⚙️ Da sapere
- Dimensity 9600 Pro usa una CPU 2+3+3 con due Arm C2-Ultra a 4,55 GHz e promette consumi multi-core inferiori del 61%.
- La nuova NPU 1090 supporta modelli fino a 30 miliardi di parametri, mentre LPDDR6 e UFS 5.0 alzano il tetto della piattaforma.
- Mali G2-Ultra NX porta acceleratori neurali nella GPU, fino al 27% di picco grafico in più e ray tracing più veloce del 18%.
MediaTek Dimensity 9600 Pro è ufficiale e il salto generazionale non si limita al passaggio ai 2 nanometri. Il nuovo SoC flagship combina il processo avanzato di TSMC con la piattaforma Arm C2, la GPU Mali G2-Ultra NX, una doppia NPU e per la prima volta nel catalogo MediaTek supporto a LPDDR6 e UFS 5.0. Il dato più aggressivo dichiarato dall’azienda riguarda però l’efficienza: fino al 61% di riduzione dei consumi multi-core rispetto alla generazione precedente. È su questo punto che si gioca davvero il confronto con Snapdragon ed Exynos, perché nei flagship del 2027 il limite non sarà soltanto raggiungere frequenze più elevate, ma mantenere CPU, GPU e AI sotto il tetto termico di uno smartphone.
Cosa leggere
MediaTek conferma il 2 nm ma cambia la famiglia rispetto ai rumor estivi
L’annuncio ufficiale di MediaTek sul Dimensity 9600 Pro chiarisce diversi elementi che fino a poche settimane fa erano ancora affidati alle indiscrezioni. A luglio, la roadmap ricostruita da Matrice Digitale indicava Dimensity 9600 Pro e Pro Max costruiti sul processo TSMC N2P, con una possibile variante 9600s derivata dal vecchio silicio a 3 nm. L’annuncio definitivo conferma il nodo a 2 nm e il modello Pro, ma non presenta alcun Dimensity 9600 Pro Max: al suo posto MediaTek introduce Dimensity 9600M, pensato per portare parte della piattaforma flagship su una fascia più ampia. È una correzione importante della roadmap filtrata in estate e mostra perché i leak sulla segmentazione commerciale non possano essere trattati come specifiche definitive. MediaTek conferma inoltre che i primi smartphone con 9600 Pro e 9600M arriveranno entro questo trimestre, accorciando la distanza tra presentazione del silicio e prodotti commerciali.
Due C2-Ultra a 4,55 GHz ma il dato chiave è il consumo multi-core
La CPU mantiene la filosofia All Big Core introdotta nelle generazioni precedenti, ma cambia completamente i blocchi Arm. La configurazione è 2+3+3: due C2-Ultra a 4,55 GHz, tre C2-Pro a 4,35 GHz e altri tre C2-Pro a 3,1 GHz. MediaTek dichiara fino al 17% di prestazioni single-core in più e al 15% in multi-core rispetto al Dimensity 9500, ma associa questi incrementi a una riduzione fino al 61% del consumo multi-core nei propri test. Quest’ultimo valore è molto più interessante del semplice aumento dei benchmark, perché un flagship moderno raramente è limitato dal picco prestazionale teorico: il problema emerge quando carichi lunghi saturano il package e costringono il sistema a ridurre frequenze e tensioni. Il Dimensity 9500 aveva già spostato MediaTek verso ray tracing, AI avanzata e CPU completamente prestazionali; con il 9600 Pro la sfida diventa mantenere quell’architettura aggressiva dentro consumi sostenibili.
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I 2 nm servono soprattutto a creare margine termico per CPU, GPU e AI
Il processo produttivo è quindi fondamentale, ma non perché il numero 2 nm abbia valore autonomo. MediaTek aveva già completato nel 2025 il tape-out del proprio primo progetto sul processo TSMC N2P, evoluzione della famiglia nanosheet di TSMC. La piattaforma prometteva rispetto a N3E fino al 18% di prestazioni in più a parità di consumo, circa 36% di riduzione energetica alla stessa velocità e un incremento di circa 1,2 volte della densità logica. Matrice Digitale aveva seguito l’ingresso dei 2 nm TSMC nella produzione ad alto volume e la transizione verso i transistor nanosheet, un passaggio molto più significativo del normale shrink geometrico perché sostituisce l’architettura FinFET con gate-all-around. Nel Dimensity 9600 Pro questo margine viene reinvestito immediatamente: frequenze CPU superiori, cache più ampia, GPU più complessa e due motori NPU devono convivere senza trasformare il telefono in un sistema che raggiunge i benchmark massimi soltanto per pochi minuti.
La NPU 1090 porta modelli da 30B sul telefono ma la memoria diventa il collo di bottiglia
MediaTek spinge con particolare forza sull’AI agentica. Il chip integra una doppia architettura NPU: una seconda generazione della Super Efficient NPU per attività always-on e la nuova NPU 1090 per i workload più pesanti. L’azienda dichiara una riduzione del 40% dei consumi per l’AI permanente, fino al 51% di prestazioni LLM prefill in più e un miglioramento del 55% dei token generati per watt. Il supporto dichiarato arriva a modelli da 30 miliardi di parametri, un numero che però non significa automaticamente esecuzione completa di qualsiasi LLM da 30B alle massime prestazioni. Quantizzazione, memoria disponibile, dimensione del contesto e bandwidth continueranno a determinare ciò che sarà realmente possibile sui telefoni commerciali. Per questo l’introduzione di LPDDR6, UFS 5.0 e di una cache complessiva da 34,5 MB è probabilmente importante quanto la NPU stessa. La direzione era già evidente nella piattaforma Arm C2, dove CPU, SME2, NPU e memoria vengono trattati come un unico sistema per gli agenti on-device: il problema dell’AI mobile non è più soltanto avere abbastanza TOPS, ma alimentare continuamente i diversi motori senza sprecare energia negli spostamenti dei dati.
