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Huawei porta il 5G-A GigaUplink a Pechino e rafforza i backup OceanProtect

☁️ Punti chiave

  • Huawei e China Unicom Beijing estendono GigaUplink su oltre 10.000 stazioni, con picchi uplink di 1 Gbps e media di 397 Mbps.
  • Il coordinamento tra 3,5 e 2,1 GHz sostiene dispositivi AI, telecamere e robot che devono inviare grandi flussi di dati al cloud.
  • OceanProtect X9000 e X6000 ottengono riconoscimenti DCIG per velocità di recovery, isolamento ransomware e rapporto tra prestazioni e costi.

Huawei e China Unicom Beijing hanno attivato a Pechino quella che viene presentata come la più grande rete commerciale 5G-A GigaUplink al mondo, con una copertura continua a 100 MHz distribuita su oltre 10.000 stazioni radio base. La rete combina le bande 3,5 e 2,1 GHz per aumentare la capacità di trasmissione dai dispositivi verso il cloud, elemento sempre più importante per applicazioni Mobile AI e industriali. Parallelamente, la piattaforma di protezione dati OceanProtect è entrata nella classifica DCIG dei migliori backup appliance cyber-resilienti, ottenendo due primi posti per recovery e rapporto costi-benefici.

GigaUplink porta il 5G-A su oltre 10.000 stazioni

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Il progetto realizzato con China Unicom Beijing estende la capacità GigaUplink alle aree strategiche della capitale cinese attraverso più di 10.000 siti radio. L’infrastruttura utilizza la soluzione Supplementary Uplink, o SUL, per coordinare la banda 3,5 GHz con le frequenze a 2,1 GHz e migliorare la copertura nella direzione che va dal terminale alla rete. Le frequenze più alte garantiscono maggiore capacità, ma incontrano maggiori difficoltà nella propagazione e nella penetrazione all’interno degli edifici; la banda più bassa rafforza invece la continuità del segnale e permette ai dispositivi di trasmettere con maggiore stabilità. Il deployment rappresenta un’evoluzione delle collaborazioni 5G-A avviate da Huawei con China Unicom, passando da dimostrazioni e coperture cittadine selettive a una configurazione estesa su scala regionale. Per gli operatori, il risultato non consiste soltanto nell’aumento della velocità massima, ma nella possibilità di offrire prestazioni uplink più uniformi in mobilità, negli spazi affollati e nelle aree dove numerosi terminali inviano contemporaneamente video, telemetria e dati applicativi.

I test raggiungono 1 Gbps in trasmissione

Durante un percorso di prova di 34 chilometri, svolto insieme a sette media indipendenti, la rete ha registrato una velocità uplink di picco pari a 1 Gbps e una media di 397 Mbps. Il 72% dell’area analizzata ha superato i 300 Mbps, soglia definita come esperienza uplink “ultimate”, mentre i punti con velocità inferiore a 20 Mbps hanno rappresentato appena lo 0,1% del tragitto. La disponibilità effettiva della larghezza di banda aggregata a 100 MHz ha raggiunto l’83%. Questi risultati sviluppano la strategia già mostrata nelle reti Huawei 5G Massive MIMO e nelle soluzioni storage ad alte prestazioni, dove l’obiettivo non è limitarsi al download rapido ma garantire una capacità bidirezionale adatta ai nuovi carichi di lavoro. Le prestazioni reali dipenderanno comunque dalla compatibilità dei dispositivi, dal numero di utenti collegati, dalla propagazione radio e dalla disponibilità di spettro nelle singole aree.

