Motorola finisce al centro di un caso delicato sulla trasparenza delle app preinstallate dopo la scoperta di un comportamento anomalo legato a Smart Feed, componente integrato sui telefoni Moto. Secondo le verifiche emerse, alcuni dispositivi Motorola reindirizzano l’apertura dell’app Amazon attraverso un flusso invisibile all’utente per inserire un tag di affiliazione, trasformando il semplice lancio dell’app dal drawer in una potenziale azione commerciale monetizzabile. Il comportamento riguarda la versione 2.03.0070 di Smart Feed e coinvolge un passaggio temporaneo da Chrome, il dominio kira-abboud.com, richieste verso devicenative.com e il codice affiliato sramz-kff-008-20. La vicenda colpisce perché non riguarda soltanto telefoni economici o dispositivi marginali, ma anche modelli premium come Razr Fold e Razr 60 Ultra, con prezzi che arrivano intorno ai 1900 euro. Il caso apre interrogativi pesanti su privacy, fiducia, monetizzazione occulta e controllo delle app di sistema, soprattutto perché il reindirizzamento avviene senza consenso esplicito e senza una comunicazione trasparente da parte del produttore.
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Il meccanismo di hijacking dell’app Amazon sui telefoni Motorola
Il comportamento anomalo si attiva quando l’utente tocca l’icona di Amazon dal drawer delle applicazioni su alcuni telefoni Motorola. Invece di aprire direttamente l’app nativa, il sistema avvia per una frazione di secondo Chrome, carica un URL collegato a kira-abboud.com e reindirizza poi verso Amazon inserendo il parametro affiliato sramz-kff-008-20. L’intero processo è estremamente rapido e può passare inosservato a chi non controlla log, traffico di rete o comportamento del launcher. La particolarità tecnica più rilevante è che il flusso non si attiva dalle icone presenti sulla homescreen, ma soltanto dal drawer, segno che il comportamento viene intercettato in una fase specifica della gestione degli intent Android. I log ADB mostrano che il launcher modifica la normale apertura dell’applicazione e indirizza l’evento verso un URL, trasformando un’azione locale in un passaggio web tracciabile. La versione 2.03.0070 di Smart Feed introduce il comportamento, mentre la precedente 2.03.0056 non mostra lo stesso reindirizzamento. Questo dettaglio riduce la possibilità che si tratti di un’anomalia casuale e concentra l’attenzione su un aggiornamento preciso dell’app preinstallata. Il coinvolgimento di devicenative.com, servizio pubblicitario già integrato con dispositivi Motorola, rafforza l’ipotesi di una logica di monetizzazione incorporata nel software di sistema. Il punto critico non è soltanto l’esistenza di un tag affiliato, ma il fatto che venga inserito senza un’interazione consapevole dell’utente e senza che l’apertura di Amazon venga presentata come passaggio sponsorizzato.
Smart Feed diventa il punto debole della fiducia nei Moto
Smart Feed nasce come app preinstallata per offrire contenuti, suggerimenti e funzioni di feed personalizzato sui telefoni Motorola, ma in questa vicenda assume un ruolo molto più invasivo. Il componente non si limita a mostrare contenuti o annunci dentro un ambiente dedicato, ma interferisce con il lancio di un’app di terze parti installata o presente sul dispositivo. Questa differenza è decisiva perché sposta il comportamento dal campo della pubblicità integrata a quello dell’intercettazione dell’esperienza utente. Un conto è monetizzare un feed proprietario, un altro è modificare il modo in cui un’app esterna viene aperta dal sistema. La versione 2.03.0070 di Smart Feed diventa così il centro tecnico del caso, perché il reindirizzamento scompare quando l’app viene disabilitata e non compare sulle versioni precedenti. L’assenza di un consenso esplicito aggrava la situazione: l’utente non sceglie di passare da un link affiliato, non vede un avviso, non riceve una richiesta di autorizzazione e non viene informato del fatto che l’apertura dell’app Amazon possa generare una commissione per un soggetto terzo. In un mercato in cui i produttori Android cercano di differenziarsi anche attraverso esperienze software più pulite, la scoperta pesa in modo particolare su Motorola, marchio che negli anni ha costruito parte della propria reputazione proprio su un’interfaccia relativamente vicina ad Android stock. Il caso Smart Feed incrina questa percezione e mostra come anche un’app apparentemente secondaria possa diventare un veicolo di monetizzazione opaca.
