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IFA 2026 spinge la robotica fisica: esoscheletri modulari, piscine e giardini autonomi

🤖 Cosa cambia

  • Ascentiz trasforma l’esoscheletro in una piattaforma modulare con moduli separati per anca e ginocchio coordinati dal sistema BodyOS.
  • Roborock porta l’autonomia nelle piscine, mentre Mammotion e Anker spingono rasaerba senza filo perimetrale basati su LiDAR, RTK e visione.
  • Narwal e Anker trasferiscono funzioni premium di lavaggio e navigazione in nuovi robot domestici, ampliando il mercato della pulizia autonoma.

IFA 2026 mostra una robotica sempre meno confinata agli umanoidi e sempre più orientata a compiti fisici specifici. Ascentiz presenta una piattaforma di esoscheletri modulari nella quale anca e ginocchio possono ricevere assistenza separata o coordinata; Roborock entra per la prima volta nella pulizia autonoma delle piscine; Mammotion e Anker portano nei rasaerba combinazioni sempre più sofisticate di LiDAR, visione e posizionamento RTK; Narwal trasferisce tecnologie di lavaggio premium in una fascia di prezzo inferiore. Il filo comune non è semplicemente l’automazione. Sensori, software, controllo motorio e moduli meccanici vengono trasformati in piattaforme capaci di percepire l’ambiente e adattare continuamente il movimento al compito.

Ascentiz trasforma l’esoscheletro in una piattaforma modulare

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Lo sviluppo più originale arriva da Ascentiz, che a IFA 2026 mostra una configurazione nella quale l’assistenza motoria non dipende più da un unico esoscheletro monolitico. La piattaforma presentata dall’azienda a Berlino comprende la serie H, dedicata soprattutto all’assistenza dell’anca, la nuova serie K destinata al supporto del ginocchio e una configurazione H+K che combina entrambe attraverso un hub comune. Il sistema ruota attorno a un Exo-Belt che centralizza alimentazione, capacità computazionale e controllo, mentre l’interfaccia meccanica AZ-Lock collega i moduli e il bus CAN-FD gestisce comunicazione e trasferimento dei dati. La vera novità non è quindi la possibilità di staccare fisicamente un componente, ma la costruzione di un’architettura nella quale più attuatori possano essere aggiunti senza riprogettare ogni volta l’intero dispositivo. Il principio avvicina l’esoscheletro alla logica delle piattaforme robotiche componibili già emersa nella crescita della robotica cinese tra umanoidi, quadrupedi ed esoscheletri industrializzabili.

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Il modulo H concentra l’assistenza sulla propulsione durante camminata, corsa, salita e percorsi più veloci; il modulo K, ancora in arrivo, viene progettato invece per gestire carico e sostegno del ginocchio su terreno piano, scale, salite e discese. Nella configurazione combinata BodyOS coordina entrambi i giunti affinché il dispositivo venga percepito dall’utente come un unico sistema e non come due attuatori indipendenti. È proprio il software a diventare il componente più strategico. Ascentiz porterà a IFA hardware e firmware del DevKit e prevede di aprire SDK e API a metà novembre, con workshop e hackathon successivi. L’obiettivo dichiarato è consentire lo sviluppo di nuovi moduli, accessori connessi e applicazioni di ricerca.

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È una direzione interessante perché sposta il valore dell’esoscheletro dalla specifica meccanica al rapporto tra interfaccia fisica e piattaforma software, concetto vicino alla robotica assistiva nella quale dispositivi differenti devono adattarsi progressivamente alle esigenze motorie dell’utente, come mostrato dal robot E-BAR del MIT per il supporto a seduta, alzata ed equilibrio. Va però mantenuta una distinzione: Ascentiz presenta oggi soprattutto un prodotto consumer per movimento, cammino ed escursionismo; eventuali applicazioni riabilitative o specialistiche dipenderanno dagli sviluppi futuri dell’ecosistema e non sono ancora il principale posizionamento commerciale del sistema.

