Crosetto sceglie Fedorov: Karp e Palantir nel nodo della difesa italiana

🛡️ Executive Summary

  • Crosetto ha affidato a Mykhailo Fedorov un ruolo di Advisor per l’Innovazione della Difesa su droni, sistemi unmanned e difesa aerea.
  • Pochi giorni dopo Fedorov ha annunciato una nuova società defense-tech con Alex Karp, CEO e cofondatore di Palantir, come primo lead investor.
  • Palantir è già integrata nell’ecosistema militare ucraino e vanta rapporti documentati con la Difesa italiana, mentre Leonardo entra sempre più profondamente nello stesso spazio tecnologico.

Il problema non è dimostrare l’esistenza di un complotto che le fonti non documentano. Il problema è osservare una convergenza di interessi, tecnologie e persone che ormai riguarda direttamente la sicurezza nazionale italiana. Il 28 agosto 2026 Guido Crosetto ha annunciato che Mykhailo Fedorov, appena uscito dal governo ucraino, avrebbe lavorato come Advisor per l’Innovazione della Difesa. Pochi giorni dopo Fedorov ha comunicato la nascita di una propria società di defense-tech, indicando Alex Karp, CEO e cofondatore di Palantir Technologies, come primo investitore principale. Non Palantir formalmente, ma Karp personalmente. La distinzione societaria è necessaria; quella politica non cancella però un rapporto con Palantir che Fedorov stesso descrive come attivo da anni, costruito sull’uso dell’AI e dei dati reali del campo di battaglia ucraino.

Crosetto porta Fedorov dentro la Difesa mentre l’ex ministro costruisce il proprio futuro industriale

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Il primo fatto è ufficiale. Nel comunicato del Ministero della Difesa del 28 agosto Crosetto afferma che Fedorov ha accettato di offrirgli la propria consulenza come Advisor per l’Innovazione della Difesa, dopo un confronto concentrato su droni, sistemi unmanned, difesa aerea ed evoluzione dell’ecosistema tecnologico. La scelta chiude una vicenda iniziata settimane prima, quando Crosetto aveva contattato Fedorov subito dopo la sua uscita dal governo ucraino e Matrice Digitale aveva posto il problema dell’ingresso nella Difesa italiana di un dirigente con relazioni industriali, politiche e tecnologiche molto più ampie di quelle di un normale consulente. Nel frattempo l’Ucraina ha definitivamente voltato pagina: Fedorov non guida più il ministero e il 19 agosto Evgeniy Khmara è stato nominato ministro della Difesa. A Roma, invece, Fedorov entra in una posizione che Crosetto considera utile proprio perché l’Italia vuole ridurre il tempo che separa sperimentazione, procurement e capacità operative. È il modello sviluppato dall’Ucraina durante la guerra: test sul campo, feedback immediato, aggiornamenti rapidi, integrazione fra militari, startup e industria. Ma Fedorov non arriva in Italia come un tecnico neutrale che ha concluso il proprio percorso professionale. Arriva mentre sta costruendo un nuovo centro privato di interessi nel defense-tech internazionale. Questo non dimostra automaticamente un conflitto di interessi, perché non sono pubblici né il perimetro dettagliato dell’incarico italiano né le eventuali regole di incompatibilità applicate; rende però indispensabile sapere quali informazioni possa conoscere, quali aziende possa incontrare nella funzione di advisor, quali programmi nazionali possa discutere e attraverso quali procedure vengano gestiti eventuali interessi economici esterni.

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Alex Karp diventa il primo investitore della nuova società defense-tech di Fedorov

Il secondo fatto arriva direttamente da Fedorov. In un post pubblicato sul proprio profilo LinkedIn l’ex ministro annuncia di stare costruendo una nuova società defense-tech e afferma che Alex Karp diventerà il suo primo lead investor. Non sono stati ancora comunicati nome della società, valore dell’investimento, composizione del capitale o governance definitiva. È quindi sbagliato scrivere che Palantir abbia acquisito una partecipazione o che esista già un investimento societario formalizzato da Palantir Technologies. Il soggetto annunciato da Fedorov è Karp, che però non è un investitore qualunque: è cofondatore, CEO e director di Palantir, ruolo confermato dalla documentazione societaria della stessa azienda. L’elemento più rilevante è che l’investimento non nasce da una relazione occasionale successiva all’uscita di Fedorov dal governo. Pochi mesi prima, ancora come ministro della Difesa, Fedorov aveva descritto pubblicamente una cooperazione con Karp e Palantir avviata dopo la visita del CEO a Kiev nel giugno 2022.

