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Europol smantella First VPN usata dai ransomware e identifica migliaia di utenti

Europol smantella First VPN, il servizio di rete privata virtuale utilizzato da attori ransomware, gruppi dediti al furto di dati e cybercriminali coinvolti in frodi su larga scala. L’operazione internazionale, guidata da Francia e Paesi Bassi con il sostegno di Eurojust e di 16 paesi, porta all’arresto dell’amministratore del servizio in Ucraina, alla rimozione di 33 server e alla chiusura dei domini 1vpns.com, 1vpns.net, 1vpns.org e dei relativi indirizzi onion. L’azione condotta tra il 19 e il 20 maggio 2026 colpisce una infrastruttura di anonimato considerata per anni affidabile dagli attori cybercrime. First VPN veniva pubblicizzata sui forum in lingua russa come uno strumento sicuro per nascondere identità, comunicazioni e infrastrutture durante operazioni ransomware. Le autorità hanno ottenuto l’intero database degli utenti, notificato migliaia di cybercriminali identificati e generato 83 pacchetti di intelligence condivisi a livello internazionale. Le informazioni raccolte su 506 utenti hanno già contribuito ad avanzare 21 indagini in corso. Il caso dimostra come le forze dell’ordine non colpiscano più soltanto singoli operatori, ma anche i servizi infrastrutturali che permettono a ransomware, data theft e frodi online di funzionare su scala globale.

Operazione Francia-Paesi Bassi colpisce l’infrastruttura First VPN

Le autorità francesi e olandesi guidano l’indagine contro First VPN dopo anni di ricorrenza del servizio nelle principali indagini cybercrime supportate da Europol. L’attività investigativa parte nel dicembre 2021 e porta alla costituzione di un Joint Investigation Team supportato da Eurojust nel novembre 2023. L’agenzia giudiziaria europea ospita 16 riunioni di coordinamento per preparare l’azione simultanea, mentre Europol fornisce supporto operativo e analitico attraverso le proprie strutture cybercrime. Tra il 19 e il 20 maggio 2026 le forze dell’ordine di Francia, Paesi Bassi, Lussemburgo, Romania, Svizzera, Ucraina e Regno Unito eseguono perquisizioni, sequestri e interventi tecnici coordinati. Una task force operativa presso Europol analizza in tempo reale i dati sequestrati e facilita lo scambio immediato di intelligence tra i paesi coinvolti. L’amministratore del servizio viene localizzato e arrestato in Ucraina. Durante la perquisizione gli investigatori acquisiscono prove decisive sul funzionamento del servizio e sulla sua base utenti. La rimozione simultanea di 33 server interrompe First VPN in modo definitivo e impedisce una rapida ripresa dell’infrastruttura. La chiusura dei domini principali e degli indirizzi onion completa l’operazione, bloccando sia l’accesso web sia quello attraverso canali di anonimato.

First VPN offriva anonimato operativo a ransomware e frodi online

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First VPN operava come gateway di anonimato per criminali di alto livello e prometteva di mantenere gli utenti fuori dalla portata delle forze dell’ordine. Il servizio offriva pagamenti anonimi, server nascosti e un’infrastruttura progettata per resistere alle indagini. Gli attori ransomware lo utilizzavano per mascherare l’origine degli attacchi, coordinare infrastrutture di comando, gestire furti di dati e condurre frodi su larga scala senza esporre direttamente le proprie connessioni. La presenza ricorrente di First VPN in quasi tutte le grandi indagini cybercrime supportate da Europol negli ultimi anni ne ha confermato il ruolo centrale nell’ecosistema criminale. Il servizio non rappresentava quindi una VPN generica abusata occasionalmente da singoli utenti, ma un’infrastruttura percepita come affidabile da comunità criminali specializzate. La pubblicità sui forum in lingua russa rafforzava questa reputazione, descrivendo il servizio come una soluzione sicura per operazioni illegali. La rimozione di First VPN colpisce direttamente uno strato operativo su cui molti gruppi contavano per condurre attività ransomware e frodi transnazionali. L’acquisizione dell’intero database utenti modifica inoltre il rapporto di rischio per chi aveva usato il servizio credendo di restare invisibile.

Arresto in Ucraina e sequestro dei server chiudono il servizio

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L’arresto dell’amministratore di First VPN in Ucraina rappresenta il passaggio operativo decisivo dell’azione internazionale. Le autorità ucraine, con il coinvolgimento del Cyber Department della Security Service of Ukraine e della National Police, eseguono la perquisizione presso la residenza del sospettato e sequestrano prove utili a confermare il suo ruolo nella gestione del servizio. L’accesso diretto all’infrastruttura permette agli investigatori di ottenere dati completi sugli utenti e di ricostruire il funzionamento tecnico della piattaforma. La rimozione contemporanea di 33 server impedisce ai gestori o agli utenti di migrare rapidamente verso nodi di backup o ripristinare il servizio sotto altro nome. I domini 1vpns.com, 1vpns.net e 1vpns.org, insieme ai relativi domini onion, vengono sequestrati o disattivati per interrompere ogni canale di accesso. Gli utenti ricevono notifiche ufficiali che li informano della chiusura del servizio e della loro identificazione. Questa comunicazione ha un effetto deterrente immediato all’interno delle comunità cybercrime, perché mostra che l’anonimato promesso non ha resistito all’indagine coordinata. Il coordinamento tra 16 paesi evita che parti residue dell’infrastruttura rimangano operative e rafforza la pressione su servizi analoghi ancora attivi.