Mali G2-Ultra NX usa l’AI dentro la pipeline grafica
Sul fronte grafico arriva Mali G2-Ultra NX, la prima GPU Arm di questa famiglia con acceleratori neurali dedicati integrati nella pipeline grafica. MediaTek dichiara fino al 27% di incremento delle prestazioni di picco, un consumo inferiore del 24% al picco e ray tracing fino al 18% più rapido, con supporto dichiarato a gaming fino a 185 fps. La novità più interessante non è però il frame rate massimo, ma la Dimensity Neural Graphics Architecture, che combina calcolo grafico e AI per tecniche di ricostruzione, enhancement e generazione dei dettagli. Arm aveva già spiegato che G2-Ultra NX può arrivare fino a quattro volte le prestazioni per watt nei workload di neural graphics rispetto alle soluzioni precedenti. Questo sposta progressivamente lo smartphone verso la stessa logica delle GPU desktop: una parte crescente della qualità visiva non deriva dal rendering nativo di ogni pixel, ma da algoritmi neurali che ricostruiscono ciò che manca. Il risultato reale dipenderà però dal supporto dei motori e degli sviluppatori, non dalla sola presenza dell’acceleratore nel silicio.
Dimensity 9600 Pro entra nella sfida con Snapdragon prima ancora dei benchmark
Il timing è deliberato. Qualcomm prepara una nuova generazione con Snapdragon 8 Elite Gen 6 e variante Pro, già emersa nella roadmap che divide la piattaforma Snapdragon in due livelli di prestazioni. Nelle indiscrezioni più aggressive, la versione Extreme di Qualcomm avrebbe puntato verso frequenze prossime ai 5 GHz, mentre vivo X500 Pro Max era già indicato come uno dei primi dispositivi di prova per Dimensity 9600 Pro.

MediaTek sembra rispondere evitando di concentrare la comunicazione soltanto sui clock: 4,55 GHz per C2-Ultra sono comunque estremamente elevati, ma l’azienda insiste soprattutto su consumo multi-core, token per watt e riduzione della potenza GPU. È una scelta sensata perché lo smartphone non dispone del margine termico di un notebook. Se Qualcomm dovesse mantenere un vantaggio nei picchi ma richiedere più energia per sostenerli, MediaTek potrebbe competere sul parametro che conta di più nelle sessioni reali: prestazioni mantenute nel tempo per watt consumato.
Imagiq 1290 porta 4K240 e 17 EV ma il vantaggio dipenderà dai sensori scelti dai produttori
Anche il comparto imaging cresce con il nuovo Imagiq 1290 ISP e una AI Imaging Fusion Architecture che unisce ISP e NPU. MediaTek dichiara registrazione 4K a 240 fps in uscita nativa, 4K120 cinematic log, elaborazione AI a 60 fps e una pipeline fotografica fino a 17 EV. Sono specifiche di piattaforma, non garanzie sul risultato finale dello smartphone. Vivo, Oppo e gli altri produttori potranno utilizzare sensori, ottiche, stabilizzazione e algoritmi molto differenti, rendendo impossibile dedurre la qualità fotografica dal SoC. È però significativo che MediaTek stia portando sempre più lavoro dalla CPU verso blocchi specializzati e NPU, perché fotografia computazionale, video e AI generativa competono per lo stesso budget energetico. Anche qui il 2 nm acquista senso soltanto come capacità di mantenere contemporaneamente più motori attivi senza saturare il consumo del dispositivo.
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Il salto del Dimensity 9600 Pro si misurerà sulle prestazioni sostenute
Dimensity 9600 Pro mette insieme quasi tutte le direttrici che definiranno i flagship Android del prossimo ciclo: 2 nm, CPU completamente prestazionali, neural graphics, modelli AI locali più grandi, LPDDR6, UFS 5.0 e imaging sempre più dipendente dalla NPU. Sulla carta è un salto molto più ampio della normale revisione annuale. I numeri diffusi da MediaTek restano però benchmark interni e dovranno essere verificati sui primi dispositivi commerciali. Il -61% nei consumi multi-core, in particolare, è troppo importante per essere letto come un semplice dato promozionale: se anche una parte consistente del vantaggio sopravviverà nei telefoni reali, MediaTek avrà ottenuto ciò che serve davvero a un SoC mobile moderno, cioè più prestazioni senza consumare tutto il margine termico aggiuntivo. È qui che il 2 nm può cambiare il mercato. Non perché uno smartphone diventi automaticamente migliore passando da 3 a 2 nanometri, ma perché ogni watt risparmiato dalla CPU può essere utilizzato dalla GPU, dall’NPU, dalla fotocamera oppure trasformato semplicemente in più autonomia. La vera prova del Dimensity 9600 Pro non sarà quindi il primo punteggio Geekbench, ma ciò che resterà delle sue prestazioni dopo venti minuti di gaming, registrazione video o inferenza AI continua.
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