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Europol, l’Italia spinge su AI e accesso ai dati nelle indagini

🛡️ Executive Summary

  • L’Italia porta alla conferenza Europol tre dossier: uso dell’AI da parte della criminalità, accesso investigativo ai dati e futura riforma dell’agenzia europea.
  • Il capo della Polizia Vittorio Pisani definisce l’accesso ai dati dei provider uno strumento investigativo irrinunciabile, richiamando però garanzie e diritti fondamentali.
  • Il confronto anticipa una questione europea più ampia: aumentare le capacità tecnologiche delle forze dell’ordine senza trasformare lawful access e AI in sorveglianza generalizzata.

Intelligenza artificiale, accesso ai dati e futuro di Europol diventano tre parti dello stesso dossier sulla sicurezza europea. Alla conferenza dei Capi della Polizia riunita all’Aja, l’Italia ha partecipato con il capo della Polizia Vittorio Pisani, accompagnato da rappresentanti di Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di finanza, portando al centro del confronto l’utilizzo criminale delle nuove tecnologie e la necessità per gli investigatori di poter accedere ai dati detenuti dai fornitori di comunicazioni elettroniche. La posizione italiana viene formulata insieme al richiamo alle garanzie e ai diritti fondamentali, ma riapre un confronto che l’Europa affronta da anni: quanto potere tecnico debba essere attribuito alle forze dell’ordine quando comunicazioni, prove e organizzazioni criminali migrano verso piattaforme cifrate, cloud e sistemi automatizzati.

L’intelligenza artificiale entra definitivamente nell’agenda delle polizie europee

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Le due giornate dell’Aja sono state dedicate in maniera esplicita all’uso delle nuove tecnologie da parte delle organizzazioni criminali, con particolare attenzione all’intelligenza artificiale. Il comunicato della Polizia di Stato presenta il tema da entrambe le prospettive: l’AI può amplificare capacità criminali, ma può contemporaneamente offrire strumenti alle autorità per prevenzione, analisi e contrasto. È una distinzione essenziale perché evita di ridurre il problema all’ennesima tecnologia “usata dagli hacker”. Modelli generativi, automazione e agenti possono abbassare i costi di phishing, frodi, raccolta informativa e manipolazione, ma le stesse tecnologie possono essere applicate a triage investigativo, correlazione di grandi volumi di dati e individuazione di pattern. L’esperienza di Europol contro The Com, rete decentralizzata che utilizza piattaforme digitali per reclutare e ricattare minori mostra quanto le moderne indagini debbano già mettere insieme intelligence digitale, piattaforme, analisi dei contenuti e cooperazione tra differenti specialità investigative.

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Pisani porta il nodo dell’accesso ai dati dei provider

Il punto più politicamente sensibile dell’intervento italiano riguarda i dati detenuti dai gestori delle comunicazioni elettroniche. La Polizia di Stato li definisce uno «strumento investigativo irrinunciabile» per contrastare le forme moderne di criminalità organizzata, specificando che l’accesso debba avvenire nel rispetto delle garanzie e dei diritti fondamentali.

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È esattamente il terreno sul quale le istituzioni europee discutono da anni di lawful access e del cosiddetto problema Going Dark: la quantità di dati digitali disponibile cresce, ma cifratura end-to-end, servizi distribuiti, piattaforme straniere e nuove architetture possono rendere alcune prove tecnicamente non accessibili anche in presenza di un provvedimento legittimo. Il precedente confronto in cui Europol chiedeva maggiore capacità di accesso mentre in Europa cresceva l’opposizione a Chat Control aveva già chiarito che questo tema non riguarda soltanto una singola proposta legislativa, ma un indirizzo più ampio delle forze di polizia europee.

Accesso investigativo non significa automaticamente scansione preventiva

La distinzione diventa decisiva. L’esigenza investigativa di ottenere dati relativi a un soggetto, un dispositivo o un’infrastruttura individuati in un procedimento non coincide necessariamente con la costruzione di sistemi capaci di analizzare preventivamente le comunicazioni di tutti gli utenti. Le due logiche vengono però spesso avvicinate nel dibattito europeo perché condividono lo stesso problema tecnico: come ottenere prove quando applicazioni e servizi utilizzano cifratura forte e infrastrutture sulle quali nemmeno il provider conserva alcuni contenuti in forma accessibile. Le operazioni mirate mostrano che esistono strumenti alternativi alla sorveglianza indiscriminata. Nel luglio 2026 un’operazione internazionale contro il CSAM ha prodotto 28 arresti e la protezione di tre bambini, combinando cooperazione tra forze di polizia, intelligence, analisi forense e attività investigative tradizionali. La questione europea non può quindi essere ridotta alla falsa alternativa tra accesso totale ai contenuti e impossibilità di indagare.

La riforma di Europol può spostare il confine tra cooperazione e capacità operative

La delegazione italiana ha portato all’Aja anche il progetto di riforma di Europol, elemento che rende il confronto particolarmente rilevante. Europol nasce come nodo di cooperazione, analisi e scambio informativo tra Stati, ma l’evoluzione della criminalità transnazionale sta progressivamente aumentando la domanda di capacità tecnologiche comuni. Più dati, strumenti AI, infrastrutture di analisi e supporto operativo significano però anche un aumento della centralità dell’agenzia nell’architettura della sicurezza europea. Il comunicato non specifica quali modifiche alla riforma siano state discusse né quale posizione dettagliata abbia assunto l’Italia, quindi non è possibile attribuire alla delegazione proposte ulteriori rispetto a quelle esplicitamente indicate. È però significativo che riforma dell’agenzia, AI e accesso ai dati siano stati trattati nello stesso appuntamento, perché definiscono insieme il perimetro tecnologico entro cui lavoreranno le polizie europee nei prossimi anni.

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L’Italia prepara anche il terreno per la presidenza UE 2028-2029

La conferenza ha infine una dimensione politica di medio periodo. Il vice capo della Polizia e direttore centrale della Polizia criminale Raffaele Grassi ha incontrato le delegazioni di Montenegro e Francia, mentre il confronto con Lettonia e Lussemburgo assume un peso particolare perché i tre Paesi formeranno il trio di presidenza del Consiglio dell’Unione Europea nel 2028-2029. È quindi già iniziata la definizione delle priorità comuni sulla sicurezza interna. Pisani ha incontrato anche il vertice delle forze di polizia svizzere per cooperazione di frontiera e contrasto alla criminalità transnazionale. Il messaggio dell’Aja è chiaro: la sicurezza europea sta diventando inseparabile dalla governance tecnologica. AI, dati e comunicazioni non sono più strumenti accessori dell’investigazione ma parte della sua infrastruttura. Il passaggio più delicato sarà fare in modo che l’aumento delle capacità investigative resti legato a obiettivi, autorizzazioni e controlli verificabili. Perché il problema posto dalle nuove tecnologie non è soltanto se la polizia possa usarle, ma quali limiti debbano continuare a valere quando la tecnologia permette di osservare molto più di quanto fosse tecnicamente possibile in passato.

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