🛡️ Executive Summary
- Nel 2025 l’Unione europea ha registrato 45 attacchi terroristici e 486 arresti, con il jihadismo responsabile della quota maggiore.
- La radicalizzazione coinvolge sempre più minori, comunità digitali fluide e contenuti costruiti per social network, gaming, audio e piattaforme cifrate.
- IA generativa, chatbot, deepfake e servizi decentralizzati riducono i costi della propaganda e complicano rilevamento, rimozione e prevenzione.
Il rapporto EU TE-SAT 2026 di Europol descrive una minaccia terroristica europea meno leggibile attraverso le sole sigle ideologiche e sempre più intrecciata con piattaforme digitali, vulnerabilità individuali e crisi geopolitiche. Nel 2025 dieci Stati membri hanno segnalato 45 attacchi terroristici, mentre in ventuno Paesi sono state arrestate 486 persone. Il jihadismo resta il fenomeno più letale, ma il dato più rilevante riguarda l’età degli indagati, la diffusione di comunità estremiste online e l’impiego crescente di intelligenza artificiale, crittografia e servizi decentralizzati per produrre propaganda, reclutare, coordinarsi e preparare azioni violente.
Cosa leggere
Quarantacinque attacchi e 486 arresti mostrano una minaccia ancora elevata
Il quadro numerico presenta un’apparente contraddizione. Gli attacchi terroristici segnalati sono scesi dai 58 del 2024 ai 45 del 2025, ma gli arresti sono aumentati per il terzo anno consecutivo, passando da 426 nel 2023 a 449 nel 2024 e infine a 486. Dei 45 episodi, 22 sono stati completati, 20 sventati e 3 falliti, con sei vittime complessive.

Europol avverte però che questi numeri non comprendono l’insieme delle indagini aperte e non possono essere letti come un termometro automatico della sicurezza: la crescita degli arresti può indicare una maggiore efficacia investigativa, ma anche una pressione operativa più ampia e frammentata. Il rapporto distingue terrorismo jihadista, di destra, di sinistra e anarchico, etno-nazionalista e separatista, precisando che la classificazione dipende dalle legislazioni nazionali e che gli episodi di estremismo violento usati come contesto non entrano nelle statistiche principali. La fotografia aggiorna e modifica quella emersa nella precedente analisi sul terrorismo in Europa e il rischio di radicalizzazione giovanile: il numero degli attentati diminuisce, mentre aumentano i soggetti intercettati prima del passaggio all’azione e si indeboliscono i confini tra ideologia, criminalità, nichilismo e fascinazione per la violenza.
Il jihadismo resta la matrice più letale e coinvolge sempre più giovani
Il jihadismo ha rappresentato 24 dei 45 attacchi e 347 dei 486 arresti, confermandosi la componente più rilevante per capacità offensiva e numero di indagati. Nove azioni sono state completate e quindici sventate; gli attacchi jihadisti hanno causato cinque morti e 81 feriti. Tutti gli episodi completati sono stati attribuiti ad attori solitari, prevalentemente uomini adulti, che hanno utilizzato soprattutto coltelli e, in un caso, un’automobile contro una folla. La struttura operativa non coincide quindi necessariamente con una cellula diretta da un’organizzazione: molti autori hanno giurato fedeltà allo Stato islamico senza prove di un comando impartito dall’esterno, mentre altri hanno mantenuto contatti concreti con militanti in Afghanistan, Pakistan, Iraq o Siria. Il dato più critico riguarda i minori: 108 delle 347 persone arrestate per reati collegati al jihadismo avevano diciotto anni o meno. Su tutte le matrici terroristiche, l’età media degli arrestati è stata di 27 anni, con 130 persone di diciotto anni o meno e un arrestato di soli dodici anni. Europol descrive percorsi di radicalizzazione rapidi, alimentati da contenuti brevi, propaganda prodotta dagli utenti, video di guerra, inni, frammenti di videogiochi e narrazioni antisemite, spesso seguiti dal trasferimento verso chat più chiuse e ambienti cifrati.
L’Italia concentra gli attacchi anarchici e compare in tutte le aree investigative
L’Italia ha segnalato 11 attacchi terroristici, seconda soltanto alla Francia che ne ha registrati 14, e 48 arresti complessivi. La specificità italiana riguarda la matrice di sinistra e anarchica: 10 azioni completate e una fallita sono state attribuite a questo ambiente, a fronte di dodici episodi totali nell’intera Unione. I bersagli sono stati soprattutto edifici, veicoli, sedi istituzionali, infrastrutture, aziende e strutture collegate alle forze dell’ordine; non risultano vittime, ma l’uso di incendi, dispositivi esplosivi e danneggiamenti conferma una continuità operativa che distingue l’Italia dal resto del continente.

