🛡️ Executive Summary
- OFAC sanziona Autistici/Inventati, Palestine Action e Masar Badil usando l’Executive Order 13224 contro soggetti accusati di sostenere attività terroristiche.
- Washington accusa il collettivo italiano di fornire hosting, email cifrate e infrastrutture digitali a gruppi estremisti, compreso il PKK.
- Autistici/Inventati respinge integralmente le accuse e rivendica la propria attività come fornitura di strumenti di autodifesa digitale a movimenti e attivisti.
Gli Stati Uniti hanno inserito Autistici/Inventati nel nuovo pacchetto di sanzioni contro quelle che Washington definisce reti terroristiche violente dell’estrema sinistra, portando per la prima volta direttamente dentro il sistema OFAC uno dei collettivi digitali italiani più longevi dell’area antagonista. L’azione del 26 agosto 2026 comprende anche Palestine Action e Masar Badil, oltre a due dirigenti di quest’ultima organizzazione. Il passaggio è rilevante perché gli Stati Uniti non stanno colpendo soltanto gruppi accusati di azioni violente, ma anche quella che considerano infrastruttura tecnologica abilitante: hosting, posta cifrata, servizi di comunicazione e piattaforme digitali. Autistici/Inventati respinge però completamente questa ricostruzione e parla di accuse politiche contro un collettivo di volontari impegnato nell’autodifesa digitale.
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Washington usa l’Executive Order 13224 contro tre organizzazioni
Il Dipartimento del Tesoro statunitense ha annunciato l’azione attraverso l’Office of Foreign Assets Control, applicando l’Executive Order 13224, il principale strumento americano per bloccare beni e transazioni di persone e organizzazioni considerate collegate al terrorismo. Il provvedimento riguarda Autistici/Inventati, con base in Italia; Palestine Action, movimento britannico già proscritto dal governo del Regno Unito nel luglio 2025; e Masar Badil, organizzazione transnazionale che Washington considera collegata al Popular Front for the Liberation of Palestine attraverso il Samidoun Palestinian Prisoner Solidarity Network. Le conseguenze sono concrete: beni e interessi patrimoniali soggetti alla giurisdizione statunitense vengono bloccati e cittadini e società USA incontrano forti limitazioni nelle transazioni con i soggetti designati. È un salto di livello rispetto alle normali attività investigative, perché l’arma utilizzata è anzitutto finanziaria e infrastrutturale.
Autistici/Inventati viene accusato per i servizi tecnologici forniti
La parte più delicata del provvedimento riguarda proprio Autistici/Inventati. Il Tesoro descrive il collettivo come un’organizzazione italiana di estrema sinistra che fornirebbe a gruppi estremisti hosting su server esteri, account email cifrati, chat, videoconferenze e infrastrutture associate alla piattaforma Noblogs. Secondo Washington, questi servizi sarebbero stati messi a disposizione anche di organizzazioni considerate terroristiche dagli Stati Uniti, tra cui il Kurdistan Workers’ Party, PKK. L’accusa non è quindi quella di avere materialmente eseguito un attentato, ma di avere fornito supporto tecnologico, beni o servizi a soggetti collegati ad attività terroristiche.

È un punto decisivo perché estende il perimetro del contrasto al terrorismo dall’autore materiale e dalla struttura operativa a chi fornisce strumenti digitali ritenuti funzionali alla sua attività. La stessa logica si inserisce in una fase in cui l’intelligence italiana considera l’area anarco-insurrezionalista una delle componenti più concrete della minaccia interna, pur all’interno di un quadro giuridico e investigativo italiano distinto da quello statunitense.
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Il nodo è la differenza tra infrastruttura neutrale e supporto materiale
Il caso apre inevitabilmente un problema che nel mondo digitale è molto più complesso rispetto alle infrastrutture fisiche. Un servizio di posta cifrata, hosting o pubblicazione anonima può essere usato contemporaneamente da giornalisti, attivisti, whistleblower, movimenti politici e soggetti coinvolti in attività criminali. Il punto contestato dagli Stati Uniti è quindi la natura del rapporto tra fornitore e utilizzatori. Il Tesoro sostiene che Autistici/Inventati non opererebbe semplicemente come provider aperto e generalista, ma selezionerebbe individui, collettivi e gruppi considerati coerenti con il proprio orientamento ideologico. Su questa base Washington costruisce la contestazione di supporto materiale. Il collettivo, al contrario, presenta gli stessi strumenti come infrastrutture di autodifesa digitale destinate a garantire libertà di comunicazione e protezione della privacy. È su questa differenza di qualificazione che si concentra gran parte dello scontro politico e giuridico.
