🪙 Punti chiave
- Il regolatore canadese chiarisce che un deposito bancario non cambia natura giuridica soltanto perché viene rappresentato attraverso una blockchain.
- Il Maharashtra studia la tokenizzazione di infrastrutture pubbliche per liberare capitale, mentre le azioni tokenizzate su Solana raggiungono circa 589 milioni di euro.
- Anchorage, Clearpool, ETF e wealth manager mostrano una DeFi sempre più intermediata da custodia regolamentata, mercati tradizionali e capitale istituzionale.
La tokenizzazione sta cambiando natura. Dopo anni trascorsi a rappresentare soprattutto criptovalute native, stablecoin e sperimentazioni DeFi, la blockchain viene utilizzata sempre più spesso per trasferire on-chain depositi bancari, azioni, credito, proprietà immobiliari e infrastrutture pubbliche. Il passaggio più significativo arriva dal Canada, dove il regolatore prudenziale ha stabilito che un deposito non cambia natura giuridica soltanto perché viene rappresentato digitalmente. In India il Maharashtra valuta invece di utilizzare asset pubblici tokenizzati per finanziare nuove infrastrutture. Sul mercato, la crescita degli stock token e della DeFi istituzionale mostra la stessa convergenza: la blockchain non sta sostituendo la finanza tradizionale, viene progressivamente incorporata dentro di essa.
Cosa leggere
Il Canada stabilisce che un deposito tokenizzato resta un deposito bancario
L’Office of the Superintendent of Financial Institutions canadese, OSFI, ha introdotto uno dei chiarimenti regolatori più importanti per la tokenizzazione bancaria. Nella dichiarazione ufficiale sui depositi tokenizzati e sulle altre rappresentazioni digitali dei depositi l’autorità adotta esplicitamente un principio di neutralità tecnologica: ciò che determina la natura giuridica di un prodotto finanziario è la sua sostanza, non la tecnologia utilizzata per registrarlo o distribuirlo. Un deposito rappresentato attraverso token non diventa quindi automaticamente un crypto-asset e non costituisce una categoria giuridicamente separata dal deposito tradizionale. Per le banche il vantaggio è rilevante perché elimina parte dell’incertezza sulla possibilità di trasferire depositi commerciali su infrastrutture blockchain senza trasformarli in stablecoin private o strumenti completamente nuovi. Restano però intatti gli obblighi su capitale, gestione del rischio tecnologico, terze parti e supervisione: la blockchain modifica l’infrastruttura del deposito, non le responsabilità della banca che lo emette. OSFI ha accompagnato il chiarimento con il quadro definitivo sul trattamento prudenziale delle esposizioni in crypto-asset che entrerà in vigore tra novembre 2026 e gennaio 2027, confermando una separazione sempre più netta tra depositi tokenizzati e crypto-asset propriamente detti.
Il passaggio continua una traiettoria già visibile con stablecoin bancarie e azioni negoziabili 24 ore su 24, dove la finanza tradizionale aveva iniziato a utilizzare direttamente infrastrutture nate nel mercato crypto. La differenza canadese è normativa: non si limita a consentire una sperimentazione, ma chiarisce quale diritto continua a esistere dietro il token. È proprio questo elemento a distinguere un deposito bancario tokenizzato da molti prodotti on-chain che imitano asset finanziari senza trasferire al possessore gli stessi diritti del sottostante.
Il Maharashtra vuole usare asset pubblici tokenizzati per finanziare nuove infrastrutture
In India la stessa tecnologia viene spinta verso un utilizzo ancora più ambizioso. Il Maharashtra sta lavorando a un quadro per tokenizzare beni pubblici e asset reali, affiancando il progetto DELTA Act dedicato alla rappresentazione blockchain di terreni e proprietà immobiliari. La proposta più interessante riguarda le infrastrutture elettriche: il governo valuta la possibilità di tokenizzare una quota degli asset di trasmissione già produttivi e utilizzare il capitale raccolto per costruire nuove linee e sistemi di accumulo dell’energia solare. L’ipotesi è stata illustrata da Praveen Pardeshi, CEO della Maharashtra Institution for Transformation e consigliere economico del chief minister, spiegando che anche il 40-50% di determinate infrastrutture potrebbe essere rappresentato attraverso token associati a una quota dei ricavi prodotti dall’asset. Il modello descritto nel progetto di tokenizzazione delle infrastrutture del Maharashtra non equivale ancora a un’emissione già approvata: politica, strumenti, diritti degli investitori e struttura giuridica restano in fase di definizione. La direzione è però significativa perché la tokenizzazione smette di riguardare semplicemente bond o fondi privati e viene proposta come meccanismo di rifinanziamento di infrastrutture pubbliche esistenti.
