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Falso AGCOM e smishing INPS usano fiducia istituzionale e AI

🛡️ Executive Summary

  • AGCOM segnala email provenienti da indirizzi riconducibili ad agcom.it.com che chiedono a media e associazioni di pubblicare collegamenti verso il falso dominio.
  • CERT-AGID osserva una nuova campagna smishing INPS che sottrae dati anagrafici, documenti, CUD, buste paga e selfie attraverso un portale contraffatto.
  • Il kit INPS integra un modello di visione AI che analizza semanticamente le immagini caricate, riduce i dati inutilizzabili e aumenta la credibilità della procedura fraudolenta.

Le campagne di impersonificazione istituzionale in Italia stanno diventando più mirate e tecnicamente raffinate. AGCOM ha segnalato email fraudolente indirizzate soprattutto ad associazioni e operatori dell’informazione, nelle quali sedicenti rappresentanti dell’Autorità chiedono di pubblicare collegamenti verso il dominio agcom.it.com, che non appartiene all’ente. Contemporaneamente CERT-AGID ha individuato una nuova evoluzione dello smishing INPS: il portale contraffatto non si limita più a raccogliere documenti e informazioni personali, ma utilizza un sistema di intelligenza artificiale per analizzare le immagini inviate dalle vittime e stabilire se corrispondano al documento richiesto. I due casi sfruttano contesti diversi, ma condividono lo stesso obiettivo: trasformare l’autorevolezza di un’istituzione pubblica in uno strumento per indurre la vittima a collaborare con la frode.

Il falso dominio AGCOM punta direttamente agli operatori dell’informazione

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L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha ricevuto diverse segnalazioni relative a email sospette provenienti da indirizzi riconducibili al dominio agcom.it.com. I messaggi vengono inviati prevalentemente ad associazioni e operatori dell’informazione e i mittenti si presentano come rappresentanti dell’Autorità, chiedendo ai destinatari di inserire nei propri siti o nelle proprie pubblicazioni collegamenti ipertestuali verso quel dominio. Nell’avviso ufficiale sulle comunicazioni fraudolente, AGCOM precisa che il proprio sito istituzionale è esclusivamente www.agcom.it, che agcom.it.com non è in alcun modo riconducibile all’Autorità e che le comunicazioni rivolte agli organi di informazione avvengono soltanto attraverso canali ufficiali. Il bersaglio scelto rende l’operazione particolarmente insidiosa: convincere siti editoriali e associazioni a pubblicare un collegamento può fornire al dominio fraudolento visibilità, reputazione e traffico proveniente da fonti apparentemente affidabili.

AGCOM invita a non aprire né pubblicare i collegamenti ricevuti

L’Autorità non attribuisce pubblicamente alla campagna una finalità tecnica specifica e non afferma che ogni collegamento abbia già distribuito malware. L’avviso utilizza quindi correttamente una formulazione prudente: i link potrebbero veicolare contenuti potenzialmente fraudolenti o malevoli e devono essere ignorati. AGCOM ha inoltre avviato approfondimenti e verifiche presso le sedi competenti. Il caso dimostra perché la verifica del dominio debba precedere qualsiasi pubblicazione anche quando la richiesta sembra provenire da un soggetto istituzionale. agcom.it.com sfrutta visivamente il nome dell’Autorità, ma il dominio effettivo è agcom.it: la parte finale dell’indirizzo cambia completamente la titolarità della risorsa. La tecnica appartiene alla stessa famiglia di manipolazioni che alimenta le campagne di phishing SPID e Agenzia delle Entrate basate su portali apparentemente istituzionali, dove la familiarità del nome sostituisce spesso una vera verifica dell’URL.

Lo smishing INPS torna con una richiesta di verifica dei dati

Il secondo sviluppo riguarda una campagna osservata da CERT-AGID l’11 agosto 2026. Gli SMS utilizzano nome, logo e grafica di INPS e invitano il destinatario a controllare i propri dati per garantire la continuità dell’erogazione dei servizi. Il link porta a un sito contraffatto che riproduce l’aspetto dei portali istituzionali e accompagna la vittima attraverso un percorso composto da cinque fasi. Secondo l’analisi pubblicata dal CERT-AGID, vengono richiesti dati anagrafici, documenti di identità, buste paga, CUD e selfie. La struttura riprende campagne INPS già osservate nei mesi precedenti, quando gli aggressori variavano importi e pretesti mantenendo sostanzialmente invariato il meccanismo di raccolta. Matrice Digitale aveva già documentato lo smishing INPS con importi differenti utilizzati per testare la risposta delle vittime e il precedente falso bonus carburante da 300 euro.

Il falso portale ora controlla davvero le immagini con l’AI

La novità della campagna è l’introduzione di un modello di visione artificiale all’interno del processo di caricamento. CERT-AGID ha verificato che il sistema non applica soltanto controlli banali su formato, risoluzione, luminosità o sfocatura: riesce a descrivere semanticamente ciò che appare nell’immagine e confrontarlo con il documento richiesto. Durante i test, per esempio, un’immagine raffigurante una macchina da caffè è stata correttamente respinta perché non corrispondeva al documento previsto.

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Questo comportamento distingue il nuovo kit dai normali moduli antifrode inseriti in molte pagine di phishing, perché il backend sembra effettivamente utilizzare capacità multimodali per capire cosa la vittima stia caricando. Il vantaggio per gli attaccanti è immediato: fotografie casuali, meme, immagini vuote o file volutamente inutilizzabili possono essere scartati prima di entrare nel dataset criminale.

