🛡️ Executive Summary
- Genians trova su infrastrutture Kimsuky Ollama, GPT4All, Msty, RAG, Whisper e framework per integrare AI direttamente nei workflow offensivi.
- I ricercatori di ANY.RUN, BCA LTD e NorthScan creano Ballena Azul e assumono tre sospetti IT worker nordcoreani osservandone identità, strumenti e infrastruttura.
- Le due ricerche mostrano l’AI usata per documenti-esca, sviluppo software, colloqui, falsificazione delle identità e supporto alle operazioni sotto copertura.
Due ricerche offrono una visuale molto più concreta sull’uso dell’intelligenza artificiale nelle operazioni nordcoreane. Genians ha trovato sulle infrastrutture attribuite a Kimsuky un vero stack AI locale composto da runtime LLM, sistemi RAG, speech-to-text e framework per agenti, segnalando il passaggio dall’uso occasionale di servizi generativi alla costruzione di capacità offline direttamente dentro l’infrastruttura offensiva. Parallelamente, un team formato da ANY.RUN, BCA LTD e NorthScan ha creato una falsa startup DeFi e assunto tre persone ritenute riconducibili all’ecosistema Famous Chollima, osservando per giorni come lavoravano, quali identità utilizzavano e quali strumenti AI accompagnavano colloqui, sviluppo e falsificazione documentale. Le due operazioni descrivono facce diverse della stessa strategia: automatizzare lo spionaggio e trasformare il lavoro remoto in accesso legittimo alle aziende bersaglio.
Cosa leggere
Kimsuky costruisce uno stack AI che resta fuori dai servizi cloud
Il dato più significativo della ricerca Genians è la presenza di Ollama, GPT4All e Msty su infrastrutture ricondotte a Kimsuky. Non si tratta, secondo i ricercatori, di software semplicemente scaricato e dimenticato: Ollama aveva generato le chiavi create al primo avvio, mentre GPT4All conteneva un database localdocs_v3.db configurato per la funzionalità LocalDocs, cioè un sistema Retrieval-Augmented Generation capace di collegare un modello locale a una collezione privata di documenti. La ricerca tecnica di Genians sull’integrazione dell’AI nelle operazioni Kimsuky precisa però un limite importante: non esistono evidenze che il gruppo abbia addestrato un proprio modello, né che l’intero stack sia già stato utilizzato operativamente contro una vittima.

Il quadro è quello di una fase di ricerca, sperimentazione e acquisizione di capacità, nella quale strumenti esistenti vengono assemblati per evitare dipendenza da servizi AI esterni e mantenere in locale documenti e dati sensibili. La scelta è coerente con l’evoluzione già osservata quando Kimsuky ha usato spoofing WebEx e JSONPing contro obiettivi sudcoreani e con le precedenti campagne di quishing rivolte a governo, think tank e accademia statunitensi.
Il RAG può trasformare documenti raccolti in una base interrogabile
La presenza del database LocalDocs è particolarmente interessante perché suggerisce un possibile utilizzo dell’AI non soltanto per generare testi, ma per analizzare grandi quantità di informazioni interne. Un sistema RAG può indicizzare documenti e permettere agli operatori di interrogarli con linguaggio naturale, riducendo il tempo necessario per cercare credenziali, dati finanziari, informazioni diplomatiche o riferimenti tecnici all’interno di archivi molto estesi.

Genians ha recuperato separatamente una richiesta operativa che chiedeva di controllare un dataset alla ricerca di wallet, credenziali Gmail e cronologia di registrazione su siti, anche se non è stato possibile stabilire che quella richiesta specifica fosse stata inviata a un sistema AI. Il valore di una simile capacità cresce soprattutto nelle campagne di cyberspionaggio di lunga durata, dove il problema non è soltanto sottrarre documenti ma capire rapidamente quali contengano intelligence utile. In questo senso Kimsuky sposta l’AI dalla fase esterna del phishing alla post-compromise analysis, ampliando una tendenza già evidente nell’ingegneria sociale AI-driven, dove automazione e personalizzazione riducono progressivamente gli indicatori tradizionali del phishing.
I documenti-esca generati con AI diventano più uniformi e credibili
Genians ha individuato nel 2026 una continuità nell’utilizzo di documenti-esca apparentemente generati attraverso strumenti AI, dedicati a temi finanziari, investimenti, criptovalute e sviluppo di videogiochi. I file analizzati presentano strutture visive molto simili, layout coerenti, tabelle, margini e sezioni ripetuti e metadata compatibili con processi di generazione automatizzata attraverso python-docx e strumenti di editing successivi.

In un altro caso gli attaccanti hanno costruito un file LNK mascherato come materiale di strategia finanziaria, inserendo circa 300 spazi prima della parte malevola della command line per nascondere il PowerShell reale nella finestra delle proprietà di Windows. Il payload scarica un PDF legittimo da GitHub così che la vittima visualizzi il documento atteso mentre in background viene avviata la catena malevola e installato un scheduled task nascosto.