Nella propria ricostruzione, Fedorov attribuisce a quella collaborazione la costruzione di un sistema dettagliato di analisi degli attacchi aerei, l’impiego di soluzioni AI per processare grandi quantità di intelligence e l’integrazione di tecnologie nelle attività di deep strike planning. L’ex ministro afferma quindi di avere collaborato con Palantir nel cuore dell’architettura informativa della guerra e, pochi mesi dopo la fine dell’esperienza governativa, di voler trasformare quella conoscenza in una nuova azienda con il CEO di Palantir come primo investitore. La coincidenza temporale con l’incarico ricevuto da Crosetto non prova che le due operazioni siano coordinate. Sarebbe però altrettanto scorretto descriverle come universi completamente separati, perché la competenza per la quale l’Italia sceglie Fedorov è precisamente quella che egli intende ora trasformare in un’impresa privata destinata ai mercati della difesa.

Palantir non è un contatto esterno: Brave1 utilizza i suoi software sui dati reali della guerra

È qui che il rapporto Fedorov-Palantir assume una consistenza molto diversa dalla semplice vicinanza alle Big Tech statunitensi. Il Ministero della Difesa ucraino ha annunciato ufficialmente nel gennaio 2026 che Brave1 Dataroom è costruito utilizzando soluzioni software di Palantir. La piattaforma mette a disposizione delle aziende ucraine dataset strutturati provenienti dal combattimento reale, comprese immagini visuali e termiche di bersagli aerei come i droni Shahed, per addestrare, testare e validare modelli AI destinati alla classificazione e all’intercettazione autonoma. A giugno oltre 100 società ucraine risultavano già abilitate all’ambiente. Il dato permette di comprendere cosa significhi concretamente il modello Fedorov: non soltanto un ministero che acquista software, ma un’architettura nella quale dati generati sul campo di battaglia, aziende private, modelli di intelligenza artificiale e decisioni militari vengono portati dentro uno stesso ciclo tecnologico. Nel maggio 2026 il Ministero ucraino aveva inoltre documentato un incontro tra Fedorov e Karp dedicato espressamente ad AI, analisi dei dati e scaling delle soluzioni militari. Non si tratta quindi di dedurre un rapporto sulla base di fotografie o conferenze. Il governo ucraino attribuisce pubblicamente a Palantir un ruolo tecnologico dentro Brave1, e Fedorov sostiene che le soluzioni sviluppate insieme siano entrate nell’analisi delle minacce aeree, dell’intelligence e nella pianificazione delle operazioni a lunga distanza. Anche una pubblicazione ufficiale della Difesa italiana, discutendo dell’evoluzione dello Human-Machine Teaming, ha ricordato che secondo Karp il software Palantir sarebbe coinvolto in una parte molto rilevante delle attività di targeting ucraine. Il punto politico è evidente: Crosetto non sta importando soltanto il know-how dei droni ucraini, ma l’esperienza di un sistema di guerra data-centric nel quale Palantir è già un attore strutturale.

La Difesa italiana aveva rapporti con Palantir molto prima dell’arrivo di Fedorov

