prove elettroniche ue sirius 2025

Prove elettroniche nell’UE: 303.289 richieste alle big tech e investigatori impreparati

🛡️ Executive Summary

  • Le autorità dell’Unione Europea hanno inviato 303.289 richieste di dati a otto provider nel 2024, il 14% in più rispetto al 2023.
  • Google e Meta concentrano l’82% delle richieste, mentre l’Italia registra un tasso di successo del 57%, contro una media europea del 76%.
  • Il pacchetto E-evidence introduce ordini vincolanti e scadenze più brevi, ma soltanto l’8% degli operatori dichiara di conoscerlo approfonditamente.

L’accesso alle prove elettroniche è diventato uno dei passaggi decisivi delle indagini europee, ma l’aumento delle richieste non coincide ancora con una capacità uniforme di ottenere e utilizzare i dati. Il SIRIUS Electronic Evidence Situation Report 2025, pubblicato da Europol ed Eurojust, fotografa un sistema nel quale i volumi crescono, i provider rispondono più spesso e le emergenze aumentano, mentre procedure lente, scarsa formazione e regole frammentate sulla conservazione continuano a far perdere informazioni essenziali. Il quadro precede di poche settimane l’applicazione del pacchetto europeo E-evidence, destinato a cambiare il rapporto tra magistrature, forze dell’ordine e piattaforme digitali.

Le richieste di dati ai provider sono aumentate di tre volte e mezzo dal 2018

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Il rapporto si intitola “2025”, ma analizza principalmente le attività svolte nel 2024 attraverso indagini e raccolte informative condotte nel 2025, prima della pubblicazione avvenuta nel luglio 2026. Questa distinzione temporale è importante: i numeri non misurano ciò che è accaduto dopo l’entrata nella fase operativa del nuovo quadro europeo, ma costituiscono la base con cui valutarne l’impatto. Il rapporto ufficiale SIRIUS pubblicato da Europol combina tre prospettive differenti. Europol ha raccolto 227 risposte dalle forze dell’ordine, delle quali 197 provenienti dall’UE e 30 da dodici Paesi esterni. Eurojust ha ricevuto 63 contributi approfonditi rappresentativi dei 27 Stati membri e altri 22 da autorità giudiziarie di tredici Paesi non UE. A queste informazioni si aggiungono interviste con dodici fornitori di servizi e un’associazione industriale, oltre all’analisi dei transparency report di Airbnb, Google, LinkedIn, Meta, Reddit, Snap, TikTok e Yahoo. Il campione dei provider registra 303.289 richieste di divulgazione presentate dalle autorità europee nel 2024, contro 266.855 nel 2023: una crescita annuale di circa il 14% e un volume pari a tre volte e mezzo quello del 2018. Non si tratta del numero di indagini, persone o account coinvolti, perché una stessa attività può produrre più richieste e le aziende adottano criteri di rendicontazione non perfettamente uniformi. La progressione resta però inequivocabile: dati di registrazione, log di connessione, numeri telefonici, indirizzi IP e contenuti conservati dalle piattaforme sono ormai infrastruttura ordinaria dell’investigazione penale, non una componente specialistica riservata ai soli reati informatici.

AnnoRichieste UE agli otto providerVariazione sul 2018
201887.015base
2019106.678+22,6%
2020138.474+59,1%
2021193.473+122,3%
2022218.782+151,4%
2023266.855+206,7%
2024303.289+248,5%
Componente metodologicaPerimetro del rapporto
Forze dell’ordine227 risposte: 197 UE e 30 non UE
Autorità giudiziarie63 risposte per i 27 Stati UE e 22 risposte da 13 Paesi non UE
Settore privato12 provider e un’associazione industriale intervistati
Statistiche sui volumiTransparency report di otto provider riferiti al 2024

Leggi anche: come l’Italia ha preparato l’applicazione del sistema europeo E-evidence

