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Bridge e stablecoin sotto attacco: 40 milioni persi tra AFX, Verus e Balance

🛡️ Executive Summary

  • AFX Trade perde 24,15 milioni di USDC dopo la compromissione delle chiavi di cinque validatori del proprio bridge su Arbitrum.
  • Verus e B² Network subiscono altri due attacchi per 11,4 milioni, tra vecchi difetti logici e controllo abusivo degli upgrade.
  • Balance Coin perde il peg dopo un attacco all’oracolo Bitcoin, mentre SecondFi chiude per una falla nel software di firma.

Una sequenza di attacchi avvenuti nell’arco di poche ore ha sottratto oltre 35 milioni di dollari a protocolli collegati agli ecosistemi Bitcoin ed Ethereum. Aggiungendo il collasso di Balance Coin e le conseguenze degli incidenti SecondFi e Wanchain, il quadro mostra una crisi che non riguarda la crittografia fondamentale delle blockchain, ma i livelli costruiti sopra di esse. Chiavi private conservate online, autorità di aggiornamento troppo potenti, oracoli manipolabili e software di firma difettoso continuano a trasformare protocolli formalmente decentralizzati in infrastrutture dipendenti da pochi punti di controllo. Il codice può eseguire perfettamente le istruzioni previste e, nello stesso momento, trasferire milioni di dollari all’attaccante perché le autorizzazioni considerate valide sono già state compromesse.

AFX perde 24 milioni senza un errore nello smart contract

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L’incidente più grave ha colpito AFX Trade, exchange decentralizzato di perpetual contract attivo su Arbitrum e basato su regolamenti in USDC. L’attaccante ha ottenuto il controllo di un numero sufficiente di chiavi appartenenti ai validatori del bridge gestito direttamente dal protocollo. Cinque firme hanno superato il quorum di circa due terzi previsto dal sistema e autorizzato un prelievo da 24,15 milioni di USDC. Lo smart contract non è stato aggirato e non ha interpretato in modo errato la richiesta: ha verificato firme crittograficamente valide, atteso il periodo di contestazione di 200 secondi e rilasciato i fondi. Il problema risiedeva completamente fuori dalla blockchain, nelle chiavi operative utilizzate per produrre quelle autorizzazioni. L’attaccante ha successivamente trasferito gli USDC su Ethereum e li ha convertiti in circa 12.467 ETH, svuotando quasi tutto il valore bloccato nel protocollo. È fondamentale distinguere l’infrastruttura AFX dal bridge nativo di Arbitrum, che non è stato violato. La compromissione riguarda un’applicazione costruita sopra la rete e non il sistema utilizzato ufficialmente dal layer 2 per comunicare con Ethereum. Il caso ripropone il problema già emerso quando un falso multisig concentrato su un unico dispositivo aveva esposto bridge e token: distribuire formalmente le firme non serve quando le chiavi restano raggiungibili attraverso la stessa infrastruttura, lo stesso operatore o ambienti con livelli di protezione equivalenti.

I bridge restano centralizzati nei loro punti più delicati

Un bridge deve verificare che gli asset rilasciati su una rete corrispondano realmente a fondi bloccati, distrutti o congelati sull’altra blockchain. Questa equivalenza può essere garantita attraverso validatori, multisig, prove crittografiche, light client o combinazioni dei diversi sistemi. Molti protocolli scelgono strutture operative più semplici, nelle quali un numero limitato di firme autorizza depositi, emissioni e prelievi. Il modello riduce costi e complessità, ma trasferisce il rischio dalla matematica alla gestione delle chiavi. Un aggressore non deve trovare una vulnerabilità nel consenso di Ethereum o Arbitrum: gli basta compromettere computer, wallet, pipeline, backup o account cloud utilizzati dai validatori. Le hot key consentono operazioni rapide e automatizzate, ma restano accessibili da sistemi collegati alla rete e diventano bersagli privilegiati per malware, intrusioni e attacchi alla supply chain. Multisig e quorum aumentano la sicurezza soltanto quando le chiavi sono realmente indipendenti, custodite su hardware separato, affidate a operatori distinti e protette da policy che limitano valore, destinazione e frequenza dei trasferimenti. AFX dimostra invece che cinque firme apparentemente valide possono rappresentare una sola compromissione operativa. Un’architettura matura dovrebbe introdurre limiti giornalieri, ritardi sufficienti a bloccare trasferimenti anomali, validatori freddi per le operazioni straordinarie e circuit breaker automatici quando un prelievo coinvolge una quota eccessiva delle riserve.

