🛡️ Executive Summary
- L’FSB ha accusato Pavel Durov di favoreggiamento di attività terroristiche e ne ha annunciato l’inserimento nella lista internazionale dei ricercati.
- Secondo Mosca, servizi ucraini avrebbero usato canali, bot e il servizio di incontri Daivinchik per reclutare giovani russi.
- Telegram ha risposto pubblicando su X una fotografia di Durov con il dito medio, senza diffondere una replica giuridica articolata.
Il Servizio federale di sicurezza russo ha formulato un’accusa penale contro Pavel Durov, fondatore di Telegram, sostenendo che la piattaforma abbia favorito attività terroristiche non rimuovendo canali, chat e bot utilizzati da servizi ucraini e organizzazioni estremiste. L’FSB ha annunciato anche l’inserimento dell’imprenditore nella lista internazionale dei ricercati. Le contestazioni non equivalgono a una condanna e derivano dalla ricostruzione delle autorità russe, che collegano Telegram a operazioni di reclutamento, sabotaggio, incendi e frodi informatiche. La risposta ufficiale della piattaforma è stata affidata a una fotografia provocatoria di Durov pubblicata su X, mentre il servizio rimane sottoposto a forti restrizioni in Russia.
Cosa leggere
L’FSB apre un procedimento contro il fondatore di Telegram
L’accusa è stata formulata nell’ambito di un’indagine condotta ai sensi della parte 1.1 dell’articolo 205.1 del Codice penale russo, disposizione relativa all’assistenza alle attività terroristiche. Secondo l’FSB, Telegram non avrebbe rimosso numerosi spazi digitali impiegati per pianificare o coordinare sabotaggi, attentati, omicidi di massa e operazioni di frode informatica nel territorio della Federazione Russa. L’autorità attribuisce l’utilizzo dei canali a servizi speciali ucraini e a organizzazioni definite terroristiche ed estremiste, sostenendo che le attività abbiano provocato vittime e danni economici per miliardi. Queste affermazioni appartengono alla tesi accusatoria russa e non risultano ancora sottoposte al contraddittorio di un processo. Durov, residente a Dubai e titolare anche della cittadinanza francese ed emiratina, è stato indicato come ricercato a livello internazionale, ma non è ancora chiaro attraverso quali strumenti Mosca intenda ottenere un eventuale arresto o un’estradizione.
Mosca collega Telegram a sabotaggi e attacchi interni
Il procedimento non attribuisce a Durov l’esecuzione materiale degli attacchi, ma sostiene che la mancata rimozione degli strumenti utilizzati dagli operatori abbia contribuito a renderli possibili. La differenza è giuridicamente essenziale: l’accusa riguarda la responsabilità del fondatore e della piattaforma per avere facilitato, secondo l’FSB, condotte organizzate da soggetti terzi. Telegram ospita canali pubblici, gruppi, bot automatici e conversazioni private, creando un’infrastruttura che viene utilizzata contemporaneamente da istituzioni, militari, giornalisti, oppositori politici, organizzazioni criminali e apparati di intelligence. Durante il conflitto russo-ucraino la piattaforma è diventata uno dei principali sistemi di diffusione delle informazioni per entrambi gli schieramenti, compresi aggiornamenti dal fronte, propaganda, raccolte economiche e segnalazioni relative a obiettivi militari. La stessa ambivalenza aveva spinto Kiev a vietare Telegram sui dispositivi ufficiali per ragioni di sicurezza nazionale, pur continuando a utilizzare il servizio come canale pubblico di comunicazione.
Il bot Daivinchik avrebbe reclutato giovani russi
Una parte centrale della ricostruzione dell’FSB riguarda Daivinchik, conosciuto anche come Leo-Dating, Chatting and New Friends, servizio di incontri utilizzato all’interno di Telegram. Secondo le autorità russe, operatori collegati ai servizi ucraini avrebbero creato profili femminili falsi per avvicinare giovani uomini, instaurare relazioni sentimentali e ottenere informazioni sulla loro posizione. Le vittime sarebbero state invitate a indicare luoghi d’incontro vicini a centri commerciali o infrastrutture critiche e ad acquistare biglietti o regali attraverso collegamenti di phishing. Successivamente, altri operatori si sarebbero presentati come appartenenti alle forze dell’ordine russe o a Rosfinmonitoring, sostenendo che il denaro versato fosse finito alle forze armate ucraine e che le coordinate comunicate potessero essere usate per attacchi con missili e droni. Attraverso la minaccia di procedimenti penali, i giovani sarebbero stati costretti a incendiare strutture, attaccare agenti o svolgere attività presentate falsamente come verifiche antiterrorismo. L’FSB dichiara che 46 cittadini russi tra 12 e 22 anni siano stati arrestati da luglio 2025 in relazione a queste operazioni.
Le accuse russe restano una ricostruzione unilaterale
La gravità dei fatti contestati non consente di trasformare automaticamente la versione dell’FSB in una ricostruzione giudiziaria definitiva. Non sono stati pubblicati integralmente gli atti dell’indagine, le prove relative al controllo dei bot o le comunicazioni con cui Telegram sarebbe stata informata dei singoli contenuti. Non è quindi possibile stabilire, sulla base del solo comunicato, quali richieste di rimozione siano state inviate, se fossero tecnicamente e giuridicamente circoscritte e quale ruolo operativo fosse noto alla società. Il procedimento solleva inoltre il problema della responsabilità personale del fondatore per gli abusi commessi dagli utenti di una piattaforma globale. Una piattaforma può essere chiamata a cooperare con le autorità e rimuovere contenuti illeciti, ma l’imputazione del vertice aziendale richiede di dimostrare un comportamento specifico, la consapevolezza dell’attività favorita e il collegamento tra omissione e reato. La formulazione dell’accusa deve quindi essere distinta da una sentenza e dal riconoscimento internazionale della richiesta russa.