Google e Meta concentrano l’82% delle domande delle autorità europee

La distribuzione delle richieste mostra quanto l’accesso alle prove elettroniche dipenda da un numero ristretto di aziende statunitensi. Google riceve 146.671 richieste, pari al 48,4% del campione, mentre Meta ne riceve 103.196, equivalenti al 34%. Insieme totalizzano 249.867 domande, cioè l’82% del volume analizzato. Seguono Snapchat con 27.995 richieste e TikTok con 16.995; Yahoo, Airbnb, LinkedIn e Reddit restano molto più distanti. La concentrazione non significa che Google e Meta collaborino più o meno degli altri, ma riflette la centralità dei loro servizi nelle comunicazioni, nell’identità digitale, nella posta elettronica, nei social network e negli ecosistemi mobili. Lo stesso rapporto individua infatti social media, applicazioni di messaggistica ed exchange di criptovalute come le tre categorie più rilevanti per le indagini. La geografia europea è altrettanto sbilanciata. La Germania presenta 140.179 richieste, quasi la metà dell’intero campione, seguita da Francia con 35.171, Polonia con 34.604 e Spagna con 21.816. Germania e Francia, da sole, superano il 58% del totale. L’Italia compare al settimo posto con 7.499 richieste, dietro Austria e Finlandia e poco sopra il Belgio. Il numero assoluto non consente di misurare automaticamente l’efficienza investigativa: incidono la popolazione, la struttura delle procure, il grado di centralizzazione, la tipologia dei procedimenti e il modo in cui ogni amministrazione consolida le domande. Mostra però dove si concentra il carico che i team legali e di law enforcement response dei provider devono gestire. La questione diventa ancora più rilevante nel contesto descritto dall’IOCTA 2026, dove AI, proxy, crittografia e infrastrutture distribuite accelerano il cybercrime: le piattaforme restano contemporaneamente ambiente operativo dei criminali, custodi dei metadati e interlocutori obbligati delle autorità.

ProviderRichieste nel 2024Quota sul campione
Google146.67148,4%
Meta103.19634,0%
Snapchat27.9959,2%
TikTok16.9955,6%
Yahoo4.1371,4%
Airbnb2.5150,8%
LinkedIn1.4490,5%
Reddit3310,1%
Stato membro selezionatoRichieste nel 2024
Germania140.179
Francia35.171
Polonia34.604
Spagna21.816
Finlandia16.239
Austria7.907
Italia7.499
Belgio7.230

Le emergenze crescono del 32% e l’Italia resta sotto la media nelle risposte

Il segnale più delicato riguarda le Emergency Disclosure Requests, richieste volontarie utilizzate quando esiste un pericolo imminente di morte o di grave danno fisico; alcuni provider includono anche minacce gravi contro lo Stato, infrastrutture critiche o minori. Nel campione SIRIUS le emergenze passano da 21.746 nel 2023 a 28.608 nel 2024, con un incremento del 32%, e salgono dall’8 al 9% delle richieste complessive. Il fenomeno presenta una concentrazione persino superiore a quella delle domande ordinarie: la Francia invia 19.186 richieste urgenti e la Germania 4.595, per un totale di 23.781, pari all’83% del campione. Meta ne riceve 21.328, cioè il 75%, seguita da Snapchat con 2.975, Google con 2.861 e TikTok con 1.294. Il miglioramento generale non riguarda soltanto i volumi. Il tasso medio di successo dichiarato dai provider raggiunge il 76%, il livello più alto dall’avvio della serie e diciotto punti sopra il 58% del 2018. Anche questo indicatore va letto con cautela: la definizione di richiesta “riuscita” dipende dai criteri utilizzati nei singoli transparency report e il campione esclude Apple, Microsoft e X per mantenere la comparabilità con l’edizione precedente. Le differenze restano comunque profonde. Google registra un tasso dell’83%, Meta del 74%, Snapchat del 71% e TikTok del 65%, mentre Reddit si ferma al 10%. Sul versante nazionale, l’Italia raggiunge soltanto il 57%, contro il 76% europeo: poco più della metà delle richieste ottiene quindi dati secondo le definizioni utilizzate dalle aziende considerate. Il rapporto non attribuisce il risultato italiano a una causa unica, ma individua gli errori ricorrenti che provocano rifiuti o ritardi: entità legale sbagliata, base giuridica insufficiente, identificatori non univoci, domande troppo ampie, scarsa aderenza alle policy del provider, giurisdizione errata o richiesta di informazioni che l’azienda non possiede. I Paesi dotati di Single Point of Contact registrano mediamente il 77% di successo contro il 73% degli altri, una differenza limitata ma coerente con il ruolo di standardizzazione svolto dalle unità specializzate.

AnnoRichieste UE di emergenzaQuota sulle richieste complessive
20182.657n.d.
20195.896n.d.
202012.834n.d.
202116.875n.d.
202218.599n.d.
202321.7468%
202428.6089%
ProviderTasso medio di successo nel 2024
Google83%
Meta74%
Snapchat71%
TikTok65%
Airbnb50%
LinkedIn43%
Yahoo41%
Reddit10%
Confronto nazionaleTasso di successo
Media Unione Europea76%
Stati con SPoC77%
Stati senza SPoC73%
Italia57%

