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Laboratorio WebDAV espone malware, test offensivi e uso dell’AI generativa

🛡️ Executive Summary

  • Un server WebDAV esposto ha rivelato oltre mille artefatti usati per testare launcher, tecniche di spoofing e catene di consegna malware.
  • Le campagne CURP e DlrtyGames rubano credenziali, sessioni, dati Telegram, informazioni bancarie e asset conservati nei wallet crypto.
  • Gli attaccanti combinano AI generativa, file LNK, LOLBin firmati, DLL sideloading e vulnerabilità Windows per industrializzare le operazioni.

Un server WebDAV lasciato esposto ha permesso di osservare dall’interno un laboratorio operativo dedicato allo sviluppo e alla consegna di malware. L’infrastruttura conteneva più di mille artefatti, organizzati per launcher, trasporti, fallback, container e tecniche di spoofing, oltre a documentazione e matrici di test prodotte anche con modelli di AI generativa. Le campagne individuate puntavano al furto di credenziali, cookie, sessioni, dati Telegram, informazioni bancarie e asset crypto. Il laboratorio mostra un cybercrime sempre più vicino a un team software strutturato, capace di sperimentare rapidamente varianti, misurare i risultati e perfezionare le catene di infezione prima della distribuzione su larga scala.

Il server WebDAV funzionava come ambiente di sviluppo malware

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La scoperta è partita da un alert MDR che ha condotto a un server WebDAV completamente accessibile, utilizzato come repository, banco di prova e pannello di controllo delle campagne. Le cartelle separavano chiaramente percorsi di consegna, launcher, container, fallback e prove di evasione, mentre directory denominate testik e testik2 indicavano sessioni di sperimentazione ancora in corso. Script come generate_test_lnk.ps1 permettevano di creare in massa file LNK con combinazioni differenti di icone, estensioni, comandi e modalità di apertura.

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Pagina di phishing che imita il servizio di ricerca CURP del Messico, con gli strumenti per sviluppatori del browser che mostrano la logica di trasmissione WebDAV incorporata.

I documenti README includevano istruzioni ordinate, traduzioni in russo ed emoji, elementi compatibili con l’impiego di modelli generativi per accelerare la produzione della documentazione e delle esche. Il pannello Simba Service tracciava aperture, indirizzi IP, geolocalizzazione, versioni dei payload e traffico in tempo reale, trasformando l’infrastruttura in una piattaforma di telemetria offensiva. L’impostazione richiama la rapidità con cui le campagne ClickFix basate su WebDAV e falsi CAPTCHA hanno industrializzato il coinvolgimento della vittima, ma in questo caso l’esposizione ha mostrato anche la fase interna di sviluppo, selezione e validazione delle tecniche.

WebDAV e LOLBin spostano l’esecuzione su risorse remote

La catena di consegna sfruttava condivisioni WebDAV raggiungibili da Windows Explorer attraverso percorsi UNC o DavWWWRoot. File .url e .lnk attivavano il servizio WebClient e davclnt.dll, inducendo il sistema a recuperare contenuti remoti come se appartenessero a una normale risorsa di rete. Gli attaccanti impostavano quindi la working directory di binari Microsoft firmati verso la condivisione WebDAV: quando il programma creava processi figli o cercava librerie, Windows risolveva alcuni componenti direttamente dal server controllato dall’aggressore.

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Dashboard WebDAV del servizio Simba che mostra l’area di lavoro di consegna esposta, con la cartella CURP registrata come la cartella della campagna più consultata con 2.384 interazioni.

Questa tecnica riduce la presenza di file locali e sfrutta la reputazione dei LOLBin, rendendo più difficile distinguere un’operazione amministrativa da un’esecuzione malevola. Container search-ms, file .library-ms, caricamento riflessivo e process hollowing completavano il flusso fileless. Una delle tecniche principali sfruttava CVE-2025-33053, inducendo iediagcmd.exe a utilizzare una directory remota; il laboratorio conteneva anche prove relative a CVE-2026-21513, già impiegata da APT28 attraverso file LNK per aggirare le protezioni MSHTML, e a CVE-2025-24054, vulnerabilità capace di esporre credenziali NTLM tramite interazioni apparentemente innocue con file e risorse remote.

