🐧 Novità principali
- Brave dichiara consumi inferiori a Chrome, Edge e Firefox nei propri test desktop, con meno CPU, memoria, energia e traffico di rete.
- Firefox concentra in AI Controls la possibilità di disabilitare tutte le funzioni AI oppure gestirle singolarmente, mantenendo aperta la scelta del provider.
- Chrome 152 corregge 26 vulnerabilità desktop, Chrome 154 entra in Beta e Google aggiorna contemporaneamente Android, iOS e ChromeOS.
Il confronto tra browser si sta spostando oltre il tradizionale terreno delle funzionalità. Brave prova a trasformare privacy e blocco dei tracker in un vantaggio misurabile sulle prestazioni, sostenendo di consumare meno CPU, memoria, energia e banda rispetto a Chrome, Edge e Firefox. Mozilla segue una strada differente e rende l’integrazione dell’AI una scelta esplicita dell’utente, fino alla possibilità di spegnerla completamente con un unico controllo. Sullo sfondo Google Chrome continua invece un ciclo di sviluppo serrato: Chrome 152 riceve 26 correzioni di sicurezza, Chrome 154 entra in Beta e ChromeOS, Android e iOS avanzano su rami differenti. Tre strategie diverse che mostrano come il browser stia tornando a essere un terreno competitivo centrale.
Cosa leggere
Brave misura il vantaggio di eliminare pubblicità e tracker prima del rendering
Brave sostiene che il proprio browser desktop sia più efficiente dei principali concorrenti in tutte le metriche analizzate dal suo Machine Learning Research Team. Nei benchmark pubblicati il 2 settembre, il browser registra in media 44% di utilizzo CPU in meno, 10% di energia in meno, 28% di memoria in meno, pagine caricate 20% più velocemente, 26% di dati inbound in meno e 39% di traffico outbound in meno rispetto alla media di Chrome, Edge e Firefox. Il test è stato eseguito su un Mac mini M2 con 8 GB di memoria unificata e macOS 26.5.1, utilizzando Brave 1.92.139, Chrome 150.0.7871.184, Edge 150.0.4078.83 e Firefox 146.0.1 attraverso Playwright Gecko. Sono stati caricati i 50 siti più popolari secondo le statistiche di Brave Search, ripetendo ogni esperimento dieci volte e ricreando ogni volta un profilo pulito per evitare effetti dovuti a cache, cookie o stato persistente. La metodologia non rende i risultati una misura universale valida per ogni sistema operativo e configurazione, anche perché lo studio è prodotto dalla stessa Brave, ma offre dati interessanti sulla relazione tra filtraggio nativo delle risorse web e consumo computazionale. L’azienda attribuisce infatti gran parte del vantaggio a Shields, che elimina pubblicità, tracker e richieste non necessarie prima che queste debbano essere scaricate, interpretate ed eseguite dal browser. Il risultato si inserisce nel percorso recente di Brave 1.94, che ha esteso il modello privacy-first agli alias email e agli account cifrati, mostrando come la società voglia presentare le proprie protezioni non soltanto come strumento di riservatezza, ma come componente direttamente collegata alle prestazioni.
CPU e memoria mostrano le differenze più ampie nei test Brave
La distanza più marcata emerge sull’utilizzo della CPU. Brave misura una media vicina al 33%, contro circa 47% per Chrome, 53% per Edge e 78% per Firefox. Mozilla risulta quindi l’outlier più evidente del test, con un consumo medio vicino a 2,4 volte quello di Brave e picchi che in alcune pagine si avvicinano al 100%. Va però considerato che Firefox utilizza Gecko, mentre Brave, Chrome ed Edge condividono la base Chromium: il confronto incorpora quindi differenze profonde nel motore di rendering e nella gestione dei processi oltre agli effetti del blocco pubblicitario. Sull’energia Brave dichiara circa 31,1 mWh per caricamento, contro 32,5 mWh di Chrome, 35,3 di Edge e 36,1 di Firefox. Il vantaggio complessivo diventa più significativo quando si osservano memoria e rete, perché ogni risorsa pubblicitaria o di tracking eliminata evita non soltanto una richiesta HTTP ma anche parsing, JavaScript, rendering e attività di background.

