Vannacci usa Meloni (e l’AI) per conquistare la destra e sfidare Bruxelles

📌 In sintesi

  • Il video colloca Meloni accanto a Vannacci e trasforma una dissociazione politica precedente in una nuova alleanza simbolica prodotta dall’intelligenza artificiale.
  • La comunicazione punta agli elettori della Lega, alla destra radicale e ai cittadini delusi dall’Unione europea, superando i confini tradizionali del centrodestra.
  • La promessa centrale è riportare l’Italia nel centro decisionale europeo, ma resta uno slogan privo di un programma concreto per modificare gli equilibri di Bruxelles.

L’ultimo video rilanciato da Roberto Vannacci non è soltanto un nuovo prodotto di propaganda generato con l’intelligenza artificiale. È un messaggio rivolto contemporaneamente a Giorgia Meloni, agli elettori della Lega, alla destra rimasta delusa dal governo e a quella parte di opinione pubblica che considera l’Unione europea un centro di potere distante dagli interessi italiani. La rappresentazione dell’antica Roma, la presenza della presidente del Consiglio e il riferimento simbolico ai quattro meloni compongono una scena politica precisa: Vannacci non si propone più come semplice alleato esterno della maggioranza, ma come interprete più radicale delle promesse che il governo avrebbe attenuato una volta arrivato al potere.

Meloni rientra nel racconto politico costruito da Vannacci

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Il primo elemento da osservare è la presenza di Giorgia Meloni all’interno della narrazione visiva. Pochi giorni prima, la presidente del Consiglio aveva preso pubblicamente le distanze dal video nel quale Vannacci, rappresentato come un imperatore romano, ordinava l’eliminazione simbolica di Elly Schlein, Giuseppe Conte, Romano Prodi e Laura Boldrini. Meloni aveva dichiarato di essere stata inserita a propria insaputa e aveva definito quel linguaggio incompatibile con il proprio modo di intendere il confronto politico. Il nuovo filmato ribalta quella dissociazione senza bisogno di un accordo formale: Vannacci reinserisce Meloni nel proprio universo comunicativo e la trasforma nuovamente in un personaggio della sua campagna. Non si può sostenere, sulla base del solo video, che esista un patto politico sull’intelligenza artificiale tra i due leader. Si può però osservare che Vannacci utilizza sistematicamente l’immagine della premier come capitale simbolico, presentando la propria operazione come una continuazione più aggressiva della destra di governo. La distanza espressa da Meloni resta un fatto politico; la ricomposizione avviene invece sul piano della propaganda, dove il consenso non richiede necessariamente dichiarazioni congiunte. Il generale costruisce così un’alleanza immaginaria che può risultare più efficace di un’intesa ufficiale, perché permette agli elettori di percepire una continuità tra Fratelli d’Italia e Futuro Nazionale senza cancellare la competizione tra i due soggetti.

Vannacci non attacca soltanto la Lega ma l’intera maggioranza

Il secondo principio fissato dal video riguarda la progressiva cannibalizzazione del consenso interno al centrodestra. Vannacci non sembra interessato soltanto a sottrarre voti alla Lega, partito che lo aveva portato al Parlamento europeo e dal quale ha poi costruito una propria autonomia politica. Il bersaglio è più ampio e comprende tutti gli elettori che avevano attribuito alla maggioranza una missione di rottura rispetto ai governi precedenti, alle istituzioni europee e ai linguaggi moderati della politica tradizionale. Il generale intercetta la nostalgia per le “maniere forti”, il desiderio di un’autorità meno mediata e la convinzione che Meloni, una volta arrivata a Palazzo Chigi, abbia dovuto adattarsi alle compatibilità europee, atlantiche ed economiche. In questa rappresentazione, il governo conserva il potere ma perde progressivamente la capacità di incarnare la protesta. Vannacci tenta di occupare esattamente quello spazio. Il precedente video, nel quale la comunicazione politica italiana assimilava il modello visivo e polarizzante di Donald Trump, aveva già mostrato la trasformazione dell’intelligenza artificiale in uno strumento di mobilitazione permanente, come ricostruito nell’analisi su Vannacci e l’ingresso del metodo Trump nella campagna elettorale italiana. Il nuovo contenuto aggiunge un passaggio: non rappresenta più soltanto l’annientamento simbolico dell’opposizione, ma suggerisce una gerarchia interna alla destra. Meloni resta una figura centrale, ma Vannacci occupa il ruolo dell’uomo che agisce, parla e detta la direzione, mentre gli altri personaggi politici vengono disposti all’interno della scena da lui controllata. Un’analisi televisiva dello stesso impianto visivo ha sottolineato proprio questo rapporto, osservando come il generale venga rappresentato in posizione dominante e la premier in una postura meno attiva.

La vera platea è quella degli scontenti dell’Unione europea

Il video parla alla destra, ma non si limita agli elettori tradizionali del centrodestra. La sua efficacia comunicativa deriva dalla capacità di rivolgersi anche a cittadini che in passato non avrebbero votato Lega, Fratelli d’Italia o una formazione nazionalista, ma che dopo anni di crisi economiche, vincoli di bilancio, gestione dei flussi migratori, transizione energetica e politica estera considerano l’Unione europea un apparato distante. Vannacci intercetta un malessere che non è interamente ideologico. Esiste una quota di elettorato moderato che non desidera necessariamente l’uscita dall’Unione, ma pretende un’Italia più visibile nei processi decisionali e meno subordinata agli equilibri costruiti da Francia, Germania, Commissione europea e Paesi del Nord. La comunicazione del generale elimina le distinzioni tecniche tra Consiglio europeo, Commissione, Parlamento e governi nazionali e concentra il conflitto in un’immagine facilmente riconoscibile: Roma contro Bruxelles. È una semplificazione, ma è proprio questa riduzione a renderla elettoralmente potente. L’Unione europea viene rappresentata come un centro di comando estraneo, mentre l’antica Roma diventa il simbolo di una sovranità italiana da recuperare. La promessa non è necessariamente abbandonare l’Europa; è entrare nel suo centro di potere, piegarne le decisioni agli interessi nazionali e ridurre il peso degli Stati percepiti come ostili o privilegiati. In questo modo Vannacci può attirare sia il sovranista che vorrebbe rompere con Bruxelles sia l’elettore pragmatico che chiede semplicemente maggiore forza negoziale.