L’altro elemento che impedisce di considerare Palantir una presenza estranea al dossier italiano è la documentazione dello stesso Ministero della Difesa. Nei prospetti ufficiali delle spese compaiono già nel 2021 diverse operazioni riferite espressamente al Programma Palantir e a Palantir Italia S.r.l.. Un documento ministeriale registra il 26 maggio 2021 una spesa da 148.498 euro per la “Fornitura nuove funzionalità Programma Palantir”; un altro prospetto riporta il 25 agosto 841.500 euro per nuove funzionalità di un programma informativo con beneficiaria Palantir Italia; a dicembre compaiono altri due importi da 434.998 e 99.998 euro sotto la voce “Programma PALANTIR”. Non siamo quindi di fronte a un software che entra improvvisamente nel perimetro della Difesa con Fedorov. Il rapporto italiano con Palantir era già diventato un tema politico quando Matrice Digitale aveva ricostruito il paradosso tra sovranità tecnologica proclamata e dipendenza dalle piattaforme statunitensi. Più delicato è il capitolo Gotham. Nel 2026 un’inchiesta di Domani ha ricostruito una procedura negoziata e secretata avviata nel 2024 da Teledife per la “fornitura licenza Palantir Gotham”, dal valore indicato di circa un milione di euro. Il Ministero ha confermato al quotidiano la natura secretata dell’operazione, senza fornire dettagli su durata e contenuti; non esiste quindi un atto pubblico sufficientemente completo per sostenere che ogni componente della procedura, incluso l’effettivo deployment finale, sia verificabile dall’esterno. La prudenza terminologica è necessaria, ma il quadro storico non cambia: la Difesa italiana acquista capacità Palantir da anni e nel 2024 ha avviato una procedura specificamente riferita a Gotham. È importante perché Gotham viene presentato dalla stessa Palantir come piattaforma per il decision making della difesa, capace di collegare fonti differenti e supportare workflow operativi, intelligence e targeting. Fedorov entra dunque in una struttura statale che non deve ancora “scoprire” Palantir: con quell’ecosistema tecnologico ha già avuto rapporti economici documentati.

Leonardo entra nello stesso ecosistema ma una partnership diretta con Palantir non è documentata

Il passaggio Leonardo richiede ancora maggiore precisione perché è qui che una ricostruzione legittima rischia facilmente di trasformarsi in una conclusione che le fonti non consentono. Non risulta pubblicamente dimostrato che Leonardo utilizzi Palantir Gotham, né esiste allo stato attuale un accordo Leonardo-Palantir annunciato ufficialmente. Esiste però qualcosa di più interessante di una semplice coincidenza di nomi. Leonardo sta spostando il proprio modello industriale verso AI, dati, comando e controllo multidominio, sistemi unmanned, cyber e integrazione dei sensori, cioè verso il livello nel quale software e capacità di correlazione delle informazioni diventano parte integrante del sistema d’arma. Nel Piano industriale 2026-2030 il gruppo indica esplicitamente cybersecurity, HPC, AI e dati come spina dorsale della propria strategia e identifica Michelangelo Dome come architettura destinata a federare sensori, piattaforme ed effettori. Roberto Cingolani ha inoltre dichiarato agli investitori che un primo componente del Michelangelo Dome è in costruzione per l’Ucraina e verrà testato in ambiente reale, con sviluppo parallelo di command and control, MC5, cyber, unmanned e AI. Questo significa che Leonardo non entra in Ucraina semplicemente per vendere droni: entra nello stesso laboratorio operativo nel quale Fedorov ha costruito Brave1 e nel quale Palantir lavora sui dati di combattimento. La relazione diretta tra le due aziende resta invece non confermata. La questione è stata posta esplicitamente agli azionisti durante l’assemblea Leonardo del 7 maggio 2026:

“Leonardo S.p.A. ha in essere o prevede di stabilire collaborazioni commerciali e/o di sviluppo con Palantir Technologies?”. La risposta ufficiale è stata che Leonardo “esplora costantemente” possibili collaborazioni con altri player e che gli accordi di rilevanza pubblica vengono comunicati attraverso i canali societari.

È una risposta che non conferma una partnership, ma nemmeno autorizza a escludere interlocuzioni o valutazioni; giornalisticamente va trattata per ciò che è. Il punto documentabile è la convergenza dei sistemi: Leonardo costruisce in Ucraina capacità data-centric e multidominio, Palantir è già parte dell’infrastruttura AI-dati sviluppata con Fedorov, e lo stesso Fedorov viene oggi chiamato da Crosetto a trasferire in Italia quell’esperienza.

