⚙️ Da sapere
- Gli investimenti nelle tecnologie quantistiche raggiungono 12,6 miliardi di dollari nel 2025, circa 6,3 volte il livello registrato soltanto un anno prima.
- I ricavi delle aziende di quantum computing superano il miliardo di dollari e potrebbero raggiungere 3,2-4,4 miliardi già entro il 2028.
- Il vero passaggio industriale sarà ibrido: computer quantistici integrati con CPU, GPU e HPC, mentre la migrazione post-quantum diventa una priorità cybersecurity.
Il quantum computing sta iniziando a uscire dalla fase nella quale progressi scientifici e promesse industriali correvano molto più velocemente dei ricavi. Il Quantum Technology Monitor 2026 di McKinsey, costruito su dati raccolti fino a marzo, fotografa un mercato nel quale gli investimenti sono saliti a 12,6 miliardi di dollari nel 2025, più di 300 aziende industriali hanno ormai programmi o collaborazioni dedicate e il valore economico potenzialmente generato dal quantum computing viene stimato tra 1,3 e 2,7 trilioni di dollari entro il 2035. Il punto più importante, però, non riguarda il numero dei qubit: aziende e investitori stanno passando dalle dimostrazioni alla ricerca di applicazioni pagabili, sistemi fault tolerant e integrazione con l’infrastruttura HPC esistente.
Cosa leggere
Gli investimenti quantum balzano da 2 a 12,6 miliardi in un anno
Il dato che meglio rappresenta il cambio di fase è finanziario. Secondo McKinsey, gli investimenti nelle start-up delle quantum technologies, QT, sono passati da circa 2 miliardi di dollari nel 2024 a 12,6 miliardi nel 2025, con una crescita di 6,3 volte e oltre il 90% del capitale concentrato sul quantum computing. Il fenomeno è inoltre diventato prevalentemente privato: nel 2025 il 97% degli investimenti registrati proviene da capitale privato, contro appena il 3% attribuito a governi e istituzioni. I primi dieci deal valgono complessivamente circa 7,6 miliardi, quasi il 60% del totale, con protagonisti come IonQ, Oxford Ionics, Quantinuum, PsiQuantum, Xanadu e D-Wave. Gli Stati Uniti raccolgono il 64% degli investimenti destinati alle start-up analizzate, mentre McKinsey avverte che la disponibilità dei dati cinesi rimane limitata. La concentrazione del capitale segue le roadmap sempre più aggressive di IBM, Google, IonQ e Quantinuum verso sistemi corretti su scala industriale, segnalando che il mercato sta iniziando a valutare non soltanto la ricerca, ma la credibilità del percorso verso il fault-tolerant quantum computing.
I ricavi crescono e le imprese iniziano a pagare per i casi d’uso
La commercializzazione resta giovane, ma non è più trascurabile. McKinsey stima che i ricavi delle aziende di quantum computing siano passati da 700 milioni-1 miliardo nel 2024 a 1,1-1,4 miliardi nel 2025, con una possibile crescita fino a 3,2-4,4 miliardi nel 2028, equivalente a un ritmo annuo vicino al 47%. Ancora più significativo è il comportamento dei clienti: oltre 300 operatori industriali collaborano con le principali aziende QC e circa un terzo delle società analizzate dispone già di budget annuali quantum superiori ai 10 milioni di dollari. Il 7% supera addirittura 50 milioni, con casi fino a 200 milioni. Il denaro non viene speso soltanto per acquistare hardware: il 44% dei budget analizzati è destinato allo sviluppo dei casi d’uso, con una spesa media attuale vicina a 6 milioni e una disponibilità media dichiarata a pagare fino a circa 13 milioni. Farmaceutica, chimica, finanza e logistica sono gli ambiti sui quali il report concentra le opportunità più concrete, dalla simulazione molecolare all’ottimizzazione di portafogli, routing e supply chain.