È la stessa direzione che Brave aveva rafforzato con le protezioni contro il fingerprinting WebGL e WebGPU introdotte nella serie 1.93: intervenire il più possibile prima che il contenuto raggiunga gli strati più costosi del motore. Brave prevede di ripetere il confronto su iOS, ma proprio quella piattaforma imporrà condizioni differenti a causa dell’architettura dei browser Apple e renderà necessario valutare separatamente i risultati rispetto al test desktop su macOS.
Leggi anche: Firefox 155 accelera il ciclo Mozilla e Firefox 156 punta a ridurre memoria e CPU
Firefox permette di spegnere tutta l’AI con un solo interruttore
Mozilla affronta il tema della competitività da un altro fronte. Nel nuovo modello “AI on your terms” di Firefox l’utente può decidere quanto spazio concedere alle funzioni di intelligenza artificiale direttamente dal pannello AI Controls delle impostazioni generali. Un singolo toggle permette di bloccare contemporaneamente le funzioni AI presenti, quelle future e i relativi messaggi promozionali, evitando di dover disattivare ogni novità separatamente.

Chi vuole utilizzare soltanto determinate capacità può invece gestirle individualmente: traduzioni AI, generazione dell’alt text delle immagini nel visualizzatore PDF, suggerimenti per i gruppi di schede e sintesi dei punti principali nelle anteprime dei link possono essere attivati o esclusi separatamente. Mozilla sta quindi cercando di costruire una distinzione rispetto ai browser nei quali l’AI tende a diventare un livello sempre più integrato nell’interfaccia. La scelta prosegue il percorso avviato con Firefox 154 e la sezione Manage AI, ma il nuovo messaggio è più netto: l’intelligenza artificiale non viene considerata una componente obbligatoria dell’esperienza di navigazione.
Mozilla evita anche il vincolo verso un unico chatbot
La seconda differenza riguarda il provider. Firefox consente di utilizzare un chatbot AI nella sidebar desktop scegliendo tra più servizi supportati, invece di legare strutturalmente il browser a un solo modello. Mozilla presenta questa apertura come una questione di trasparenza e controllo dei dati: l’utente può confrontare le policy dei diversi provider e decidere a quale servizio affidare le proprie richieste. La strategia diventa particolarmente significativa mentre i browser stanno assumendo il ruolo di interfaccia privilegiata per agenti, sintesi, ricerca e automazione. Il rischio industriale è che la scelta del browser determini automaticamente anche quale infrastruttura AI riceverà cronologia contestuale, pagine e richieste dell’utente.

Firefox prova invece a mantenere separati i due livelli. Smart Window, ancora in beta e disponibile in inglese negli Stati Uniti e in Canada, rappresenta la sperimentazione più avanzata di Mozilla, ma continua a convivere con l’opzione di non utilizzare affatto queste capacità. La posizione è coerente anche con il framework Mozilla che distingue diversi gradi di apertura nei sistemi AI: non conta soltanto che una funzione esista, ma anche chi controlla il modello, i dati e il modo in cui viene integrato nel prodotto. Sul mobile Mozilla sta contemporaneamente rafforzando strumenti più tradizionali di privacy, come l’ad blocker integrato direttamente in Firefox per iOS.
Chrome 152 corregge 26 falle e due vulnerabilità Critical
Google segue una traiettoria molto più legata alla continuità del proprio enorme ciclo di release. Lo Stable Channel Update per desktop porta Chrome 152.0.7977.75/.76 su Windows e macOS e 152.0.7977.75 su Linux, includendo 26 correzioni di sicurezza. Due vulnerabilità sono classificate Critical: CVE-2026-84353, use-after-free nella funzione Shared Tab Groups, e CVE-2026-84352, altro use-after-free in WebGL. Tra le falle High figurano problemi di autorizzazione in FileSystem, information leak in Skia, input validation nell’Omnibox, use-after-free nel Proxy e nel Browser, una risorsa non inizializzata in V8, un use-after-free in Dawn, buffer overflow nella GPU e input validation insufficiente in DataTransfer. Il numero delle patch è sensibilmente inferiore alle 327 correzioni accumulate nella prima distribuzione di Chrome 152, già analizzata nell’aggiornamento che aveva portato la stessa generazione su desktop, mobile e ChromeOS, ma la presenza di due Critical rende comunque necessario accelerare l’aggiornamento sui sistemi desktop.
