droni difesa aerea su 57 morfius microonde

Droni e difesa aerea, cyberattacchi e microonde cambiano la guerra

🛡️ Executive Summary

  • InformNapalm rivendica un’operazione cyber e informativa che avrebbe contribuito all’abbattimento per fuoco amico di un Su-57 russo.
  • Mosca conferma la perdita del caccia, ma attribuisce l’incidente a un malfunzionamento tecnico e non a un attacco informatico.
  • Lockheed Martin presenta MORFIUS X-Rotor, sistema a microonde riutilizzabile progettato per neutralizzare oltre 50 droni per missione.

La guerra dei droni sta trasformando la difesa aerea in un sistema nel quale software, sensori, comunicazioni e armi a energia diretta diventano importanti quanto missili e cannoni. Un gruppo filo-ucraino sostiene di avere contribuito, attraverso un’operazione cyber e informativa, all’abbattimento per fuoco amico di un caccia russo Su-57 nei pressi di Mosca. La rivendicazione non è stata verificata in modo indipendente e la Russia attribuisce l’incidente a un guasto tecnico. Negli stessi giorni, Lockheed Martin ha presentato MORFIUS X-Rotor, sistema aviotrasportato a microonde progettato per neutralizzare più di 50 UAV durante una singola missione.

Il Su-57 precipita durante un volo di addestramento

Annuncio

Un caccia russo identificato da fonti militari e canali Telegram come Sukhoi Su-57 è precipitato il 23 luglio 2026 nella regione di Mosca, nei pressi del villaggio di Lutsino e della base aerea di Kubinka. Il velivolo stava effettuando un volo di addestramento quando il pilota ha perso il controllo ed è stato costretto a eiettarsi. Le autorità russe hanno aperto un’indagine e indicato come spiegazione preliminare un malfunzionamento tecnico, senza confermare il coinvolgimento delle proprie difese antiaeree. La perdita assume particolare rilievo perché il Su-57 rappresenta il principale caccia russo di quinta generazione, progettato per combinare ridotta osservabilità radar, manovrabilità, sensori integrati e capacità di impiego di missili a lungo raggio. La flotta operativa resta relativamente limitata rispetto ai programmi occidentali e ogni incidente incide sia sulla disponibilità dei velivoli sia sulla narrativa industriale costruita intorno al programma. Le prime ricostruzioni sul fuoco amico sono emerse da fonti non ufficiali russe, secondo le quali l’aereo potrebbe essere stato scambiato per un bersaglio ostile durante una fase di allerta provocata dagli attacchi ucraini con droni contro infrastrutture nell’area di Mosca.

InformNapalm rivendica un’operazione cyber e cognitiva

La rete internazionale InformNapalm, schierata a sostegno dell’Ucraina, sostiene che la caduta del Su-57 sia stata il risultato di un’operazione combinata di HUMINT, CYBINT e influenza cognitiva contro l’unità russa Bars-Moscow. Secondo questa versione, gli operatori avrebbero compromesso o manipolato il processo attraverso il quale la difesa aerea identifica e classifica gli oggetti presenti nello spazio aereo, contribuendo a far interpretare il caccia come una minaccia. La rivendicazione non presenta però elementi tecnici pubblici sufficienti per dimostrare una penetrazione nei sistemi di comando, nei radar o nei collegamenti di identificazione amico-nemico.

Non sono stati diffusi log, malware, configurazioni sottratte o prove forensi che permettano di distinguere un vero attacco informatico da un’operazione di influenza costruita dopo l’incidente. La formulazione richiede quindi prudenza: il fuoco amico resta un’ipotesi sostenuta da fonti russe e ucraine, mentre il contributo diretto di un’incursione cyber rimane una rivendicazione non verificata. Il caso si inserisce comunque in una guerra nella quale la degradazione dei sensori, il disturbo delle comunicazioni e la manipolazione della percezione operativa possono produrre effetti fisici senza colpire direttamente un velivolo.

La difesa aerea dipende dalla fiducia nei dati

Un sistema antiaereo moderno non decide sulla base di un singolo radar. La classificazione del bersaglio nasce dalla fusione di dati provenienti da sensori terrestri, collegamenti tattici, transponder, sistemi Identification Friend or Foe, ordini di missione e centri di comando. La compromissione di uno di questi passaggi può generare tracce false, eliminare informazioni corrette oppure creare divergenze tra ciò che vede l’operatore e ciò che comunica il velivolo. Anche senza ottenere il controllo completo di una batteria antiaerea, un attaccante può cercare di saturare il quadro operativo con falsi allarmi, interferenze o droni esca, aumentando la probabilità di decisioni errate. La precedente analisi sui droni Molniya adattati al jamming e sulle nuove tecniche di navigazione mostra come entrambe le parti stiano modificando piattaforme e procedure per operare in ambienti nei quali GPS, radio e sensori non possono più essere considerati affidabili. La guerra elettronica non riguarda quindi soltanto l’interruzione di un segnale, ma la capacità di alterare la fiducia che una forza armata ripone nei dati utilizzati per decidere quando ingaggiare un bersaglio.

