L’Italia compie un passo decisivo verso l’attuazione del quadro normativo europeo sull’intelligenza artificiale. Nel corso della riunione del 10 giugno 2026, il Consiglio dei Ministri presieduto da Giorgia Meloni ha approvato in esame preliminare due decreti legislativi destinati a dare concreta applicazione alla legge n. 132 del 2025 e al nuovo AI Act europeo. Il provvedimento definisce un impianto normativo che punta a garantire uno sviluppo dell’intelligenza artificiale centrato sulla persona, preservando il ruolo decisionale umano e tutelando diritti fondamentali, occupazione e sicurezza. Le nuove norme riguardano scuola, università, pubblica amministrazione, sanità, professioni, giustizia, forze di polizia e responsabilità civile e penale. Parallelamente il governo ha annunciato investimenti strategici per rafforzare l’ecosistema nazionale dell’intelligenza artificiale, destinando nuove risorse a start-up, ricerca avanzata e filiere tecnologiche emergenti.
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L’Italia recepisce il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale
Il primo decreto legislativo approvato dal Consiglio dei Ministri adegua l’ordinamento nazionale al quadro normativo europeo sull’intelligenza artificiale, definendo competenze istituzionali, percorsi formativi e meccanismi di controllo. Il principio guida dell’intervento è quello di un’IA antropocentrica, concepita come strumento di supporto all’attività umana e non come sostituto delle responsabilità individuali. Il governo sottolinea che l’utilizzo delle tecnologie intelligenti non dovrà comprimere i diritti fondamentali né compromettere le libertà garantite dall’ordinamento costituzionale. La normativa si inserisce nel più ampio percorso europeo volto a creare un ecosistema regolato e affidabile per lo sviluppo dell’IA, con particolare attenzione ai sistemi classificati ad alto rischio.

L’intelligenza artificiale entra stabilmente nella scuola italiana
Uno degli aspetti più rilevanti del provvedimento riguarda il sistema educativo. L’intelligenza artificiale verrà progressivamente integrata nei programmi del secondo ciclo di istruzione con particolare attenzione alle discipline STEAM, all’educazione civica digitale e alla comprensione critica delle tecnologie emergenti. Il piano prevede percorsi specifici per consentire agli studenti di comprendere il funzionamento dei sistemi di IA, i meccanismi di elaborazione dei dati e i potenziali rischi associati all’utilizzo degli algoritmi. Anche il personale docente sarà coinvolto in programmi di formazione dedicati, finalizzati a sviluppare competenze tecniche e metodologiche necessarie per affrontare il cambiamento tecnologico. A supporto di questa strategia il governo ha previsto uno stanziamento di 100 milioni di euro destinato a iniziative contro gli abusi sui social network e sugli strumenti di intelligenza artificiale, con il coinvolgimento diretto delle famiglie.
Università e ITS diventano laboratori per le competenze IA
Le misure approvate dal Consiglio dei Ministri estendono l’integrazione dell’intelligenza artificiale anche al sistema universitario, alle istituzioni AFAM e agli ITS Academy. I corsi di studio dovranno includere contenuti dedicati alla comprensione delle tecnologie IA, alle modalità di generazione degli output, ai rischi derivanti dall’utilizzo dei sistemi automatizzati e alle implicazioni giuridiche associate. Il monitoraggio della qualità formativa sarà affidato all’ANVUR, che avrà il compito di verificare l’efficacia dei percorsi e il loro allineamento agli obiettivi fissati dal legislatore. L’intento è creare una nuova generazione di professionisti in grado non solo di utilizzare l’intelligenza artificiale ma anche di comprenderne i limiti, le implicazioni etiche e gli impatti economici e sociali.
Formazione obbligatoria nella pubblica amministrazione
Anche la pubblica amministrazione sarà interessata da un profondo programma di aggiornamento professionale. Tutti i dipendenti pubblici dovranno acquisire competenze di alfabetizzazione digitale relative all’uso dell’intelligenza artificiale, mentre dirigenti e figure apicali saranno coinvolti in percorsi avanzati di alta formazione. La Scuola nazionale dell’amministrazione avrà un ruolo centrale nel coordinamento delle attività formative, con l’obiettivo di favorire l’adozione responsabile delle nuove tecnologie nei processi amministrativi. Il governo ritiene infatti che la modernizzazione della macchina pubblica richieda una comprensione diffusa delle opportunità e dei rischi associati ai sistemi intelligenti, evitando sia approcci tecnofobici sia utilizzi privi di adeguate garanzie.
