linux 35 anni torvalds kernel open source

Linux compie 35 anni: da hobby universitario a infrastruttura globale del digitale

🐧 Novità principali

  • Il 25 agosto 1991 Linus Torvalds annunciava su comp.os.minix un sistema operativo gratuito nato come progetto personale per PC 386 e 486.
  • Trentacinque anni dopo Linux è alla base di server, cloud, Android, dispositivi embedded, infrastrutture industriali e supercomputer.
  • Il kernel continua a evolvere rapidamente: Linux 7.2 introduce nuovi scheduler, driver, filesystem e supporto hardware mentre è già aperto il ciclo verso 7.3.

Linux compie 35 anni e probabilmente nessuna frase racconta meglio la storia dell’informatica moderna di quella con cui Linus Torvalds, allora studente ventunenne dell’Università di Helsinki, presentò il proprio progetto il 25 agosto 1991: un sistema operativo gratuito nato “solo per hobby” e destinato, secondo lui, a non diventare qualcosa di grande e professionale come GNU. Quel messaggio su comp.os.minix è diventato il punto simbolico di nascita di Linux. Trentacinque anni dopo, quel progetto personale non domina soltanto il mondo dei server: sostiene cloud, smartphone Android, container, router, automotive, sistemi embedded, infrastrutture industriali e praticamente tutto il supercomputing moderno.

Il 25 agosto 1991 Torvalds chiedeva semplicemente suggerimenti agli utenti Minix

Annuncio

Il messaggio originale, conservato nell’archivio storico di comp.os.minix, aveva come oggetto “What would you like to see most in minix?”. Torvalds spiegava di stare sviluppando da aprile un sistema operativo gratuito per computer 386 e 486 AT, di avere già portato Bash 1.08 e GCC 1.40 e di voler raccogliere suggerimenti sulle caratteristiche più utili. Precisava inoltre che il codice non conteneva parti di Minix e ammetteva che il progetto probabilmente non sarebbe mai diventato portabile oltre l’hardware che possedeva personalmente. È quasi impossibile leggere quelle righe oggi senza coglierne l’ironia storica. Linux è diventato esattamente ciò che Torvalds non immaginava: uno dei software più portabili e diffusi della storia, eseguito su architetture che vanno da piccoli sistemi embedded a server con migliaia di core.

La prima release trasformò rapidamente il progetto in una comunità

L’annuncio del 25 agosto non coincide con la prima release pubblica del kernel. La Linux Foundation ricorda che la comunità celebra normalmente due date: il 25 agosto per l’annuncio e il periodo tra settembre e ottobre 1991 per le prime versioni effettivamente distribuite. La ricostruzione storica della Linux Foundation mostra quanto rapidamente il progetto sia passato dall’esperimento personale alla collaborazione aperta. Linux 0.01 conteneva poco più di 10.000 linee di codice; già alla fine del 1991 sviluppatori esterni avevano iniziato a contribuire patch. Il passaggio successivo decisivo fu l’adozione della GNU General Public License, che rese possibile combinare il kernel con compiler, shell e utility dell’ecosistema GNU creando quello che sarebbe poi diventato il sistema GNU/Linux utilizzato dalle distribuzioni.

Da kernel per PC a piattaforma per server e cloud

Il successo di Linux non deriva soltanto dal fatto che fosse gratuito. Il modello di sviluppo ha permesso a università, singoli sviluppatori e aziende concorrenti di contribuire allo stesso kernel mantenendo prodotti differenti sopra di esso. Red Hat, SUSE, Canonical, Intel, AMD, IBM, Google, Microsoft, NVIDIA e migliaia di altri soggetti hanno progressivamente investito nel progetto perché mantenere una base comune risultava più efficiente che sviluppare decine di kernel incompatibili. È questo meccanismo che ha trasformato Linux nel sistema operativo dominante nei server Internet, nel cloud e nei container. Anche Microsoft, storicamente uno dei principali antagonisti del software libero, oggi esegue Linux direttamente dentro Windows attraverso WSL e utilizza ampiamente il kernel nelle proprie infrastrutture cloud.

