876 indirizzi inseriti nella black list nazionale, con l’obiettivo di impedire l’accesso a contenuti illeciti e ridurre la cosiddetta victimizzazione secondaria, cioè la continua esposizione delle vittime attraverso la circolazione dei materiali abusivi.

I numeri del contrasto al CSAM nel 2025

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Il dato complessivo dei 2.623 casi gestiti nel 2025 conferma il ruolo centrale della Polizia postale e delle strutture specializzate nel contrasto ai reati contro i minori online. L’aumento degli arresti non va letto solo come crescita statistica, ma come indicatore di una capacità investigativa sempre più orientata all’individuazione rapida degli autori, al sequestro dei dispositivi e alla chiusura dei canali di distribuzione. Le 1.085 denunce e le 1.039 perquisizioni mostrano la dimensione capillare degli interventi sul territorio. Le perquisizioni hanno permesso di sequestrare dispositivi, archivi digitali, file e strumenti di comunicazione usati per conservare, scambiare o diffondere CSAM. La rete investigativa si è mossa attraverso analisi forense, tracciamento degli account, cooperazione internazionale e monitoraggio delle piattaforme più esposte.

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© 2026 – Fonte Polizia Postale e per la sicurezza cibernetica – Settore Analisi e Pianificazione Strategica

Un ruolo decisivo arriva dalle segnalazioni internazionali del National Center for Missing and Exploited Children, che nel 2025 hanno generato 1.441 procedimenti, pari al 55 per cento del totale. Questo dato dimostra quanto il contrasto al CSAM dipenda dalla collaborazione globale tra autorità, centri di segnalazione, piattaforme digitali e organismi specializzati. La dimensione del fenomeno supera i confini nazionali: un contenuto può essere prodotto in un Paese, caricato in un altro, scambiato su server esteri e raggiunto da utenti distribuiti in più continenti. Il Centro Nazionale per il Contrasto alla Pedopornografia Online coordina 18 centri operativi e 82 sezioni operative sul territorio nazionale. Questa struttura consente una risposta diffusa e tempestiva, fondamentale in un ambito in cui la velocità di intervento può impedire la diffusione ulteriore dei contenuti, l’identificazione tardiva delle vittime o il consolidamento di reti criminali.

Le principali operazioni investigative contro reti e piattaforme illecite

Le operazioni investigative condotte tra 2025 e inizio 2026 mostrano la capacità delle autorità italiane di agire su scala nazionale e internazionale. Non si tratta di interventi isolati, ma di azioni coordinate contro reti organizzate, gruppi Telegram, piattaforme nel dark web, app di messaggistica e ambienti cifrati usati per scambiare CSAM o organizzare abusi. Nel febbraio 2026, l’operazione Light Bridge ha portato allo smantellamento di una rete che organizzava abusi in diretta su minori. L’intervento ha prodotto due arresti e quattro denunce, con il sequestro di dispositivi e materiale illecito. La rilevanza dell’operazione sta nel contrasto a una forma particolarmente grave di sfruttamento, in cui la dimensione live e transnazionale rende più difficile l’identificazione tempestiva delle vittime e degli autori. A Brescia, gli investigatori hanno arrestato un sacerdote di 51 anni trovato in possesso di oltre 1.500 file CSAM all’interno di un gruppo Telegram. L’intervento ha interrotto uno scambio sistematico di materiale abusivo e conferma il peso delle piattaforme di messaggistica nella circolazione di contenuti illeciti. La messaggistica istantanea, quando usata per creare gruppi chiusi e canali di scambio, diventa uno degli ambienti più delicati per le attività investigative. A Napoli, l’operazione Stream ha portato alla chiusura della piattaforma KidFlix nel dark web. Gli agenti hanno eseguito quattro arresti e quindici denunce, sequestrando wallet di criptovalute e server. L’azione ha coinvolto la cooperazione di oltre 35 Paesi, dimostrando come il contrasto al CSAM richieda interventi multilivello su infrastrutture, pagamenti, identità digitali e canali di accesso. A Catania, l’operazione Hello ha condotto a 31 arresti e 120 indagati in 56 città italiane. Gli investigatori hanno sequestrato numerosi dispositivi contenenti materiali autoprodotti, confermando la crescita di contenuti che nascono spesso da dinamiche di adescamento, pressione psicologica o condivisione inconsapevole da parte di minori poi ricattati o esposti. L’operazione Viper, condotta su Viber, ha permesso 28 arresti, 24 denunce e 57 perquisizioni in 44 Paesi. Gli utenti coinvolti utilizzavano la piattaforma per scambiarsi CSAM, confermando ancora una volta che il fenomeno non si concentra su un singolo canale, ma migra continuamente tra servizi diversi. Grazie agli strumenti della Child Rescue Coalition, inoltre, gli agenti hanno eseguito 87 perquisizioni e 55 arresti in flagranza in una specifica azione dedicata.