Telegram risponde con il dito medio di Pavel Durov
L’account ufficiale di Telegram su X ha reagito pubblicando una fotografia nella quale Durov mostra il dito medio, risposta priva di testo giuridico ma politicamente inequivocabile. L’immagine comunica il rifiuto dell’accusa e colloca il nuovo procedimento all’interno del lungo conflitto tra il fondatore e le autorità russe.

Durov non ha diffuso immediatamente una dichiarazione personale dettagliata sulla contestazione, mentre in precedenza aveva accusato Mosca di voler obbligare i cittadini a trasferirsi su MAX, applicazione nazionale presentata come alternativa a Telegram. La risposta provocatoria segna anche un capovolgimento rispetto al 2024, quando esponenti russi avevano difeso il fondatore dopo il suo arresto in Francia e avevano descritto il procedimento europeo come un attacco alla libertà di espressione. Il fermo di Pavel Durov all’aeroporto di Parigi aveva infatti prodotto una temporanea convergenza tra il Cremlino e i sostenitori internazionali della piattaforma, oggi cancellata dalla nuova accusa russa.
Russia e Francia contestano responsabilità differenti
Il procedimento russo non coincide con quello aperto in Francia nel 2024. Le autorità francesi avevano contestato a Durov la presunta insufficienza della moderazione, la mancata collaborazione con le richieste investigative e la possibile complicità nell’utilizzo criminale della piattaforma per frodi, traffici illeciti e diffusione di materiale illegale. Dopo l’incriminazione, il fondatore era stato rilasciato dietro cauzione e sottoposto a misure di controllo, vicenda ricostruita nell’articolo su Pavel Durov incriminato e rilasciato dalla magistratura francese. Mosca concentra invece l’accusa sul presunto favoreggiamento delle attività terroristiche e sul ruolo di servizi ucraini nelle operazioni realizzate dentro la Russia. I due procedimenti condividono la domanda sulla responsabilità del vertice di Telegram, ma nascono da sistemi giuridici, fatti contestati e interessi geopolitici differenti. La simultanea pressione proveniente da Stati contrapposti mostra come la posizione di Durov non possa più essere descritta attraverso la semplice contrapposizione tra una piattaforma russa e i governi occidentali.
Il blocco di Telegram era già entrato nella fase decisiva
Il procedimento arriva dopo mesi di restrizioni progressive. Dal 10 febbraio 2026 Roskomnadzor aveva iniziato a rallentare alcune funzioni di Telegram, sostenendo che la piattaforma violasse la legislazione russa. A metà marzo, analisi sulla raggiungibilità dei domini t.me e telegram.org registravano perdite di traffico vicine al 100% su diverse connessioni, mentre migliaia di utenti segnalavano malfunzionamenti. Esperti citati dai media russi descrivevano il blocco come entrato nella fase conclusiva e osservavano che l’accesso senza VPN fosse diventato sostanzialmente inutilizzabile. Parallelamente, le autorità promuovevano MAX, piattaforma nazionale maggiormente integrata con i servizi statali. La dinamica era stata anticipata dall’analisi su Russia, WhatsApp, Telegram e il passaggio forzato verso MAX, nella quale la limitazione tecnica appariva come una leva per trasferire comunicazioni e identità digitali verso un ambiente controllabile dalle istituzioni russe.
Mosca colpisce una piattaforma ancora usata dallo Stato
La contraddizione più evidente riguarda l’impiego continuativo di Telegram da parte di ministeri, amministrazioni, portavoce e media vicini al Cremlino. Il servizio è diventato infrastruttura ordinaria della comunicazione politica russa e uno strumento fondamentale anche per i corrispondenti militari favorevoli alla guerra. Un blocco totale rischia quindi di colpire non soltanto oppositori e cittadini, ma lo stesso ecosistema informativo costruito dallo Stato negli ultimi anni. La progressiva limitazione permette al governo di mantenere una pressione su Telegram senza interrompere immediatamente tutti i canali istituzionali, mentre l’accusa contro Durov introduce uno strumento personale e giudiziario separato dalle restrizioni tecniche. Il precedente blocco parziale era già comparso nel marzo 2025, quando Telegram risultava irraggiungibile in alcune regioni della Russia. L’attuale procedimento completa il passaggio dalla pressione regolatoria alla criminalizzazione diretta del fondatore.
L’accusa trasforma Telegram in un caso geopolitico
Il comunicato dell’FSB riportato dalla stampa internazionale attribuisce a Telegram un ruolo nelle attività di intelligence e sabotaggio ucraine, mentre il testo dell’articolo 205.1 del Codice penale russo definisce il quadro normativo utilizzato per l’accusa. La risposta pubblicata dall’account ufficiale di Telegram evita invece il terreno giuridico e sceglie uno scontro simbolico diretto con Mosca. Il caso non riguarda più soltanto la moderazione dei contenuti: coinvolge la sovranità sulle comunicazioni, l’uso dei messenger durante la guerra, la responsabilità personale dei fondatori e la possibilità degli Stati di imporre alla piattaforma i propri criteri di cooperazione. Pavel Durov è oggi accusato sia in Occidente sia in Russia non perché Telegram appartenga stabilmente a uno schieramento, ma perché continua a rappresentare un’infrastruttura privata che nessuna delle due parti riesce a controllare completamente.
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