Verus viene colpita due volte attraverso lo stesso percorso

Il bridge tra Verus ed Ethereum ha perso circa 7,54 milioni di dollari in ETH, tBTC, USDC, USDT, EURC, MKR e altri asset. L’attaccante ha utilizzato il percorso di importazione del contratto per attivare pagamenti sul lato Ethereum non sostenuti da un valore equivalente bloccato sulla rete Verus. Il bridge ha quindi consegnato asset reali contro una richiesta quasi priva di copertura. L’elemento più grave non è soltanto la vulnerabilità, ma la sua ricorrenza. Lo stesso contratto e la stessa classe di errore erano stati utilizzati durante un attacco da circa 11,5 milioni di dollari avvenuto a maggio. Dopo la restituzione di gran parte dei fondi in cambio di una ricompensa, il denaro recuperato è stato nuovamente depositato nel bridge l’8 luglio. Due settimane più tardi, la riserva è stata drenata attraverso un percorso sostanzialmente identico. La vicenda segnala un fallimento nella remediation: recuperare gli asset non equivale a correggere la causa dell’incidente. Prima di riaprire un protocollo occorre dimostrare che il contratto vulnerabile sia stato sostituito, che ogni percorso di importazione e prelievo sia stato verificato e che nuove invarianti impediscano l’emissione di valore non coperto. La storia dei furti milionari contro Harmony e altri bridge DeFi mostra che la fiducia recuperata attraverso una restituzione volontaria può essere persa definitivamente quando il sistema viene riaperto senza eliminare il difetto strutturale.

B² Network perde il controllo dell’autorità di aggiornamento

Il terzo attacco della sequenza ha interessato B² Network, piattaforma progettata per ampliare le possibilità di utilizzo di Bitcoin attraverso una rete di scaling. Un soggetto non autorizzato ha conquistato l’upgrade authority del contratto di staking del token B2, cioè il permesso amministrativo che consente di modificare il comportamento del codice dopo la distribuzione. L’attaccante ha sottratto circa 3,86 milioni di dollari, vendendo i token e convertendo il ricavato in ether e stablecoin. B² ha sospeso lo staking, dichiarato di avere contenuto l’incidente e promesso il rimborso completo degli utenti coinvolti. Anche in questo caso la blockchain sottostante non è stata violata. La compromissione ha colpito il controllo privilegiato che permette agli sviluppatori di aggiornare il contratto. I proxy aggiornabili sono diffusi nella DeFi perché consentono di correggere vulnerabilità e introdurre nuove funzioni senza migrare tutti gli utenti verso un indirizzo differente. Lo stesso meccanismo crea però una chiave capace di riscrivere le regole dopo che gli investitori hanno depositato i fondi. Se l’autorità viene sottratta, il contratto non ha bisogno di contenere una falla originale: l’aggressore può sostituirne l’implementazione, cambiare i controlli o trasferire direttamente gli asset. Le upgrade key dovrebbero essere protette da multisig realmente distribuiti, timelock pubblici, limiti alle modifiche e processi di governance capaci di rendere visibile ogni aggiornamento prima che diventi operativo.

Balance Coin crolla per un prezzo Bitcoin falsificato

Il collasso di Balance Coin, identificata con il simbolo BLC, deriva invece da una manipolazione dell’oracolo. La stablecoin algoritmica veniva emessa dagli utenti bloccando collaterale collegato a Bitcoin all’interno di vault. Quando il valore della garanzia scendeva sotto una determinata soglia, il protocollo poteva liquidare la posizione e vendere gli asset per proteggere la solvibilità del sistema. L’attaccante è riuscito a scrivere nell’oracolo un prezzo Bitcoin anormalmente basso. Il contratto di lending ha accettato il dato senza confrontarlo con intervalli attendibili, fonti indipendenti o prezzi medi temporali. In assenza di un ritardo sulle liquidazioni, diverse posizioni perfettamente sane sono apparse improvvisamente insolventi e sono state liquidate nella stessa transazione. L’aggressore ha acquistato il collaterale a un valore artificialmente ridotto e ottenuto un profitto vicino a 912.000 dollari, sostenuto soprattutto da 42DAO, entità di governance del protocollo. Balance Coin è passata da circa un dollaro a 0,0014 dollari, perdendo oltre il 99% del valore e cancellando quasi interamente una capitalizzazione nominale di circa 3,5 milioni. Il risultato mostra perché un peg non dipenda soltanto dalla quantità teorica delle garanzie. Se il protocollo utilizza un prezzo manipolabile per decidere quali vault liquidare, le riserve possono essere sottratte anche quando gli asset sottostanti mantengono il proprio valore sul mercato.

Gli oracoli devono fallire in sicurezza

Un oracolo non è una semplice API che comunica il prezzo di Bitcoin a uno smart contract. È il componente che determina solvibilità, liquidazioni, emissione di stablecoin, prestiti e distribuzione del rischio tra gli utenti. Un valore errato può produrre trasferimenti immediati e irreversibili prima che un operatore umano riconosca l’anomalia. La protezione richiede più fonti indipendenti, controlli sulla deviazione massima, medie temporali, limiti alla quantità liquidabile in un singolo blocco e pause automatiche quando il prezzo si discosta troppo rapidamente dal mercato. Il contratto dovrebbe inoltre distinguere tra un crollo reale e un dato isolato privo di conferme. Balance non disponeva di controlli sufficienti e ha consentito che un singolo prezzo anomalo diventasse la verità economica dell’intero sistema. La dinamica rientra nella lunga serie di prestiti flash e manipolazioni dei prezzi utilizzati per drenare la DeFi, anche se in questo caso il fulcro non è il capitale temporaneo ma la capacità di alterare la valutazione del collaterale. Una stablecoin con circolazione ridotta e riserve concentrate risulta particolarmente vulnerabile perché un singolo evento può eliminare contemporaneamente liquidità, fiducia e possibilità di recuperare il peg.