Leggi anche: La robotica assistiva prova a sostenere movimento e autonomia senza trasformare l’utente in un paziente passivo

Roborock esce dalla casa e porta l’autonomia dentro le piscine

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Roborock estende invece la stessa logica di percezione e navigazione maturata nei robot aspirapolvere a un ambiente completamente diverso. Il nuovo RockAqua P1 è il primo robot dell’azienda destinato alla pulizia autonoma delle piscine e viene progettato per operare non soltanto sul fondo e sulle pareti, ma anche su piattaforme poco profonde fino a circa 15 centimetri. Il sistema utilizza la modalità ClearVision Smart Patrol e una capacità di filtrazione dichiarata di 6.800 galloni all’ora, circa 25.700 litri, con autonomia fino a 3,5 ore secondo le informazioni diffuse per il lancio. La navigazione sfrutta videocamere per riconoscere gli ostacoli e adattare il percorso alla geometria della vasca. L’espansione è significativa perché Roborock sta trasferendo tecnologie sviluppate per la mappatura domestica verso compiti esterni nei quali cambiano completamente attrito, percezione e dinamica del movimento. Lo stesso principio era già evidente nel Saros 20, dove LiDAR 3D, telaio adattivo e AI modificano in tempo reale il comportamento del robot dentro la casa.

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La strategia di Roborock a IFA non si limita alla piscina. RockNeo Q2 LiDAR porta la navigazione laser anche nei rasaerba e sostituisce la dipendenza esclusiva da GPS e RTK con una percezione locale dell’ambiente, più utile nei giardini complessi o con ostacoli e coperture che riducono la qualità del segnale satellitare. Il modello può affrontare pendenze fino al 45%, tagliare a circa tre centimetri dal bordo e utilizzare una base con amplificatore Wi-Fi. All’interno della casa, invece, Saros 20 Flow completa la convergenza tra navigazione autonoma e sistemi di lavaggio più sofisticati. Il risultato è una linea nella quale la piattaforma percettiva diventa riutilizzabile su superfici radicalmente differenti, dall’acqua all’erba fino al pavimento domestico.

Mammotion combina LiDAR, NetRTK e quattro telecamere nei LUBA 4 AWD

La nuova generazione Mammotion LUBA 4 AWD mostra quanto il rasaerba autonomo si sia allontanato dai primi modelli guidati da semplici fili perimetrali. La serie utilizza contemporaneamente quattro telecamere panoramiche, LiDAR a 360 gradi e NetRTK, con l’obiettivo di mantenere la localizzazione anche quando uno dei sistemi perde affidabilità. Mammotion offre tre configurazioni: 3000F per 3.000 metri quadrati, 6000F per 6.000 e 12000F per 12.000 metri quadrati, equivalente a circa tre acri. La trazione integrale utilizza torque vectoring indipendente per ciascuna ruota e permette di affrontare pendenze dichiarate fino all’80%, circa 38 gradi. L’evoluzione rispetto alla precedente generazione non riguarda quindi soltanto la quantità di terreno coperta, ma la ridondanza percettiva: satellite, laser e visione lavorano insieme per evitare che alberi, edifici o conformazione del terreno interrompano la navigazione. Mammotion utilizza già un principio analogo nella propria gamma commerciale, dove definisce Tri-Fusion il sistema che combina LiDAR, NetRTK e visione.

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L’azienda estende inoltre la tecnologia al mercato professionale con la nuova serie Maston, destinata a parchi, campi sportivi e grandi superfici. Qui la robotica assume una dimensione diversa: non un singolo rasaerba autonomo ma flotte coordinate, con gestione centralizzata, navigazione wire-free, all-wheel drive e configurazioni di taglio differenti per erba grossolana o superfici più fini come i campi da golf. Anche Maston adotta un design modulare, con interfacce a sgancio rapido per dischi, sensori, ruote e batterie. La convergenza con Ascentiz è significativa: in due ambiti completamente diversi la modularità viene utilizzata per ridurre i costi di manutenzione e permettere alla piattaforma di cambiare funzione senza sostituire l’intera macchina. È uno dei segnali della maturazione della robotica fisica, dove il vantaggio non deriva più soltanto dall’algoritmo ma dall’integrazione tra sensori, attuatori e struttura riparabile.

Narwal porta FlowWash e 31.000 Pa nella fascia inferiore

La competizione domestica si concentra invece sulla capacità di trasferire tecnologie premium verso modelli meno costosi. Il Narwal Freo 20 Edge mantiene 31.000 Pa di aspirazione e il sistema FlowWash, nel quale 16 ugelli alimentano continuamente con acqua pulita un Track Mop mentre un raschietto rimuove sporco e liquido contaminato. Il mop applica 12 newton di pressione e può estendersi lateralmente di circa cinque centimetri per seguire muri, mobili e angoli. Narwal rinuncia però a una parte del sistema percettivo più costoso del Freo 20: al posto delle due videocamere RGB e del riconoscimento di oltre 300 categorie utilizza dToF e luce strutturata, con oltre 150 tipologie di ostacoli riconoscibili. La differenza mostra bene come il mercato stia iniziando a segmentare non soltanto la potenza di aspirazione, ma anche il livello di percezione autonoma disponibile a ciascuna fascia di prezzo.