Android eredita le patch desktop e iOS passa già a Chrome 153
Su Android, Chrome 152.0.7977.75 viene distribuito attraverso Google Play e incorpora, salvo eccezioni dichiarate, le stesse correzioni di sicurezza delle corrispondenti versioni desktop. La situazione su iOS segue invece una numerazione differente: Chrome Stable 153.0.8010.24 è già entrato nel canale stabile con interventi descritti da Google soprattutto come miglioramenti di stabilità e prestazioni. La divergenza numerica fra piattaforme non implica quindi necessariamente una differenza equivalente nelle funzioni visibili, ma riflette il ritmo con cui Google muove i diversi rami del browser. Su Android il dato centrale resta la condivisione delle patch con Chrome desktop, perché consente di estendere rapidamente le correzioni di vulnerabilità Chromium a una base installata enorme. Questo meccanismo assume ancora più peso dopo le recenti campagne che hanno sfruttato il browser come superficie d’attacco: 19 estensioni malevole per Chrome ed Edge hanno recentemente sottratto wallet, credenziali e sessioni, ricordando che la sicurezza del browser dipende tanto dal motore quanto dal software che gli utenti aggiungono sopra di esso.
Chrome 154 entra già in Beta su desktop, Android e iOS
Mentre Chrome 152 continua a ricevere correzioni Stable, Google ha già promosso Chrome 154.0.8037.0 nel canale Beta. La Beta desktop interessa Windows, macOS e Linux, mentre la stessa build raggiunge anche Android e iOS. Google descrive ancora il ramo principalmente attraverso interventi sotto il cofano su stabilità e prestazioni, rinviando al Chromium Blog per le funzioni della piattaforma web. Il dato più interessante è quindi il disallineamento controllato delle versioni: Chrome 152 resta Stable su desktop e Android, Chrome 153 è Stable su iOS, mentre Chrome 154 è già Beta sulle tre principali piattaforme. Il modello rende sempre meno utile parlare di “versione di Chrome” come di un singolo prodotto distribuito contemporaneamente ovunque. Il browser funziona ormai attraverso più treni di rilascio sovrapposti, ciascuno sottoposto a test, rollout progressivi e correzioni indipendenti.
Continua con:
- Chrome 151 corregge una falla Critical e prepara Chrome 152 e 153
- Brave 1.94 porta alias email e account cifrati direttamente nel browser
ChromeOS resta su basi diverse tra Stable e Beta
Anche ChromeOS conferma questa stratificazione. Il canale Stable passa alla versione 16733.60.0, basata sul browser Chrome 151.0.7922.222, mentre ChromeOS Beta utilizza la build 16765.38.0 con browser 152.0.7977.74 sulla maggior parte dei dispositivi. Google mantiene quindi una distanza tra Chrome desktop e il browser incorporato nel sistema operativo, privilegiando per ChromeOS un processo di validazione più legato all’intera piattaforma. Considerati insieme, gli aggiornamenti di settembre mostrano tre modi molto diversi di competere nel browser. Brave punta a dimostrare che bloccare pubblicità e tracker produce benefici misurabili anche sulle risorse hardware. Mozilla prova a trasformare il controllo sull’AI in un elemento distintivo, offrendo sia granularità sia un opt-out totale. Google continua invece a sfruttare la scala di Chromium, distribuendo rapidamente patch e facendo avanzare più generazioni in parallelo. La sfida non riguarda più soltanto quale browser carichi una pagina qualche millisecondo prima: riguarda quanta elaborazione viene richiesta al dispositivo, quante risorse web vengono accettate, quanta AI entra nell’esperienza quotidiana e chi mantiene il controllo sull’infrastruttura che la rende possibile.
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