⚙️ Da sapere
- Un ex product manager EVGA descrive una relazione nella quale Nvidia era contemporaneamente fornitore di GPU e concorrente diretto attraverso le Founders Edition.
- Samsung Foundry vuole portare il peso HPC dal 28% attuale al 66% entro il 2029 e quadruplicare i clienti rispetto al 2017.
- Jensen Huang chiede più memoria a Samsung e SK Hynix: il dominio Nvidia aumenta il potere contrattuale ma crea opportunità enormi per la filiera coreana.
La posizione dominante di Nvidia nell’AI ha un precedente meno glorioso nel mercato gaming: quando un fornitore diventa anche piattaforma e concorrente dei propri partner, i margini a valle possono comprimersi fino a rendere il rapporto insostenibile. Un ex product manager EVGA ha ricostruito le tensioni che precedettero l’uscita dell’azienda dalle schede video Nvidia nel 2022, descrivendo prezzi imposti, Founders Edition in competizione con gli AIB e una crescente asimmetria informativa. Oggi la scala è diversa, ma la questione del potere nella filiera torna con Samsung: la società coreana vuole moltiplicare i clienti foundry e spostare il business verso HPC proprio mentre Nvidia chiede quantità crescenti di HBM e componenti AI.
Cosa leggere
EVGA descrive un fornitore diventato contemporaneamente concorrente
La testimonianza di Brendon Ray Hedrick, product manager EVGA tra il 2016 e il 2019 deve essere trattata per ciò che è: un racconto interno di un ex dipendente, non una ricostruzione concordata con Nvidia. Hedrick sostiene però che l’arrivo delle Founders Edition abbia modificato radicalmente l’equilibrio. Nvidia continuava a fornire le GPU ai partner, ma vendeva contemporaneamente schede complete direttamente ai consumatori e controllava il prezzo di riferimento intorno al quale gli AIB dovevano costruire modelli con PCB, alimentazione e raffreddamento differenti. Secondo l’ex manager, alcuni prodotti entry level venivano mantenuti al prezzo pubblicizzato pur producendo margini molto bassi o negativi. Il caso anticipa una dinamica oggi molto più ampia: Nvidia non vende più semplicemente acceleratori ma stack completi di compute, interconnessione e software, aumentando inevitabilmente il proprio peso verso chi costruisce intorno ai suoi componenti.
Leggi anche: Samsung spinge HBM4 sui 4 nm e porta la memoria AI dentro le foundry
Samsung vuole trasformare la domanda AI in una seconda possibilità per Foundry
Il contesto attuale è però molto diverso dal mercato delle schede gaming. Samsung indica che il numero di clienti foundry dovrebbe raggiungere entro il 2029 circa quattro volte la base del 2017, anno in cui la divisione venne separata come business autonomo. Il dato più importante riguarda la composizione degli ordini: l’HPC rappresentava appena il 5% dell’attività nel 2017, è salito al 28% e dovrebbe arrivare al 66% nel 2029. La società prepara inoltre la terza generazione del processo a 2 nm per la produzione di massa nel 2028 e il nodo a 1,4 nm nel 2029. Non significa che Samsung abbia già recuperato TSMC: il problema degli yield e della capacità di trasformare design win in grandi volumi resta decisivo. Ma la corsa ai 2 nm per Qualcomm e clienti HPC mostra che la fonderia coreana sta tentando di uscire dalla dipendenza mobile proprio mentre l’AI crea nuovi carichi ad alto margine.
HBM rende Samsung contemporaneamente fornitore e possibile alternativa industriale
Il rapporto con Nvidia rende questa trasformazione ancora più interessante. Jensen Huang ha ribadito la volontà di proseguire la cooperazione con Samsung e ha sottolineato il bisogno crescente di memoria ad alta banda prodotta dall’industria coreana. Per Samsung, però, HBM non è soltanto memoria. HBM4 utilizza un logic base die prodotto sulle linee foundry, quindi ogni acceleratore AI che richiede stack di memoria più complessi può generare contemporaneamente domanda per DRAM, packaging e capacità logica. È un vantaggio strutturale per un gruppo integrato verticalmente: il base die HBM4 a 4 nm ha già riportato capacità AI dentro Samsung Foundry. Allo stesso tempo, la necessità di Nvidia di assicurarsi volumi elevati aumenta il valore strategico di fornitori come Samsung e SK Hynix. L’asimmetria non scompare, ma diventa bidirezionale: Nvidia controlla il mercato degli acceleratori, i coreani controllano una parte delle memorie senza le quali quegli acceleratori non possono essere consegnati.
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Il caso EVGA ricorda che il dominio di una piattaforma ridistribuisce i margini
Il filo che unisce la vecchia crisi EVGA alla nuova filiera AI non è che Samsung sia destinata allo stesso risultato. È il controllo del margine all’interno di un ecosistema dominato da un attore centrale. EVGA dipendeva dal prodotto Nvidia e aveva poco spazio per modificare il prezzo fondamentale della GPU; Samsung possiede invece asset che Nvidia non può facilmente internalizzare nel breve periodo, dalle memorie HBM alle fab e al packaging. Per questo il rapporto è più equilibrato. Ma il principio resta: quando una piattaforma controlla roadmap, domanda e standard software, i fornitori devono trovare un punto della filiera abbastanza scarso da conservare potere negoziale. Samsung sta provando a farlo combinando memoria e foundry, spostando due terzi del business verso HPC entro il 2029. La vera alternativa a TSMC e al potere contrattuale Nvidia non nascerà quindi da un singolo processo produttivo migliore, ma dalla capacità di Samsung di vendere memoria, logica e integrazione come un’unica infrastruttura AI.
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