relazione annuale agcom

Relazione AGCOM 2026: fibra, piattaforme e media cambiano l’Italia digitale

📌 In Sintesi

  • La rete fissa cresce, FTTH raggiunge il 77,6% delle famiglie e il 5G copre quasi tutta la popolazione, ma investimenti mobili e occupazione arretrano.
  • Televisione e piattaforme concentrano risorse e fiducia, mentre quotidiani e pubblicità tradizionale perdono peso dentro un mercato sempre più intermediato dalle Big Tech.
  • AGCOM amplia l’enforcement su DSA, Piracy Shield, equo compenso, verifica dell’età e IA, trasformandosi in un regolatore convergente dell’ecosistema digitale.

La Relazione annuale AGCOM 2026 non descrive più soltanto telecomunicazioni, televisione e poste. Il documento racconta un’Autorità che sta diventando il presidio italiano di un ecosistema nel quale reti, piattaforme, pubblicità, intelligenza artificiale, informazione e tutela dei minori convergono nello stesso spazio regolatorio. I dati, riferiti principalmente al periodo compreso tra il 1° maggio 2025 e il 30 aprile 2026, mostrano una rete fissa in crescita, una televisione ancora economicamente dominante, piattaforme globali sempre più centrali e un passaggio dall’analisi dei mercati all’enforcement su Piracy Shield, DSA, equo compenso e age verification.

AGCOM diventa il regolatore convergente dell’ecosistema digitale

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La tesi più importante della Relazione non è contenuta in un singolo grafico, ma nella progressiva estensione delle competenze dell’Autorità. AGCOM continua a regolare reti fisse e mobili, spettro radio, televisione, radio, editoria e servizi postali, ma opera ormai anche come Digital Services Coordinator italiano, vigila sui rapporti tra piattaforme e imprese, disciplina influencer e video sharing platform, interviene sul diritto d’autore online, verifica i sistemi di controllo dell’età e apre dossier sull’impatto dell’intelligenza artificiale generativa sul pluralismo. Il presidente Giacomo Lasorella presenta questa trasformazione attraverso un paradosso informativo: Internet ha superato la televisione come mezzo ordinario di accesso alle notizie, ma quando gli italiani devono decidere su questioni percepite come rilevanti tornano a privilegiare la TV, scelta dal 58,7% della popolazione nella campagna referendaria esaminata dall’Autorità. Anche la fiducia segue una traiettoria non lineare: radio, stampa e televisione raccolgono un livello elevato di fiducia nel 36% dei cittadini, contro il 20% dei mezzi online, mentre il servizio pubblico radiotelevisivo supera il 40%. Il documento segnala inoltre che il 41% degli italiani con almeno 14 anni non conosce il ruolo degli algoritmi di raccomandazione e che oltre quattro persone su dieci si dichiarano molto preoccupate per disinformazione, hate speech, cyberbullismo e contenuti illegali. Questi numeri spiegano perché alfabetizzazione digitale, trasparenza algoritmica e tutela del pluralismo non siano più attività laterali: il “Patentino digitale” ha coinvolto circa 30.000 studenti con la collaborazione di 13 Co.re.com., mentre l’Autorità applica nuove metriche per la visibilità politica e chiede di aggiornare la par condicio al mondo digitale. La struttura amministrativa deve però sostenere questa espansione con risorse non illimitate: a fronte di una pianta organica di 452 unità, il personale in servizio al 30 giugno 2026 è pari a 352, compresi dipendenti di ruolo, comandi e contratti a termine. Il rafforzamento istituzionale passa dal nuovo sistema di finanziamento introdotto dalla legge di bilancio 2026 e dalla capacità di evitare che le nuove funzioni producano un’Autorità formalmente onnipresente ma operativamente sovraccarica.

Telecomunicazioni: la rete fissa cresce mentre mobile e occupazione arretrano

Il comparto delle comunicazioni elettroniche raggiunge nel 2025 un valore complessivo di 29,53 miliardi di euro, in aumento del 4,5% rispetto ai 28,25 miliardi dell’anno precedente. La crescita è però fortemente sbilanciata: i ricavi della rete fissa salgono del 7,9% a 18,54 miliardi, mentre quelli mobili scendono dello 0,6% a 10,99 miliardi. Anche la spesa retail conferma il divario, con i servizi fissi in crescita del 3,8% e quelli mobili in calo del 2,2%; nel segmento business le risorse aumentano dell’8,4%, spinte da offerte che integrano connettività, cloud, cybersecurity, IoT e servizi gestiti.