Il valore potenziale arriva a 2,7 trilioni ma non è una previsione di fatturato
Il numero più impressionante del rapporto, 1,3-2,7 trilioni di dollari entro il 2035, richiede però di essere letto correttamente. McKinsey parla di value at stake, cioè incremento potenziale di ricavi e riduzione dei costi nelle industrie che adotteranno il quantum computing, non di fatturato prodotto direttamente dalle aziende quantistiche. Il mercato QC in senso stretto viene stimato molto più in basso, tra 43 e 71 miliardi di dollari nel 2035, ai quali si aggiungono 11-15 miliardi per la quantum communication e 7,1-10,1 miliardi per il quantum sensing. La quota maggiore del valore industriale potrebbe concentrarsi in energia e materiali, finanza, farmaceutica e trasporti: solo la chimica potrebbe generare tra 450 e 800 miliardi di impatto, mentre la finanza viene stimata tra 400 e 600 miliardi. Il rapporto precisa inoltre che parte di questo valore si sovrappone a quello dell’intelligenza artificiale generativa e quindi non può essere semplicemente sommato. È proprio questa convergenza tra AI, supercalcolo e tecnologie quantistiche che rende centrale il tema della sovranità tecnologica legata a semiconduttori, HPC e quantum computing.
Il computer quantistico non sostituirà CPU e GPU nel data center
Una delle parti più interessanti del Monitor ridimensiona anche l’immagine del futuro “computer quantistico” capace di sostituire l’infrastruttura classica. McKinsey descrive invece la QPU come acceleratore specializzato dentro un ambiente HPC ibrido. CPU e GPU continueranno a eseguire la maggior parte dei workload, mentre middleware e orchestratori individueranno i sottoproblemi adatti al quantum e li inoltreranno alla QPU. L’evoluzione del data center va quindi verso uno stack CPU-GPU-QPU, non verso un sistema completamente quantistico. IBM Quantum System Two, le installazioni IQM negli ambienti EuroHPC, AWS Braket, Microsoft Azure Quantum e gli interconnect dedicati mostrano già questo modello. La conseguenza è importante anche per l’Europa: possedere accesso all’hardware senza middleware, reti a bassa latenza, software di orchestrazione, competenze HPC e controllo dell’infrastruttura rischia di produrre una dipendenza simile a quella già osservata nel cloud e nell’AI. La questione rientra nella più ampia sfida europea tra AI, energia, supercalcolo e infrastrutture quantum, mentre progressi come i circuiti fotonici programmabili destinati anche ai computer quantistici mostrano quanto hardware e interconnessione rimangano ancora terreni aperti.
La cybersecurity quantum è una transizione che inizia prima del Q-Day
L’altro settore nel quale non è necessario aspettare computer fault tolerant è la cybersecurity. Il rapporto distingue tra post-quantum cryptography, PQC, relativamente semplice da distribuire sulle infrastrutture esistenti, e quantum key distribution, QKD, capace di fornire proprietà di sicurezza molto elevate ma più costosa e complessa perché richiede infrastrutture dedicate. Gli Stati Uniti stanno orientando la transizione federale verso protocolli quantum-resistant entro il 2030, mentre l’Europa sta costruendo contemporaneamente una migrazione PQC e infrastrutture QKD attraverso iniziative come EuroQCI. Il problema strategico è il rischio Harvest Now, Decrypt Later: dati cifrati intercettati oggi potrebbero essere conservati e decifrati quando saranno disponibili sistemi quantistici sufficientemente potenti. Per questo la transizione già delineata nelle linee guida ACN su TLS, firme digitali e primitive post-quantum deve precedere il cosiddetto Q-Day. Il Monitor 2026 fotografa quindi un settore ancora lontano dal computer quantistico universale, ma già abbastanza maturo da muovere miliardi di capitale, budget industriali e scelte infrastrutturali: il vero passaggio del 2026 è che il quantum sta iniziando a essere valutato non soltanto per ciò che promette di calcolare, ma per quanto le aziende sono già disposte a investire per arrivarci.
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