La cybersicurezza italiana cambia salumeria.
Per anni ci hanno raccontato che il centro dell’universo cyber fosse l’ACN: Palazzo Chigi, resilienza, governance, intelligence, minacce ibride e una quantità industriale di convegni nei quali bastava pronunciare tre volte “sicurezza nazionale” per sentirsi improvvisamente dentro i servizi segreti.
Adesso arriva la riforma della Difesa e succede l’imponderabile:
la guerra cyber torna ai militari.
Chi l’avrebbe mai detto.
E così prepariamoci alla grande migrazione.
Gli esperti di resilienza diventeranno esperti di deterrenza.
I sacerdoti della governance civile scopriranno il multidominio.
I Men in Black di LinkedIn metteranno virtualmente le stellette.
E chi ieri viveva di pane e Mantovano, da domani inizierà a ordinare pane e Crosetto.
Il problema non è Crosetto.
Anzi: riportare la guerra cibernetica dentro una struttura militare ha una logica difficilmente contestabile.
Il problema è vedere quanto velocemente la narrazione italiana segue sempre il luogo nel quale si spostano potere, soldi, incarichi e consulenze.
Poi c’è la sovranità.
La parola magica.
L’Italia vuole una forza cyber militare più autonoma e contemporaneamente partecipa a IRIS², 348 satelliti europei pensati anche per ridurre la dipendenza da Starlink.
Benissimo.
Ma una domanda resta.
Se togliamo la dipendenza da Elon Musk per sostituirla con una dipendenza tecnologica condivisa tra Bruxelles, grandi contractor europei e filiere che Roma non controlla completamente, siamo diventati sovrani oppure abbiamo semplicemente cambiato il nome del padrone di casa?
Perché la sovranità non è mettere il tricolore sopra un computer americano.
Non è nemmeno mettere dodici stelle sopra un satellite europeo.
Sovranità significa poter dire no.
Cambiare fornitore.
Controllare dati e software.
Continuare a comunicare se qualcuno chiude un servizio.
Continuare a combattere se un alleato cambia idea.
Tutto il resto è marketing geopolitico.
Questa settimana su Matrice Digitale mettiamo insieme Crosetto, ACN, Mantovano, guerra cyber, IRIS² e Starlink per raccontare una cosa molto semplice:
il potere può cambiare palazzo.
La corte può cambiare padrone.
La tecnologia può cambiare bandiera.
La dipendenza, invece, rischia di restare esattamente dov’è.
E soprattutto abbiamo una curiosità.
Adesso che la guerra cyber diventa davvero materia militare, quanti dei guerrieri digitali che l’hanno combattuta per anni su LinkedIn sono pronti a partire?
O continueranno, come sempre, a mandare i figli degli altri?
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