L’ecosistema Google Pixel continua a evolversi su due fronti paralleli. Da una parte emergono nuove indiscrezioni sul futuro Tensor G7, il processore che dovrebbe debuttare con la serie Pixel 12 nel 2027 e che potrebbe introdurre il supporto alla memoria LPDDR6, aprendo la strada a prestazioni superiori nelle elaborazioni di intelligenza artificiale. Dall’altra, un’analisi del codice dell’ultima versione di Google Foto ha portato alla luce una nuova funzione che consentirà di salvare rapidamente un fotogramma da un video senza dover passare dall’editor integrato. Sebbene appartengano a livelli differenti della piattaforma Android, entrambe le novità mostrano la strategia di Google, orientata a migliorare contemporaneamente il proprio hardware proprietario e l’esperienza software quotidiana degli utenti.
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Tensor G7 prepara il passaggio alla memoria LPDDR6
Le prime informazioni provenienti dalla catena di sviluppo del Tensor G7 indicano che Google starebbe testando il supporto al nuovo standard LPDDR6, destinato a sostituire progressivamente l’attuale LPDDR5X utilizzato dalla maggior parte degli smartphone flagship. La compatibilità riguarderebbe sia configurazioni LP5X sia LP6, dettaglio che potrebbe indicare la possibilità di utilizzare differenti tipologie di memoria durante le fasi di sviluppo oppure di differenziare i futuri modelli della gamma Pixel 12. Il passaggio alla nuova generazione di memoria rappresenterebbe uno degli aggiornamenti più importanti nella storia dei processori Tensor. Oltre a frequenze operative più elevate, LPDDR6 promette infatti una maggiore efficienza energetica e una banda passante significativamente superiore, elementi fondamentali per sostenere il crescente carico elaborativo richiesto dalle applicazioni di intelligenza artificiale on-device.

Secondo alcune indiscrezioni, Google starebbe valutando anche un ampliamento del bus di memoria fino a 96 bit, rispetto ai 64 bit utilizzati nelle attuali implementazioni. Un incremento di questo tipo consentirebbe al processore di trasferire quantità maggiori di dati tra CPU, GPU, NPU e memoria, riducendo i colli di bottiglia nelle operazioni più complesse.
Più banda per accelerare l’intelligenza artificiale
L’aumento della bandwidth non rappresenterebbe soltanto un miglioramento teorico delle prestazioni. Le applicazioni di AI generativa, la fotografia computazionale, il riconoscimento vocale e i modelli linguistici eseguiti direttamente sul dispositivo dipendono infatti in larga misura dalla velocità con cui il processore riesce ad accedere ai dati presenti in memoria. Una memoria LPDDR6 abbinata a un bus più ampio potrebbe tradursi in tempi di risposta inferiori durante l’esecuzione delle funzioni basate su Gemini Nano, nel multitasking più fluido tra applicazioni pesanti e in una migliore efficienza energetica durante le operazioni AI prolungate. Negli ultimi anni i processori Tensor sono stati spesso criticati per prestazioni inferiori rispetto alle piattaforme Snapdragon di Qualcomm e ai chip Apple Silicon, soprattutto nei benchmark sintetici. Anche il più recente Tensor G5 ha mostrato valori multicore sensibilmente inferiori rispetto ai concorrenti di fascia alta. Con il Tensor G7, Google sembra voler ridurre questo divario non soltanto attraverso l’aumento della potenza elaborativa, ma soprattutto migliorando il sottosistema di memoria, ormai determinante per le moderne architetture dedicate all’intelligenza artificiale.
Il Pixel 12 potrebbe segnare una svolta per i chip Tensor
Il debutto del Pixel 12, previsto indicativamente nel 2027, rappresenterà un momento importante per l’evoluzione della piattaforma hardware sviluppata internamente da Google. Dopo diverse generazioni concentrate soprattutto sulle funzionalità software e sulla fotografia computazionale, il produttore sembra voler intervenire anche sugli aspetti più strettamente prestazionali.

