Sanzioni e flussi finanziari globali

Hamas, oltre 2 milioni tra false charity e crypto: sanzioni USA

📌 In Sintesi

  • Il Tesoro USA accusa una rete internazionale di avere trasferito a Hamas oltre 2 milioni di dollari, circa 1,79 milioni di euro, tra 2020 e 2026.
  • Secondo OFAC, false campagne umanitarie, associazioni francesi e criptovalute avrebbero permesso di raccogliere e trasferire i fondi.
  • Il caso mostra il paradosso degli asset digitali nel finanziamento illecito: facilitano trasferimenti transnazionali ma lasciano anche tracce analizzabili sulla blockchain.

Una rete costruita attorno ad associazioni presentate come iniziative umanitarie avrebbe raccolto oltre 2 milioni di dollari per Hamas utilizzando pagamenti tradizionali, intermediari e criptovalute. Il Dipartimento del Tesoro statunitense ha colpito con nuove sanzioni un esponente dell’ala militare di Hamas, due persone basate in Francia e due organizzazioni francesi, descrivendo un sistema operativo sviluppato per anni tra raccolte fondi pubbliche e trasferimenti internazionali. Il dato centrale non è che Hamas abbia utilizzato le criptovalute, ma che strumenti finanziari digitali e tradizionali siano stati combinati dentro la stessa infrastruttura per rendere più difficile individuare origine e destinazione del denaro.

Oltre 2 milioni di dollari raccolti tra Francia, Gaza e criptovalute

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La comunicazione ufficiale dell’Office of Foreign Assets Control sostiene che tra il 2020 e il 2026 Faouzi Barika, Amel Oualid e Saleem Abdallah Saleem al-Zaq abbiano raccolto più di 2 milioni di dollari, circa 1,79 milioni di euro al cambio attuale, destinati secondo le autorità statunitensi ad Hamas. Circa 1,5 milioni di dollari, equivalenti a 1,34 milioni di euro, sarebbero stati raccolti dopo gli attacchi del 7 ottobre 2023, mentre centinaia di migliaia di dollari sarebbero stati trasferiti direttamente attraverso criptovalute. OFAC ha designato al-Zaq, indicato come appartenente all’ala militare di Hamas, insieme a Barika, Oualid e alle organizzazioni francesi Association Baraka ed Ensemble C Mieux. Il quadro è molto diverso dalla semplice raccolta di Bitcoin attribuita a un gruppo terroristico: le autorità descrivono un sistema finanziario ibrido, capace di spostarsi da donazioni apparentemente umanitarie agli asset digitali a seconda delle esigenze operative.

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Le associazioni avrebbero trasformato la beneficenza in infrastruttura finanziaria

Secondo il Tesoro statunitense, Association Baraka sarebbe stata costituita in Francia da Barika insieme ad al-Zaq e utilizzata per sollecitare donazioni pubbliche successivamente trasferite verso Gaza, mentre Oualid avrebbe creato Ensemble C Mieux con una funzione analoga. L’accusa americana è particolarmente rilevante perché sposta l’attenzione dalla criptovaluta alla fase precedente della catena: prima ancora di convertire o trasferire denaro occorre raccoglierlo, conferirgli una giustificazione e inserirlo nel sistema finanziario. Le organizzazioni umanitarie possono offrire una narrativa credibile per mobilitare piccole donazioni distribuite tra numerosi sostenitori, mentre intermediari e strumenti digitali consentono successivamente di aggregare e spostare i fondi. Il modello ricorda, pur con finalità completamente differenti, la capacità delle reti statali già osservata nel finanziamento nordcoreano ottenuto attraverso furti e operazioni sulle piattaforme di criptovalute: la blockchain è soltanto uno degli strumenti di un’infrastruttura finanziaria molto più ampia.

La criptovaluta non rende invisibile il finanziamento

L’utilizzo di asset digitali continua a essere associato all’idea di trasferimenti anonimi, ma una blockchain pubblica conserva una cronologia permanente delle transazioni. Il vero vantaggio operativo non consiste quindi nel cancellare le tracce, bensì nel separare identità reale, wallet, intermediari ed eventuali servizi utilizzati per trasformare valuta tradizionale in asset digitali e viceversa. Più lunga diventa questa catena, maggiore è il lavoro necessario per attribuire un indirizzo a una persona o a un’organizzazione. Allo stesso tempo, quando quel collegamento viene stabilito, le transazioni pregresse possono essere ricostruite retroattivamente. È una caratteristica che rende le criptovalute contemporaneamente utili a chi tenta di spostare denaro fuori dai circuiti bancari convenzionali e agli investigatori che riescono a identificare gli estremi della catena, dinamica già evidente quando gli Stati Uniti attribuirono a Lazarus il furto da 625 milioni di dollari contro Axie Infinity.

Il punto debole resta il passaggio tra identità, contanti e wallet

Le indagini sul finanziamento illecito non possono quindi limitarsi all’analisi on-chain. Per trasformare un wallet in una prova utilizzabile occorre collegarlo a persone, dispositivi, exchange, sistemi di pagamento, conti correnti e comunicazioni. È in questi punti di contatto che una struttura apparentemente decentralizzata torna a dipendere da elementi identificabili. Nel caso descritto dal Tesoro, la rilevanza delle due associazioni francesi dimostra proprio questo: la componente crypto non avrebbe sostituito il sistema finanziario tradizionale, ma lo avrebbe affiancato, offrendo un ulteriore canale per il trasferimento dei fondi. La stessa trasversalità spiega perché le autorità seguano sempre più spesso insieme movimenti bancari e asset digitali anziché trattare le criptovalute come un universo separato.

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Il caso Hamas ridimensiona anche la narrativa sulla crypto del terrorismo

La vicenda documentata da OFAC rende poco utile sia descrivere le criptovalute come la causa del finanziamento terroristico sia minimizzarne il ruolo. Gli asset digitali possono ridurre alcuni attriti nei trasferimenti internazionali e rendere più difficile associare immediatamente una persona al denaro movimentato, ma il sistema descritto dagli Stati Uniti funzionava attraverso una combinazione di raccolte fondi, organizzazioni apparentemente benefiche, intermediari e crypto. È proprio questa natura ibrida a rappresentare il problema per intelligence finanziaria e forze dell’ordine: chi finanzia attività illecite non deve scegliere tra banca e blockchain, perché può utilizzare entrambe e passare dall’una all’altra. La risposta investigativa deve quindi fare lo stesso, collegando il dato digitale al soggetto reale invece di fermarsi alla presenza di Bitcoin o di un wallet come se costituissero, da soli, la prova dell’intero meccanismo.

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