🤖 Cosa cambia
- Google dovrà condividere dati di Search con concorrenti e servizi AI entro gennaio 2027, secondo le nuove decisioni europee sul DMA.
- Android dovrà offrire agli assistenti AI terzi accessi più vicini a quelli di Gemini, comprese interazioni profonde con sistema e applicazioni.
- Google denuncia rischi per privacy e sicurezza, mentre l’UE punta a impedire che il gatekeeper riservi vantaggi esclusivi ai propri servizi.
Google alza il livello dello scontro con l’Unione Europea sul Digital Markets Act, contestando le decisioni che impongono una maggiore apertura di Search e Android ai concorrenti. Secondo Mountain View, la condivisione dei dati di ricerca e l’accesso più profondo al sistema operativo per gli assistenti AI di terze parti potrebbero indebolire le protezioni offerte agli utenti europei. Bruxelles considera invece queste misure necessarie per impedire che Google utilizzi il controllo delle piattaforme per favorire Gemini, Search e i propri servizi rispetto alle alternative.
Cosa leggere
Il DMA interviene contemporaneamente su Search e Android
Le decisioni europee riguardano due infrastrutture centrali dell’ecosistema Google. La prima impone all’azienda di rendere disponibili dati derivati da Google Search anche a motori concorrenti e servizi basati sull’intelligenza artificiale. La seconda chiede che Android offra agli assistenti AI esterni un livello di interoperabilità più vicino a quello riservato a Gemini. L’obiettivo è evitare che il controllo del sistema operativo, della ricerca e dei dati necessari a sviluppare nuovi servizi produca un vantaggio impossibile da colmare per gli altri operatori. Google dovrà iniziare ad applicare gli obblighi relativi a Search entro gennaio 2027, mentre le modifiche più profonde ad Android dovranno essere operative entro luglio dello stesso anno. Il quadro deriva dalla logica illustrata nella guida completa al Digital Markets Act: i gatekeeper non vengono puniti soltanto per singoli abusi già dimostrati, ma sottoposti a obblighi preventivi quando controllano punti di accesso essenziali al mercato digitale.
Search dovrà alimentare anche motori e chatbot concorrenti
L’apertura dei dati di ricerca non riguarda soltanto i motori tradizionali. Potrebbero beneficiare del nuovo regime anche chatbot e assistenti AI che utilizzano informazioni aggiornate per rispondere alle domande, confrontare prodotti e indirizzare traffico verso siti esterni. Google teme che dati ricavati dalle attività degli utenti possano essere trasferiti a società con standard di sicurezza meno maturi o con modelli commerciali differenti. Secondo l’azienda, una condivisione insufficientemente anonimizzata potrebbe esporre ricerche personali, interessi sanitari, informazioni finanziarie, orientamenti professionali e interrogazioni aziendali riservate. Il rischio aumenta quando sequenze di query apparentemente anonime possono essere collegate tra loro o combinate con altre informazioni. La questione non è marginale perché Search sta diventando la base informativa anche delle risposte generate dall’AI, come emerso nel confronto tra Google, editori e autorità descritto nell’articolo su AI Overview, AGCOM e crisi dell’informazione online.
La posizione di Google non elimina il problema concorrenziale
Le obiezioni sulla privacy devono essere valutate, ma coincidono anche con l’interesse di Google a mantenere esclusivo l’accesso ai dati prodotti dalla propria posizione dominante. Una piattaforma non può invocare automaticamente la sicurezza per impedire ogni interoperabilità, soprattutto quando utilizza gli stessi dati per rafforzare servizi proprietari. Il nodo consiste quindi nel definire quali informazioni siano indispensabili per una concorrenza effettiva, con quale livello di aggregazione possano essere condivise e quali controlli debbano essere imposti ai destinatari. Il DMA non richiede necessariamente la consegna indiscriminata delle cronologie personali, ma pretende condizioni eque per operatori che non possono replicare autonomamente la scala di Search. Lo scontro arriva mentre Google affronta ulteriori pressioni antitrust in Europa, compresa la vicenda sulla multa Android da 4,1 miliardi e sul contenzioso con PriceRunner. La sicurezza dovrà quindi diventare un requisito verificabile dell’apertura, non un argomento sufficiente per bloccarla.