L’AI filtra il rumore ma non verifica l’autenticità del documento

La capacità semantica non equivale però a una verifica documentale affidabile. CERT-AGID ha sottoposto al sistema anche una carta d’identità chiaramente fittizia con la filigrana “FACSIMILE”, che è stata accettata senza obiezioni. Il modello sembra quindi rispondere principalmente alla domanda “questa immagine assomiglia al tipo di documento richiesto?” e non “questo documento è autentico e valido?”. La distinzione è importante perché chiarisce la funzione reale dell’AI nella frode: gli aggressori non stanno costruendo un sofisticato sistema KYC per stabilire la validità legale dell’identità, ma un filtro automatico capace di aumentare la qualità media dei dati sottratti. Eliminando caricamenti manifestamente sbagliati, gli operatori riducono il lavoro manuale necessario per selezionare documenti, selfie e informazioni potenzialmente sfruttabili nelle fasi successive.

“Verifica AI in corso” rende anche la truffa più credibile

L’intelligenza artificiale svolge contemporaneamente una seconda funzione, questa volta psicologica. Il portale mostra alla vittima l’indicazione “Verifica AI in corso…”, simulando le procedure ormai comuni nei servizi bancari, assicurativi, finanziari e nelle piattaforme che effettuano identificazione remota. CERT-AGID osserva che questa apparente rigorosità può aumentare la percezione di autenticità del processo e spingere l’utente a completare tutti i passaggi fornendo materiale migliore.

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L’AI non è quindi soltanto uno strumento backend: diventa parte del social engineering. Se la pagina respinge davvero un’immagine sbagliata spiegandone persino il contenuto, la vittima riceve una conferma comportamentale molto più convincente di un semplice logo INPS copiato. È un’evoluzione concreta dell’ingegneria sociale assistita dall’intelligenza artificiale, nella quale il modello non deve necessariamente generare l’intera campagna per aumentarne l’efficacia.

Il componente AI può essere influenzato dal testo inserito nell’immagine

L’analisi tecnica del CERT-AGID espone anche una debolezza interessante del sistema utilizzato dai criminali. L’endpoint upload_ajax.php restituisce una risposta strutturata contenente campi come ok, motivo e ai_rifiuto, segnale di una vera fase di validazione automatica. I ricercatori hanno quindi inserito istruzioni testuali direttamente nell’immagine caricata e osservato che il componente non si limitava a riconoscere la scena, ma leggeva anche il testo presente nel file.

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In alcune prove le istruzioni incorporate venivano riprese nella risposta generata dal sistema. Il CERT interpreta il comportamento come una mancata separazione tra contenuto visivo non attendibile e istruzioni di controllo, cioè una forma di esposizione a prompt injection attraverso il canale OCR/visivo. È un paradosso significativo: l’AI introdotta dai criminali per filtrare meglio i dati delle vittime crea a sua volta una superficie manipolabile.

Il sistema si è identificato come Gemini 1.5 Pro

Durante uno dei test descritti dal CERT-AGID, il componente ha dichiarato di essere Gemini 1.5 Pro. Il dato va interpretato con cautela: una risposta prodotta dal modello non costituisce da sola una verifica indipendente dell’effettiva infrastruttura backend, soprattutto in un sistema controllato da attori criminali. Ciò che la ricerca dimostra con maggiore solidità è la presenza di capacità di visione, OCR e interpretazione semantica sufficienti a classificare i file caricati e a reagire alle istruzioni presenti nelle immagini. La campagna rappresenta comunque un salto operativo rispetto alle tradizionali pagine statiche di smishing, perché introduce un controllo dinamico che reagisce al comportamento della vittima durante la frode.

Documenti, CUD e selfie aumentano il valore del furto

Il tipo di informazioni richieste rende la campagna più grave di un semplice phishing di credenziali. Un set composto da documento di identità, dati anagrafici, CUD, busta paga e selfie può fornire materiale utile per impersonificazione, social engineering secondario, apertura fraudolenta di account, falsificazione di procedure di verifica e attacchi contro altri servizi che utilizzano domande o documenti simili.

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CERT-AGID ha avviato le procedure di dismissione dei domini individuati, informato INPS e distribuito gli indicatori di compromissione alle organizzazioni accreditate attraverso il proprio feed. La campagna arriva dopo un luglio nel quale il CERT-AGID aveva contato 395 campagne malevole e oltre 3.200 indicatori, con INPS, PagoPA, Agenzia delle Entrate e altre istituzioni costantemente utilizzate come esche.

AGCOM e INPS mostrano due livelli della stessa economia della fiducia

Le due campagne non risultano collegate tra loro e utilizzano vettori differenti. Nel caso AGCOM, l’obiettivo immediato è convincere soggetti dell’informazione a riconoscere implicitamente un dominio estraneo pubblicandone il collegamento. Nello smishing INPS, invece, l’attaccante costruisce un processo molto più lungo e interattivo per convincere il cittadino a consegnare un intero dossier personale. Il denominatore comune è l’uso dell’identità istituzionale come scorciatoia verso la fiducia. La grafica, il dominio simile, il linguaggio amministrativo e ora persino l’AI vengono utilizzati per riprodurre segnali normalmente associati a un processo legittimo. Per media, imprese e cittadini la difesa non può quindi fermarsi all’aspetto della comunicazione: dominio, provenienza, finalità della richiesta e canale ufficiale devono essere verificati indipendentemente, soprattutto quando un messaggio invita a pubblicare un link oppure a consegnare documenti personali. L’intelligenza artificiale non cambia questo principio; rende semplicemente più convincente ciò che accade dopo il primo clic.

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