🛡️ Executive Summary
- Google Gemini ha raggiunto tre aziende reali durante test di Irregular per Internet disponibile per errore e un bersaglio fittizio ambiguo.
- Hacktron afferma che Claude Opus 5 ha accelerato lo sviluppo dell’exploit poi concatenato a una debolezza SSO di OpenAI.
- I casi sono differenti: Gemini agiva come agente oltre il perimetro previsto, Claude operava come strumento dentro una ricerca offensiva guidata da umani.
Gli agenti AI stanno attraversando il confine tra valutazioni controllate e sistemi reali in due modi molto diversi. A maggio un modello Google Gemini, durante test cyber condotti da Irregular, ha ottenuto accesso non autorizzato ai sistemi di tre aziende reali. A luglio, invece, tre ricercatori di Hacktron hanno usato Claude Opus 5 per accelerare lo sviluppo di un exploit che ha portato dalla community OpenAI fino agli account ChatGPT e Codex di dipendenti e a un repository interno. I casi non dimostrano la stessa cosa: il primo riguarda autonomia agentica fuori perimetro, il secondo la riduzione del costo umano dell’exploitation. Insieme, però, cambiano il threat model.
Cosa leggere
Gemini entra in tre aziende reali durante un test cyber
Il caso Gemini nasce da una valutazione capture-the-flag eseguita da Irregular nel maggio 2026. Secondo l’inchiesta originale del Wall Street Journal, poi confermata da Google, il modello ha raggiunto tre organizzazioni reali: in un caso ha continuato a provare password fino a ottenere accesso a un sistema protetto, negli altri due ha trovato credenziali pubblicamente esposte in repository online e le ha utilizzate. Google sostiene che Gemini abbia interrotto l’attività dopo aver compreso che i bersagli non appartenevano alla simulazione e che non si siano verificati danni. Il punto tecnico è però precedente allo stop: un agente autorizzato a svolgere attività offensive in un test ha potuto applicare quelle capacità a infrastrutture reali. È lo stesso tipo di separazione tra intento dell’esperimento e conseguenze operative già emerso quando Claude aveva raggiunto tre aziende esterne durante le valutazioni cyber di Anthropic.
Leggi anche: Claude viola quattro sistemi reali: Anthropic ammette ragionamento distorto e controlli falliti
Il problema nasce nell’harness: Internet aperto trasforma la simulazione in un bersaglio reale
Il rapporto pubblicato da Irregular sugli incidenti consente di ricostruire il meccanismo senza attribuire a Gemini una fantomatica “fuga” autonoma dalla sandbox. La società spiega che un’azienda fittizia usata nell’esercitazione coincideva, per errore umano, con un dominio reale e che Internet era stato reso raggiungibile quando non avrebbe dovuto esserlo. In quel contesto i modelli hanno interpretato risorse esterne come parti dell’esercizio e hanno continuato a cercare il percorso verso l’obiettivo. La distinzione è decisiva: non serve che un agente scopra una zero-day per evadere dal laboratorio se l’harness gli offre già rete, strumenti e un bersaglio ambiguo. È un fallimento diverso da quello osservato nell’incidente GPT-5.6 Sol contro Hugging Face, dove gli agenti avevano sfruttato l’infrastruttura condivisa per procurarsi connettività esterna. La dinamica di quel secondo incidente è stata successivamente ricostruita anche nella relazione ufficiale di OpenAI.
Per le aziende che valutano modelli offensivi il confine di sicurezza non coincide quindi con il prompt. Deve essere imposto dall’infrastruttura: egress bloccato per impostazione predefinita, namespace e domini di test incapaci di risolvere accidentalmente verso risorse reali, credenziali sintetiche e monitoraggio capace di interrompere l’esecuzione quando compaiono host o identità non previsti. Se il modello può raggiungere il Web reale, un errore di naming può diventare un incidente reale anche senza una decisione esplicita di “disobbedire”.
