newsletter 16 agosto

ACN parla, Trump arma i privati e Report trema – NEWSLETTER

ACN parla. Trump firma. Lavitola confessa.

E improvvisamente crollano tre narrazioni che per mesi o anni ci hanno venduto come verità definitive.

Partiamo dall’ACN.

Per anni abbiamo sentito raccontare l’Agenzia come se fosse contemporaneamente esercito cyber, intelligence, polizia, regolatore e scudo digitale della Repubblica.

Poi Matrice Digitale fa una cosa rivoluzionaria per il giornalismo italiano: chiede direttamente a chi ci lavora come stanno le cose.

Luca Nicoletti chiarisce che la cybersicurezza nazionale è fatta di competenze diverse, che ACN non è “tutto il cyber italiano” e soprattutto conferma un concetto che ripetiamo da anni:

senza sovranità tecnologica non esiste vera cybersicurezza.

Poi arriva Trump.

Firma un memorandum che consente a società private selezionate di partecipare a operazioni cyber contro il cybercrime transnazionale sotto controllo federale.

Titoli: rivoluzione.
Esperti: svolta epocale.
Meraviglia generale.

Peccato che Microsoft, Google, Cloudflare, società di cybersecurity e perfino OpenAI collaborino da anni a takedown, sequestri, disruption, smantellamenti di infrastrutture criminali e operazioni coordinate con le autorità USA.

Trump non ha inventato il cyber privato.

Gli ha dato un distintivo federale.

Ma se qualcuno se ne accorge oggi, non è una novità del cyber.

È un problema di memoria.

Infine Ranucci.

Per mesi l’attentato è stato inserito nella grande narrazione del giornalista d’inchiesta colpito dai poteri oscuri.

Poi viene arrestato Valter Lavitola.

Poi arriva la confessione attribuita allo stesso Lavitola.

E il quadro diventa molto più scomodo: il presunto mandante non emerge da un’entità misteriosa, ma dalla rete personale dello stesso Ranucci.

Una precisazione fondamentale: Ranucci resta la vittima dell’attentato e non esistono elementi per attribuirgli alcuna responsabilità.

Il problema è un altro.

Quando costruisci per mesi una narrazione assoluta e poi i fatti diventano più complessi, hai due possibilità:

correggere il racconto
oppure fingere che nulla sia cambiato.

Ed è qui che entra in gioco Report.

Perché la responsabilità penale la stabiliscono i tribunali.

La credibilità editoriale, invece, la giudicano anche i lettori.

Questa settimana la newsletter di Matrice Digitale parla esattamente di questo:

del potere di raccontare il potere.

E di una regola semplicissima che molti continuano a dimenticare:

chi arriva tardi può sempre gridare alla rivoluzione.

Chi ha lavorato prima, invece, deve solo aprire l’archivio.

Link alla newsletter

Le narrazioni cambiano.
I fatti, purtroppo per qualcuno, restano.

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