skullcandy dime 3 bluetooth cve 2025 20701

Skullcandy Dime 3 si abbina via Bluetooth senza consenso e apre microfono e audio

🛡️ Executive Summary

  • Skullcandy Dime 3 con firmware 1.0.0.28 accetta nuovi pairing Bluetooth Classic senza modalità pairing né conferma dell’utente.
  • Un attaccante nel raggio radio può diventare dispositivo trusted, interrompere l’audio legittimo e accedere al profilo headset e al microfono.
  • La vulnerabilità è corretta nel firmware 1.0.0.30, ma CERT/CC segnala che gli utenti non dispongono attualmente di un metodo via app per aggiornare le unità vulnerabili.

Gli auricolari Skullcandy Dime 3 possono accettare un nuovo dispositivo Bluetooth senza che il proprietario li metta in modalità pairing e senza alcuna conferma fisica. La vulnerabilità, associata a CVE-2025-20701, interessa almeno le unità con firmware 1.0.0.28 e permette a un attaccante entro il raggio Bluetooth di completare il bonding, diventare un dispositivo trusted e riconnettersi successivamente. L’impatto va oltre una semplice interferenza nella riproduzione musicale: il nuovo dispositivo può aprire un canale A2DP, interrompere la connessione legittima e accedere al profilo Hands-Free/Headset, con la possibilità di catturare l’audio del microfono. Il problema è ancora più delicato perché Skullcandy conferma l’esistenza di una versione firmware corretta, ma i Dime 3 vulnerabili non possono essere aggiornati normalmente attraverso l’app.

Il pairing avviene senza modalità pairing e senza PIN

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Il Vulnerability Note VU#859658 pubblicato dal CERT Coordination Center descrive un comportamento anomalo sui Skullcandy Dime 3 modello S2DCW con firmware 1.0.0.28. Un dispositivo precedentemente sconosciuto può inviare direttamente una richiesta di pairing all’indirizzo Bluetooth Classic degli auricolari e completare la procedura senza richiedere PIN, passkey, pressione di pulsanti o apertura della custodia in una specifica modalità. Il difetto è collegato all’implementazione Bluetooth del chipset Airoha Technology e a CVE-2025-20701, già descritta come vulnerabilità dell’Airoha Bluetooth audio SDK capace di permettere pairing senza consenso. L’attaccante deve trovarsi nel normale raggio radio Bluetooth, ma non necessita di accesso fisico né di interazione preventiva con il dispositivo.

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L’avviso arriva soltanto dopo che l’attaccante è già trusted

Gli auricolari utilizzano una capacità I/O NoInputNoOutput, quindi non dispongono di uno schermo o di un’interfaccia adatta a confermare una passkey. Il problema nasce quando questa caratteristica viene combinata con l’accettazione automatica di richieste provenienti da dispositivi non ancora autorizzati. Secondo CERT/CC, l’unico segnale per il proprietario è l’annuncio audio “New device paired”, ma viene riprodotto soltanto dopo che il bonding è già stato completato. L’utente scopre quindi la nuova associazione quando non ha più la possibilità di impedirla. Una volta aggiunto alla lista dei dispositivi fidati, l’attaccante può inoltre riconnettersi automaticamente ogni volta che torna nel raggio radio, salvo cancellazione del pairing o reset del dispositivo.

L’attaccante può interrompere l’audio e raggiungere il microfono

Il primo impatto consiste nell’hijacking della sessione audio. Il dispositivo non autorizzato può stabilire un collegamento A2DP e interrompere la connessione già attiva con lo smartphone del proprietario. Questo permette di prendere il controllo del canale di riproduzione o causare una forma di denial of service locale. Più sensibile è l’accesso ai profili Hands-Free e Headset, utilizzati dagli auricolari per telefonate e comunicazioni vocali. CERT/CC indica che un attaccante associato può accedere a questi servizi e catturare audio in tempo reale dal microfono dei Dime 3. Non significa intercettare automaticamente qualsiasi telefonata dello smartphone né ottenere accesso generale al telefono, ma trasforma comunque un dispositivo audio personale in un possibile sensore utilizzabile da un soggetto fisicamente vicino.

Il firmware corretto esiste ma gli utenti non possono installarlo

Skullcandy considera efficace la correzione di CVE-2025-20701 presente nel firmware 1.0.0.30. Il problema operativo è che i Dime 3 non supportano gli aggiornamenti firmware attraverso la normale applicazione Skullcandy. CERT/CC specifica che, al momento della pubblicazione della nota, non risulta alcun metodo accessibile ai consumatori per aggiornare un’unità dalla versione vulnerabile 1.0.0.28 alla 1.0.0.30. È probabilmente l’elemento più grave della disclosure: la patch esiste a livello di prodotto, ma non costituisce ancora una soluzione concretamente distribuibile alla base installata. La situazione mostra uno dei limiti strutturali dell’IoT consumer e degli accessori Bluetooth economici. Un componente può avere firmware aggiornabile durante produzione o assistenza, ma non necessariamente una vera catena di servicing post-vendita capace di consegnare correzioni ai clienti.

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Un auricolare senza update diventa un problema di sicurezza permanente

La vulnerabilità dei Dime 3 non consente un attacco remoto attraverso Internet e richiede prossimità fisica, quindi il rischio non deve essere equiparato a quello di una RCE esposta pubblicamente. Ma l’assenza di autenticazione preventiva elimina praticamente tutto il controllo del proprietario sul primo pairing, rendendo l’attacco semplice quando il bersaglio si trova in un luogo condiviso come ufficio, aeroporto, trasporto pubblico o conferenza. Per gli utenti con firmware 1.0.0.28 la situazione resta problematica finché Skullcandy non offrirà un percorso di aggiornamento effettivamente utilizzabile. Nell’attesa, la misura più prudente è evitare di lasciare attivi gli auricolari in ambienti nei quali un attaccante vicino potrebbe tentare un pairing, controllare eventuali annunci inattesi di nuovo dispositivo associato e procedere a reset o rimozione delle associazioni sospette secondo le procedure del produttore. Il problema più ampio, però, è industriale: un prodotto con connettività radio e microfono non può essere considerato realmente aggiornabile se la correzione esiste soltanto in una versione firmware che il cliente non ha modo di installare.

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