Il mondo Linux registra due rilasci distinti ma convergenti sul piano culturale e tecnico: Agama 22, nuova versione stabile dell’installer web-based di openSUSE, e GNU Linux-libre 7.1, aggiornamento del kernel completamente libero derivato dalla serie upstream Linux 7.1. Il primo intervento punta a rendere più chiara, accessibile e configurabile l’installazione di distribuzioni come openSUSE Tumbleweed, Slowroll e MicroOS; il secondo continua il lavoro di rimozione di blob proprietari, firmware non liberi e riferimenti a componenti closed source dal kernel. I due progetti operano su livelli diversi della pila GNU/Linux, ma rispondono alla stessa esigenza: rendere il software libero più usabile senza indebolire i principi di controllo, trasparenza e autonomia tecnica che ne definiscono l’identità. Agama 22 migliora interfaccia, accessibilità, configurazioni di rete e gestione JSON, mentre Linux-libre 7.1 aggiorna le procedure di deblobbing, interviene su nuovi driver e risolve problemi di compilazione legati a Rust.
Cosa leggere
Agama 22 rafforza l’installer web-based di openSUSE
Agama 22 rappresenta un passaggio importante per il progetto openSUSE, che continua a sviluppare un installer moderno, web-based e più leggibile rispetto agli strumenti tradizionali di installazione Linux. La nuova versione consolida il lavoro iniziato nelle release precedenti e interviene soprattutto sulla coerenza dell’interfaccia, sulla leggibilità delle sezioni e sulla gestione dei flussi più complessi. L’header è stato ridisegnato per mostrare in modo costante prodotto e logo su ogni pagina, mentre i breadcrumb aggiornati rendono più chiara la navigazione tra le diverse sezioni dell’installer.

La rimozione del pulsante ridondante Review and install libera spazio visivo e mette in maggiore evidenza gli strumenti realmente utili durante il processo. Il monitor di avanzamento resta sempre visibile, offrendo un feedback continuo sull’installazione e riducendo l’incertezza dell’utente nelle fasi più delicate. Questa direzione conferma la volontà di openSUSE di rendere l’installazione più trasparente anche per chi lavora con configurazioni avanzate di storage, rete e accesso remoto.
Accessibilità e temi migliorano l’esperienza utente

Una delle novità più rilevanti di Agama 22 è lo strumento Appearance, che consente di modificare contrasto e combinazioni cromatiche direttamente dalla barra degli strumenti. L’implementazione sfrutta il lavoro di accessibilità introdotto in PatternFly 6.5 e include schemi chiari, scuri e ad alto contrasto. La modalità ad alto contrasto rispetta i rapporti WCAG AAA, elemento particolarmente importante per un installer che deve restare utilizzabile anche in contesti professionali, amministrativi e tecnici dove l’accessibilità non può essere trattata come funzione secondaria. Lo schema scuro utilizza i colori del brand SUSE, ma i prodotti che desiderano rebrandizzare l’esperienza possono personalizzare i token cromatici.

Gli sviluppatori mantengono però restrizioni sulla modalità ad alto contrasto per evitare che modifiche estetiche compromettano la conformità agli standard. Anche le sezioni dedicate a dischi, partizioni e volumi logici vengono rifinite per essere più coerenti con il resto dell’interfaccia web, migliorando la comprensione delle operazioni da parte di utenti esperti e amministratori che gestiscono installazioni non banali.
VLAN, storage e configurazioni avanzate entrano nell’interfaccia
Agama 22 introduce il supporto alla configurazione delle connessioni VLAN direttamente dall’interfaccia web, ampliando le opzioni già disponibili per Wi-Fi, Ethernet, bridge e bond. La novità è significativa perché sposta dentro l’installer operazioni che in passato richiedevano interventi manuali successivi o maggiore familiarità con la configurazione di rete da riga di comando.