Android ha portato Linux nelle tasche di miliardi di persone

La vera conquista di massa è però arrivata senza che molti utenti ne fossero pienamente consapevoli. Android utilizza il kernel Linux, quindi miliardi di smartphone venduti negli ultimi quindici anni eseguono direttamente una derivazione del progetto iniziato da Torvalds. Lo stesso vale per televisori, router, NAS, automobili, infotainment, dispositivi IoT e numerosi sistemi industriali. Linux è quindi diventato molto più importante sul mercato consumer di quanto suggeriscano le quote delle tradizionali distribuzioni desktop. Il desktop GNU/Linux rimane relativamente minoritario rispetto a Windows e macOS, ma il kernel è già praticamente ovunque.

Il kernel continua a cambiare dopo 35 anni senza trasformarsi in un progetto museo

L’aspetto forse più importante dell’anniversario è che Linux non sta semplicemente sopravvivendo: continua a cambiare rapidamente. La release Linux 7.2 ha aggiornato scheduler, filesystem, networking e supporto hardware, introducendo tra le altre cose nuovi meccanismi cache-aware, USB4STREAM, miglioramenti Btrfs e nuovi driver per AMD, Intel, MediaTek e Realtek. Distribuzioni rolling come Arch Linux hanno già portato la serie 7.1 nelle proprie immagini ufficiali, mentre sistemi più conservativi mantengono rami LTS e importano selettivamente le correzioni. Linux Mint, ad esempio, ha adottato Linux 7.0 nelle immagini HWE senza modificare la propria base di distribuzione.

Torvalds continua a mantenere la stessa filosofia pragmatica

Anche il ruolo di Linus Torvalds è cambiato molto meno di quanto ci si potrebbe aspettare. Non scrive personalmente ogni parte del kernel e il progetto dipende oggi da migliaia di maintainer, ma continua a governarne il processo di integrazione principale. La sua posizione recente sull’intelligenza artificiale mostra ancora la stessa impostazione pragmatica: Torvalds ha respinto l’idea di vietare per principio gli strumenti AI nella revisione del kernel, sostenendo che debbano essere giudicati sui risultati, sui falsi positivi e sulla capacità di migliorare realmente il lavoro dei maintainer. È un approccio molto vicino a quello del 1991: meno ideologia sullo strumento e più attenzione al codice che funziona.

Linux ha vinto senza diventare un prodotto unico

La caratteristica più sorprendente dei suoi 35 anni è forse proprio questa. Linux non ha vinto costruendo un sistema operativo unico da imporre a tutti, ma permettendo a migliaia di sistemi diversi di condividere lo stesso kernel. Debian, Fedora, Ubuntu, Arch, Android, ChromeOS, sistemi embedded e infrastrutture cloud possono avere obiettivi completamente differenti pur partendo dalla stessa base tecnica. Anche le vulnerabilità vengono gestite con questo modello distribuito: Debian 13 continua a importare correzioni upstream nel proprio kernel stabile senza essere costretta a inseguire immediatamente ogni nuova major release. Trentacinque anni fa Torvalds chiedeva agli utenti Minix quali funzioni avrebbero voluto vedere in un piccolo progetto personale. Oggi la domanda si è capovolta: è difficile trovare una parte dell’infrastruttura digitale moderna che non dipenda, direttamente o indirettamente, da Linux. Il sistema operativo che non avrebbe dovuto diventare “grande e professionale” è diventato una delle fondamenta invisibili del mondo digitale.

Iscriviti alla Newsletter

Non perdere le analisi settimanali: Entra nella Matrice Digitale.

Matrice Digitale partecipa al Programma Affiliazione Amazon EU. In qualità di Affiliato Amazon, ricevo un guadagno dagli acquisti idonei. Questo non influenza i prezzi per te.

Torna in alto