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L’AI presenta il conto: RAM cara, Raspberry Pi rincara e Micron vola

📌 In Sintesi

  • Raspberry Pi aumenta di 12,50 dollari le versioni da 2 GB di Raspberry Pi 4 e 5, indicando direttamente il continuo aumento del costo della memoria.
  • Micron chiude il quarto trimestre fiscale 2026 con un margine lordo GAAP dell’86,8%, mentre la divisione Mobile and Client raggiunge il 90%.
  • La pressione della domanda AI sulla filiera della memoria non resta confinata ai data center: smartphone, PC e hardware economico stanno assorbendo progressivamente costi più elevati.

La corsa all’intelligenza artificiale sta iniziando a presentare il conto anche a chi non compra GPU per data center. Raspberry Pi ha aumentato ancora i prezzi dei propri single-board computer, spiegando che il costo della memoria continua a crescere rapidamente, mentre Micron chiude il 2026 fiscale con margini che fotografano una filiera completamente ribaltata a favore dei produttori. Nel quarto trimestre il gruppo statunitense raggiunge un gross margin GAAP dell’86,8%, mentre la divisione che comprende memoria per smartphone e PC arriva al 90%. Dopo mesi di rincari su RAM, smartphone e componenti, il fenomeno non è più una previsione: la scarsità di memoria generata dalla nuova gerarchia industriale dell’AI sta ormai attraversando l’intera elettronica consumer.

Raspberry Pi alza ancora i prezzi delle versioni da 2 GB

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Dal 1° ottobre la versione da 2 GB di Raspberry Pi 4 passa a 67,50 dollari e Raspberry Pi 5 da 2 GB raggiunge 77,50 dollari, con un aumento di 12,50 dollari per entrambi. Nel comunicato pubblicato direttamente da Raspberry Pi Eben Upton spiega che il costo della memoria è aumentato fortemente negli ultimi due anni e continua a salire, rendendo ormai insostenibile mantenere invariati anche i tagli di capacità inferiori. È un passaggio importante perché i modelli da 2 GB erano stati finora parzialmente protetti proprio per conservare un punto di ingresso economico nella piattaforma. Il rincaro mostra che la pressione non riguarda più soltanto configurazioni da 8 o 16 GB destinate a utenti esigenti, ma raggiunge il segmento in cui ogni dollaro incide direttamente sulla natura stessa del prodotto. Matrice Digitale aveva già individuato a giugno la fine della RAM low-cost e l’allarme lanciato da Lenovo: tre mesi dopo, persino il computer simbolo dell’hardware accessibile deve modificare nuovamente il listino.

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Micron porta al 90% il margine lordo della memoria per PC e smartphone

Dall’altro lato della filiera i numeri raccontano una situazione opposta. Nei risultati fiscali pubblicati da Micron il quarto trimestre 2026 chiude con 54,229 miliardi di dollari di ricavi e un gross margin GAAP dell’86,8%, quasi il doppio del 44,7% registrato nello stesso trimestre dell’anno precedente. La divisione Mobile and Client, che serve precisamente mercati come smartphone e computer, genera 13,114 miliardi e raggiunge un margine lordo del 90%, contro il 36% di un anno prima. Il Core Data Center arriva anch’esso al 90%, mentre il Cloud Memory si ferma a un comunque eccezionale 83%. Il dato mostra quanto sia cambiato il potere contrattuale nella memoria: la capacità produttiva è diventata una risorsa scarsa e strategica, e chi possiede DRAM, HBM e tecnologie avanzate può selezionare dove allocarla e a quali condizioni. Non sorprende che Matrice Digitale avesse già osservato Samsung spingere sull’HBM mentre Apple accettava prezzi delle memorie fino al 40% più elevati.

L’AI ha cambiato la gerarchia della fabbrica

Il problema non consiste semplicemente nel fatto che “la RAM costa di più”. La trasformazione è più profonda: la memoria destinata all’infrastruttura AI genera oggi valore e margini superiori rispetto a gran parte della produzione consumer, spingendo l’intera supply chain a privilegiare capacità, packaging e investimenti collegati ai data center. HBM e DRAM avanzata richiedono wafer, linee produttive, packaging e capitale che non possono essere moltiplicati istantaneamente; quando la domanda di Nvidia, hyperscaler e acceleratori cresce più rapidamente dell’offerta, la pressione si trasferisce anche sulle memorie convenzionali utilizzate da notebook, smartphone e dispositivi embedded. È la dinamica che Matrice Digitale ha seguito attraverso gli investimenti miliardari di SK Hynix con HBM già scarsa fino alla fine del decennio e successivamente con RTX 60 rinviate e PC consumer spinti ai margini dalla domanda AI. Il vantaggio economico è evidente nei risultati Micron: quando una componente diventa collo di bottiglia, il mercato non premia più chi assembla il prodotto finale ma chi controlla quella componente.

Dagli smartphone ai single-board computer il rincaro diventa strutturale

Gli effetti sono già visibili nella fascia consumer. Google ha aumentato il prezzo del Pixel 10a in alcuni mercati, Samsung ha ritoccato più volte i listini della Galaxy A Series e i flagship di nuova generazione stanno incorporando preventivamente costi superiori per RAM e storage. Non tutti questi aumenti possono essere attribuiti esclusivamente alla memoria — cambiano valute, tariffe, componentistica e strategie commerciali — ma la direzione industriale è ormai difficile da separare dalla scarsità del silicio dedicato allo storage e alla memoria. Matrice Digitale aveva già registrato a luglio l’aumento del Pixel 11 attribuito alla crisi globale delle memorie e a settembre Snapdragon 8 Elite Gen 6 e memoria spingere verso l’alto il costo dei flagship. Raspberry Pi aggiunge ora un indicatore ancora più significativo: quando anche un produttore costruito culturalmente sul principio del computing economico deve rincarare una configurazione da appena 2 GB, la tensione della supply chain ha superato il segmento premium.

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Il costo dell’AI viene pagato anche da chi non la usa

L’aspetto più paradossale della nuova economia dell’AI è quindi distributivo. Un utente può non avere alcun interesse per ChatGPT, addestramento di modelli o GPU da data center e trovarsi comunque a pagare indirettamente l’espansione dell’infrastruttura AI attraverso il prezzo di uno smartphone, di un computer o persino di un Raspberry Pi. La capacità produttiva viene riallocata verso i prodotti che garantiscono i margini più elevati, e i risultati Micron mostrano quanto questi margini siano diventati eccezionali: 90% nel mobile e client significa che la memoria non è più una commodity a basso rendimento, ma uno degli asset più redditizi della filiera tecnologica. Se nuova capacità produttiva e concorrenza riusciranno a riequilibrare il mercato, la pressione potrà ridursi. Nel frattempo, però, la conclusione è già visibile nei listini: la corsa all’AI non sta soltanto facendo aumentare il prezzo dei data center. Sta cambiando il prezzo del computing per tutti.

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