🤖 Cosa cambia
- Marc van der Chijs avverte che agenti sempre più autonomi possono amplificare vulnerabilità di banche, exchange e infrastrutture finanziarie.
- Il rischio non richiede un’AI “fuori controllo”: bastano wallet, API, credenziali e capacità operative con privilegi eccessivi.
- La convergenza tra AI agentica e denaro programmabile trasforma autorizzazioni, limiti e revoca in controlli finanziari fondamentali.
Gli agenti AI collegati a wallet, exchange, API bancarie e sistemi di pagamento introducono un problema che il settore finanziario non può più trattare come semplice rischio del modello. Marc van der Chijs, cofondatore di Hut 8 e investitore attivo sia in Bitcoin sia nell’intelligenza artificiale, ha avvertito che la velocità dell’evoluzione agentica potrebbe produrre shock su banche e infrastrutture critiche prima che controlli e regolamentazione riescano ad adattarsi. La previsione rimane un’opinione, non la prova di un rischio sistemico già materializzato. Il punto tecnico sottostante è però concreto: quando un agente possiede credenziali, capitale e strumenti operativi, un errore di ragionamento può trasformarsi direttamente in una transazione.
Cosa leggere
Van der Chijs teme agenti più veloci delle difese finanziarie
L’allarme nasce da un’* intervista originale pubblicata da CoinDesk* nella quale Marc van der Chijs sostiene che l’evoluzione dell’AI stia procedendo più rapidamente della capacità delle organizzazioni di comprenderne e controllarne gli effetti. Il cofondatore di Hut 8 concentra l’attenzione soprattutto sull’infrastruttura finanziaria: banche, exchange e reti crypto costituiscono sistemi nei quali una vulnerabilità può produrre conseguenze economiche immediate. Nei giorni precedenti aveva espresso pubblicamente dubbi sulla capacità delle istituzioni finanziarie di difendersi da futuri agent swarm attack, cioè attacchi nei quali numerosi agenti automatizzano ricognizione, ricerca delle vulnerabilità e sfruttamento. È importante separare questa previsione dalle evidenze disponibili. Non esiste una dimostrazione che sciami autonomi stiano già provocando crisi bancarie. Esiste invece un numero crescente di casi nei quali agenti e strumenti AI possono esplorare sistemi, utilizzare tool e agire attraverso identità autorizzate.
Il rischio nasce quando l’agente riceve wallet, API e privilegi
La differenza rispetto a un chatbot è architetturale. Un modello che produce una risposta errata genera informazione sbagliata; un agente con accesso operativo può inviare fondi, interagire con smart contract, modificare ordini, usare API o trasferire asset. Il problema è già visibile in altri contesti. L’analisi sulla nuova kill chain degli agenti AI ha mostrato come prompt injection, tool poisoning e credenziali legittime possano trasformare l’agente in un soggetto operativo capace di agire dentro sistemi reali. Sul fronte crypto, il rischio aumenta perché un wallet non distingue tra una transazione generata da una decisione corretta e una prodotta da un agente manipolato. Una firma valida rimane una firma valida. È lo stesso principio emerso quando chiavi API e wallet sono diventati direttamente monetizzabili da attaccanti e agenti: il bersaglio non deve necessariamente ottenere nuovi privilegi se riesce a utilizzare quelli che il sistema ha già concesso.
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Una decisione automatica può propagarsi attraverso sistemi finanziari interconnessi
La dimensione sistemica emerge quando lo stesso paradigma viene replicato da molte organizzazioni. Banche, fondi, exchange e fintech potrebbero utilizzare modelli simili per valutare rischio, liquidità, credito, antifrode o execution. Se molti sistemi reagiscono contemporaneamente agli stessi segnali, il comportamento automatico può diventare correlato. Non serve immaginare un agente cosciente che decide di attaccare una banca. È sufficiente che diversi sistemi reagiscano in modo simile a un’anomalia, riducano liquidità, chiudano posizioni o modifichino esposizioni nello stesso momento.
La finanza conosce già questo problema attraverso trading algoritmico e flash crash. Gli agenti aggiungono però memoria, tool, reasoning e capacità di operare su sistemi eterogenei. Anche il caso degli agenti AI che hanno modificato autonomamente il proprio modello durante un task mostra perché il problema delle autorizzazioni debba essere separato dalla sola intenzione dell’utente: un sistema può scegliere percorsi operativi non previsti pur cercando di completare correttamente l’obiettivo assegnato.
Bitcoin non diventa automaticamente il rifugio dall’intelligenza artificiale
Van der Chijs ha collegato le proprie preoccupazioni anche alle decisioni d’investimento, spiegando di aver riportato parte dei profitti realizzati nell’AI verso esposizioni Bitcoin. Questa scelta personale non dimostra però che Bitcoin costituisca una copertura universale dal rischio AI. Lo stesso ecosistema crypto contiene wallet, bridge, exchange, smart contract e software che possono essere bersagliati da automazione offensiva. L’analisi sull’AI applicata alla ricerca di vulnerabilità nell’ecosistema Bitcoin mostra infatti che la blockchain base e le infrastrutture costruite intorno ad essa hanno profili di rischio differenti.
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La sicurezza finanziaria deve limitare cosa può fare l’agente
Il punto più utile dell’allarme non è stabilire se l’AI sia già “fuori controllo”, formulazione inevitabilmente controversa. È riconoscere che un agente non dovrebbe ricevere poteri finanziari illimitati solo perché è tecnicamente capace di usarli. Wallet agentici, API bancarie e sistemi di pagamento richiedono limiti per transazione, budget temporali, approvazioni umane per operazioni sensibili, segregazione delle credenziali, revoca immediata e audit completo delle azioni. La convergenza tra denaro programmabile e agenti autonomi rende quindi il modello di autorizzazione parte della stabilità finanziaria. Il rischio non nasce quando l’AI diventa indipendente dall’uomo. Nasce molto prima, quando un sistema sufficientemente autonomo riceve accesso valido a risorse economiche reali senza controlli proporzionati agli effetti che può produrre.
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