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ASML vende zero in Europa e i chip AMD arrivano in Cina: la filiera occidentale perde controllo

📌 In Sintesi

  • ASML denuncia una quota europea delle proprie vendite scesa praticamente a zero nonostante sussidi e programmi per rilanciare la produzione continentale.
  • Un AMD Zynq UltraScale+ RFSoC soggetto a restrizioni statunitensi è comparso in un progetto cinese, mentre AMD attribuisce il caso a possibili triangolazioni.
  • I due episodi mostrano due limiti opposti: l’Europa finanzia capacità senza sufficiente domanda e gli USA controllano l’export senza chiudere le rotte indirette.

L’Occidente sta tentando di ricostruire la propria sovranità sui semiconduttori attraverso due strategie che mostrano contemporaneamente i loro limiti. In Europa, ASML segnala che nel 2026 il continente non sta acquistando praticamente nessuna delle macchine litografiche sulle quali dovrebbe poggiare la rinascita industriale promessa dal Chips Act. Negli Stati Uniti, invece, un componente AMD ad alte prestazioni sottoposto a restrizioni all’esportazione è comparso all’interno di un progetto cinese nonostante i controlli destinati proprio a impedirne il trasferimento. Il primo caso mostra che i sussidi non creano automaticamente un mercato; il secondo che vietare un chip non significa controllarne realmente la catena distributiva.

ASML cresce grazie all’AI ma in Europa non trova clienti

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Frank Heemskerk, vicepresidente esecutivo per gli affari pubblici di ASML, ha descritto una situazione paradossale: il maggiore produttore europeo di tecnologia per semiconduttori genera la propria crescita quasi interamente fuori dal continente. Secondo i dati richiamati dal dirigente, la quota europea dei ricavi sarebbe scesa dal 5% del 2024 all’1% del 2025 fino allo 0% nel 2026, con nessuna vendita significativa di nuovi sistemi litografici nel continente durante la prima parte dell’anno. Il dato contrasta con la performance globale del gruppo: nei risultati ufficiali del secondo trimestre ASML ha registrato 9,3 miliardi di euro di ricavi, 86 nuovi sistemi venduti e una domanda talmente forte da spingere l’azienda ad aumentare la capacità prevista per EUV e DUV nel 2027 e 2028. L’AI sta quindi accelerando la domanda mondiale di litografia avanzata proprio mentre l’Europa, che ospita il monopolista tecnologico più importante della catena, resta ai margini degli ordini. È una contraddizione già visibile quando ASML indicava nell’intelligenza artificiale il motore per arrivare fino a 65 miliardi di euro di ricavi nel 2030: la crescita esiste, ma i clienti che la alimentano sono prevalentemente altrove.

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Il Chips Act europeo finanzia le fab ma non garantisce che qualcuno compri i chip

Il problema sollevato da ASML non consiste nell’assenza assoluta di investimenti. Intel continua a operare a Leixlip, ESMC sta costruendo a Dresda una fab sostenuta da TSMC, Bosch, Infineon e NXP, mentre Infineon e GlobalFoundries hanno ampliato la propria presenza tedesca. Il collo di bottiglia è differente: molte di queste strutture sono orientate a nodi maturi, automotive, power semiconductor e processi specializzati, mentre la parte più aggressiva della domanda mondiale riguarda logica avanzata, HBM e infrastruttura AI. ASML chiede quindi all’Unione Europea non soltanto incentivi all’offerta, ma una politica capace di aggregare domanda per chip prodotti sul territorio europeo. Senza ordini sufficienti, finanziare una fab riduce il costo iniziale dell’investimento ma non crea automaticamente l’economia industriale necessaria a mantenerla competitiva per decenni. Il paradosso è che l’Europa possiede la tecnologia litografica indispensabile a TSMC, Samsung e Intel, ma continua a non possedere la stessa densità di hyperscaler, progettisti di acceleratori e grandi clienti capaci di saturare capacità avanzata. La questione era già emersa con la competizione per attirare investimenti ASML e nuove fab fuori dall’Europa: capitale pubblico e capacità tecnologica non coincidono necessariamente con un ecosistema industriale autosufficiente.

Il caso AMD mostra il problema opposto: i chip vietati continuano a muoversi

Negli Stati Uniti la priorità è invece limitare l’accesso cinese alle tecnologie considerate dual-use. Il nuovo caso riguarda AMD Zynq UltraScale+ XCZU47DR, un RFSoC che integra CPU Arm, FPGA, DSP e convertitori RF ad alta velocità utilizzabili in software-defined radio, comunicazioni satellitari, test elettronici e sistemi radar. La documentazione tecnica AMD conferma le capacità della famiglia e la presenza del modello XCZU47DR, mentre le restrizioni statunitensi rendono il trasferimento verso la Cina soggetto a licenza. Il componente è tuttavia comparso nel progetto di una società cinese, Puzhi Electronic Technology, con disponibilità e condizioni economiche che hanno attirato l’attenzione degli analisti. AMD nega di aver venduto o spedito direttamente il chip verso una regione soggetta a restrizioni e sostiene di investigare i casi nei quali distributori, reseller o clienti possano aver violato le proprie policy. È una distinzione importante: non esiste al momento prova pubblica che AMD abbia deliberatamente aggirato i controlli, ma la presenza del componente in Cina mostra quanto una supply chain globale renda difficile applicare divieti basati soltanto sulla destinazione iniziale della vendita. Matrice Digitale aveva già seguito il flusso di chip occidentali verso soggetti cinesi nonostante le restrizioni, evidenziando lo stesso problema strutturale.

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Europa e Stati Uniti controllano due estremità diverse della stessa filiera senza governarla davvero

I due casi convergono su un problema che i Chips Act e gli export control tendono a trattare separatamente: la filiera dei semiconduttori non è controllabile intervenendo su un solo punto. L’Europa può spendere miliardi per attrarre fab, ma se il mercato interno non genera clienti sufficientemente grandi continuerà a possedere ASML senza costruire intorno ad ASML una domanda paragonabile a quella asiatica o statunitense; Washington può classificare un RFSoC come tecnologia sensibile, ma se il componente passa attraverso distributori, Paesi intermedi, stock precedenti e mercati paralleli la restrizione formale non garantisce la destinazione finale. La sovranità tecnologica richiede quindi qualcosa di più complesso dei sussidi alla produzione e dei divieti all’esportazione: servono domanda industriale, tracciabilità della distribuzione, capacità di enforcement e una comprensione molto più granulare di dove il valore si concentra realmente nella catena. ASML che vende fuori dall’Europa e un RFSoC AMD che ricompare in Cina sono due sintomi opposti della stessa realtà: possedere una tecnologia strategica non significa automaticamente controllarne il mercato.

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