Il punto più delicato riguarda la distinzione tra tokenizzazione e privatizzazione. Vendere diritti economici collegati ai ricavi di un’infrastruttura non significa necessariamente cedere la proprietà dell’asset, ma crea comunque nuovi soggetti titolari di pretese economiche sui flussi prodotti. Il vero problema non è quindi mettere una linea elettrica “su blockchain”, bensì definire quale diritto rappresenti esattamente il token, chi lo garantisca, come venga valutato e cosa accada in caso di controversia. È lo stesso limite che accompagna l’intera crescita dei Real World Assets: la blockchain può certificare la circolazione del token, ma non crea automaticamente il diritto legale che dovrebbe esistere dietro di esso.
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Robinhood e AMC mostrano il problema irrisolto degli stock token
La questione dei diritti diventa ancora più evidente nello scontro tra Robinhood e AMC Entertainment. Il CEO di AMC Adam Aron contesta l’esistenza di token collegati economicamente alle azioni della società ma creati senza autorizzazione dell’emittente. Vlad Tenev sostiene invece che una società quotata controlla le proprie azioni, ma non può impedire a terzi di costruire strumenti finanziari che ne replicano o utilizzano il prezzo come riferimento. Nella risposta pubblica di Tenev alle contestazioni sugli stock token emerge quindi il nodo destinato ad accompagnare l’espansione del mercato: un token che replica AMC non è necessariamente un’azione AMC. Può fornire esposizione economica al prezzo senza attribuire diritto di voto, proprietà diretta del titolo o rapporto societario con l’emittente originale.
Il problema non è più teorico perché i numeri iniziano a diventare materialmente rilevanti. Il valore delle azioni tokenizzate su Solana ha raggiunto un nuovo massimo di circa 589 milioni di euro, pari a 684 milioni di dollari al cambio dell’11 settembre, con una crescita del 47% in tre settimane. Una quota rilevante dell’attività arriva da xStocks, infrastruttura di Backed Finance utilizzata anche da Kraken, e dalle nuove emissioni collegate a Backpack e Sunrise. Ancora più indicativo è il comportamento degli utenti: una parte consistente degli scambi avviene quando le borse statunitensi sono chiuse. La tokenizzazione non sta quindi soltanto replicando un titolo esistente su un ledger differente, ma sta modificando orari, modalità di distribuzione e mercati secondari attraverso i quali l’esposizione viene negoziata. La crescita conferma quanto già osservato nella progressiva trasformazione di XRP, ETF e asset tokenizzati in strumenti della finanza istituzionale: l’adozione aumenta proprio dove la distinzione tra infrastruttura crypto e prodotto finanziario tradizionale diventa meno evidente.
Anchorage e Clearpool portano la DeFi dentro la custodia istituzionale
La stessa convergenza arriva nella DeFi. Anchorage Digital e FRGMNT hanno costruito un’integrazione che consente agli investitori istituzionali di detenere, emettere, riscattare e mettere in staking fUSD direttamente nell’ambiente di custodia di Anchorage, senza dover predisporre un’infrastruttura separata. fUSD viene emesso contro USDC e il capitale sottostante può essere impiegato sui mercati di lending on-chain; lo staking produce sfUSD, che incorpora i rendimenti delle strategie utilizzate dal protocollo. L’aspetto importante non è l’ennesima stablecoin, ma il modo in cui viene distribuita: un’attività tipicamente DeFi viene racchiusa dentro un perimetro di custodia istituzionale, eliminando una parte delle complessità operative che fino a pochi anni fa obbligavano fondi e società a gestire wallet, smart contract e procedure interne differenti.
Clearpool percorre una strada parallela scegliendo XRP Ledger come infrastruttura centrale per il proprio mercato del credito e preparando la migrazione del token CPOOL verso CLEAR. La strategia punta ad aumentare il peso del lending istituzionale su XRPL, storicamente molto più associato ai pagamenti che alla DeFi. La combinazione tra credito tokenizzato, stablecoin e custodia regolamentata mostra come la DeFi istituzionale stia progressivamente perdendo una delle caratteristiche che avevano definito la prima fase del settore: l’accesso completamente disintermediato. Il capitale professionale entra on-chain, ma lo fa spesso attraverso custodian, procedure KYC, controlli di compliance e controparti regolamentate.
Il sondaggio diffuso da Bitwise rende visibile la stessa dinamica dal lato della domanda. Su circa 400 wealth manager interpellati, il 60% dichiara di voler introdurre allocazioni in crypto entro dodici mesi, nonostante il 67% non disponga ancora di un’esposizione. Il dato non rappresenta l’intero settore globale e non va trasformato in una previsione certa sui flussi futuri, ma segnala un divario interessante tra portafogli attuali e intenzioni dichiarate. Se anche soltanto una parte di quella domanda si materializzasse, la crescita potrebbe premiare soprattutto prodotti che eliminano la necessità di gestire direttamente chiavi private e protocolli.