Gli assistenti AI chiedono accessi molto più profondi delle normali app
Su Android il confronto è ancora più delicato. Un assistente moderno non si limita a mostrare una finestra di chat: può leggere notifiche, avviare applicazioni, inviare messaggi, gestire chiamate, accedere al calendario, interagire con dispositivi connessi e ascoltare il comando di attivazione in background. Gemini beneficia dell’integrazione diretta con il sistema operativo e con i servizi Google, mentre concorrenti come ChatGPT, Claude o Copilot incontrano limiti tecnici e permessi più restrittivi. L’Unione vuole ridurre questa asimmetria, consentendo agli utenti di scegliere un assistente predefinito realmente competitivo. L’evoluzione di Android verso una piattaforma sempre più predittiva e agentica è stata ricostruita nell’approfondimento su Gemini e il futuro del sistema operativo Google. Proprio perché l’assistente può agire al posto dell’utente, l’interoperabilità richiesta dal DMA coinvolge permessi molto più sensibili rispetto alla semplice sostituzione di un browser o di un motore di ricerca.
Google teme che permessi equivalenti producano rischi non equivalenti
Mountain View sostiene che Gemini ottenga accessi profondi attraverso verifiche interne, integrazioni con i produttori e controlli sviluppati insieme al sistema operativo. Concedere capacità analoghe a qualsiasi assistente esterno potrebbe ampliare la superficie di attacco, soprattutto se l’app può ascoltare in background, leggere contenuti provenienti da altre applicazioni o controllare componenti hardware. Un servizio compromesso potrebbe trasformare autorizzazioni legittime in un canale per sottrarre messaggi, registrare informazioni o impartire azioni non richieste. Il problema non riguarda soltanto il malware intenzionale: anche errori di progettazione, prompt injection e istruzioni contenute in pagine o documenti potrebbero indurre un agente AI a eseguire operazioni pericolose. Google chiede quindi che l’apertura mantenga valutazioni tecniche, certificazioni e possibilità di revoca. L’UE dovrà evitare che questi controlli diventino discrezionali e vengano utilizzati dal gatekeeper per ritardare o ostacolare i concorrenti.
La sicurezza non può dipendere esclusivamente dal gatekeeper
Il modello più sostenibile richiede criteri pubblici e non discriminatori. Gli assistenti potrebbero ottenere permessi attraverso livelli progressivi, consenso esplicito, indicatori visibili, registri delle operazioni e controlli granulari per ogni applicazione. Le funzioni più invasive dovrebbero essere concesse soltanto dopo verifiche indipendenti, con obblighi di notifica degli incidenti e responsabilità chiare per chi tratta i dati. Allo stesso modo, le informazioni di Search potrebbero essere aggregate, protette contro la reidentificazione e accessibili soltanto a soggetti che dimostrano adeguati standard tecnici. Il precedente procedimento per possibile non conformità al DMA contro Apple, Meta e Google mostra perché Bruxelles non voglia lasciare alle piattaforme dominanti la definizione unilaterale delle condizioni di accesso. La protezione degli utenti deve essere controllabile anche dall’esterno.
Gli europei ottengono più scelta ma anche più responsabilità
L’effetto positivo più evidente sarà la possibilità di scegliere assistenti AI capaci di sostituire realmente Gemini, senza perdere le funzioni più importanti del dispositivo. Una maggiore apertura potrebbe favorire servizi specializzati, modelli europei e strumenti con politiche differenti sulla raccolta dei dati. Allo stesso tempo, gli utenti dovranno comprendere che autorizzare un assistente esterno significa affidargli accesso a una parte rilevante della propria vita digitale. Interfacce chiare, permessi revocabili e impostazioni predefinite prudenti saranno quindi decisive. Il vero confronto non oppone concorrenza e sicurezza come obiettivi incompatibili. La sfida consiste nell’impedire a Google di trasformare la protezione degli utenti in una barriera commerciale, senza costringere Android e Search ad aprirsi attraverso meccanismi che rendano più facile l’abuso dei dati. Le scadenze del 2027 serviranno a capire se il DMA riuscirà a costruire questa apertura controllata oppure se produrrà un nuovo conflitto tecnico e giudiziario tra Bruxelles e Mountain View.
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