Per ambienti aziendali, laboratori, reti segmentate e installazioni server, la possibilità di definire VLAN durante la fase iniziale riduce errori e accelera il deployment. Anche la configurazione dei file system riceve controlli più dettagliati, con opzioni extra esposte in modo più immediato nell’interfaccia web. Le sezioni di storage mantengono una maggiore coerenza visiva e funzionale, riducendo la frammentazione tra passaggi apparentemente separati ma tecnicamente collegati. Il risultato è un installer più adatto a scenari avanzati, capace di restare leggibile senza sacrificare granularità operativa.
CLI e JSON rendono Agama 22 più adatto agli ambienti tecnici
La nuova versione migliora anche il command-line interface di Agama, rendendo più solido l’uso in ambienti testuali e in scenari di automazione. Il monitor testuale può ora rispondere in modo interattivo alle domande poste dall’installer durante il processo, e comandi come agama config load beneficiano automaticamente di questo comportamento. La coerenza tra monitor testuale, comando agama status e interfaccia web migliora la prevedibilità dell’esperienza e riduce la distanza tra utilizzo grafico e amministrazione da terminale. Nella configurazione JSON compare inoltre una nuova sezione access, pensata per impostare l’accesso al sistema installato tramite SSH o Cockpit. Agama abilita automaticamente il servizio necessario, apre la porta nel firewall e applica le regolazioni richieste, semplificando una fase spesso critica nelle installazioni remote. Lo strumento Show configuration sostituisce la precedente voce Download config, offrendo una visualizzazione più informativa del file JSON invece di limitarsi al semplice download del profilo.
Linux-libre 7.1 aggiorna il kernel completamente libero
Il progetto GNU Linux-libre ha rilasciato Linux-libre 7.1-gnu, versione derivata dal kernel upstream Linux 7.1 ma ripulita da elementi non liberi. L’obiettivo resta quello storico del progetto: offrire un kernel utilizzabile in sistemi GNU/Linux completamente liberi, senza firmware proprietari, blob binari, driver closed source o documentazione che indirizzi verso software non libero. A differenza di un kernel tradizionale, Linux-libre non si limita a compilare il codice upstream, ma applica un processo sistematico di rimozione e neutralizzazione delle parti incompatibili con i principi del software libero. La release 7.1 continua questa linea senza cercare compromessi: dove un componente richiede firmware proprietario o codice non verificabile, il supporto viene rimosso o disattivato. Questo approccio può ridurre la compatibilità con alcuni dispositivi moderni, ma garantisce agli utenti un ambiente coerente con la filosofia GNU e con l’idea di controllo completo sul software eseguito dalla macchina.
Il deblobbing si estende a nuovi driver e devicetree
In Linux-libre 7.1 il lavoro di deblobbing interessa nuovi driver e componenti aggiornati rispetto alle versioni precedenti. Gli sviluppatori hanno pulito il supporto per il bridge Lontium LT8713SX DP MST e per il chip wireless Realtek 802.11be 8922D, oltre a rimuovere numerosi nomi di blob nei file devicetree relativi ai SoC Qualcomm. Le procedure di pulizia vengono aggiornate anche per driver già trattati in passato, tra cui Nova-core, hx9023s, prueth devicetree, btmtk, qat_6xxx, amdgpu, m88ds3103, saa7164, r8169, ath12k, mt792x e mt7996. Il driver rtw89 richiede adattamenti specifici per seguire il refactoring introdotto nel kernel upstream, mentre la pulizia viene rimossa per componenti ormai eliminati dal kernel principale come fore200e, acenic, yam, smc91c92_cs e speedfax. La release include anche una correzione importante per la compilazione con Rust abilitato, successivamente portata anche sulle serie stabili 7.0.*-gnu.
Libertà software e compatibilità hardware restano in equilibrio difficile
Linux-libre 7.1 supporta l’hardware compatibile con il kernel upstream Linux 7.1 solo quando tale supporto non dipende da componenti proprietari. Questo significa che alcuni dispositivi, soprattutto schede Wi-Fi, GPU, controller e periferiche moderne, possono non funzionare se richiedono firmware non libero. La scelta non è un limite accidentale, ma una decisione progettuale coerente con l’obiettivo del progetto. Gli utenti possono scaricare i tarball compressi dal sito ufficiale di GNU Linux-libre e installare pacchetti binari già pronti in formato .deb tramite il progetto Freesh o in formato .rpm tramite RPM Freedom. Il kernel può essere installato su qualunque distribuzione GNU/Linux, come sostituto del kernel standard o in parallelo. La rimozione del supporto upstream per i processori i486 segna inoltre un passaggio rilevante per chi mantiene hardware datato in ambienti completamente liberi, perché restringe ulteriormente le opzioni disponibili per sistemi molto vecchi.
Usabilità e libertà avanzano su due livelli diversi
Agama 22 e Linux-libre 7.1 mostrano due percorsi complementari dell’ecosistema GNU/Linux. Il primo migliora l’accessibilità dell’installazione, rende più chiara la gestione del sistema prima ancora del primo boot e offre strumenti più maturi per configurazioni complesse come VLAN, storage avanzato, SSH, Cockpit e profili JSON. Il secondo protegge la coerenza etica e tecnica del kernel libero, rimuovendo codice e riferimenti che impedirebbero a un sistema di essere pienamente controllabile dall’utente. Insieme, i due rilasci ricordano che il software libero non vive soltanto nella disponibilità del codice sorgente, ma anche nella qualità degli strumenti che permettono di installarlo, comprenderlo, modificarlo e mantenerlo senza dipendere da componenti opachi. La direzione è chiara: rendere Linux più accessibile senza trasformarlo in un ecosistema chiuso e preservare la libertà software senza rinunciare al lavoro continuo di aggiornamento richiesto dall’hardware moderno.
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