Portali diretti e SPoC corrono più rapidamente della formazione degli operatori

Per le forze dell’ordine europee la cooperazione volontaria diretta con i provider resta il canale più usato: viene indicata dal 57% degli intervistati, davanti alla Mutual Legal Assistance con il 14%, all’Ordine europeo d’indagine con il 12%, all’articolo 10 del Digital Services Act con il 5% e alle richieste di emergenza con il 3%. Quando possono scegliere il mezzo di trasmissione, il 61% preferisce i portali online messi a disposizione dalle aziende, il 21% utilizza la posta elettronica e il 15% passa attraverso uno SPoC. I portali permettono di seguire lo stato della domanda, scaricare le risposte attraverso canali protetti e ridurre le ambiguità sui formati, ma ogni provider conserva procedure, tassonomie e requisiti propri. Gli SPoC riducono questa frammentazione centralizzando competenze, contatti e verifiche preliminari: l’80% degli operatori che ne utilizza uno si dichiara soddisfatto, molto soddisfatto o estremamente soddisfatto. SIRIUS identifica 43 punti di contatto in 26 giurisdizioni, compresi 36 organismi di polizia in 22 Stati membri e sette strutture in Islanda, Georgia, Norvegia e Regno Unito. Il limite è umano prima ancora che tecnico. Soltanto il 58% degli agenti dichiara di aver ricevuto almeno una formazione sull’accesso transfrontaliero alle prove elettroniche, valore inferiore al 61% del 2023; il 42% non ne ha mai ricevuta, mentre il 32% viene aggiornato meno di una volta ogni due anni. Questa debolezza pesa su un ecosistema in mutamento. Social media e messaggistica restano le fonti principali, ma gli exchange di criptovalute raggiungono il 54%, le fintech il 28% e le VPN il 21%. Le piattaforme di intelligenza artificiale arrivano per la prima volta all’8%, contro lo 0% del 2023, perché possono conservare dati dell’abbonato, log di traffico, prompt, output o altre informazioni rilevanti. I dataset maggiormente richiesti restano i log di connessione, i numeri telefonici e gli indirizzi IP usati durante la registrazione; il telefono viene indicato dal 40% degli intervistati, contro il 28% dell’anno precedente. Il problema non consiste quindi soltanto nell’ottenere più dati, ma nel formulare richieste necessarie, proporzionate e tecnicamente compatibili con il servizio al quale vengono indirizzate.

Canale preferito per le richieste diretteQuota degli operatori
Portale online61%
E-mail21%
Single Point of Contact15%
Nessuna preferenza2%
Posta tradizionale1%
Frequenza della formazioneQuota degli operatori UE
Due volte l’anno o più5%
Annuale14%
Ogni due anni7%
Meno di una volta ogni due anni32%
Mai42%
Servizi più rilevanti nelle indaginiQuota delle risposte
Social media65%
Applicazioni di messaggistica56%
Exchange di criptovalute54%
Fintech28%
VPN21%
Cloud storage20%
Marketplace online18%
Piattaforme di gaming8%
Piattaforme AI8%

La giustizia transfrontaliera perde dati tra procedure lente e retention frammentata

La prospettiva delle autorità giudiziarie mostra perché la rapidità dei portali non risolve da sola il problema. Nel 2024 l’86% dei rispondenti dell’UE utilizza principalmente l’Ordine europeo d’indagine per acquisire dati da provider situati all’estero, il 63% ricorre alla Mutual Legal Assistance e il 59% affianca richieste dirette su base volontaria. Gli strumenti possono convivere nello stesso procedimento: una domanda diretta può ottenere rapidamente dati non relativi al contenuto, mentre EIO o MLA restano necessari per informazioni più invasive, per aziende che non collaborano volontariamente o per assicurare l’utilizzabilità processuale. Le basi nazionali sono disomogenee. In quattordici Stati membri il contatto volontario diretto è ammesso, in quattro non lo è e in nove non risulta espressamente autorizzato né vietato; in dodici dei quattordici ordinamenti favorevoli, i dati ottenuti possono essere ammessi come prova. Le difficoltà cambiano inoltre quando la richiesta supera i confini dell’Unione. Nei rapporti tra Stati membri, il 38% segnala la durata eccessiva della MLA, il 29% risposte parziali, il 27% l’assenza di un quadro adeguato di conservazione e il 25% il mancato rispetto dei termini EIO. Verso Paesi terzi, il 73% denuncia procedure MLA troppo lunghe, il 38% risposte tardive nelle urgenze, il 37% risposte parziali e il 33% periodi di conservazione troppo brevi o inesistenti. Sono ostacoli che possono trasformare un problema procedurale nella perdita definitiva della prova. Il 41% delle autorità giudiziarie UE ha incontrato casi nei quali i dati non erano più disponibili al momento della domanda; tra queste, il 34% riferisce un effetto significativo sull’esito dell’indagine o del procedimento e il 54% ritardi o complicazioni. Operazioni come lo smantellamento coordinato da Eurojust del call center di Kharkiv contro anziani europei dipendono proprio dalla capacità di collegare rapidamente account, dispositivi, flussi finanziari e infrastrutture distribuite in più giurisdizioni. Se il dato scompare prima della conservazione, nessuna procedura successiva può ricrearlo.