L’AI, quindi, non sostituisce necessariamente il malware: rende più economica e scalabile la produzione del contesto necessario per farlo eseguire, seguendo una logica già vista nelle campagne nordcoreane contro sviluppatori crypto basate su falsi colloqui e repository GitHub.
Whisper e i framework agentici ampliano le possibili automazioni
Sulla stessa infrastruttura Genians ha trovato anche componenti più orientati allo sviluppo di funzionalità custom: LLaMaSharp, Microsoft Semantic Kernel e Microsoft.Agents.AI, insieme a file di OpenAI Whisper e a tracce dell’editor AI Cursor. Questi elementi non dimostrano l’esistenza di un malware autonomo controllato da un agente, ma indicano che gli operatori stanno acquisendo gli strumenti necessari per integrare modelli locali in software C# e .NET, orchestrare task e trasformare registrazioni audio in testo. In termini operativi, la combinazione potrebbe servire per classificare informazioni sottratte, riassumere documenti, trascrivere conversazioni, generare codice o costruire automaticamente esche coerenti con il profilo della vittima. L’elemento più rilevante è l’assenza di dipendenza da un’API cloud soggetta a log, policy e controlli del provider. Uno stack locale permette invece di utilizzare dati operativi sensibili senza inviarli all’esterno, costruendo una capacità più compatibile con attività di intelligence. La Corea del Nord aveva già mostrato una forte capacità di adattamento nell’uso di software e infrastrutture legittime, come documentato nell’analisi sulle APT nordcoreane Kimsuky, Andariel e Moonstone Sleet.
I ricercatori creano una falsa startup DeFi per attirare gli IT worker
Mentre Genians osservava Kimsuky dall’infrastruttura tecnica, ANY.RUN, BCA LTD e NorthScan hanno adottato l’approccio opposto: hanno creato una falsa società chiamata Ballena Azul LTD, presentata come startup DeFi interessata a lavorare con grandi crypto wallet, e hanno aperto posizioni per sviluppatori. La ricerca “Smile, You’re on Camera! Part 2” descrive come un recruiter individuato attraverso GitHub abbia presentato il primo sviluppatore e come questo, una volta assunto, abbia raccomandato un secondo candidato, che a sua volta ne ha introdotto un terzo.

I ricercatori considerano i tre sospetti operativi di Famous Chollima, nome utilizzato da CrowdStrike per l’ecosistema nordcoreano degli IT worker, ma è importante mantenere l’attribuzione al livello dichiarato dagli autori: le autorità governative citate nella ricerca non hanno confermato pubblicamente l’identità reale dei tre soggetti. Il modello osservato segue quello già documentato nelle reti di falsi dipendenti nordcoreani utilizzate per infiltrare aziende occidentali e generare entrate per Pyongyang.
Le identità combinano documenti falsi, SSN e conti bancari reali
La fase di onboarding ha mostrato una struttura più complessa della semplice falsificazione di un curriculum. Uno dei candidati ha dichiarato di vivere in Texas ma ha fornito una patente della California insieme a un conto Citibank di New York. Un secondo ha consegnato una patente texana, un Social Security Number valido e un conto bancario nel Kansas.
Il terzo ha utilizzato una patente di New York appartenente a un’altra persona e un conto Wise. Nel documento del primo candidato i ricercatori hanno rilevato metadata indicanti un’elaborazione attraverso Google Gemini e la presenza di SynthID, il watermark utilizzato da Google sui contenuti generati o modificati con i propri strumenti AI. Il dato è particolarmente significativo perché mostra l’AI impiegata non soltanto durante colloqui e sviluppo, ma anche nella preparazione dei documenti necessari per superare i controlli HR. Il modello combina quindi identità sintetiche, identità rubate, mule account e strumenti AI, rendendo insufficiente una verifica effettuata soltanto al momento dell’assunzione.
Una volta assunti non serve più sfruttare una vulnerabilità
Il punto più importante della ricerca ANY.RUN riguarda il passaggio da minaccia esterna a insider autorizzato. I tre candidati superano i colloqui, firmano i contratti e ricevono ciascuno una macchina virtuale aziendale. Non hanno bisogno di exploitare nulla: possiedono accesso legittimo perché sono formalmente dipendenti. Il primo giorno gli operatori eseguono dxdiag, systeminfo e wmic per profilare i sistemi e controllano la geolocalizzazione apparente della connessione.

Uno di loro installa Chrome Remote Desktop, sincronizza il proprio account Google con la macchina e accede a GitHub, esponendo involontariamente cronologia, password salvate, estensioni e altri dati alla sandbox monitorata dai ricercatori. È precisamente questa caratteristica a rendere gli IT worker nordcoreani differenti dalle classiche campagne di intrusion: un malware deve nascondersi perché non dovrebbe essere presente; un dipendente invece è previsto che acceda a repository, ticket, source code e ambienti interni. Lo stesso valore strategico degli sviluppatori emerge nelle campagne graphalgo di Lazarus, dove falsi reclutatori portano i candidati a eseguire pacchetti npm e PyPI malevoli.
ChatGPT e assistenti per colloqui fanno parte del normale toolset
I ricercatori hanno osservato nei browser e nelle sessioni dei tre operatori strumenti come AIApply, Final Round AI, Simplify Copilot e sistemi per salvare prompt ChatGPT, oltre all’uso diretto di ChatGPT durante il lavoro di sviluppo. Le sessioni mostrano richieste su smart contract, Node.js, Remix e MetaMask, insieme a difficoltà tecniche risolte consultando l’AI durante l’attività quotidiana.