Nel Paese sono state arrestate anche 26 persone per jihadismo, 3 per terrorismo di destra, 6 per reati di area anarchica e di sinistra e 13 per terrorismo etno-nazionalista o separatista. Il rapporto cita inoltre diversi casi italiani riguardanti adolescenti attivi in canali suprematisti, neonazisti, antisemiti o jihadisti, con materiale su armi, esplosivi e attacchi di massa. Questo quadro è coerente con le più recenti operazioni nazionali, tra cui l’indagine sui sabotaggi ferroviari anarchici e sul minorenne suprematista, ma impone cautela nelle comparazioni: Europol registra come terrorismo ciò che ogni Stato qualifica giuridicamente come tale, perciò differenze investigative e normative possono incidere sulla distribuzione geografica dei casi.
Social, gaming e The Com trasformano la radicalizzazione in un ecosistema fluido
L’ambiente online non viene più descritto come semplice canale di propaganda, ma come infrastruttura che accompagna l’intero ciclo: esposizione, socializzazione, reclutamento, addestramento, finanziamento, coordinamento e passaggio alla violenza. Nel 2025 le autorità degli Stati membri ed Europol hanno valutato 81.862 contenuti online collegati al terrorismo, inviando 61.412 segnalazioni a 99 hosting provider. Gli algoritmi amplificano materiale ambiguo o borderline, che può funzionare da ingresso verso comunità più radicali; quando aumenta il coinvolgimento, gli utenti migrano spesso dalle piattaforme generaliste a servizi privati, cifrati o anonimi. Particolarmente rilevante è The Com, ecosistema decentralizzato composto da aree sovrapposte dedicate a cybercrime, estorsione e violenza offline. Le sue componenti ricorrono a DDoS, doxing, swatting, ransomware, abusi contro minori e aggressioni fisiche, senza una singola ideologia dominante: status, nichilismo, misoginia, sadismo e simboli jihadisti o suprematisti possono convivere nello stesso spazio. I risultati di Project Compass contro la rete The Com mostrano come il fenomeno superi la tradizionale separazione tra terrorismo, criminalità digitale e violenza predatoria. La stessa dinamica emerge nelle operazioni di Europol contro la radicalizzazione nel gaming, dove classifiche, sfide, ricompense e linguaggi visivi normalizzano l’aggressione e trasformano la ricerca di notorietà in un incentivo operativo.
L’intelligenza artificiale abbassa i costi di propaganda e preparazione
Europol registra un uso crescente dell’IA generativa da parte di terroristi ed estremisti violenti. Generatori di immagini, audio e video vengono impiegati per produrre deepfake, meme, GIF e propaganda, mentre tecniche di jailbreaking e prompt engineering servono a superare i controlli che impediscono la creazione di contenuti illegali. I chatbot basati su LLM possono adattare le risposte al contesto, moltiplicare il coinvolgimento, automatizzare la diffusione delle narrazioni e sostenere le prime fasi della ricerca necessaria a preparare un attacco. L’IA non sostituisce le reti umane, ma aumenta velocità, volume e personalizzazione dei messaggi, consentendo anche a piccoli gruppi o singoli utenti di costruire materiale credibile senza competenze audiovisive avanzate. L’audio rappresenta un ulteriore punto debole, perché è più difficile da individuare e moderare rispetto a immagini e video: la vasta operazione europea contro la propaganda terroristica diffusa attraverso podcast e file sonori ha anticipato una tendenza che il TE-SAT considera ormai strutturale. A questo si aggiungono applicazioni di messaggistica end-to-end encrypted, VPN, dark web, sistemi operativi portatili e piattaforme decentralizzate. La creazione di alias, canali di riserva e account dormienti permette alle reti di ricomparire rapidamente dopo una rimozione, mentre le architetture distribuite rendono impossibile cancellare integralmente contenuti e comunità.
Attacchi semplici e tecnologie avanzate possono convivere nella stessa minaccia
La maggioranza degli episodi continua a dipendere da strumenti facilmente reperibili. Tra i 45 attacchi, Europol conta 15 accoltellamenti, 11 azioni con esplosivi, 7 incendi, 5 sparatorie, due danneggiamenti e un investimento con veicolo. Dei 22 attacchi completati, dodici sono stati compiuti da attori solitari; nove hanno utilizzato un’arma da taglio. La semplicità operativa riduce il tempo di preparazione e rende più difficile intercettare segnali utili, soprattutto quando la radicalizzazione avviene rapidamente e senza un’organizzazione gerarchica. Allo stesso tempo, il rapporto non esclude azioni più sofisticate: armi stampate in 3D, droni, esplosivi artigianali, criptovalute, manuali tecnici e servizi criminali acquistabili possono aumentare le capacità di individui o piccole cellule. Nella prospettiva di Europol, gli attacchi a bassa complessità resteranno persistenti e potrebbero crescere, ma il rischio sistemico deriva dall’incontro tra giovani tecnicamente preparati, combattenti di ritorno, detenuti radicalizzati prossimi alla scarcerazione, gamificazione della violenza e gruppi organizzati ancora dotati di risorse. La selezione degli obiettivi potrebbe diventare più casuale e opportunistica, privilegiando civili, comunità religiose e spazi pubblici per massimizzare paura e disorientamento. La minaccia europea non appare quindi più lineare: diminuiscono gli episodi registrati, ma aumentano attori, linguaggi e strumenti capaci di trasformare una comunità digitale in un evento reale.
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