Cooperazione internazionale e strumenti tecnologici

La lotta al CSAM richiede una cooperazione internazionale continua. La Polizia di Stato collabora con Europol, Interpol, Homeland Security Investigations, National Center for Missing and Exploited Children, Child Rescue Coalition e altre organizzazioni specializzate. Questo modello consente di incrociare segnalazioni, flussi informativi, dati tecnici, identità digitali, infrastrutture e tracce finanziarie. La piattaforma HELP4U, lanciata a novembre 2025, offre supporto alle vittime di grooming e diffusione di immagini in dodici Paesi europei. Il suo ruolo è particolarmente importante perché il contrasto al CSAM non può esaurirsi nella repressione. Ogni intervento investigativo deve essere accompagnato da strumenti di ascolto, supporto psicologico, conservazione delle prove e recupero della sicurezza personale della vittima. Il Centro Nazionale per il Contrasto alla Pedopornografia Online integra anche analisi finanziarie in collaborazione con l’Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia, con l’obiettivo di monitorare flussi di denaro legati alla compravendita di materiale illecito. Questo aspetto è essenziale perché le reti criminali non operano soltanto per scambio, ma anche per monetizzazione. Criptovalute, wallet, pagamenti digitali e servizi di offuscamento possono sostenere piattaforme, gruppi chiusi e attività di compravendita. La collaborazione con realtà come Operation Underground Railroad, Terre des Hommes e Save the Children rafforza invece la componente di prevenzione, recupero e supporto alle vittime. Il modello italiano appare così costruito su tre livelli: investigazione tecnologica, cooperazione internazionale e intervento sociale sui minori coinvolti.

Grooming, sextortion e nuove minacce contro i minori

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Il report segnala 434 casi di adescamento online e 223 minori coinvolti in sextortion. La distribuzione per età conferma la vulnerabilità crescente dei bambini e degli adolescenti in ambienti digitali. Nella fascia 0-9 anni risultano 17 casi di adescamento. Tra i 10 e i 13 anni i casi salgono a 179. Nella fascia 14-17 anni gli adescamenti arrivano a 238, mentre le estorsioni sessuali raggiungono 193 casi.

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Questi numeri mostrano che il contatto con il rischio avviene sempre prima. I minori sono esposti fin dalla prima infanzia attraverso smartphone, tablet, videogiochi, piattaforme social, chat, app di messaggistica e ambienti di gioco online, spesso prima di aver maturato strumenti emotivi e cognitivi sufficienti per riconoscere manipolazione, ricatto o falso senso di fiducia.

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Il grooming segue frequentemente una dinamica progressiva. L’autore costruisce una relazione, simula vicinanza, manipola la fiducia del minore e lo spinge verso la condivisione di contenuti personali o intimi. La sextortion, invece, sfrutta immagini o video già ottenuti per ricattare la vittima, chiedendo denaro, altri contenuti o comportamenti ulteriormente dannosi. Il danno non è solo digitale: coinvolge vergogna, paura, isolamento, ansia e difficoltà a chiedere aiuto.

Intelligenza artificiale, deepfake e CSAM sintetico

Una delle novità più preoccupanti riguarda l’uso crescente dell’intelligenza artificiale per la produzione di CSAM sintetico, deepfake e immagini manipolate. I criminali possono generare contenuti artificiali o alterare immagini reali, creando nuovi materiali abusivi senza necessariamente produrre un abuso diretto nel momento della generazione. Questo non rende il fenomeno meno grave: al contrario, introduce nuove difficoltà investigative, giuridiche e psicologiche. Il CSAM generato con AI può colpire vittime reali attraverso la manipolazione della loro immagine, può alimentare reti di scambio e può normalizzare contenuti di abuso dentro ambienti digitali dove l’identificazione della vittima diventa più difficile. Gli investigatori devono distinguere tra contenuti reali, sintetici, manipolati e derivati da immagini esistenti, mantenendo però alta la tutela dei minori coinvolti e la capacità di bloccare la diffusione. Il report indica anche l’attenzione verso fenomeni emergenti come contenuti gore ispirati a trend americani e nuove forme di violenza online. Questo conferma che la minaccia non riguarda solo la circolazione di file, ma l’intera cultura digitale tossica che può svilupparsi in spazi online scarsamente moderati, gruppi chiusi e comunità deviate. Le autorità hanno introdotto reati specifici per il CSAM generato con intelligenza artificiale nelle normative aggiornate e adottano modalità investigative alternative previste dal quadro europeo per mantenere efficacia operativa. La sfida dell’AI impone un aggiornamento continuo delle tecniche forensi, delle norme e della cooperazione con le piattaforme tecnologiche.