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È il segnale che gli operatori non possono più vivere soltanto di minuti e gigabyte e stanno diventando hub di servizi digitali, dinamica già visibile nel precedente approfondimento con cui Matrice Digitale aveva analizzato la crescita della fibra e l’arretramento dei media tradizionali nel quadro AGCOM. Gli investimenti raggiungono 7,74 miliardi, ma anche qui si apre una frattura: la rete fissa assorbe 6,24 miliardi, in aumento del 10,3%, mentre quella mobile scende a 1,50 miliardi, con una contrazione del 14,4%. La copertura FTTH arriva al 77,6% delle famiglie, guadagnando 6,9 punti percentuali in un anno; tra le PMI la fibra raggiunge il 66%, con ritardi marcati in manifattura, agricoltura e attività estrattive. Sul mobile, il 5G nominale raggiunge il 99,8% della popolazione, mentre la copertura nella banda 3,4-3,8 GHz sale al 98,4%; nelle aree rurali quest’ultima cresce dal 79,4% al 94,1%, mostrando che il problema non è più soltanto vedere l’icona 5G, ma disporre di capacità, backhaul in fibra e bassa latenza. Il mercato resta concentrato: TIM detiene il 39,3% della spesa complessiva, Fastweb+Vodafone il 28,8% e Wind Tre il 15,7%, mentre Iliad cresce. L’altra faccia della ristrutturazione è occupazionale, con gli addetti diretti scesi a 53.200, circa 2.000 in meno rispetto al 2024. AGCOM accompagna questa trasformazione riconoscendo FiberCop come operatore wholesale only, regolando lo spegnimento della rete in rame e preparando il confronto europeo sul Digital Networks Act. Sul versante utenti, le misure anti-CLI spoofing hanno bloccato decine di milioni di chiamate con numerazioni italiane contraffatte, mentre ConciliaWeb ha ricevuto 60.310 istanze, concluso 55.371 procedure e mantenuto una media di 25 giorni per le conciliazioni TLC: numeri che mostrano come la regolazione delle reti coincida ormai con la protezione quotidiana da frodi, disservizi e pratiche commerciali aggressive.

Media: la televisione domina i ricavi mentre l’editoria continua a restringersi

I ricavi complessivi dei media si attestano poco sopra 12,05 miliardi di euro, in calo dello 0,6%, ma la distribuzione interna conferma uno squilibrio crescente. La televisione genera il 74,1% delle risorse, contro il 5,3% della radio, l’11,8% dei periodici e appena l’8,8% dei quotidiani. Il settore televisivo supera 8,93 miliardi, con un aumento dello 0,6% sostenuto dai contenuti audiovisivi online: le offerte a pagamento rappresentano il 43,6% delle entrate, la pubblicità scende al 34,5% e i fondi pubblici restano intorno al 21,9%. Rai mantiene il primo posto con il 26,6% delle risorse, seguita da Comcast/Sky al 22% e Fininvest al 18,5%, ma le piattaforme come Netflix, DAZN, Amazon e Disney arrivano complessivamente al 23,3%, più di undici punti sopra il 2021.

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La pay TV tradizionale arretra mentre lo streaming cresce, mostrando che il mezzo televisivo resta dominante ma cambia infrastruttura, modalità di accesso e rapporto con il pubblico. La radio costituisce l’eccezione positiva tra i media classici: i ricavi salgono dell’1,6% a 634 milioni, sostenuti soprattutto dalla pubblicità. L’editoria quotidiana prosegue invece nella propria crisi strutturale: le copie cartacee continuano a diminuire, il peso sul PIL si riduce e le regole anticoncentrative fondate esclusivamente sulle tirature risultano sempre meno adatte a gruppi che distribuiscono contenuti su carta, siti, app, video, podcast e social. AGCOM chiede quindi una riforma capace di considerare il pluralismo cross-mediale e l’European Media Freedom Act, mentre la Corte di giustizia UE ha confermato la legittimità del regolamento italiano sull’equo compenso. La pronuncia rafforza il ruolo dell’Autorità nel determinare la remunerazione quando editori e piattaforme non raggiungono un accordo, come ricostruito nell’analisi sulla vittoria di AGCOM contro Meta nell’equo compenso. Il punto politico della Relazione è che la televisione non è stata sostituita da Internet: ha assorbito parte della trasformazione attraverso lo streaming, conserva il primato economico e continua a esercitare un’influenza particolare nei momenti di decisione pubblica.

