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Corea del Sud testa il CBDC mentre JPYC entra nella logistica giapponese

⚙️ Da sapere

  • La Banca di Corea avvierà a settembre transazioni reali con token di deposito emessi da nove banche commerciali sulla propria infrastruttura CBDC.
  • AZ-COM Maruwa userà la stablecoin regolamentata JPYC per pagare circa 2.300 partner logistici collegati anche alle consegne di Amazon Japan.
  • La Nigeria istituisce un coordinamento centrale sui virtual asset senza creare una nuova autorità, dividendo vigilanza tra banca centrale e commissione titoli.

Corea del Sud, Giappone e Nigeria stanno accelerando su tre modelli differenti di integrazione delle valute digitali nel sistema finanziario. La Banca di Corea prepara test dal vivo con nove istituti e token di deposito basati su un’infrastruttura CBDC. In Giappone, la stablecoin regolamentata JPYC entra nei pagamenti operativi di una grande rete logistica collegata ad Amazon Japan. La Nigeria sceglie invece la via normativa, coordinando banca centrale, autorità finanziarie e intelligence per ridurre frodi e riciclaggio. Le tre iniziative convergono sulla necessità di rendere blockchain e asset digitali utilizzabili su scala reale senza perdere controllo, tracciabilità e stabilità.

La Corea del Sud porta il CBDC nelle transazioni reali

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La seconda fase del progetto della Banca di Corea dovrebbe iniziare a settembre 2026 e coinvolgere nove importanti istituti bancari in un ambiente operativo multi-bancario. La banca centrale fornirà l’infrastruttura di base, mentre gli istituti partecipanti emetteranno token di deposito rappresentativi del won detenuto sui conti tradizionali. L’obiettivo consiste nel verificare se questi strumenti possano essere scambiati tra banche, attività commerciali e consumatori senza dipendere dagli orari dei sistemi di pagamento convenzionali. Il progetto sviluppa il percorso iniziato con il precedente test sudcoreano destinato a centomila residenti, ma introduce una struttura più vicina alla possibile commercializzazione. Tra gli istituti indicati figurano KB Kookmin Bank, Shinhan Bank, Hana Bank, Woori Financial Group, Gyeongnam Bank e iM Bank, ai quali si aggiungeranno altri partecipanti. Il modello non prevede necessariamente che i cittadini detengano direttamente moneta della banca centrale: le banche commerciali continuano a gestire il rapporto con il cliente, mentre la piattaforma CBDC assicura emissione, trasferimento e regolamento dei token. Questa impostazione limita il rischio di disintermediazione bancaria e permette alla Banca di Corea di mantenere il controllo sull’infrastruttura monetaria.

I token di deposito diventano il ponte verso il won digitale

La sperimentazione coreana punta a rendere il won tokenizzato trasferibile tra operatori differenti, superando i silos delle singole applicazioni bancarie. I token di deposito restano passività degli istituti commerciali, ma vengono regolati sopra una rete predisposta dalla banca centrale, combinando interoperabilità blockchain e garanzie del sistema bancario. La scelta si inserisce in una strategia più ampia, nella quale Seoul valuta stablecoin ancorate al won e una nuova classificazione giuridica delle criptovalute come asset nazionali. La Corea del Sud aveva già avviato la tokenizzazione della spesa pubblica insieme a nuove applicazioni finanziarie della blockchain, segnalando una transizione dalle prove tecniche a casi d’uso istituzionali. I test dovranno verificare capacità, continuità operativa, procedure di emissione e riscatto, wallet, controlli antiriciclaggio e trasferimenti tra banche. Il vantaggio promesso è un sistema disponibile 24 ore su 24, capace di regolare pagamenti quasi in tempo reale. Restano però centrali la protezione dei dati, la resilienza dell’infrastruttura e la definizione dei limiti tra moneta della banca centrale, depositi tokenizzati e stablecoin private.