Sanità digitale e formazione continua degli operatori
Nel settore sanitario l’intelligenza artificiale entrerà a far parte dei percorsi di aggiornamento professionale obbligatori. I crediti ECM includeranno moduli dedicati all’uso dell’IA, con particolare attenzione agli aspetti etici, deontologici e organizzativi. Il governo collega questa misura alla realizzazione della piattaforma MIA prevista dal PNRR, che mira a migliorare l’efficienza dei servizi sanitari, ridurre le liste d’attesa e ottimizzare la gestione delle risorse pubbliche. L’obiettivo dichiarato è consentire agli operatori sanitari di utilizzare strumenti avanzati mantenendo piena consapevolezza dei limiti delle tecnologie e preservando il ruolo centrale del giudizio clinico umano.
Nuove regole per professionisti e ordini professionali
Le disposizioni coinvolgono anche il mondo delle professioni regolamentate. Gli ordini professionali dovranno aggiornare i propri regolamenti entro sei mesi introducendo percorsi di alfabetizzazione e formazione continua sull’intelligenza artificiale. L’adeguamento interesserà sia la fase iniziale di accesso alle professioni sia i programmi di aggiornamento permanente. Particolarmente significativa è la previsione relativa all’equo compenso, che dovrà essere integrato entro dodici mesi con parametri in grado di considerare i rischi professionali derivanti dall’utilizzo di sistemi di IA. La misura riflette la crescente consapevolezza che l’intelligenza artificiale stia modificando profondamente il contesto operativo di avvocati, commercialisti, ingegneri, medici e altre categorie professionali.
Tutele rafforzate per i lavoratori contro le decisioni automatizzate
Uno dei punti più importanti del decreto riguarda il rapporto tra intelligenza artificiale e mondo del lavoro. La normativa introduce il divieto di assumere decisioni relative al rapporto di lavoro basandosi esclusivamente su sistemi automatizzati. Assunzioni, valutazioni professionali, trasferimenti e licenziamenti dovranno sempre prevedere un intervento decisionale umano. Il lavoratore acquisisce inoltre specifici diritti informativi riguardo ai dati utilizzati dai sistemi intelligenti e alle modalità di trattamento delle informazioni. La violazione di tali principi comporta conseguenze rilevanti: il licenziamento adottato esclusivamente sulla base di decisioni algoritmiche viene infatti considerato nullo. Questa disposizione rappresenta una delle applicazioni più significative dell’approccio antropocentrico promosso dall’Unione Europea.
Magistrati e giustizia chiamati a governare l’IA ad alto rischio
Il decreto affronta anche il tema dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale nel sistema giudiziario. La Scuola superiore della magistratura, in collaborazione con il Ministero della Giustizia e il Consiglio superiore della magistratura, svilupperà programmi formativi specifici per i magistrati chiamati a confrontarsi con sistemi classificati ad alto rischio. Il legislatore chiarisce che l’IA potrà essere utilizzata esclusivamente come strumento di supporto alle attività giudiziarie e non come sostituto del giudizio umano. La decisione finale continuerà a spettare al magistrato, in linea con i principi costituzionali che regolano l’esercizio della funzione giurisdizionale.
AgID e ACN diventano pilastri della governance nazionale
Il nuovo impianto normativo individua chiaramente le autorità competenti per la supervisione dell’intelligenza artificiale in Italia. L’AgID assume il ruolo di autorità responsabile della notifica dei sistemi e dei soggetti coinvolti, mentre l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN) diventa autorità di vigilanza sul mercato e punto di contatto con le istituzioni europee. Restano inoltre operative le competenze delle autorità settoriali come Banca d’Italia, Consob, Ivass e Garante per la protezione dei dati personali. Per coordinare le attività viene istituito un Comitato di coordinamento presso il Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio.
