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Brave 1.94 lancia Email Aliases e Accounts con password che resta sul dispositivo

🐧 Novità principali

  • Brave 1.94 introduce cinque alias email gratuiti che inoltrano i messaggi all’indirizzo reale senza comunicarlo ai siti visitati.
  • I nuovi Brave Accounts adottano OPAQUE: la password resta sul dispositivo e non viene trasmessa ai server neppure durante autenticazione e registrazione.
  • Gli alias debuttano su desktop; Brave prepara il supporto mobile e una futura versione Premium del servizio.

Brave 1.94 estende la protezione della privacy oltre cookie e fingerprinting introducendo Email Aliases, un sistema integrato nel browser che genera indirizzi email differenti per i servizi online e inoltra i messaggi alla casella reale dell’utente. La funzione debutta insieme ai nuovi Brave Accounts, progettati attorno al protocollo crittografico OPAQUE, con una differenza sostanziale rispetto alla tradizionale autenticazione tramite password: la password non viene mai trasmessa ai server di Brave, nemmeno sotto forma di hash utilizzabile come credenziale. Le due novità trasformano quindi la protezione dell’identità da funzione confinata al browser a sistema che interviene anche sulle informazioni condivise direttamente con i servizi Web.

Brave Email Aliases nasconde l’indirizzo reale ai siti

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A partire dalla versione desktop 1.94, Brave permette di generare un indirizzo email alternativo direttamente dai campi di registrazione presenti nelle pagine Web. Secondo l’annuncio ufficiale di Brave dedicato a Email Aliases, ogni alias inoltra la posta ricevuta all’indirizzo principale collegato al Brave Account, consentendo all’utente di registrarsi a un servizio senza comunicargli la propria casella personale. Il sistema parte con cinque alias gratuiti per ogni utente.

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Una volta effettuato l’accesso al Brave Account, il browser può proporre automaticamente la creazione dell’alias quando rileva un campo email; in alternativa è possibile utilizzare il menu contestuale e selezionare “New Email Alias”. Tutti gli indirizzi possono essere successivamente gestiti dalle impostazioni del browser, nella sezione Autofill & Passwords. La funzione aggiunge un nuovo livello alla strategia di separazione delle identità già sperimentata con i Containers nativi di Brave, che isolano cookie, storage e sessioni tra differenti contesti di navigazione.

L’email resta un identificatore utilizzabile anche senza cookie

La scelta di intervenire sull’indirizzo email affronta un limite delle tradizionali difese anti-tracciamento. Cookie partitioning, blocco dei tracker e protezioni anti-fingerprinting agiscono principalmente all’interno del browser, ma non possono impedire a due aziende di confrontare sul server un dato che l’utente ha fornito volontariamente a entrambe. Un indirizzo email è particolarmente efficace come identificatore perché è persistente, spesso viene mantenuto per anni ed è utilizzato contemporaneamente su e-commerce, social network, newsletter e piattaforme digitali.

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Brave cita i sistemi di customer matching utilizzati nell’industria pubblicitaria: un sito può raccogliere l’indirizzo durante una registrazione o un acquisto e successivamente utilizzarlo per associare quell’attività a un profilo già conosciuto da una piattaforma pubblicitaria. Il traffico avviene server-to-server, quindi il blocco di script o pixel nel browser non è sufficiente a impedirlo.

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L’approccio di Email Aliases prova a spezzare proprio questa correlazione: ogni servizio può ricevere un indirizzo differente pur continuando a inviare la posta alla stessa persona. È un’estensione concettuale delle recenti protezioni introdotte da Brave contro il fingerprinting attraverso WebGL e WebGPU, ma applicata a un identificatore che esiste al di fuori del browser.