Il dibattito su Thiel rischia di nascondere il ruolo molto più operativo di Alex Karp

In Italia Peter Thiel è diventato il bersaglio simbolico più semplice quando si discute di Palantir: le sue posizioni politiche, i rapporti con l’ecosistema trumpiano e le riflessioni sulla crisi delle democrazie liberali offrono un terreno immediatamente riconoscibile allo scontro culturale. Il caso dei seminari romani di Thiel aveva già mostrato il cortocircuito tra élite tecnologiche, politica italiana e retorica sulla sovranità — ma ridurre Palantir a Thiel rischia di far perdere di vista la persona che dirige operativamente l’azienda dal 2005: Alex Karp. È Karp ad avere visitato Kiev nei primi mesi dell’invasione; è con Karp che Fedorov ha costruito una relazione descritta come pluriennale; è Karp che oggi decide di diventare il primo investitore della nuova impresa dell’ex ministro; ed è sotto la sua guida che Palantir ha trasformato il proprio software da strumento di intelligence a infrastruttura sempre più centrale per difesa, data fusion e decision support. La documentazione pubblica di Gotham comprende persino strumenti specifici per la gestione di target, high-priority target list, Attack Guidance Matrix, osservazioni geospaziali e integrazione attraverso Defense Ontology. Non significa che un algoritmo sostituisca automaticamente la catena di comando o prenda autonomamente decisioni letali, e sarebbe scorretto descriverlo così. Significa però che il controllo delle architetture che raccolgono, correlano, selezionano e presentano i dati ai decisori militari diventa esso stesso una forma di potere strategico. È qui che la questione etica smette di riguardare la personalità di Thiel e arriva alla governance concreta dei sistemi. Se l’Italia critica la dipendenza tecnologica dalle Big Tech ma utilizza già software Palantir nella Difesa, chiama come advisor un ex ministro che ha costruito sistemi militari con Palantir e contemporaneamente assiste alla nascita della sua nuova azienda finanziata da Karp, la domanda non è se Karp sia ideologicamente più presentabile di Thiel. La domanda è quale livello di dipendenza tecnologica lo Stato considera compatibile con la propria sovranità militare.

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La tecnocrazia diventa un problema democratico quando entra nell’architettura dello Stato

Il punto finale non riguarda l’opportunità di demonizzare Fedorov, Karp, Palantir o Leonardo. L’Italia ha un interesse concreto a studiare l’esperienza ucraina, perché nessuna esercitazione può riprodurre integralmente quattro anni di guerra ad alta intensità combattuta con droni FPV, guerra elettronica, sistemi autonomi, AI e cicli industriali compressi. Crosetto ha ragione quando sostiene che la capacità di trasformare rapidamente sperimentazione e innovazione in sistemi operativi rappresenta oggi un vantaggio militare. Proprio perché quell’esperienza vale tanto, però, il suo trasferimento non può essere governato esclusivamente attraverso relazioni personali, consulenze e rapporti fra grandi aziende. Servono regole pubbliche sul perimetro dell’advisor Fedorov, sulle informazioni alle quali può accedere, sulle eventuali incompatibilità con la nuova società privata, sui rapporti con investitori e fornitori della Difesa, sulla proprietà intellettuale e sulla destinazione dei dati operativi. Lo stesso vale per Leonardo: se in futuro dovesse emergere una collaborazione con Palantir, sarebbe perfettamente legittima sul piano industriale, ma avrebbe un significato strategico che richiederebbe una discussione trasparente sulla sovranità dei dati e sul controllo delle capacità di command and control. Il problema non è sostenere che Palantir comandi la Difesa italiana o che Karp controlli Fedorov: non esistono elementi per affermarlo. Il problema è che la struttura che si sta formando mette sullo stesso asse un advisor del ministro italiano, un imprenditore defense-tech finanziato dal CEO di Palantir, una piattaforma AI addestrata con dati reali della guerra, una Difesa italiana che ha già acquistato tecnologie Palantir e un campione nazionale come Leonardo che considera dati e AI il centro della propria trasformazione militare. È precisamente in questi passaggi che la tecnocrazia smette di essere un concetto astratto. Non diventa necessariamente una “dittatura”, ma può diventare architettura dello Stato prima che la politica abbia definito chi controlla i controllori. Ed è questo, molto più delle provocazioni ideologiche di Peter Thiel, il tema sul quale una democrazia dovrebbe pretendere risposte prima che software, industria e decisione militare diventino impossibili da separare.

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