Forze di polizia, riconoscimento biometrico e limiti all’uso dell’IA
Il secondo decreto legislativo disciplina l’impiego dell’intelligenza artificiale da parte delle forze di polizia. Le tecnologie intelligenti potranno essere utilizzate per finalità di prevenzione e contrasto dei reati, ma esclusivamente secondo criteri di necessità, proporzionalità e controllo giudiziario. L’uso di sistemi di identificazione biometrica remota in tempo reale sarà consentito solo previa autorizzazione dell’autorità giudiziaria e per un periodo massimo di quindici giorni, prorogabile in presenza di circostanze particolarmente gravi. La misura sarà applicabile esclusivamente in presenza di minacce significative alla sicurezza, nella ricerca di persone scomparse o per la tutela delle vittime di reati. Il riconoscimento facciale su immagini registrate sarà invece possibile soltanto a posteriori, su materiale già esistente e previa valutazione d’impatto accompagnata dal coinvolgimento del Garante Privacy. Restano espressamente vietate la sorveglianza di massa e le decisioni automatizzate che possano produrre effetti pregiudizievoli sui cittadini.
Nuove responsabilità civili e penali per i sistemi IA
Una delle innovazioni più significative riguarda il regime della responsabilità legato all’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale. Sul piano civile viene introdotto il diritto di accesso alla documentazione tecnica dei sistemi e una presunzione di nesso causale che agevola il risarcimento dei danni derivanti dal funzionamento degli algoritmi. Viene inoltre riconosciuta la possibilità di agire direttamente nei confronti delle compagnie assicurative. Sul fronte penale viene introdotto il nuovo articolo 437-bis del codice penale, che punisce l’omessa adozione o l’alterazione delle misure di sicurezza relative ai sistemi di IA ad alto rischio quando tali comportamenti generano pericoli concreti per la vita, l’incolumità delle persone o la sicurezza dello Stato. La responsabilità viene estesa anche agli enti attraverso il decreto legislativo 231/2001, rafforzando significativamente il quadro sanzionatorio.
Un miliardo di euro per costruire l’ecosistema italiano dell’IA
Parallelamente alle misure regolatorie, il governo ha delineato una strategia di sostegno economico all’ecosistema nazionale dell’intelligenza artificiale. È prevista l’allocazione di una quota del Fondo Venture Capital fino a un miliardo di euro per favorire lo sviluppo di imprese innovative e tecnologie strategiche. Secondo i dati illustrati durante il Consiglio dei Ministri, il mercato italiano dell’IA ha raggiunto un valore di 1,8 miliardi di euro nel 2025, registrando una crescita del 50% rispetto all’anno precedente. Cassa Depositi e Prestiti Venture Capital ha già investito oltre 300 milioni di euro sostenendo più di 150 start-up e circa 20 fondi specializzati. Nei prossimi tre anni sono previsti ulteriori investimenti superiori a 500 milioni di euro.
SophIA e le nuove filiere strategiche italiane
Dal 2026 entrerà in funzione il nuovo polo tecnologico SophIA, che potrà contare su un finanziamento iniziale di 30 milioni di euro dedicato a progetti di intelligenza artificiale e cybersicurezza. Le filiere considerate prioritarie comprendono robotica umanoide, guida autonoma, quantum computing e fotonica, settori ritenuti fondamentali per la competitività tecnologica europea. Tra i progetti già sostenuti figurano iniziative come Generative Bionics, Niulinx, Algorithmiq, CamGraPhIC/2D Photonics, ALLSIDES e Smartness, che rappresentano alcuni dei principali esempi dell’ecosistema innovativo nazionale. Con queste misure il governo punta a costruire una strategia che combini regolazione, tutela dei diritti e crescita industriale, posizionando l’Italia tra i Paesi europei più attivi nello sviluppo di un’intelligenza artificiale affidabile, sicura e orientata alla persona.
L’Italia ha agito in autonomia o in accordo con le istituzioni europee per la stesura di questi decreti?
Il Governo italiano ha mantenuto un dialogo costante e diretto con la Commissione europea durante tutto l’iter di stesura. Oltre agli incontri informali, l’Italia ha avviato una procedura di notifica formale per alcune parti della legge, assicurandosi che le norme nazionali non si sovrapponessero a quelle europee, ma ne rappresentassero il compimento pratico per le materie di competenza statale
Oltre a scuole e università, sono previste misure per i lavoratori adulti che necessitano di riqualificazione?