Autistici/Inventati respinge le accuse e rivendica antifascismo e anticapitalismo
La risposta è arrivata poche ore dopo attraverso il blog Cavallette di Autistici/Inventati. Il collettivo definisce le sanzioni sproporzionate, respinge integralmente le accuse contenute nei documenti statunitensi e afferma di voler continuare a fornire strumenti per la comunicazione libera di attivisti, singoli individui, gruppi e associazioni. La dichiarazione sostiene che antifascismo, anticapitalismo e protesta non possano essere equiparati al terrorismo e interpreta l’azione americana come politicamente motivata.

Non entra però nel dettaglio delle singole contestazioni del Tesoro relative ai soggetti che avrebbero utilizzato i servizi, né affronta specificamente la questione del PKK. Le due versioni restano quindi frontalmente opposte: Washington descrive una infrastruttura tecnologica che abilita gruppi violenti; Autistici/Inventati descrive una infrastruttura indipendente per la tutela delle comunicazioni.
Palestine Action e Masar Badil ampliano il perimetro dell’operazione
Le altre designazioni mostrano come Washington stia cercando di costruire un quadro transnazionale. Palestine Action viene accusata dal Tesoro di avere sostenuto azioni violente, intrusioni in installazioni militari britanniche e danneggiamenti per milioni di dollari contro infrastrutture e attrezzature legate alla difesa. Il Regno Unito aveva già proscritto il gruppo come organizzazione terroristica nel luglio 2025, e l’azione americana viene presentata come complementare a quella britannica. Masar Badil viene invece indicata come parte dello stesso progetto politico di Samidoun, già sanzionato da Stati Uniti e Canada nel 2024 per i collegamenti attribuiti al Popular Front for the Liberation of Palestine. Washington sanziona inoltre Rawa Alsagheer e Zaid Abdulnasser, considerati dirigenti dell’organizzazione. L’insieme delle misure suggerisce che il nuovo obiettivo statunitense non siano soltanto strutture gerarchiche tradizionali, ma reti distribuite di supporto, comunicazione e raccolta fondi.
La tecnologia diventa parte integrante della definizione della minaccia
L’aspetto più interessante per la cybersecurity è proprio l’attenzione all’infrastruttura digitale. Hosting, cifratura, messaggistica e piattaforme di pubblicazione vengono trattati non più come elementi esterni alla dinamica terroristica, ma come possibili componenti logistiche. Il passaggio ricorda quanto già emerso nelle operazioni europee contro piattaforme utilizzate per propaganda e coordinamento estremista: l’operazione contro Terrorgram ha mostrato quanto servizi digitali e comunità online possano accompagnare radicalizzazione e preparazione operativa. Il problema resta stabilire dove termini l’offerta di uno strumento neutrale e dove inizi la fornitura consapevole di un servizio a sostegno di un’organizzazione sottoposta a sanzioni. Negli Stati Uniti l’Executive Order 13224 consente un’interpretazione particolarmente estesa del supporto materiale e tecnologico; in Europa e in Italia la qualificazione deve invece passare attraverso sistemi normativi differenti.
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Il caso italiano apre una questione che va oltre Autistici/Inventati
La designazione americana di Autistici/Inventati segna quindi un precedente soprattutto perché porta un collettivo tecnologico italiano dentro la politica globale delle sanzioni antiterrorismo. Non equivale automaticamente a una condanna penale in Italia e non sostituisce l’accertamento giudiziario previsto dall’ordinamento italiano, ma produce effetti finanziari e reputazionali immediati nell’ecosistema internazionale. Al tempo stesso, la risposta del collettivo mostra quanto la definizione stessa di “supporto” sia destinata a diventare terreno di conflitto: gli Stati Uniti guardano ai servizi digitali come parte della catena logistica di organizzazioni violente, mentre chi li gestisce rivendica neutralità tecnologica, privacy e libertà politica. È probabilmente questo il punto destinato a sopravvivere alla singola sanzione: nell’era delle infrastrutture cifrate e dei servizi decentralizzati, la battaglia contro l’estremismo passa sempre più anche da chi fornisce server, account, piattaforme e strumenti di comunicazione.
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