I quattro meloni trasformano una battuta in un patto visivo

Il dettaglio dei quattro meloni collocati sull’Italia non è ornamentale. Riprende il confronto verbale avuto da Vannacci con Ursula von der Leyen e trasforma un gioco simbolico in un dispositivo di identificazione politica. Il melone richiama direttamente il cognome della presidente del Consiglio, ma la moltiplicazione dell’oggetto suggerisce qualcosa di più ampio: la presenza italiana deve aumentare, occupare spazio e diventare riconoscibile all’interno del sistema europeo. Il riferimento consente a Vannacci di appropriarsi contemporaneamente dell’immagine di Meloni e della critica alla presidente della Commissione europea. La scena funziona perché non richiede una spiegazione articolata. Il pubblico riconosce la premier, riconosce l’Italia e riconosce Bruxelles come antagonista. L’intelligenza artificiale produce così una sintesi propagandistica che un discorso parlamentare difficilmente riuscirebbe a ottenere con la stessa immediatezza. Il video non dimostra che Meloni condivida questa strategia, né che il governo sia disposto a rompere con von der Leyen. Al contrario, la premier ha costruito parte della propria credibilità internazionale attraverso un rapporto operativo con le istituzioni europee, assumendo spesso posizioni più compatibili con Bruxelles di quanto lasciassero prevedere le campagne elettorali precedenti. È proprio questa distanza tra governo e promessa originaria a offrire spazio a Vannacci. Il generale può presentarsi come colui che restituisce radicalità a una destra ormai istituzionalizzata, senza rinunciare a utilizzare Meloni come simbolo nazionale.

Francia e Germania diventano il terreno della promessa sovranista

La cornice geopolitica evocata dal video poggia su un’altra percezione diffusa: l’idea che l’Italia abbia trascorso decenni in una posizione subordinata rispetto a Francia e Germania. La formula attribuita a Romano Prodi, secondo cui Roma avrebbe dovuto seguire l’asse franco-tedesco, viene utilizzata nel dibattito sovranista come prova di un ruolo assegnato all’Italia fin dall’ingresso nei principali meccanismi europei. Vannacci promette implicitamente di interrompere questa gerarchia. Il messaggio sostiene che l’Italia possa costruire una relazione più diretta con Berlino, approfittando delle difficoltà economiche e politiche francesi, e ridurre il peso di Parigi nella definizione della leadership continentale. Questa lettura contiene però una quota rilevante di propaganda. Germania e Italia possono convergere su industria, difesa, energia e competitività, ma restano concorrenti su filiere produttive, distribuzione delle risorse, disciplina fiscale e influenza istituzionale. La Francia, pur attraversando una fase di debolezza, conserva strumenti militari, diplomatici, nucleari e finanziari che l’Italia non possiede nella stessa misura. Presentare la ridefinizione degli equilibri europei come il risultato di una volontà politica più aggressiva semplifica un processo che richiederebbe alleanze, capacità industriale, continuità diplomatica e un progetto economico pluriennale. Anche il governo Meloni ha sperimentato quanto la politica estera non possa essere ridotta alla sola costruzione dell’immagine, come mostrato dal caso in cui Trump ha ridimensionato la geopolitica italiana costruita intorno alla fotografia del G7.

La promessa di conquistare Bruxelles resta senza un programma

Il punto più debole del video coincide con il suo elemento più efficace. Vannacci promette simbolicamente di aggredire il centro di potere europeo, ma non spiega attraverso quali strumenti istituzionali, economici e diplomatici intenda farlo. L’Italia non può modificare da sola i rapporti di forza dell’Unione. Per incidere sulla Commissione deve costruire maggioranze tra governi e gruppi parlamentari; per cambiare le regole fiscali deve negoziare con Paesi che hanno interessi differenti; per sfidare Francia e Germania deve disporre di una politica industriale, energetica e militare coerente. Il video sostituisce tutto questo con una promessa identitaria: riportare Roma al centro dell’Europa. È una formula già utilizzata in molte campagne elettorali e raramente tradotta in un riequilibrio strutturale. La novità non si trova quindi nel programma, ma nel linguaggio. L’intelligenza artificiale permette di rappresentare immediatamente ciò che la politica tradizionale può soltanto promettere: l’Italia dominante, Bruxelles ridimensionata, gli avversari sconfitti e la destra ricomposta attorno a una figura autoritaria. Il successo in termini di interazioni dimostra che questa grammatica intercetta un pubblico reale, ma non certifica la fattibilità delle proposte. Vannacci sta costruendo una campagna capace di sottrarre voti alla Lega, condizionare Meloni e attrarre gli europeisti delusi. Resta però da dimostrare se dietro la potenza delle immagini esista una strategia capace di trasformare lo slogan sovranista in una politica europea concreta.

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