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Narwal mantiene comunque una logica di pulizia adattiva. FlowWash utilizza un’area di contatto più ampia rispetto ai mop tradizionali e la stazione automatizza lavaggio, gestione dell’acqua sporca e asciugatura. Il robot raggiunge un’altezza di 9,5 centimetri e integra controllo vocale e mappe multipiano. La differenza rispetto alle prime generazioni di aspirapolvere autonomi è ormai sostanziale: la mappa non serve soltanto a evitare di ripassare nello stesso punto, ma alimenta decisioni sul tipo di pavimento, sulla pressione del mop, sull’aggiramento degli oggetti e sulla necessità di modificare il percorso. È la stessa progressione che aveva portato Roborock a integrare StarSight 2.0 e navigazione tridimensionale nei propri modelli di fascia alta, creando un terreno competitivo nel quale l’autonomia è sempre più una questione di qualità percettiva e non soltanto di meccanica.

Anker porta visione 3D anche nel giardino

Anker, attraverso eufy, segue una strada simile e utilizza IFA 2026 per ampliare contemporaneamente pulizia domestica e robotica outdoor. Il nuovo eufy Omni E35 arriva a 35.000 Pa e utilizza il sistema AeroTurbo 2.0, un rullo autopulente e una modalità di lavaggio profondo che combina saturazione, ammollo e sfregamento. Sul giardino, invece, il Robot Lawn Mower S2 Max rappresenta il primo rasaerba progettato completamente in-house da Anker. Il modello non richiede filo perimetrale, costruisce una mappa tridimensionale attraverso la visione, copre fino a 3,7 acri e utilizza trazione integrale per affrontare pendenze fino all’80%. Un braccio di rifinitura estensibile interviene sui bordi mentre due lame gestiscono il taglio principale. Il prezzo indicato per il prodotto è 3.999 dollari, mentre la commercializzazione statunitense non è ancora stata definita.

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La scelta di Anker è interessante soprattutto perché non replica esattamente l’approccio Mammotion. LUBA 4 usa una fusione di NetRTK, LiDAR e telecamere, mentre S2 Max punta maggiormente sulla percezione visiva locale e sulla ricostruzione tridimensionale. Roborock, con RockNeo Q2, sposta invece il baricentro verso il LiDAR. Il mercato dei rasaerba autonomi sta quindi diventando un laboratorio per tre filosofie di localizzazione: satellite, laser e visione. Nessuna è universalmente superiore. RTK garantisce precisione assoluta in spazi aperti, LiDAR funziona bene con geometrie ricche di riferimenti e la visione può riconoscere semanticamente ostacoli e confini. La tendenza più interessante è la fusione progressiva di più sensori, la stessa strada seguita nella robotica mobile e nei sistemi autonomi più complessi.

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La robotica consumer sta diventando una piattaforma di percezione e controllo

Le novità di IFA mostrano che la robotica consumer sta entrando in una fase meno legata al singolo “robot intelligente” e più vicina alla costruzione di piattaforme riutilizzabili. Ascentiz separa attuatori e software attraverso BodyOS. Roborock porta tecnologie di navigazione nate nei robot aspirapolvere dentro piscina e giardino. Mammotion sovrappone RTK, LiDAR e visione per ridurre le zone cieche. Narwal porta percezione e lavaggio adattivo verso una fascia di prezzo più accessibile, mentre Anker utilizza la ricostruzione 3D per eliminare il filo perimetrale dai rasaerba.

Il passaggio più importante è che autonomia non significa più soltanto muoversi senza telecomando. Significa mantenere una rappresentazione dell’ambiente, riconoscere ostacoli, decidere come modificare il movimento e coordinare hardware differenti senza richiedere continuamente l’intervento umano. È la stessa traiettoria che la ricerca sulla simulazione robotica e sul trasferimento sim-to-real sta cercando di rendere scalabile su sistemi molto più complessi.

IFA 2026 mostra però anche un’altra evoluzione: non serve aspettare l’umanoide generalista per vedere l’AI fisica entrare nel mercato. Un esoscheletro che coordina anca e ginocchio, un robot che comprende la geometria di una piscina o un rasaerba che fonde LiDAR, visione e satellite sono già sistemi di robotica autonoma, costruiti intorno a compiti circoscritti ma commercialmente concreti. È probabilmente proprio da queste macchine specializzate, prima ancora che dagli umanoidi universali, che l’autonomia robotica diventerà parte ordinaria degli ambienti domestici e professionali.

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