Europol usa il database utenti per avanzare 21 indagini ransomware

L’operazione produce risultati investigativi immediati grazie all’acquisizione del database utenti di First VPN. Europol crea una task force operativa dedicata all’analisi dei dati sequestrati e genera 83 pacchetti di intelligence distribuiti alle autorità competenti. Le informazioni raccolte su 506 utenti vengono collegate a campagne ransomware, furti di dati, frodi e attività cybercriminali già oggetto di indagini internazionali. Questo materiale consente di far avanzare 21 indagini in corso supportate da Europol in diversi paesi. Il valore dell’operazione non si esaurisce quindi nella chiusura tecnica del servizio, ma prosegue attraverso le piste investigative generate dai log, dagli account e dai dati di utilizzo. Le informazioni ottenute permettono di collegare alias criminali, infrastrutture, pagamenti e sessioni operative che in precedenza apparivano isolate. Per le vittime di ransomware degli ultimi anni, questi dati possono offrire nuovi elementi per attribuire attacchi, identificare operatori e ricostruire catene di responsabilità. L’intelligence continuerà probabilmente a produrre effetti nei mesi successivi, alimentando nuove operazioni e rafforzando indagini già aperte contro gruppi ransomware e broker di accesso iniziale.

Edvardas Šileris evidenzia la fine del gateway all’anonimato

Edvardas Šileris, capo dell’European Cybercrime Centre di Europol, descrive First VPN come un gateway all’anonimato utilizzato per anni dai cybercriminali. Secondo la lettura dell’agenzia, il servizio aveva dato agli utenti criminali l’illusione di restare fuori dalla portata delle forze dell’ordine. L’operazione dimostra invece che anche infrastrutture costruite per garantire anonimato, pagamenti opachi e accessi nascosti possono essere identificate, penetrate e smantellate attraverso cooperazione multilaterale. La dichiarazione assume un valore strategico perché colpisce la fiducia psicologica che molte comunità cybercrime ripongono nei propri fornitori di infrastruttura. La rimozione di First VPN non elimina automaticamente ransomware e frodi online, ma toglie un servizio ricorrente e fidato dall’ecosistema criminale. L’effetto domino può essere significativo: gli attori che usavano la VPN devono riorganizzare infrastrutture, cambiare procedure operative e affrontare il rischio che i propri dati siano già nelle mani delle autorità. Europol conferma che l’intelligence ottenuta continuerà a supportare indagini in corso e nuove azioni future. Il messaggio verso i cybercriminali è chiaro: i servizi di anonimato costruiti per il crimine non sono rifugi permanenti, ma bersagli investigativi prioritari.

Eurojust, Europol e Bitdefender mostrano il valore della cooperazione

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Il successo dell’operazione contro First VPN dipende dalla collaborazione tra autorità giudiziarie, forze dell’ordine e partner tecnici privati. Oltre a Francia, Paesi Bassi, Lussemburgo, Romania, Svizzera, Ucraina e Regno Unito, l’operazione coinvolge anche Canada, Germania, Stati Uniti, Spagna e Svezia in attività di supporto e condivisione informativa. Eurojust facilita la cooperazione giudiziaria e coordina gli aspetti legali transfrontalieri, mentre Europol gestisce la dimensione operativa attraverso il Joint Cybercrime Action Taskforce. Bitdefender fornisce supporto tecnico specializzato nell’analisi dei dati e dell’infrastruttura. Questa sinergia permette di analizzare rapidamente il materiale sequestrato, identificare utenti, correlare attività e distribuire intelligence alle giurisdizioni interessate. Il modello dimostra che le operazioni contro servizi criminali di supporto richiedono un equilibrio tra sequestro tecnico, autorizzazioni giudiziarie e capacità di analisi in tempo reale. La presenza di una task force presso Europol consente di trasformare immediatamente i dati raccolti in piste operative, evitando che l’azione si limiti a una chiusura simbolica. Il caso diventa così un modello replicabile per colpire altri provider di anonimato, hosting bulletproof e servizi infrastrutturali usati dalla criminalità organizzata.

La chiusura di First VPN crea un impatto duraturo sul cybercrime

La rimozione di First VPN sottrae agli attori ransomware e ai gruppi dediti alle frodi uno strumento operativo considerato affidabile per anni. I criminali che lo utilizzavano devono ora rivedere strategie, infrastrutture e canali di accesso, sapendo che il database del servizio è nelle mani delle autorità. L’identificazione di migliaia di utenti crea un effetto deterrente e genera un vantaggio informativo duraturo per le indagini internazionali. Le imprese colpite da ransomware possono beneficiare indirettamente delle piste emerse, perché i dati raccolti possono aiutare a collegare attacchi passati a specifici operatori, account o infrastrutture. L’operazione mostra anche un’evoluzione nella strategia delle forze dell’ordine: invece di inseguire solo singoli attacchi, Europol e i partner colpiscono i servizi abilitanti che rendono possibili campagne criminali ripetute. Questo approccio aumenta il costo operativo del cybercrime e riduce la disponibilità di strumenti affidabili per anonimizzare attività illecite. L’azione del maggio 2026 conferma che anche infrastrutture ritenute sicure dalle comunità ransomware possono essere smantellate quando cooperazione internazionale, intelligence tecnica e coordinamento giudiziario convergono su un obiettivo comune.

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