🛡️ Executive Summary
- L’operazione Upriver ha portato a sette arresti e sette denunce tra Lombardia, Veneto e Toscana nell’ambito del contrasto al CSAM online.
- La Polizia Postale ha sequestrato oltre 100mila file e circa 30 dispositivi, per un totale superiore a 26mila GB di materiale informatico.
- L’indagine, avviata nel 2025, è nata dalla cooperazione internazionale e dal monitoraggio transnazionale dei canali di distribuzione online.
La Polizia di Stato ha concluso l’operazione Upriver con sette arresti e sette denunce nell’ambito delle attività contro il CSAM, Child Sexual Abuse Material, cioè materiale di abuso sessuale su minori. L’intervento ha interessato Lombardia, Veneto e Toscana e ha portato al sequestro di oltre 100mila file tra immagini e video, oltre a circa trenta dispositivi informatici. Il volume complessivo acquisito supera 26mila GB. L’indagine era stata avviata nel 2025 dal Centro operativo per la sicurezza cibernetica di Milano, con il coordinamento del CNCPO, all’interno di un’attività di cooperazione internazionale di polizia.
Cosa leggere
Sette arresti e sette denunce tra Lombardia, Veneto e Toscana
La fase operativa ha portato all’arresto di sette persone e alla denuncia di altre sette, con perquisizioni e sequestri eseguiti in più territori. La Polizia di Stato riferisce che gli investigatori hanno individuato account utilizzati per condividere e scaricare immagini e video illeciti dopo un’attività continuativa di esplorazione e monitoraggio dei canali online impiegati per la distribuzione del CSAM. Il dato più rilevante non è soltanto il numero delle persone coinvolte, ma la dimensione digitale dell’indagine: decine di dispositivi e una quantità di dati che richiederà analisi forense per ricostruire provenienza, circolazione e possibili ulteriori collegamenti. Un precedente recente è rappresentato dall’operazione Iris, con sei arresti e oltre 200mila file CSAM sequestrati, anch’essa costruita attorno al monitoraggio di account e alla cooperazione investigativa.
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L’indagine nasce nel 2025 dalla cooperazione internazionale
Upriver è stata avviata nel 2025 nell’ambito della cooperazione internazionale di polizia. Il Centro operativo per la sicurezza cibernetica di Milano ha lavorato con il coordinamento operativo del CNCPO della Polizia Postale, seguendo canali di distribuzione attivi anche oltre i confini italiani. Il punto investigativo centrale è l’individuazione degli account attraverso i quali il materiale veniva condiviso e scaricato. Questo tipo di attività mostra perché le indagini sul CSAM richiedano capacità tecniche, acquisizione dei dati e collaborazione transnazionale: gli utenti possono trovarsi in giurisdizioni differenti, mentre piattaforme, infrastrutture e dispositivi non coincidono necessariamente con il luogo fisico nel quale viene eseguita la perquisizione. La cooperazione operativa della Polizia di Stato contro CSAM e altri circuiti criminali digitali aveva già mostrato questa dimensione distribuita.
Oltre 26mila GB e trenta dispositivi entrano nell’analisi forense
Il sequestro comprende oltre 100mila file tra immagini e video e circa trenta dispositivi, inclusi smartphone, tablet, computer e hard disk, per un totale superiore a 26mila GB di materiale informatico. La quantità di dati non equivale automaticamente al numero di contenuti unici né consente, da sola, di stabilire il numero delle vittime o degli autori: questi elementi richiedono verifiche investigative e forensi successive. Il volume sequestrato indica però l’ampiezza del lavoro tecnico necessario dopo la fase esecutiva, quando gli investigatori devono analizzare supporti, account, cronologie e relazioni tra i dati acquisiti. L’elemento operativo è coerente con altre indagini recenti, nelle quali l’intervento non si è fermato alla rimozione dei contenuti ma ha puntato a ricostruire reti di distribuzione, identità digitali e collegamenti tra soggetti localizzati in aree diverse.
Oltre 60 operatori della Polizia Postale coinvolti nell’operazione
Alla fase esecutiva hanno partecipato oltre 60 poliziotti appartenenti ai Centri operativi e alle Sezioni operative della Polizia Postale di Milano, Bergamo, Brescia, Varese, Mantova, Pavia, Como, Vercelli, Verona, Ascoli Piceno, Vicenza e Firenze. La distribuzione geografica delle unità impiegate riflette la natura dell’indagine: il monitoraggio nasce online, ma perquisizioni, sequestri e acquisizioni devono essere eseguiti sul territorio. Il coordinamento centrale del CNCPO consente di collegare le attività locali a un quadro investigativo più ampio, soprattutto quando gli account e i canali osservati hanno una dimensione transnazionale. Upriver si inserisce quindi in una sequenza di operazioni nelle quali il contrasto al CSAM passa dalla combinazione tra intelligence digitale, cooperazione internazionale e intervento forense sui dispositivi.
Continua con:
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Upriver conferma il valore delle indagini mirate sui circuiti di distribuzione
L’operazione mostra un modello investigativo basato sull’individuazione di account e canali specifici, sul monitoraggio transnazionale e sull’acquisizione dei dispositivi collegati agli utenti individuati. È un approccio che parte da elementi investigativi concreti e li trasforma in perquisizioni, sequestri e analisi tecniche, senza confondere la quantità di dati acquisiti con una responsabilità già definitivamente accertata. Le persone coinvolte restano infatti soggette alle garanzie del procedimento penale e le singole responsabilità dovranno essere stabilite dall’autorità giudiziaria. Sul piano operativo, Upriver conferma però la centralità della Polizia Postale e del CNCPO nel contrasto ai circuiti di distribuzione del CSAM: la rete può essere transnazionale, ma l’indagine diventa efficace quando identità digitali, dispositivi e prove vengono ricondotti a soggetti e infrastrutture verificabili.
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