Leggi anche: Brave porta Shred su Android per cancellare selettivamente cookie e dati dei singoli siti

Brave Accounts utilizza OPAQUE e non riceve mai la password

Per utilizzare Email Aliases è necessario creare un Brave Account, distinto dal precedente account utilizzato per gestire alcuni servizi Premium come Brave VPN. L’elemento tecnicamente più interessante riguarda il sistema di autenticazione. Brave descrive Brave Accounts come una delle prime implementazioni commerciali di OPAQUE, protocollo appartenente alla categoria degli augmented Password-Authenticated Key Exchange, aPAKE, standardizzato come RFC 9807 nel luglio 2025. Durante registrazione e login, la password rimane sul dispositivo dell’utente: Brave afferma di non riceverla in chiaro, cifrata o sotto forma di hash direttamente riutilizzabile. La differenza rispetto alla tradizionale autenticazione Web è importante. Con il modello convenzionale, TLS protegge la password durante il trasporto, ma il server deve comunque riceverla per confrontarla con una rappresentazione memorizzata. OPAQUE modifica questo rapporto consentendo al client di dimostrare la conoscenza della password attraverso un protocollo crittografico senza rivelarla al server.

OPRF e Argon2id rendono più costoso anche il furto del database

Durante la registrazione, Brave Accounts utilizza una Oblivious Pseudorandom Function, OPRF: il dispositivo oscura crittograficamente la password prima dell’interazione con il server, che applica a sua volta un proprio segreto senza poter ricostruire il valore originario. Il client recupera quindi il risultato dell’operazione e lo passa attraverso Argon2id, funzione memory-hard progettata per rendere costosi gli attacchi di brute force. Da questi dati viene derivata una coppia di chiavi utilizzata successivamente per l’autenticazione.

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Brave conserva sul server una chiave pubblica, una masking key e un piccolo envelope crittografico, ma non la password o una sua copia cifrata. Durante il login, lo stesso processo permette al dispositivo che conosce la password corretta di rigenerare le chiavi necessarie e stabilire una sessione autenticata. Questo non rende impossibile ogni attacco: Brave precisa che la compromissione simultanea del database e dei segreti server potrebbe comunque consentire tentativi offline. Il vantaggio consiste nel rendere gli attacchi più costosi e specifici per ciascun account, eliminando inoltre il momento nel quale la password in chiaro deve necessariamente attraversare l’infrastruttura del fornitore.

Brave vede gli alias ma dichiara di non conservare le email inoltrate

Il modello resta diverso da una soluzione completamente locale perché il servizio deve conoscere alcune informazioni per inoltrare i messaggi. Brave dichiara di conservare l’indirizzo principale associato al Brave Account e gli alias creati dall’utente, proteggendo i dati tramite cifratura at-rest. I messaggi ricevuti dagli alias attraversano l’infrastruttura di forwarding: vengono sottoposti ai normali controlli antispam e antivirus, inoltrati alla casella primaria e, secondo Brave, eliminati dai suoi server entro pochi secondi dalla consegna. L’azienda afferma di non leggere il contenuto delle email per altre finalità. Eventuali note create dall’utente per ricordare a quale servizio appartiene un alias rimangono invece localmente sul dispositivo; se viene utilizzato Brave Sync, queste informazioni vengono sincronizzate con cifratura end-to-end tra i dispositivi appartenenti alla stessa catena Sync. La distinzione è importante perché Email Aliases non costituisce un servizio email autonomo: Brave agisce essenzialmente come livello intermedio di inoltro destinato a nascondere l’indirizzo principale.

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Brave porta la privacy dall’identità del browser all’identità dell’utente

La combinazione tra Email Aliases e Brave Accounts mostra una progressiva espansione del modello privacy-first di Brave. Dopo il blocco pubblicitario integrato, la separazione dello storage, Shred, i Containers e le contromisure contro il fingerprinting grafico, il browser interviene ora su due elementi che normalmente restano fuori dal perimetro delle protezioni Web: indirizzo email e credenziali di autenticazione. Il rollout iniziale resta limitato: gli alias sono disponibili su desktop, ogni account può crearne gratuitamente cinque e Brave riconosce che, durante la fase iniziale, alcune email inoltrate potrebbero finire nello spam mentre il servizio costruisce la propria reputazione come provider. L’azienda sta lavorando al supporto mobile e prevede una futura versione Premium con capacità superiori. Più che una semplice funzione anti-spam, Email Aliases indica però una direzione precisa: rendere differenti non soltanto cookie e storage utilizzati da ogni sito, ma anche l’identificatore personale che l’utente consegna volontariamente ai servizi online.

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