ETF, Binance e Metaplanet mostrano quanto capitale continui a dipendere dagli intermediari
L’istituzionalizzazione non procede però in linea retta. Gli ETF spot Bitcoin hanno registrato una seduta con circa 244 milioni di euro di deflussi netti, equivalenti a 282,6 milioni di dollari, con ARK Invest tra i principali protagonisti delle vendite. Nello stesso periodo gli ETF XRP hanno raccolto circa 4,4 milioni di euro. Sono cifre molto differenti per dimensione e non descrivono automaticamente una rotazione strutturale da Bitcoin verso XRP, ma mostrano come l’accesso istituzionale renda i flussi crypto sempre più simili a quelli osservabili negli altri mercati finanziari: allocazioni, riscatti e ribilanciamenti possono produrre movimenti significativi senza passare direttamente dagli exchange spot.
Binance, dall’altra parte, continua a utilizzare le Proof of Reserves per dimostrare la copertura degli asset dei clienti. La pagina ufficiale delle riserve verificabili dell’exchange mostra rapporti di copertura almeno pari al 100% per i principali asset monitorati, con centinaia di migliaia di BTC sotto custodia. Il dato va interpretato correttamente: una Proof of Reserves fornisce visibilità crittografica su attività e saldi inclusi nella procedura, ma non equivale automaticamente a un audit completo di bilancio capace di ricostruire ogni passività e rapporto economico dell’azienda. Resta comunque il simbolo di una trasformazione: persino un exchange nato nell’economia crypto deve oggi dimostrare caratteristiche tipiche di un intermediario finanziario, come solvibilità percepita, trasparenza delle riserve e gestione del rischio di custodia.
Anche Metaplanet, società giapponese costruita attorno a una strategia Bitcoin treasury, è stata costretta a confrontarsi con problemi molto tradizionali di corporate governance. Dopo le contestazioni degli azionisti, il gruppo ha ridotto del 41% il potenziale pool azionario destinato agli incentivi del management, cancellando un valore teorico di warrant stimato in circa 190 milioni di euro. La vicenda arriva pochi giorni dopo che Metaplanet e le altre Bitcoin treasury company erano tornate al centro del confronto tra accumulo di BTC, diluizione azionaria ed ETF. Bitcoin non elimina quindi il problema della governance societaria: quando una società quotata finanzia acquisti di BTC attraverso capitale azionario, incentivi e nuove emissioni, gli azionisti devono continuare a valutare diluizione, remunerazione dei dirigenti e capacità di creare valore per azione.
Liquid ricorda che tokenizzare un asset significa anche proteggere il ponte verso il sottostante
La corsa istituzionale incontra infine il limite più concreto dell’infrastruttura blockchain: un token vale quanto la capacità di garantire il rapporto con ciò che dovrebbe rappresentare. L’incidente di Liquid Network lo ha dimostrato in modo particolarmente netto. Una vulnerabilità ha permesso di creare circa 4.000 L-BTC privi della corrispondente copertura e convertirli attraverso il meccanismo di peg-out in BTC reali. Dopo l’exploit, circa 3.400 BTC sono stati restituiti, mentre ne sono rimasti fuori circa 598,5. Blockstream ha rifiutato la richiesta di riconoscere una quota del 10% come bug bounty e ha assunto una posizione netta: sottrarre asset senza autorizzazione e condizionarne la restituzione a un pagamento non costituisce responsible disclosure. Lo stato ufficiale dei servizi Liquid aveva documentato la sospensione dei bridge node e il blocco delle operazioni durante l’incidente.
L’exploit Liquid aveva già mostrato come 4.000 BTC potessero uscire dal peg pur senza la compromissione delle chiavi del servizio SideSwap. È probabilmente la lezione più importante dell’intera fase di tokenizzazione. Un deposito bancario, un’azione, una linea elettrica, un titolo di Stato o un bitcoin possono essere rappresentati attraverso token, ma la blockchain protegge soltanto ciò che è realmente garantito dal modello sottostante. Se il rapporto tra token e asset viene spezzato da un bug, una struttura giuridica debole, una riserva insufficiente o un intermediario insolvente, l’immutabilità del ledger non risolve il problema.
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Il filo che collega Canada, Maharashtra, Robinhood, Solana, Anchorage e XRP Ledger non è l’aumento del prezzo delle criptovalute. È la trasformazione della blockchain in un’infrastruttura finanziaria general purpose. I depositi possono essere tokenizzati senza cessare di essere depositi; infrastrutture pubbliche possono diventare la base di strumenti investibili; le azioni possono essere replicate e scambiate quando la borsa è chiusa; i rendimenti DeFi possono essere distribuiti attraverso custodian istituzionali. Ma più il modello cresce, più riappaiono problemi conosciuti da secoli dalla finanza: diritti di proprietà, riserve, custodia, supervisione, governance, responsabilità e rischio di controparte. È il paradosso della maturazione del settore. La blockchain entra definitivamente nella finanza tradizionale proprio nel momento in cui la finanza tradizionale ricostruisce sopra la blockchain gran parte delle proprie regole e dei propri intermediari.
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