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L’editoria scritta, invece, perde copie e pubblicità senza riuscire a trasferire integralmente il proprio valore nell’online. Per questo AGCOM estende la misurazione degli ascolti al digitale attraverso un Joint Industry Committee, disciplina la prominence dei servizi di interesse generale e applica regole audiovisive agli influencer: non per assimilare ogni creatore a un’emittente, ma per ridurre l’asimmetria tra soggetti che competono per la stessa attenzione e gli stessi investimenti pubblicitari.

Piattaforme e pubblicità: le Big Tech controllano l’economia dell’attenzione

Il capitolo sulle piattaforme offre il dato più netto dell’intera Relazione: nel 2025 gli operatori online raccolgono il 58% di tutti i ricavi pubblicitari italiani, oltre il 46% delle entrate complessive dei media e circa il 39% del perimetro che comprende media e servizi postali. Nella sola pubblicità online, un mercato salito a 8,416 miliardi di euro, la quota delle piattaforme raggiunge l’87,5%, lasciando a editori, concessionarie e altri operatori appena il 12,5%. I primi tre soggetti superano il 72% del valore e Alphabet/Google, Meta e Amazon consolidano un vantaggio costruito su scala, dati, profilazione, integrazione verticale e controllo delle tecnologie di compravendita automatizzata degli spazi.

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I motori di ricerca raggiungono il 94% degli utenti Internet italiani nel mese medio, mentre il 65,1% delle imprese che vende online utilizza piattaforme di intermediazione e il 27% dipende esclusivamente da esse. Il documento descrive quindi piattaforme che non sono semplici concorrenti degli editori, ma infrastrutture di visibilità, pubblicità, commercio e accesso ai contenuti. È il contesto che rende centrale il Digital Services Act, approfondito da Matrice Digitale nella guida completa agli obblighi europei per piattaforme, marketplace e VLOP. Come coordinatore nazionale, AGCOM ha ricevuto circa 3.900 reclami relativi a presunte violazioni del DSA, soprattutto per sospensioni sproporzionate, motivazioni insufficienti, sistemi di reclamo inaccessibili e mancato rispetto delle decisioni extragiudiziali; 66 segnalazioni sono state inoltrate ai coordinatori degli Stati di stabilimento, principalmente l’Irlanda. Una parte rilevante delle istruttorie riguarda truffe finanziarie diffuse su Meta attraverso deepfake di personaggi pubblici, attività che mostrano quanto moderazione dei contenuti, pubblicità e sicurezza economica siano ormai inseparabili. AGCOM ha inoltre adottato il primo provvedimento di diffida per violazione del regolamento Platform to Business contro Refurbed Marketplace e ha lavorato su trasparenza del ranking, accesso ai dati e gestione dei reclami commerciali. Molte piattaforme sono stabilite all’estero e l’Autorità italiana deve raccogliere prove, trasmettere reclami e collaborare con Commissione e altri coordinatori. Tuttavia, il volume delle segnalazioni e il ruolo delle piattaforme nella raccolta pubblicitaria rendono impossibile trattare il DSA come una disciplina accessoria: è ormai una parte sostanziale della politica industriale, dell’informazione e della protezione dei consumatori.

