📌 In Sintesi
- Google sviluppa Phone to Watch Unlock, funzione che sbloccherebbe automaticamente il Pixel Watch dopo l’autenticazione sul telefono associato.
- Il sistema emerge dal codice di un’app Pixel e non è ancora disponibile, quindi tempi e modalità di distribuzione restano incerti.
- Alphabet conferma intanto l’addestramento di Gemini 4 con un modello base più grande e maggiori risorse computazionali.
Google sta preparando una funzione capace di sbloccare automaticamente il Pixel Watch dopo l’autenticazione effettuata sullo smartphone Pixel associato. La novità, denominata Phone to Watch Unlock, emerge dall’analisi del codice dell’app Connected Phone & Watch services e rappresenta l’inversione dell’attuale Watch Unlock, che utilizza invece lo smartwatch per aprire il telefono. Non si tratta ancora di una funzione disponibile né di un nuovo sistema biometrico basato sui sensori dell’orologio. Parallelamente, Alphabet ha fornito i primi dettagli su Gemini 4, confermando l’avvio del più ambizioso ciclo di pre-addestramento realizzato finora da Google e l’impiego di un modello base più grande.
Cosa leggere
Il telefono potrebbe sbloccare automaticamente il Pixel Watch
Phone to Watch Unlock permetterebbe di evitare l’inserimento del PIN o della sequenza direttamente sul piccolo display del Pixel Watch. Dopo avere indossato l’orologio e sbloccato lo smartphone Pixel associato tramite impronta digitale, riconoscimento del volto o codice, il telefono trasmetterebbe al wearable una conferma di autenticazione e ne autorizzerebbe l’accesso. La funzione risulterebbe particolarmente utile dopo avere rimosso temporaneamente lo smartwatch, situazione nella quale Wear OS richiede normalmente di digitare nuovamente il codice prima di riattivare pagamenti, dati sanitari e applicazioni protette. Il codice individuato contiene messaggi come “Sblocca il tuo orologio con questo telefono”, “Sblocco dell’orologio” e “Orologio sbloccato”, oltre a notifiche progettate per proporre l’attivazione del servizio. Google sembra quindi voler rendere il processo automatico dopo una configurazione iniziale. La novità rafforzerebbe l’integrazione tra smartphone e wearable in vista della nuova generazione, già anticipata dai render e dalle configurazioni cromatiche del Pixel Watch 5. Il vantaggio non consiste in un livello biometrico aggiuntivo, ma nella possibilità di trasferire in modo controllato lo stato di autenticazione da un dispositivo affidabile all’altro.
Phone to Watch Unlock inverte l’attuale Watch Unlock
Google offre già Watch Unlock, funzione che utilizza un Pixel Watch sbloccato e indossato per aprire lo smartphone quando impronta digitale o riconoscimento facciale non funzionano correttamente. Il nuovo sistema seguirebbe il percorso opposto: sarebbe il telefono autenticato a sbloccare l’orologio. Le stringhe sono state individuate nell’app Connected Phone & Watch services, componente riservato all’ecosistema Pixel che gestisce anche gli avvisi per i dispositivi dimenticati e il blocco del telefono quando l’orologio si allontana. Questa collocazione suggerisce che Phone to Watch Unlock potrebbe restare esclusivo della combinazione tra smartphone Pixel e Pixel Watch, invece di diventare una funzione generale di Wear OS disponibile per tutti i produttori. Durante la configurazione, l’utente dovrebbe inserire una volta il PIN o la sequenza già impostati sullo smartwatch, autorizzando il telefono a partecipare al rapporto di fiducia tra i due dispositivi. Il codice contiene inoltre riferimenti al trasferimento della relazione verso un nuovo Pixel Watch, caratteristica utile quando si sostituisce il wearable senza voler ricreare da zero tutte le impostazioni. L’integrazione si inserisce nella più ampia evoluzione dei servizi Pixel e Android, sviluppata insieme a Pixel Glow, Android 17 e alle nuove funzioni dell’ecosistema Google.