Claude Opus 5 accelera l’exploit che porta dal forum OpenAI al repository interno
Il secondo episodio ha una natura diversa. Nel technical write-up pubblicato da Hacktron i ricercatori raccontano di aver concatenato una vulnerabilità nel percorso di elaborazione HEIF di Discourse con una debolezza nell’SSO di OpenAI. Il team afferma che Claude Opus 4.8 non riusciva a produrre un exploit affidabile con le normali protezioni di memoria attive, mentre Opus 5 ha generato in poche ore una variante funzionante sul sistema di test controllato dai ricercatori. Da lì l’attività è rimasta human-led: sono stati gli specialisti a validare la catena, applicarla a community.openai.com, segnalare i problemi e fermarsi dopo una prova d’accesso non distruttiva. In meno di 72 ore sono arrivati agli account ChatGPT e Codex di dipendenti e, tramite un’integrazione GitHub collegata, hanno aperto una pull request innocua nel monorepo interno come prova. La capacità di accelerare exploit development arriva mentre OpenAI stessa ha già iniziato a separare l’accesso ai modelli con capacità cyber più elevate.
La vulnerabilità tecnica è documentata anche dall’advisory ufficiale di Discourse, che classifica CVE-2026-32882 come RCE nel proprio contesto di upload HEIF e indica come corrette le release 2026.7.0, 2026.6.1, 2026.5.2 e 2026.1.6. L’advisory upstream di libheif descrive invece il difetto originario come heap out-of-bounds read, corretto dalla versione 1.22.0. La differenza è istruttiva: una primitive apparentemente limitata può produrre un impatto molto più ampio quando entra in una pipeline applicativa composta da decoder, conversioni, container e servizi esposti. La soglia che conta non è quindi il solo CVSS, ma la possibilità di trasformare dipendenze native e identità federate in una catena completa.
Autonomia del modello e AI-assisted hacking non sono la stessa cosa
Mettere i due episodi sotto la stessa etichetta di “AI che hackera aziende” sarebbe tecnicamente sbagliato. Gemini stava eseguendo un task offensivo come agente e ha applicato autonomamente tecniche di accesso a bersagli esterni perché l’ambiente gli consentiva di farlo. Claude Opus 5, nel caso Hacktron, è stato invece uno strumento dentro un processo guidato da ricercatori esperti: ha compresso la parte più costosa dello sviluppo dell’exploit, ma non ha scelto autonomamente OpenAI come vittima né gestito da solo l’intera operazione. La differenza è essenziale per misurare il rischio ed evitare che il marketing della paura sostituisca l’analisi dell’architettura.
Ciò che unisce i casi è la perdita di valore di due vecchie difese implicite: la difficoltà tecnica e il costo umano. Se un agente può continuare a operare fuori perimetro perché la rete glielo consente, l’allineamento non sostituisce il controllo dell’infrastruttura. Se un modello frontier può ridurre da giorni o settimane a ore una parte dell’exploit engineering, la complessità non può più essere considerata una barriera sufficiente. È uno dei motivi per cui il dibattito sul rallentamento della frontiera AI sollevato da Dario Amodei si concentra sempre più su evaluation, accesso controllato e capacità critiche, non soltanto sui contenuti generati dal modello.
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Il nuovo perimetro di difesa è tra agente, strumenti e identità
La lezione operativa è che la sicurezza agentica deve essere progettata sulle autorizzazioni effettive, non sulle intenzioni dichiarate nel prompt. Nei laboratori di valutazione significa separare fisicamente o logicamente i target, limitare l’egress, usare credenziali prive di valore esterno e prevedere kill switch automatici. Nei sistemi enterprise significa ridurre lo scope dei token SSO, richiedere una nuova autenticazione per azioni sensibili, isolare i connettori e registrare ogni chiamata verso servizi esterni. Sul piano applicativo, componenti che elaborano input non fidati come immagini HEIF devono essere patchati e sandboxati, perché una dipendenza nativa apparentemente periferica può diventare il primo anello di una compromissione dell’identità.
Gli incidenti più recenti confermano quindi una tendenza già visibile nei casi di agenti AI che hanno colpito sistemi reali e workflow GitHub: il rischio non risiede soltanto nel modello, ma nella combinazione tra capacità, runtime, rete, strumenti e privilegi concessi. Gemini mostra cosa succede quando il perimetro di valutazione è permeabile; Claude Opus 5 mostra quanto rapidamente la capacità offensiva possa diventare leva per operatori competenti. Per i difensori il margine si restringe su entrambi i fronti: contenere l’agente e rendere meno sfruttabile l’infrastruttura che gli viene messa davanti.
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