JPYC entra nei pagamenti della supply chain giapponese

In Giappone, AZ-COM Maruwa Holdings prevede di usare JPYC per pagare commissioni e compensi a circa 2.300 partner, tra subappaltatori, piccoli vettori e autisti. La società logistica, attiva anche nella distribuzione per Amazon Japan, rappresenta uno dei primi casi di utilizzo aziendale su larga scala di una stablecoin regolamentata nei flussi operativi quotidiani. JPYC mantiene un rapporto 1:1 con lo yen ed è sostenuta interamente da depositi bancari e titoli di Stato giapponesi. La società emittente opera nel quadro del Payment Services Act, condizione che distingue il token dalle stablecoin non autorizzate o prive di riserve trasparenti. L’adozione segue il percorso aperto dalla stablecoin in yen JPYSC e dalle nuove infrastrutture finanziarie giapponesi, confermando l’interesse del Paese per strumenti digitali denominati nella valuta nazionale. AZ-COM Maruwa punta a ridurre i tempi di pagamento e migliorare il flusso di cassa degli operatori più piccoli, particolarmente esposti alla carenza di personale, all’invecchiamento della forza lavoro e ai nuovi limiti sugli straordinari. La conversione rapida in yen permette di usare la blockchain senza obbligare i destinatari a sopportare volatilità valutaria.

La stablecoin passa dalla sperimentazione retail al modello B2B

La scelta di AZ-COM Maruwa mostra come le stablecoin possano trovare il primo impiego di massa non nei pagamenti nei negozi, ma nella gestione della supply chain. Una rete composta da migliaia di appaltatori produce elevati volumi di transazioni, riconciliazioni e micro-pagamenti, spesso rallentati da cicli amministrativi e orari bancari. Un token regolamentato consente di trasferire valore in qualsiasi momento, programmare i pagamenti e creare una traccia verificabile dei flussi. La società sta valutando una collaborazione strutturale con JPYC Inc. e un investimento di un miliardo di yen, segnale che il progetto potrebbe superare la fase sperimentale. Il programma si affianca al test della catena Lawson, che dovrebbe accettare JPYC in un punto vendita di Tokyo, e alla più ampia adozione delle stablecoin nella finanza digitale giapponese. Il vantaggio operativo dipenderà tuttavia dall’integrazione con contabilità, tassazione, verifica dell’identità e sistemi bancari. La blockchain riduce alcuni passaggi tecnici, ma non elimina gli obblighi legali né il rischio operativo collegato a wallet, chiavi e conversione dei token.

La Nigeria coordina la regolamentazione senza creare nuove autorità

Il presidente Bola Tinubu ha firmato un ordine esecutivo che riorganizza la supervisione dei virtual asset in Nigeria, mercato caratterizzato da elevata adozione ma anche da frodi, riciclaggio e conflitti tra autorità. Il provvedimento istituisce un Virtual Asset Council, presieduto dalla Central Bank of Nigeria, con la partecipazione dell’amministrazione fiscale, della commissione titoli, dell’intelligence finanziaria e dell’ufficio del consigliere per la sicurezza nazionale. Un Virtual Asset Office interno alla banca centrale gestirà coordinamento operativo e scambio di informazioni attraverso una piattaforma condivisa. Le competenze restano distribuite: la commissione titoli controllerà gli asset classificati come securities, mentre la banca centrale vigilerà su pagamenti, settlement, custodia e servizi relativi agli strumenti non finanziari. La scelta risponde alla frammentazione che aveva prodotto misure contrastanti, come i precedenti interventi nigeriani contro le attività di Binance. Il nuovo impianto non crea un’ulteriore agenzia, ma tenta di obbligare gli organismi esistenti a collaborare. Nei trenta giorni successivi dovrà essere definito il framework di attuazione, mentre la banca centrale prepara un regulatory sandbox e l’amministrazione fiscale una disciplina specifica per favorire la compliance. Corea del Sud, Giappone e Nigeria seguono percorsi differenti, ma tutti trattano ormai le valute digitali come infrastrutture economiche da integrare e governare, non come esperimenti marginali.

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