Resta ancora da chiarire se il supporto alla memoria LPDDR6 verrà introdotto su tutta la gamma oppure riservato esclusivamente ai modelli Pro, come già accaduto in passato con alcune configurazioni di memoria e archiviazione. Una differenziazione di questo tipo permetterebbe a Google di mantenere più contenuti i costi del modello base offrendo allo stesso tempo un significativo vantaggio tecnico alle versioni di fascia superiore. In ogni caso, il passaggio al nuovo standard di memoria conferma quanto l’evoluzione dell’intelligenza artificiale stia modificando anche la progettazione dei moderni SoC, rendendo sempre più importante la velocità di accesso ai dati oltre alla semplice frequenza di elaborazione.
Google Foto semplifica il salvataggio dei fotogrammi
Sul fronte software, un teardown dell’APK di Google Foto 7.83 ha rivelato una nuova funzione destinata a rendere molto più semplice una delle operazioni più comuni durante la gestione dei contenuti multimediali: l’estrazione di immagini dai video. Attualmente il procedimento richiede diversi passaggi. L’utente deve aprire il video, entrare nella modalità di modifica, individuare il fotogramma desiderato attraverso la timeline, selezionare l’icona dedicata e infine esportare manualmente il frame come immagine. La nuova implementazione riduce sensibilmente questa procedura. Sarà infatti sufficiente mettere in pausa il filmato affinché compaia direttamente il pulsante “Salva come foto”, eliminando quasi completamente la necessità di passare attraverso l’editor integrato. Si tratta di un piccolo cambiamento nell’interfaccia, ma destinato a migliorare sensibilmente l’esperienza d’uso per tutti coloro che utilizzano frequentemente questa funzione, soprattutto durante la condivisione di contenuti sui social network o nella selezione di immagini provenienti da registrazioni video.
Un’evoluzione che avvicina Android all’esperienza desktop
L’introduzione della nuova funzione conferma il percorso di affinamento continuo che Google Foto sta seguendo negli ultimi anni. L’applicazione non rappresenta più soltanto una galleria fotografica, ma un ambiente completo per l’organizzazione, la modifica e la gestione intelligente dei contenuti multimediali. L’integrazione dell’opzione direttamente nella riproduzione del video elimina la necessità di ricorrere ad applicazioni esterne per un’operazione estremamente comune e rende il flusso di lavoro molto più naturale. Sebbene funzioni analoghe siano già disponibili in altre piattaforme, come l’app Foto di Apple, Google sceglie un’interfaccia ancora più immediata, perfettamente integrata nella normale esperienza di navigazione dell’applicazione. La funzione non risulta ancora attivata pubblicamente e potrebbe essere distribuita gradualmente attraverso un futuro aggiornamento lato server oppure nelle prossime versioni dell’app.
Hardware e software evolvono insieme nell’ecosistema Pixel
Le indiscrezioni sul Tensor G7 e le novità individuate in Google Foto raccontano due aspetti complementari della strategia di Google. Da una parte il lavoro sul silicio proprietario continua a concentrarsi sull’accelerazione dell’intelligenza artificiale attraverso componenti hardware più moderni, memorie più veloci e architetture sempre più efficienti. Dall’altra l’azienda prosegue nel perfezionamento delle applicazioni che accompagnano quotidianamente gli utenti Android, introducendo funzioni apparentemente semplici ma capaci di migliorare concretamente l’esperienza d’uso. L’evoluzione della piattaforma Pixel non passa quindi soltanto attraverso nuovi processori o nuove funzioni AI, ma anche tramite continui affinamenti dell’interfaccia e dei servizi software. È proprio questa combinazione tra innovazione hardware e ottimizzazione dell’esperienza utente che continua a rappresentare uno degli elementi distintivi della strategia adottata da Google per il proprio ecosistema Android.
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