Modalità usate principalmente dalle autorità giudiziarie UEQuota dei rispondenti
Ordine europeo d’indagine86%
Mutual Legal Assistance63%
Richiesta diretta volontaria59%
Richiesta di emergenza volontaria13%
Ordine ex articolo 18 della Convenzione di Budapest11%
Ordine nazionale con articolo 10 DSA10%
Accesso transfrontaliero ex articolo 32 della Convenzione di Budapest8%
Ostacolo principaleTra Stati UEVerso Paesi terzi
Procedura MLA troppo lunga38%73%
Risposte tardive nelle urgenze25%38%
Risposte parziali29%37%
Retention breve o quadro assente27%33%
Difficoltà a identificare i dati richiedibili16%30%
Difficoltà nella redazione della MLA11%14%
Impatto dei dati non più disponibiliQuota tra le autorità coinvolte
Effetto significativo sull’indagine o sul procedimento34%
Ritardi o complicazioni54%
Impatto minimo o nullo4%
Altro o non prevedibile8%

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E-evidence riduce i tempi ma non sostituisce competenze, garanzie e dati disponibili

Il 18 agosto 2026 segna il passaggio dal modello fotografato da SIRIUS al nuovo assetto. Il regolamento europeo 2023/1543 sulle prove elettroniche introduce ordini europei di produzione e conservazione rivolti direttamente ai fornitori che offrono servizi nell’Unione, accompagnato dalla direttiva 2023/1544 sull’obbligo di designare uno stabilimento o un rappresentante legale. L’obiettivo è sostituire parte delle attese delle rogatorie con procedure vincolanti, comunicazioni più sicure e scadenze definite: il rapporto richiama dieci giorni per la risposta ordinaria e otto ore nei casi di emergenza. Il sistema decentralizzato dovrebbe ridurre errori di indirizzamento, incertezze sulla giurisdizione e differenze tra i canali utilizzati dalle aziende. Non elimina però tre colli di bottiglia. Il primo è la preparazione: soltanto l’8% degli operatori di polizia intervistati si dichiara molto familiare con il pacchetto, il 52% ne ha sentito parlare senza conoscerne i dettagli e il 40% non lo conosce affatto. Tra chi ne ha almeno sentito parlare, il 56% non sa prevedere l’impatto sul proprio lavoro, il 24% si attende maggiore velocità, il 16% nuovi problemi e il 4% nessun cambiamento. Il secondo limite riguarda i provider, chiamati a modificare flussi legali, sistemi informatici, autenticazione delle autorità e gestione delle urgenze senza conoscere in anticipo l’effettivo volume degli ordini vincolanti. Le aziende segnalano inoltre conflitti tra ordinamenti, moduli non armonizzati, identificatori insufficienti e difficoltà nel verificare chi presenta la domanda. La nuova piattaforma dovrà quindi garantire identità del richiedente, integrità dei documenti, tracciabilità delle operazioni e continuità del servizio: se la transizione interrompesse i canali volontari già funzionanti, la riforma potrebbe inizialmente aumentare invece di ridurre l’arretrato. Il terzo limite è la disponibilità materiale: un ordine più rapido non recupera un log già cancellato e il pacchetto non armonizza da solo i periodi di retention. La roadmap della Commissione europea per l’accesso lecito ed efficace ai dati ha aperto un percorso separato sulla conservazione, dopo le 42 raccomandazioni elaborate dal gruppo europeo di alto livello. Qualunque intervento dovrà però restare compatibile con proporzionalità, controllo giudiziario, protezione dei dati e giurisprudenza della Corte di giustizia: conservare tutto indiscriminatamente non equivale a costruire prove utilizzabili. Il rapporto SIRIUS consegna quindi un risultato ambivalente. La cooperazione pubblico-privata funziona meglio, con un successo medio passato dal 58 al 76%, ma dipende ancora da pochi gatekeeper, da standard aziendali divergenti e da competenze distribuite in modo diseguale. E-evidence può abbreviare la distanza giuridica tra autorità e piattaforma; non può colmare automaticamente la distanza tecnica tra una richiesta formulata male e il dato realmente necessario. La prova elettronica europea diventa più veloce soltanto se ordini, persone, infrastrutture e garanzie avanzano insieme.

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