Piracy Shield, minori ed equo compenso segnano il passaggio all’enforcement

Nel diritto d’autore online, AGCOM descrive un salto di scala. Tra aprile 2025 e marzo 2026 ha ricevuto 352 istanze, avviato 121 procedimenti e adottato ordini di disabilitazione nel 60,8% dei casi; il calo delle richieste ordinarie viene attribuito proprio all’entrata a regime di Piracy Shield. La piattaforma non riguarda più soltanto gli eventi sportivi, ma può intervenire su contenuti audiovisivi in diretta, prime visioni cinematografiche, intrattenimento ed eventi di interesse pubblico. I soggetti accreditati sono 359 e nel periodo considerato sono stati emessi 30 ordini cautelari, con il blocco di 50.990 FQDN e 6.657 indirizzi IP; circa il 30% delle segnalazioni ha interessato dirette non sportive. Google ha concluso positivamente la sperimentazione per ricevere le segnalazioni, intervenire sui DNS pubblici e rimuovere le risorse dal motore di ricerca, mentre sono proseguite interlocuzioni con Akamai, Microsoft e fornitori VPN. Il caso più rilevante resta Cloudflare: l’Autorità ha imposto una sanzione da 14,2 milioni di euro, pari all’1% del fatturato, per l’inottemperanza all’ordine di disabilitare risoluzione DNS e instradamento verso risorse segnalate. Matrice Digitale aveva ricostruito in anticipo lo scontro tra provider, VPN e commissari AGCOM nell’articolo sulle pressioni antipirateria e sulla linea sostenuta da Massimiliano Capitanio. Lo stesso passaggio dalla regolazione all’esecuzione emerge nella tutela dei minori. La delibera 96/25/CONS impone ai siti pornografici e alle piattaforme video sistemi di verifica dell’età tecnologicamente neutrali, affidati a terzi certificati e costruiti sul doppio anonimato, in modo che il servizio sappia soltanto se l’utente è maggiorenne senza ricevere identità o dati sensibili. Dopo il termine del 12 novembre 2025, AGCOM ha avviato le prime istruttorie e ordinato blocchi DNS nei casi di mancato adeguamento, inaugurando l’enforcement già analizzato nel caso dei primi due siti oscurati per assenza di verifica dell’età. Sul fronte editoriale, nove procedure di equo compenso coinvolgono Google, Microsoft, X e LinkedIn, mentre la Corte UE ha confermato la compatibilità del modello italiano con il diritto europeo. Piracy Shield, age verification ed equo compenso mostrano la stessa evoluzione: AGCOM non si limita più a definire criteri, ma impone obblighi a infrastrutture globali, verifica l’adempimento e applica sanzioni o blocchi. È una capacità destinata a generare contenzioso, perché ogni provvedimento incide su libertà economiche, circolazione dei contenuti e architetture tecniche, ma la Relazione rivendica la legittimità di un’autorità nazionale capace di intervenire anche su soggetti stabiliti fuori dall’Italia quando i loro servizi producono effetti nel Paese.

Intelligenza artificiale, poste e agenda futura definiscono il nuovo perimetro

L’intelligenza artificiale è il punto in cui tutte le competenze dell’Autorità convergono. AGCOM ha istituito un Ufficio per l’Intelligenza Artificiale e un Comitato di esperti, pubblicato un primo rapporto dedicato ai rischi per pluralismo, diritto d’autore, minori e soggetti vulnerabili e aperto un dossier sui servizi AI Overviews e AI Mode di Google. Dopo le audizioni con Google, FIEG e FISC, la questione è stata trasmessa alla Commissione europea per valutare possibili violazioni del DSA sulla mitigazione dei rischi sistemici e sulla trasparenza dei sistemi di raccomandazione, passaggio già approfondito da Matrice Digitale nell’articolo su Google AI, editoria italiana e crisi del pluralismo. L’Autorità ha inoltre istituito un tavolo permanente tra piattaforme ed editori e sperimentato il Model Context Protocol sulla Broadband Map, immaginando agenti capaci di interrogare dati pubblici in modo più accessibile. Questa agenda digitale convive con un settore apparentemente tradizionale come quello postale, che in realtà riflette la stessa trasformazione: nel 2025 gli invii totali scendono a circa 2,99 miliardi, ma i pacchi salgono a 1,23 miliardi, in crescita del 5%, mentre la corrispondenza cala a 1,76 miliardi, con una flessione del 7,4%. I ricavi dei pacchi raggiungono 7,129 miliardi di euro e Amazon Italia Transport guida il mercato non universale con il 20,1%. Le lettere pro capite sono scese del 23,8% in cinque anni, mentre i pacchi sono aumentati del 26,7%, prova che e-commerce e piattaforme trasformano anche logistica, punti di ritiro e servizio universale. La legge di bilancio proroga l’affidamento a Poste Italiane fino al 2036, consente l’uso di esercizi terzi e modifica tempi e finanziamento del servizio. Per il futuro, AGCOM indica una roadmap che comprende Digital Networks Act, applicazione armonizzata di DSA ed EMFA, ulteriore sviluppo di Piracy Shield, sistemi AI per la gestione delle segnalazioni, rafforzamento della cybersicurezza e migrazione delle applicazioni verso il Polo Strategico Nazionale. La Relazione restituisce così l’immagine di un regolatore chiamato a sorvegliare mercati che non esistono più come compartimenti separati: le reti trasportano contenuti e frodi, le piattaforme controllano pubblicità e commercio, l’IA riorganizza l’accesso all’informazione, i pacchi crescono con l’e-commerce e la tutela dei diritti dipende da infrastrutture private globali. La sfida non sarà aggiungere nuove competenze sulla carta, ma trasformarle in capacità tecnica, personale specializzato, cooperazione europea e decisioni abbastanza rapide da incidere su mercati che evolvono più velocemente dei procedimenti amministrativi.

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