📌 In Sintesi
- Un bug di Face ID può bloccare e riavviare alcuni iPhone 18 Pro dopo un secondo tentativo di autenticazione biometrica.
- Il Pro Max da 1 TB testato con NAND QLC scende fino a 1,1 MB/s in condizioni estreme dopo l’esaurimento delle cache.
- Il telaio supera invece il bend test, mentre i primi dati di iPhone 20 Pro indicano display leggermente più grandi nel 2027.
A pochi giorni dall’arrivo nei negozi, iPhone 18 Pro e iPhone 18 Pro Max stanno entrando nella fase meno controllabile da Apple: quella dei test indipendenti e dell’utilizzo reale. Il quadro emerso finora mescola un bug di Face ID capace di provocare riavvii, prestazioni anomale della memoria QLC del Pro Max da 1 TB sotto scritture molto prolungate e risultati invece positivi nei test strutturali. Non è ancora possibile parlare di difetti generalizzati della generazione, ma alcuni limiti meritano attenzione proprio perché coinvolgono funzioni centrali di un dispositivo che in Italia parte da 1.489 euro e sale rapidamente con lo storage.
Cosa leggere
Face ID può mandare in crash iPhone 18 Pro dopo un’autenticazione fallita
Il problema più immediato riguarda Face ID. Secondo i test condotti direttamente da Reddit su un iPhone 18 Pro europeo, il dispositivo può bloccarsi e riavviarsi quando Face ID fallisce durante l’accesso a un’app protetta e l’utente seleziona immediatamente un nuovo tentativo. Il comportamento non sembra verificarsi normalmente dalla schermata di blocco e non interessa tutti gli esemplari. La testata è riuscita però a riprodurlo, elemento che rende il caso più consistente rispetto a semplici segnalazioni isolate.

Apple non ha ancora documentato pubblicamente la causa e, allo stato attuale, non esistono elementi sufficienti per stabilire se il problema dipenda esclusivamente da iOS 27, dal nuovo sottosistema TrueDepth o dall’interazione tra software e hardware. La questione assume particolare interesse perché iPhone 18 Pro utilizza una configurazione frontale modificata. Apple conferma ufficialmente Face ID attraverso il sistema TrueDepth della fotocamera Center Stage, mentre la nuova generazione riduce la Dynamic Island spostando parte dell’hardware sotto lo schermo. La transizione era già emersa prima del lancio nell’analisi sulla Dynamic Island ridotta e sulla nuova disposizione dei componenti Face ID. Il bug non dimostra che la nuova architettura sia difettosa, ma rende prematuro attribuire il problema a un semplice guasto hardware: la modalità molto specifica con cui viene innescato suggerisce che il comportamento software debba essere verificato prima di sostituire fisicamente il dispositivo.
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La memoria QLC crolla quando cache e spazio libero iniziano a ridursi
Il problema tecnicamente più interessante emerge sullo storage. HOMOLAB ha sottoposto un iPhone 18 Pro Max da 1 TB con memoria QLC a benchmark di scrittura prolungati, confrontandolo con un iPhone 18 Pro da 512 GB basato su TLC. Come ricostruito da Homelab analizzando i risultati del laboratorio, il modello QLC mantiene prestazioni molto elevate finché può utilizzare la cache SLC, superando inizialmente i 3.000 MB/s. Esaurito il primo livello, un secondo buffer mantiene circa 578 MB/s; quando anche questo spazio viene saturato e la scrittura raggiunge direttamente le celle QLC, la media scende a circa 79,4 MB/s, con minimi di 25,6 MB/s.