Razr Fold e Razr 60 Ultra tra i dispositivi colpiti
Il reindirizzamento non sembra riguardare tutti i telefoni Motorola in modo uniforme, ma colpisce in modo particolare alcuni modelli pieghevoli della gamma Razr 2026, tra cui Razr Fold e Razr 60 Ultra. La presenza del comportamento su dispositivi premium rende il caso ancora più sensibile, perché gli utenti che acquistano smartphone da circa 1900 euro si aspettano un’esperienza software pulita, controllata e priva di monetizzazioni nascoste. Le verifiche indicano che sui modelli interessati il reindirizzamento si attiva in modo coerente quando Amazon viene lanciata dal drawer, mentre non compare su altri dispositivi come Moto G Stylus 2026 nonostante la presenza della stessa versione di Smart Feed. Questo elemento suggerisce una dipendenza da configurazioni firmware, launcher, varianti regionali o parametri di preinstallazione specifici. Anche il sideloading della versione 2.03.0070 su alcuni dispositivi non riproduce sempre il problema, segnale che l’app da sola potrebbe non bastare e che il comportamento potrebbe dipendere da un’integrazione più profonda con il sistema. La differenza tra modelli è importante perché rende più complessa la diagnosi e impedisce di liquidare il fenomeno come semplice bug universale dell’app. La presenza sui pieghevoli Razr resta però sufficiente a sollevare un problema reputazionale pesante: se una pratica simile raggiunge i dispositivi più costosi del catalogo, la monetizzazione software non può più essere considerata una concessione legata soltanto alla fascia bassa.
Il ruolo di devicenative.com e del dominio kira-abboud.com
Il flusso tecnico osservato coinvolge devicenative.com, piattaforma pubblicitaria collegata alla monetizzazione su dispositivi mobili e documentata come integrata con dispositivi Motorola. Il reindirizzamento passa anche da kira-abboud.com, dominio che rimanda apparentemente all’universo dell’influencer di moda @kirasfashionfinds su Instagram, ma il codice affiliato sramz-kff-008-20 non risulta coerente con i link pubblicati ufficialmente dall’influencer sui propri canali. Questa discrepanza rende il comportamento ancora più opaco perché non chiarisce chi riceva effettivamente la commissione, quale rapporto esista tra Motorola, devicenative.com, il dominio intermedio e il tag Amazon, né se il percorso sia stato progettato per mascherare l’origine del traffico affiliato. In termini di fiducia, il problema è evidente: un utente apre Amazon dal proprio telefono e il sistema genera un passaggio esterno che può associare la sessione a un codice commerciale sconosciuto.

Anche se non viene dimostrato un furto di dati o un malware nel senso classico del termine, il comportamento presenta caratteristiche tipiche di pratiche considerate shady nel settore mobile. Il dominio intermedio, il redirect rapido, la presenza del tag affiliato e la mancanza di comunicazione esplicita costruiscono un quadro incompatibile con le aspettative di trasparenza che dovrebbero accompagnare un’app di sistema preinstallata. Per Motorola, il punto più urgente sarà chiarire se si tratti di una configurazione voluta, di un esperimento commerciale mal implementato o di una catena pubblicitaria sfuggita al controllo.
Come disattivare Smart Feed e bloccare il reindirizzamento
Gli utenti che vogliono interrompere subito il comportamento possono disabilitare Smart Feed dalle impostazioni del dispositivo. Il percorso consiste nell’aprire le impostazioni di Android, entrare nella sezione applicazioni, cercare Smart Feed e selezionare l’opzione di disattivazione. Dopo questa operazione, l’apertura di Amazon dal drawer torna a richiamare direttamente l’app nativa senza passare da Chrome, senza caricare kira-abboud.com e senza inserire il tag affiliato sramz-kff-008-20. La procedura non sembra produrre impatti rilevanti sulle funzioni quotidiane del telefono, perché Smart Feed non è un componente essenziale per chiamate, messaggistica, connettività, fotocamera o uso standard del dispositivo. In assenza di un aggiornamento ufficiale, la disattivazione resta la misura più semplice per ripristinare un comportamento coerente con le aspettative dell’utente. Chi preferisce mantenere l’app attiva deve invece accettare il rischio che il reindirizzamento continui a verificarsi fino a un eventuale intervento correttivo. Il caso mostra quanto sia importante controllare le app preinstallate anche sui telefoni di fascia alta, verificando permessi, attività in background e servizi collegati. La possibilità di disabilitare Smart Feed riduce l’impatto pratico immediato, ma non risolve il problema sistemico: un produttore non dovrebbe inserire meccanismi commerciali nascosti nel percorso di apertura di app esterne senza un consenso chiaro.