SecondFi chiude dopo il furto delle chiavi Cardano

SecondFi ha annunciato la cessazione delle attività dopo il furto di 16,1 milioni di ADA, valutati circa 2,4 milioni di dollari, da 374 wallet. Il problema risiedeva nel software utilizzato per firmare le transazioni. Informazioni visibili sulla blockchain permettevano agli attaccanti di derivare materiale crittografico sufficiente a ricostruire le chiavi private di alcuni portafogli. Non è stata compromessa la rete Cardano e gli utenti che conservavano i fondi su hardware wallet non sono stati colpiti. Il servizio aveva già corretto la vulnerabilità e messo in sicurezza altri 129 milioni di ADA prima che potessero essere sottratti, ma ha deciso di non riprendere l’operatività. L’azienda prepara strumenti di esportazione dei wallet e un portale di recupero basato su zero-knowledge proof, mentre EMURGO ha finanziato un fondo destinato agli asset recuperati. Non è stata indicata una data certa per la distribuzione dei rimborsi. L’attribuzione resta aperta: alcuni elementi sarebbero compatibili con operazioni del gruppo nordcoreano Lazarus, ma non esiste una conferma definitiva. Il caso è diverso dagli attacchi a bridge e oracoli, perché la debolezza compromette direttamente la custodia degli utenti. Quando un errore nel processo di firma rende derivabile una chiave privata, la correzione software non protegge automaticamente i wallet già esposti: occorre spostare tutti i fondi verso nuove chiavi e considerare definitivamente compromessi gli indirizzi interessati. La chiusura mostra quanto sia difficile recuperare fiducia dopo un difetto crittografico nel componente che dovrebbe proteggere la proprietà degli asset.

Il bridge Wanchain travolge NIGHT ma il token recupera

Un exploit contro il bridge Wanchain utilizzato per trasferire NIGHT, token dell’ecosistema Midnight, ha portato al furto di circa 290 milioni di unità sulla rotta tra Binance Chain e Cardano. La successiva vendita ha spinto il prezzo verso un minimo storico, con un calo vicino al 43%, seguito da un rimbalzo di circa il 19% nelle ventiquattro ore successive. Charles Hoskinson ha attribuito l’incidente a un’infrastruttura legacy realizzata da terze parti e ha sostenuto la necessità di sostituire bridge, operatori e multisig con sistemi basati su prove zero-knowledge. La proposta risponde a un problema reale, ma non elimina automaticamente ogni forma di rischio. Le prove crittografiche devono essere implementate correttamente, verificate attraverso circuiti sicuri e collegate a procedure di aggiornamento che non reintroducano chiavi amministrative eccessivamente potenti. Il prezzo del token può recuperare parte delle perdite speculative, ma il rimbalzo non annulla l’evento tecnico né restituisce i fondi sottratti. L’incidente dimostra quanto i token possano dipendere da infrastrutture esterne non controllate direttamente dal protocollo principale e quanto sia difficile per l’utente distinguere la sicurezza della blockchain dalla sicurezza del bridge scelto per trasferire l’asset.

La DeFi continua a perdere denaro fuori dalla blockchain

AFX, Verus, B², Balance, SecondFi e Wanchain non sono stati sconfitti da una rottura di SHA-256, ECDSA o del consenso delle reti sottostanti. Gli attaccanti hanno colpito chiavi operative, autorizzazioni amministrative, controlli logici, software di firma e fonti esterne dei prezzi. È il paradosso centrale della finanza decentralizzata: il regolamento può avvenire su una blockchain distribuita, mentre le decisioni che autorizzano il movimento degli asset restano concentrate in pochi sistemi tradizionali. Audit degli smart contract e bug bounty sono necessari, ma non coprono laptop dei validatori, backup cloud, procedure di firma, ruoli di upgrade e infrastrutture che alimentano gli oracoli. La risposta richiede un modello di sicurezza simile a quello delle istituzioni finanziarie: segregazione dei compiti, hardware security module, MPC, limiti operativi, monitoraggio continuo e procedure di emergenza testate prima dell’incidente. I protocolli devono inoltre evitare che il valore totale bloccato possa essere trasferito attraverso una singola operazione formalmente valida. La blockchain rende irreversibile il risultato, ma non garantisce che chi ha firmato, aggiornato o fornito il prezzo fosse realmente autorizzato a farlo.

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