Il valore di 1,1 MB/s che ha attirato maggiore attenzione arriva in uno scenario ancora più severo: memoria riempita per circa il 60%, cache SLC ridotta da circa 250 a 58 GB e scrittura sostenuta abbastanza a lungo da esaurire anche i buffer intermedi. In quella condizione la fase QLC diretta ha registrato circa 45 MB/s medi con picchi negativi fino a 1,1 MB/s. Non significa quindi che l’iPhone da 1 TB scriva normalmente a quella velocità. Significa piuttosto che la maggiore densità delle celle QLC può produrre un collo di bottiglia molto marcato sotto workload prolungati, proprio quelli più plausibili per chi acquista molto storage per video 4K, ProRes, backup o trasferimenti massicci. Il dato assume ulteriore peso considerando che iOS 27 e Apple Intelligence occupano già una quota crescente dello storage locale.
Il bend test racconta una storia opposta: Ceramic Shield 2 e telaio resistono
Sul piano strutturale le notizie sono decisamente migliori. Il durability test realizzato da JerryRigEverything mostra che iPhone 18 Pro resiste alle prove di flessione senza deformazioni significative. Il Ceramic Shield 2 inizia a mostrare segni superficiali al livello 7 della scala Mohs e incisioni più profonde al livello 8, risultato superiore al comportamento tipico di molti vetri per smartphone. Anche l’esposizione diretta del display alla fiamma non avrebbe prodotto danni permanenti durante il test. Il resoconto della prova conferma soprattutto l’assenza di cedimenti durante il bend test. Va corretta però un’imprecisione che rischia di confondere le generazioni: iPhone 18 Pro non utilizza un telaio in titanio. Le specifiche ufficiali Apple indicano un design unibody in alluminio, Ceramic Shield 2 anteriore e Ceramic Shield posteriore. La resistenza osservata non deriva quindi dal ritorno del titanio, ma dalla progettazione complessiva della scocca e dalla struttura interna. La generazione 2026 conferma così una distinzione importante: i primi problemi software e di storage non devono essere automaticamente estesi alla qualità costruttiva, che nei test iniziali non mostra criticità analoghe.
iPhone 20 Pro cresce ancora: 6,41 e 6,96 pollici nei primi test
L’altra indicazione riguarda già la generazione successiva. Un post attribuito a Digital Chat Station su Weibo indica per iPhone 20 Pro un pannello da circa 6,41 pollici con risoluzione 2686 × 1236 pixel e per iPhone 20 Pro Max circa 6,96 pollici e 2912 × 1340 pixel. Sono parametri preliminari e non specifiche Apple: il progetto riguarda i modelli del ventesimo anniversario attesi nel 2027 e può ancora cambiare prima della produzione.

Il dato conferma però una traiettoria già emersa nell’archivio, quando iPhone 20 Pro era stato associato a display prossimi a 6,4 e 7 pollici. L’incremento rispetto agli attuali 6,3 e 6,9 pollici sarebbe contenuto e potrebbe essere ottenuto lavorando soprattutto sulle cornici, senza aumentare proporzionalmente l’ingombro. Più superficie resta comunque utile per batterie maggiori, dissipazione e interfacce più dense, tre elementi sempre più importanti con l’aumento dei carichi AI e fotografici.
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I difetti di gioventù contano soprattutto perché colpiscono il modello più costoso
Il quadro dei primi giorni non autorizza ancora a parlare di una generazione problematica. Face ID presenta un bug riproducibile ma apparentemente circoscritto, la memoria QLC mostra il proprio limite soltanto dopo l’esaurimento delle cache e sotto scritture molto pesanti, mentre i test di resistenza restituiscono risultati solidi. Sono tre problemi diversi e trattarli come un unico difetto dell’iPhone porterebbe a una conclusione tecnicamente scorretta. Il punto più delicato riguarda invece il posizionamento. Chi compra un Pro Max da 1 TB è precisamente l’utente più probabile per workload di scrittura intensivi, e chi spende oltre 1.600 euro per un telefono premium si aspetta che autenticazione biometrica e storage non introducano sorprese nei primi giorni. Apple ha costruito iPhone 18 Pro attorno a prestazioni Pro, video avanzato e utilizzo intensivo: proprio per questo i casi limite emersi nei test contano più di quanto conterebbero su un dispositivo orientato esclusivamente all’uso quotidiano. Le prossime correzioni di iOS chiariranno il destino del bug Face ID; sulla QLC, invece, il limite è fisico e sarà soprattutto la gestione delle cache a determinare quanto possa diventare visibile nell’uso reale.
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