Il Mobile AI sposta il traffico verso il cloud

La crescita dell’intelligenza artificiale mobile modifica l’equilibrio storico delle reti cellulari, tradizionalmente progettate per offrire una capacità di download molto superiore all’uplink. Occhiali AI, telecamere intelligenti, robot, droni e smartphone dotati di agenti producono flussi continui di immagini, audio e dati ambientali da inviare verso infrastrutture edge o cloud. Una telecamera che esegue soltanto una parte dell’elaborazione sul dispositivo deve trasmettere video ad alta risoluzione con latenze prevedibili; un robot industriale può richiedere l’invio simultaneo di telemetria, mappe e informazioni visive. La strategia Huawei sulle reti autonome e sul 5G-Advanced guidato dall’AI considera quindi l’uplink una componente strutturale dell’infrastruttura, non una funzione secondaria. La maggiore capacità permette inoltre alle imprese di spostare parte del calcolo su piattaforme condivise, riducendo i requisiti hardware dei terminali ma aumentando la dipendenza dalla qualità e dalla continuità della connessione.

OceanProtect accelera backup e ripristino all-flash

Sul fronte della protezione dati, OceanProtect X9000 si è classificato al primo posto nella categoria All-Flash Edition del report DCIG TOP 5 Cyber Resilient Purpose-Built Backup Appliances 2026-27, grazie soprattutto alle prestazioni di recovery. Il modello X6000 ha ottenuto invece il primo posto nella categoria 3PB+ Logical Global Edition per rapporto tra costi e benefici. L’architettura può raggiungere un throughput di backup fino a 200 TB all’ora e una velocità di ripristino fino a 100 TB all’ora, con scalabilità orizzontale fino a 16 nodi. La deduplicazione variabile inline multilivello e la compressione permettono un rapporto di riduzione dichiarato fino a 90:1, limitando lo spazio necessario per conservare copie multiple dei dati. L’impostazione prosegue il percorso avviato da Huawei con le architetture storage progettate per la crescita dei dati nell’era yottabyte, ma sposta l’attenzione dalla sola capacità alla velocità con cui i servizi possono essere ripristinati dopo un incidente.

Air gap e snapshot WORM limitano il ransomware

OceanProtect combina una zona di isolamento indipendente con air gap fisico, snapshot sicuri WORM e architettura active-active. L’isolamento impedisce che le credenziali o i processi compromessi nell’ambiente produttivo raggiungano direttamente tutte le copie di backup, mentre il modello Write Once Read Many protegge gli snapshot da cancellazioni e modifiche durante il periodo di conservazione. La piattaforma integra inoltre il rilevamento delle firme ransomware e l’analisi comportamentale delle operazioni I/O, con un’accuratezza dichiarata del 99,99%, estendibile attraverso OceanCyber Data Security Appliance. Il controller active-active mantiene la continuità del servizio anche in caso di guasto di una delle unità di controllo. Queste misure rispondono al limite delle strategie basate esclusivamente sull’esistenza di una copia, perché i backup collegati permanentemente alla rete possono essere cifrati o cancellati insieme ai sistemi primari. La cyber resilience dipende quindi dall’immutabilità, dall’isolamento e dalla capacità di verificare che i dati ripristinati non contengano ancora componenti malevoli.

Rete e protezione dati convergono nell’infrastruttura AI

GigaUplink e OceanProtect operano su livelli differenti, ma rispondono allo stesso cambiamento infrastrutturale. Le applicazioni AI distribuite producono quantità crescenti di dati che devono essere trasferiti rapidamente, conservati e resi nuovamente disponibili dopo guasti o attacchi. L’uplink ad alta capacità riduce il collo di bottiglia tra dispositivi e cloud, mentre il backup all-flash riduce il tempo necessario per recuperare dataset e servizi. Huawei sta quindi costruendo una proposta che unisce connettività 5G-A, automazione delle reti e data protection, coerente con le architetture AI-centric e 5G-A presentate al MWC 2026. Le prestazioni dichiarate dovranno essere valutate nelle implementazioni reali, ma il progetto di Pechino e i riconoscimenti assegnati a OceanProtect mostrano come trasmissione, continuità operativa e sicurezza dei dati stiano diventando componenti inseparabili delle infrastrutture AI.

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