Privacy, sicurezza e monetizzazione occulta
Il reindirizzamento dell’app Amazon attraverso Smart Feed non equivale necessariamente a un malware, ma apre comunque un problema serio di privacy e sicurezza applicativa. Ogni volta che il sistema intercetta l’apertura dell’app dal drawer, genera un passaggio web potenzialmente tracciabile e associa l’azione dell’utente a un codice affiliato non dichiarato. Questo crea una monetizzazione indiretta basata su un gesto che l’utente considera privato e locale. Il rischio più ampio riguarda il precedente tecnico: se un’app preinstallata può modificare il lancio di Amazon, la stessa logica potrebbe essere estesa ad altri store, servizi finanziari, piattaforme di shopping o applicazioni sensibili. Anche in assenza di abuso immediato, la superficie di fiducia viene compromessa. I produttori Android dispongono di privilegi elevati sulle proprie app di sistema e proprio per questo dovrebbero mantenere standard di trasparenza superiori rispetto agli sviluppatori terzi. La presenza di devicenative.com e di un tag affiliato rende difficile parlare di semplice errore innocuo, perché il flusso produce un potenziale vantaggio economico. Per l’utente, la questione non riguarda soltanto pochi centesimi di commissione, ma il controllo sul proprio dispositivo. Quando un telefono modifica silenziosamente il percorso di apertura di un’app, l’esperienza d’uso smette di essere neutrale e diventa intermediata da logiche commerciali invisibili.
Le verifiche indipendenti e la reazione della community Android
La scoperta nasce dalla segnalazione di un utente Reddit con Razr 60 Ultra, che ha analizzato i log ADB e individuato il reindirizzamento anomalo. Successivamente, test indipendenti condotti da testate specializzate come 9to5Google e Android Authority hanno confermato il comportamento su dispositivi reali, in particolare su Razr Fold e Razr 60 Ultra. La convergenza tra analisi della community e verifiche editoriali rafforza la credibilità della scoperta e riduce la possibilità che si tratti di un caso isolato, di un’infezione esterna o di una configurazione accidentale del singolo utente. La discussione nella community Android si concentra soprattutto sulla delusione verso Motorola, considerata storicamente più sobria rispetto ad altri produttori noti per bloatware aggressivo, pubblicità integrate e servizi promozionali invasivi. Il fatto che il reindirizzamento derivi da un’app preinstallata e scompaia dopo la disabilitazione di Smart Feed indica che il problema non nasce da Amazon, né da Chrome, né da un malware scaricato successivamente, ma da una componente software già presente nell’ecosistema del dispositivo. La reazione degli utenti è quindi comprensibilmente dura: il telefono non dovrebbe comportarsi come un intermediario affiliato nascosto quando l’utente prova semplicemente ad aprire un’app.
Le domande senza risposta per Motorola
Al momento la questione principale riguarda il silenzio di Motorola. Il produttore ha ricevuto richieste di chiarimento, ma non ha ancora fornito una spiegazione ufficiale sul comportamento di Smart Feed, sull’origine del tag sramz-kff-008-20, sul ruolo di devicenative.com e sul collegamento con kira-abboud.com. Le domande aperte sono molte e tutte rilevanti. Bisogna capire se il reindirizzamento sia stato approvato internamente, se generi revenue per Motorola, per un partner pubblicitario o per un soggetto terzo, se sia limitato ad Amazon oppure potenzialmente estendibile ad altre app, e se coinvolga solo alcune configurazioni regionali o specifici modelli della gamma Razr. Serve inoltre chiarire perché il comportamento appaia nella versione 2.03.0070 di Smart Feed ma non nella 2.03.0056, e perché non si manifesti su tutti i dispositivi con la stessa app. Una risposta ufficiale sarà decisiva per distinguere tra scelta commerciale consapevole, bug di integrazione pubblicitaria o implementazione non autorizzata da parte di un partner. In ogni scenario, il danno reputazionale resta concreto, perché l’utente scopre che un’app di sistema può alterare silenziosamente il lancio di un servizio molto usato per inserire un codice commerciale.
Il caso Motorola e il problema delle app preinstallate
La vicenda Motorola Smart Feed si inserisce in un problema più ampio del mercato Android: la monetizzazione delle app preinstallate. Da anni molti produttori usano componenti di sistema, feed proprietari, raccomandazioni, store alternativi e servizi pubblicitari per aumentare i ricavi oltre la vendita hardware. Questa pratica diventa però critica quando supera la semplice presenza di contenuti sponsorizzati e modifica il comportamento di applicazioni esterne senza un consenso trasparente. Il caso Amazon mostra una forma particolarmente invasiva di monetizzazione perché sfrutta un gesto quotidiano e apparentemente neutro per inserire un tag affiliato. La differenza rispetto alla pubblicità tradizionale è netta: qui non viene mostrato un annuncio, ma viene alterato il percorso tecnico di apertura dell’app. Per gli utenti, la lezione è chiara: anche sui telefoni premium è necessario verificare app preinstallate, aggiornamenti automatici, servizi di feed e componenti pubblicitari. Per i produttori, invece, il messaggio dovrebbe essere ancora più netto: la monetizzazione post-vendita non può diventare una tassa invisibile sulla fiducia. Motorola può correggere il comportamento con un aggiornamento o chiarirne l’origine, ma il caso resterà un segnale d’allarme per l’intero settore mobile, dove la linea tra personalizzazione, pubblicità e manipolazione dell’esperienza utente diventa sempre più sottile.
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