L’uso dell’intelligenza artificiale, quindi, non è necessariamente sofisticato: in molti casi serve a compensare limiti linguistici, aiutare durante i colloqui o aumentare la produttività di operatori che devono sostenere contemporaneamente più identità e ruoli. La ricerca indica anche l’uso di 2fa.cn per lo scambio dei codici a due fattori, account Outlook, infrastrutture su Vultr e Gorilla Servers e connessioni attraverso AstrillVPN. Questo insieme di segnali suggerisce perché le aziende non possano affidarsi esclusivamente alla qualità tecnica del colloquio: una persona può ricevere assistenza esterna e AI in tempo reale pur mantenendo un’identità apparente coerente.
Il falso dipendente produce reddito e accesso allo stesso tempo
Le autorità statunitensi descrivono da tempo gli IT worker nordcoreani come una fonte di entrate per il regime, ma la ricerca Ballena Azul mostra che la minaccia non si limita alla destinazione dello stipendio.
Un lavoratore assunto ottiene accesso continuativo a codice sorgente, infrastruttura, proprietà intellettuale e processi aziendali, potenzialmente per mesi o anni. ANY.RUN sottolinea che più operatori presenti nella stessa organizzazione potrebbero inoltre influenzare code review, pull request, approvazioni o decisioni tecniche senza dover sfruttare alcuna vulnerabilità. Il problema era già emerso nelle iniziative americane contro le reti che utilizzano identità false e lavoro remoto per finanziare la Corea del Nord e nelle campagne Contagious Interview, ma il modello dell’IT worker introduce una forma di persistenza differente: l’accesso viene mantenuto attraverso contratto, account e fiducia organizzativa.
Kimsuky e Famous Chollima mostrano due usi complementari dell’AI
Le due ricerche non descrivono lo stesso gruppo né devono essere fuse sul piano attributivo. Kimsuky è un attore di cyberspionaggio tradizionalmente associato alla raccolta di intelligence e alle campagne di spear phishing; Famous Chollima identifica invece un ecosistema di lavoratori IT sotto falsa identità che cerca inserimento stabile nelle aziende. La convergenza riguarda l’AI. Nel primo caso viene costruita una piattaforma locale per elaborare documenti, generare esche, trascrivere audio e potenzialmente integrare modelli dentro strumenti offensivi.
Nel secondo l’AI sostiene documenti falsi, colloqui, traduzione e lavoro tecnico quotidiano. Non emerge quindi un “cyberattacco autonomo” guidato dall’intelligenza artificiale, ma qualcosa di probabilmente più utile nel breve periodo: AI distribuita lungo l’intero ciclo operativo, capace di rendere più veloce e credibile ogni singola fase.
La difesa deve spostarsi dal contenuto al comportamento
Per Kimsuky, Genians raccomanda di non affidarsi più principalmente alla qualità linguistica o grafica dell’esca. Una mail o un PDF generato dall’AI può essere perfettamente scritto e visivamente coerente. Diventano più importanti le sequenze osservabili sull’endpoint: esecuzione di LNK, PowerShell nascosto, scheduled task, traffico verso GitHub e download successivi. Sul fronte degli IT worker, invece, ANY.RUN e le autorità suggeriscono verifiche d’identità ripetute, controlli in presenza per ruoli sensibili, monitoraggio degli accessi provenienti da numerosi IP, attenzione all’uso di VPN commerciali e anomalie tra residenza dichiarata, documenti e coordinate bancarie. In entrambi i casi il principio è lo stesso: l’AI rende meno affidabili gli indicatori superficiali e costringe la difesa a osservare la catena comportamentale.
La Corea del Nord sta industrializzando l’operatore umano
Il dato che unisce realmente i due filoni non è quindi la semplice adozione di ChatGPT, Ollama o Gemini. È la capacità di utilizzare l’AI per aumentare la produttività dell’operatore umano. Kimsuky può produrre più documenti-esca, analizzare più dati e ridurre il lavoro manuale necessario per costruire campagne mirate.

Un IT worker sotto falsa identità può superare barriere linguistiche, preparare documentazione, sostenere colloqui e sviluppare codice anche quando le proprie competenze non sarebbero sufficienti a mantenere il ruolo. La minaccia nordcoreana assume così una forma sempre più ibrida: spionaggio, cybercrime, lavoro remoto, criptovalute e intelligenza artificiale diventano componenti dello stesso ecosistema operativo, senza la necessità che esista un singolo malware rivoluzionario. È questa industrializzazione del fattore umano, più che l’autonomia dell’AI, a rappresentare il salto operativo più concreto.
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