La funzione non usa i sensori biometrici del Pixel Watch
La novità non deve essere descritta come uno sblocco biometrico del telefono attraverso i sensori del Pixel Watch. I sensori sanitari dell’orologio non acquisiscono impronte digitali e non verificano direttamente il volto dell’utente. Il sistema sfrutta piuttosto l’autenticazione già completata sullo smartphone e la prossimità di due dispositivi precedentemente associati. Google dovrà quindi stabilire condizioni abbastanza rigide per impedire che un telefono sbloccato apra un orologio non più indossato dal proprietario o collocato a distanza. Tra i possibili controlli rientrano connessione Bluetooth, vicinanza fisica, stato del cinturino, rilevamento del polso e integrità della relazione crittografica creata durante l’associazione. Le informazioni disponibili non descrivono ancora nel dettaglio questi meccanismi, quindi non è possibile stabilire quale protocollo verrà utilizzato nella versione finale. Il codice proviene inoltre da un’analisi APK: dimostra che Google sta sviluppando la funzione, ma non garantisce che venga distribuita pubblicamente. Caratteristiche in fase sperimentale possono essere modificate, rinviate o eliminate prima del rilascio. Phone to Watch Unlock appare comunque coerente con la strategia di rendere telefono, orologio e servizi Pixel un unico sistema di prossimità, capace di ridurre le autenticazioni ripetitive senza eliminare la protezione dei dati.
Gemini 4 entra nel più ambizioso pre-addestramento di Google
Sul fronte dell’intelligenza artificiale, Google ha confermato che l’addestramento di Gemini 4 è già in corso. L’azienda definisce il progetto il proprio ciclo di pre-training più ambizioso, indicando l’utilizzo di un modello base più grande e di una quantità superiore di risorse computazionali. Il pre-addestramento rappresenta la fase nella quale il sistema apprende strutture linguistiche, relazioni tra dati e capacità multimodali prima degli interventi successivi di ottimizzazione, sicurezza e allineamento. Sundar Pichai ha spiegato che l’obiettivo non consiste nel raggiungere il livello dei concorrenti attuali, ma nel competere con la frontiera tecnologica che esisterà quando Gemini 4 sarà effettivamente distribuito. Alphabet assegna quindi priorità all’uso delle proprie TPU per lo sviluppo dei modelli più avanzati, anche in presenza di una forte domanda commerciale da parte dei clienti cloud. Non sono stati comunicati parametri, benchmark, finestra contestuale o data di lancio ufficiale. Le prime valutazioni prestazionali restano quindi interne e non consentono ancora confronti omogenei con i modelli concorrenti. Gemini 4 si colloca però dentro una roadmap già visibile attraverso Gemma 4 E2B e l’espansione dei modelli Google dedicati a TPU e applicazioni AI.
Google vuole recuperare terreno nel coding agentico
Le dichiarazioni su Gemini 4 arrivano mentre Gemini 3.5 Pro non ha rispettato la finestra di lancio inizialmente prevista per giugno. Google continua a testare il modello con alcuni partner e afferma che verrà distribuito quando sarà pronto, evitando di indicare una nuova data. Pichai ha riconosciuto la necessità di migliorare soprattutto nel coding e nel coding agentico, ambiti nei quali il modello deve comprendere repository estesi, modificare più file, utilizzare strumenti e completare attività composte da numerosi passaggi. Gemini 4 dovrebbe quindi ricevere una parte rilevante delle risorse necessarie a colmare questo divario, mentre le versioni Flash continueranno a essere aggiornate con una cadenza più rapida. Google mantiene in questo modo due linee parallele: modelli efficienti per l’uso quotidiano e un’architettura di frontiera più grande per ragionamento, agenti e sviluppo software. La distribuzione di Gemini nell’ecosistema resta già molto ampia, come dimostrano Gemini Notebook, le Connected Apps e gli strumenti AI integrati nei servizi Google. Gemini 4 dovrà però dimostrare con risultati indipendenti che l’aumento di scala produce progressi reali, soprattutto nei carichi nei quali autonomia e affidabilità contano più della semplice generazione di testo.
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