MORFIUS X-Rotor colpisce gli sciami con le microonde

Mentre il caso russo evidenzia il rischio di una difesa aerea ingannata o sovraccaricata, Lockheed Martin propone una risposta progettata per neutralizzare grandi quantità di droni senza consumare un missile per ciascun bersaglio. MORFIUS X-Rotor è un sistema aviotrasportato e riutilizzabile che impiega impulsi a microonde ad alta potenza, o HPM, per interferire con l’elettronica degli UAV ostili. Il dispositivo viene lanciato da terra, raggiunge l’area della minaccia e dirige l’energia contro uno o più velivoli, danneggiandone o disabilitandone circuiti, sensori e collegamenti di comunicazione. Lockheed Martin dichiara una capacità superiore a 50 droni neutralizzati durante un singolo volo, con possibilità di recuperare il sistema e riutilizzarlo sul campo. A differenza di un intercettore cinetico, MORFIUS non deve necessariamente colpire fisicamente ogni bersaglio e può agire su più piattaforme comprese nell’area irradiata. Il principio affronta il principale squilibrio economico della difesa anti-drone: impiegare missili da centinaia di migliaia o milioni di euro contro UAV commerciali modificati e munizioni circuitanti dal costo molto più basso.

La tecnologia si inserisce in una corsa già avviata tra laser, jammer, cannoni, intercettori e armi elettromagnetiche. Israele ha reso operativo Iron Beam, il laser da 100 kW destinato a droni, razzi e mortai, mentre i programmi statunitensi sperimentano sistemi come Leonidas per affrontare sciami attraverso impulsi elettromagnetici. MORFIUS X-Rotor aggiunge mobilità aerea e una configurazione definita sensor-agnostic: può ricevere l’indicazione del bersaglio da sensori e sistemi di comando differenti, senza dipendere da un unico radar proprietario. La precedente evoluzione della difesa statunitense tra DARPA e sistemi Leonidas a microonde aveva già indicato la necessità di passare da soluzioni uno-a-uno a capacità uno-a-molti.

Microonde e cyberattacchi condividono lo stesso obiettivo

L’incidente del Su-57 e il debutto di MORFIUS X-Rotor descrivono due estremi della stessa trasformazione. Nel primo scenario, la difesa potrebbe essere stata confusa, manipolata o costretta a operare sotto una pressione tale da colpire un proprio velivolo. Nel secondo, l’obiettivo consiste nel neutralizzare simultaneamente decine di minacce elettroniche attraverso un effetto elettromagnetico controllato. In entrambi i casi il bersaglio non è soltanto la struttura fisica del drone o del caccia, ma la sua capacità di percepire, comunicare, elaborare e distinguere amici e nemici. Le armi a microonde puntano direttamente sui circuiti; la cyberwarfare cerca di compromettere software, reti e dati; la guerra elettronica degrada spettro radio, navigazione e sensori. Nella ricostruzione dell’incidente del Su-57 e della rivendicazione filo-ucraina, la versione del cyberattacco resta separata dalla spiegazione ufficiale russa del guasto tecnico e non può essere presentata come accertata. La presentazione ufficiale di MORFIUS X-Rotor conferma invece le caratteristiche dichiarate da Lockheed Martin: lancio terrestre, payload HPM, riutilizzo sul campo e capacità annunciata di neutralizzare più di 50 droni per volo. La superiorità nella difesa aerea dipenderà sempre meno dal solo numero di missili disponibili. Serviranno sensori capaci di resistere agli inganni, reti protette dalle intrusioni, sistemi di identificazione ridondanti e armi economicamente sostenibili contro sciami numerosi. La battaglia si sposta così dal semplice abbattimento del bersaglio al controllo dell’intera catena digitale che decide che cosa vola, da chi è controllato e quando deve essere distrutto.

Iscriviti alla Newsletter

Non perdere le analisi settimanali: Entra nella Matrice Digitale.

Matrice Digitale partecipa al Programma Affiliazione Amazon EU. In qualità di Affiliato Amazon, ricevo un guadagno dagli acquisti idonei. Questo non influenza i prezzi per te.

Torna in alto