CURP ruba credenziali, sessioni e wallet crypto

La campagna CURP utilizzava un file .scr mascherato tramite tecnica RTLO, visualizzato come ReportFinal.rcs.pdf per confondere l’ordine dei caratteri e nascondere l’estensione reale. Il primo stadio estraeva Fo-Binary.exe, che decifrava un payload protetto con AES e compresso tramite GZip. Il codice veniva caricato in memoria attraverso Assembly.Load e iniettato in un processo appartenente a Qihoo 360, sfruttando un software legittimo come copertura. Lo stealer finale, sviluppato in .NET, raccoglieva credenziali dei browser, cookie, sessioni, screenshot, dati Telegram e Foxmail, oltre alle informazioni archiviate in oltre venti wallet desktop ed estensioni crypto.

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Catena di esecuzione per l’esca ReportFinal.rcs.pdf, dal file .scr mascherato da RTLO all’esecuzione del programma di furto in memoria e all’esfiltrazione da parte del C2.

L’esfiltrazione avveniva tramite richieste HTTP POST multipart verso il server di comando e controllo. Il modello operativo ricorda le recenti campagne italiane dominate da phishing e infostealer e il flusso fileless osservato con VeilDrop e PureLog Stealer, ma l’accesso al laboratorio dimostra che ogni elemento dell’esca veniva sottoposto a test di rendering, apertura ed evasione prima dell’impiego contro le vittime.

DlrtyGames usa sideloading e un RAT modulare

La seconda campagna, DlrtyGames, partiva da un archivio 7-Zip SFX che estraeva un eseguibile Ubisoft firmato e una DLL trojanizzata. Attraverso DLL sideloading, il binario legittimo caricava profiler16.dll, che recuperava il codice shell da loader-pool.db e iniettava un RAT .NET modulare in processi firmati come MegArray.exe e Crisp.exe. Il malware registrava tasti premuti in presenza di parole chiave legate a pagamenti, criptovalute e banking, catturava screenshot, monitorava le finestre attive e cercava dati dei wallet presenti nel browser.

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Catena di esecuzione di DlrtyGames che mostra il flusso dal dropper SFX di 7-Zip al caricamento laterale della DLL, al caricamento del payload basato su IDAT, allo svuotamento del processo e all’esecuzione di .NET RAT.

La modularità permetteva di aggiungere funzioni e modificare rapidamente i moduli di raccolta senza ricostruire l’intera catena. Gli attaccanti combinavano RTLO, doppie estensioni, padding con spazi e spoofing Unicode con risoluzione dinamica delle API, ritardi temporali, IsDebuggerPresent e FailFast. L’abuso di software firmato segue la stessa logica delle campagne che distribuiscono AsyncRAT attraverso falsi installer e DLL sideloading: il componente affidabile non contiene necessariamente codice malevolo, ma diventa il caricatore involontario di una libreria collocata nella posizione prevista dall’attaccante.

La difesa deve unire esposizione, telemetria e controllo dell’esecuzione

Tra il 20 e il 26 giugno 2026, il server ha registrato 77.098 richieste provenienti da 3.892 indirizzi IP distribuiti in 101 Paesi, trasferendo 45,9 GB di dati. Il volume non distingue automaticamente operatori, scanner, vittime e ricercatori, ma dimostra che l’infrastruttura aveva già raggiunto un livello operativo significativo. Le organizzazioni devono monitorare l’avvio del servizio WebClient, le connessioni verso percorsi WebDAV esterni, l’esecuzione di file LNK e URL da cartelle remote e i processi figli generati da LOLBin con working directory di rete. La disattivazione di WebDAV dove non necessario, il blocco dei collegamenti remoti, l’applicazione delle patch per le CVE testate e regole dedicate per DLL sideloading e process hollowing riducono la superficie disponibile. La sola sandbox resta insufficiente quando payload e processi utilizzano binari firmati o rimangono in memoria. Serve correlare exposure management, EDR, telemetria di rete e analisi comportamentale, seguendo la stessa logica necessaria contro malware che usano AI e framework legittimi per evadere Windows Defender ed EDR. Il laboratorio esposto dimostra che l’AI generativa non sostituisce le tecniche tradizionali: ne accelera la produzione, la documentazione e il collaudo, permettendo agli aggressori di iterare con la disciplina e la velocità di un vero team di prodotto.

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