Sì, le disposizioni non si limitano ai percorsi scolastici, ma si estendono alla formazione degli adulti. Sono previsti percorsi strutturati di alfabetizzazione sull’IA che garantiscono il riconoscimento delle competenze già acquisite dai lavoratori, con l’obiettivo di sostenere l’aggiornamento, la riqualificazione professionale e il reinserimento mirato nel mercato del lavoro
In quali ambiti pratici la Pubblica Amministrazione dovrà integrare l’Intelligenza Artificiale?
Per evitare un’adozione frammentata e disomogenea tra i vari uffici, il Ministero per la PA coordinerà l’introduzione dell’IA in ambiti specifici: le politiche di reclutamento del personale, la gestione documentale, l’analisi dei dati e l’erogazione dei servizi al cittadino. L’obiettivo è accelerare i procedimenti e rendere le decisioni amministrative più comprensibili
Chi si occuperà di vigilare sull’uso dell’IA nel settore bancario e finanziario?
Mentre AgID e ACN hanno ruoli di governance generale, per il settore finanziario restano pienamente operative le autorità settoriali. Banca d’Italia, CONSOB e IVASS eserciteranno specifiche funzioni di vigilanza sui sistemi di IA ad alto rischio utilizzati dagli intermediari finanziari e direttamente collegati alla fornitura dei loro servizi.
Qual è il ruolo del Garante della Privacy nella nuova governance sull’IA ad alto rischio?
Il Garante per la protezione dei dati personali non si occuperà solo di privacy in senso generale, ma avrà una competenza specifica e diretta nell’intervenire sui sistemi di IA ad alto rischio utilizzati in settori estremamente delicati, come le attività di contrasto delle forze dell’ordine, la gestione delle frontiere, il sistema della giustizia e i processi democratici.
Esistono eccezioni per l’uso del riconoscimento facciale in tempo reale in casi di estrema urgenza?
Sì. Sebbene l’identificazione biometrica in tempo reale richieda sempre un’autorizzazione giudiziaria preventiva e sia limitata a minacce gravi o ricerca di vittime (come sequestri o tratta), nei casi di assoluta urgenza è previsto un regime accelerato. Tuttavia, la legge impone una garanzia ferrea: se a posteriori mancano i presupposti o l’autorizzazione non viene confermata, l’uso del sistema deve essere immediatamente interrotto, i dati cancellati e i risultati ottenuti diventano del tutto inutilizzabili.
In ambito civile, in che modo la legge aiuta materialmente chi subisce danni da un sistema IA a ottenere un risarcimento?
Oltre alla possibilità di fare causa vicino al proprio luogo di residenza, la normativa introduce due strumenti potentissimi per superare la complessità tecnica degli algoritmi: una “presunzione del nesso di causalità” (che alleggerisce l’onere della prova a favore del danneggiato) e la possibilità di avviare un’azione diretta nei confronti delle compagnie assicurative.
Perché la responsabilità penale per omissioni di sicurezza (Art. 437-bis) è estesa anche alle aziende?
Il Governo ha stabilito che la responsabilità per la mancata adozione di misure di sicurezza nei sistemi ad alto rischio non debba gravare solo sulle persone fisiche (come i tecnici o i singoli manager), ma debba coinvolgere anche l’organizzazione. Attraverso l’estensione del D.Lgs. 231/2001, si vuole colpire direttamente l’ente che trae un vantaggio economico dall’impiego del sistema, garantendo così una sicurezza effettiva lungo tutto il ciclo di vita dell’IA.
Come verranno gestiti finanziariamente i fondi da 1 miliardo di euro destinati all’ecosistema IA?
Le risorse del Fondo di sostegno al venture capital non saranno erogate a pioggia, ma gestite in modo strutturato. Cassa Depositi e Prestiti (CDP) Venture Capital si avvarrà anche di fondi gestiti da SGR (Società di Gestione del Risparmio) terze. Attualmente, sono coinvolti circa 20 fondi attraverso strumenti di investimento dedicati, come lo specifico “Fondo Artificial Intelligence”.
È previsto un meccanismo per aggiornare queste leggi se la tecnologia dovesse evolversi rapidamente?
Sì, l’impianto normativo è pensato per essere dinamico. Le autorità nazionali competenti sono obbligate a trasmettere una relazione annuale alla Presidenza del Consiglio dei Ministri (passando per il Comitato di coordinamento). Questo monitoraggio continuo servirà proprio a valutare tempestivamente la necessità di eventuali interventi di revisione normativa in base all’evoluzione tecnologica.
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