Prevenzione, scuola e supporto alle vittime

La repressione è indispensabile, ma non basta. Il report attribuisce un ruolo centrale alle attività di prevenzione rivolte a studenti, docenti e genitori. Il progetto Una vita da Social ha coinvolto 26.000 docenti, 17.000 genitori e 331.000 studenti, portando nelle scuole formazione sui rischi della rete, sull’uso consapevole dei dispositivi, sulla protezione dell’identità digitale e sulla capacità di chiedere aiuto. Iniziative come Cybersummer e CuoriConnessi raggiungono ogni anno migliaia di ragazzi, contribuendo a creare consapevolezza su grooming, sextortion, cyberbullismo, diffusione di immagini intime e comportamenti a rischio. La prevenzione è decisiva perché molti casi nascono da un primo contatto apparentemente innocuo, da una chat, da un gioco online o da una richiesta di amicizia accettata senza percepire il pericolo.

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L’Unità di Analisi del Cybercrime ha supportato 173 minorenni nel 2025 e 69 fino ad aprile 2026, offrendo ascolto protetto e assistenza. Il portale commissariatodips.it resta uno strumento di contatto e segnalazione, mentre la collaborazione con Telefono Azzurro e Save the Children permette di inserire l’intervento di polizia dentro una rete di supporto più ampia. Il supporto alle vittime deve tenere conto della specificità del trauma digitale. Un contenuto online può riemergere, essere ricondiviso, manipolato o usato come leva di ricatto anche a distanza di tempo. Per questo il recupero della vittima non può limitarsi alla chiusura dell’indagine, ma deve includere protezione, ascolto, rimozione dei contenuti quando possibile, sostegno psicologico e ricostruzione della fiducia.

Il modello italiano tra repressione, prevenzione e cooperazione globale

I dati del 2025 mostrano un modello italiano fondato su tre assi: repressione investigativa, prevenzione educativa e cooperazione globale. Le 224 persone arrestate, i 1.309 soggetti identificati, i 2.876 indirizzi bloccati e le operazioni internazionali dimostrano la capacità di colpire reti, piattaforme e singoli responsabili. Allo stesso tempo, il coinvolgimento di scuole, famiglie e organizzazioni specializzate indica che il contrasto al CSAM non può essere affidato esclusivamente alla fase penale. La lotta al CSAM richiede una risposta continua perché la minaccia è adattiva. Quando una piattaforma viene chiusa, gli utenti migrano. Quando un gruppo viene colpito, altri canali possono emergere. Quando una tecnologia viene regolata, i criminali cercano nuove modalità di offuscamento. L’intelligenza artificiale aggiunge un ulteriore livello di complessità, perché rende più facile produrre contenuti manipolati, automatizzare interazioni e moltiplicare materiali falsi o sintetici. In questo scenario, l’efficacia delle forze dell’ordine dipende dalla rapidità con cui riescono a ottenere segnalazioni, analizzare dispositivi, tracciare account, collaborare con provider esteri, bloccare indirizzi, identificare vittime e interrompere reti di distribuzione. Il report 2026 conferma che la protezione dei minori online è ormai una questione di sicurezza nazionale digitale, non solo di ordine pubblico.

Una minaccia che impone responsabilità a piattaforme, famiglie e istituzioni

Il report della Polizia di Stato restituisce una fotografia netta: il CSAM, il grooming e la sextortion non sono fenomeni marginali, ma minacce strutturali dell’ecosistema digitale. Colpiscono minori sempre più giovani, sfruttano ambienti online comuni, usano tecniche di manipolazione psicologica e si appoggiano a reti criminali internazionali. La repressione funziona quando è sostenuta da prevenzione, cooperazione e strumenti tecnologici aggiornati.

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Le piattaforme devono rafforzare moderazione, segnalazioni, collaborazione con le autorità e protezione dei minori. Le famiglie devono conoscere i rischi reali senza cadere nel panico o nel controllo cieco. La scuola deve formare studenti e docenti a riconoscere manipolazione, ricatto e condivisione pericolosa di immagini. Le istituzioni devono continuare a investire su personale specializzato, strumenti forensi, cooperazione internazionale e supporto alle vittime.

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Il dato dei 224 arresti nel 2025 mostra la forza dell’azione repressiva, ma il numero più importante resta quello dei minori supportati, protetti e sottratti a dinamiche di abuso o ricatto. La sicurezza digitale dei bambini e degli adolescenti non si misura solo dalle reti criminali smantellate, ma dalla capacità di impedire che il primo contatto diventi abuso, che la vergogna impedisca la richiesta di aiuto e che la tecnologia diventi uno strumento di violenza invece che di crescita.

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