🐧 Novità principali
- GridCraft, DeckCraft e WordCraft sono reimplementazioni clean-room open source dei workflow di Excel, PowerPoint e Word, sviluppate in Rust e distribuite con licenza MIT o Apache 2.0.
- I progetti puntano alla compatibilità diretta con XLSX, PPTX e DOCX e aggiungono CLI, canali JSON e server MCP per consentire anche agli agenti AI di controllare le applicazioni.
- La suite non è ancora un sostituto maturo di Microsoft 365: GridCraft è pre-alpha, DeckCraft e WordCraft sono alpha e restano problemi di compatibilità, localizzazione e stabilità.
Microsoft Office potrebbe avere un nuovo concorrente open source, ma il punto interessante non è proclamare prematuramente la fine di Excel, Word o PowerPoint. Il progetto ArtCraft sta costruendo da zero GridCraft, DeckCraft e WordCraft come applicazioni separate, scritte in Rust e progettate per riprodurre i workflow della suite Microsoft senza utilizzare codice, asset o componenti proprietari. La scelta clean-room permette di mantenere l’interfaccia e il comportamento familiari lavorando direttamente con XLSX, PPTX e DOCX, ma aggiunge un elemento assente nelle tradizionali alternative Office: ogni operazione può essere controllata anche da agenti AI attraverso CLI, JSON e MCP. Per l’Europa il progetto interessa soprattutto come esperimento di sostituibilità del software proprietario, non ancora come soluzione pronta per una migrazione di massa.
Cosa leggere
GridCraft prova a ricostruire Excel senza cloud, account o abbonamento
Il progetto tecnicamente più ambizioso è GridCraft, spreadsheet clean-room scritto interamente in Rust e pensato per utilizzare XLSX come formato nativo. Il software dichiara supporto per oltre 500 funzioni, dynamic array, LET, LAMBDA, PivotTable, grafici, formattazione condizionale, tabelle strutturate, filtri, convalida dei dati, stampa ed esportazione PDF. L’interfaccia riproduce elementi familiari a chi utilizza Excel, come ribbon, formula bar, Name Box, sheet tab e fill handle, mentre il motore implementa ricalcolo incrementale e dependency graph.

Il dato più importante, tuttavia, è lo stato di sviluppo: gli stessi sviluppatori classificano GridCraft come pre-alpha, stimando una copertura dell’89% dei comandi della ribbon e circa il 93% delle funzioni del foglio, ma appena il 65% circa delle capacità realmente utilizzate dai power user. È quindi molto distante dall’essere una sostituzione trasparente di Excel in ambienti produttivi complessi. Il confronto è particolarmente interessante dopo che LibreOffice 26.8 ha continuato a migliorare la compatibilità con XLSX senza rinunciare a ODF e all’elaborazione locale: GridCraft sceglie invece di inseguire direttamente il workflow Microsoft, utilizzandone il formato come punto di ingresso.
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DeckCraft porta PowerPoint su Linux e consegna ogni comando agli agenti AI
DeckCraft applica la stessa filosofia alle presentazioni. Il programma può creare slide master, layout, temi, forme, immagini, tabelle, grafici, note, transizioni e animazioni, importando e salvando file PowerPoint e offrendo una modalità slideshow a schermo intero. Il progetto è già classificato alpha e gli sviluppatori misurano una copertura del 79% delle funzionalità PowerPoint considerate, con il 92% delle caratteristiche definite core, ma stimano soltanto intorno al 55% la distanza effettivamente colmata verso una sostituzione per il lavoro reale. Anche qui l’elemento più originale riguarda l’automazione: ogni comando dispone di un identificatore stabile utilizzabile dall’interfaccia, dalla CLI oppure da un server MCP, consentendo a un agente AI di creare e modificare una presentazione utilizzando gli stessi comandi disponibili all’utente.

Il modello supera quindi la semplice aggiunta di un chatbot a una suite office: l’applicazione viene costruita fin dall’inizio affinché il software autonomo possa controllarne le funzioni. È una direzione opposta ma complementare a quella con cui ONLYOFFICE ha integrato Mistral e altri modelli AI dentro una suite già esistente.
WordCraft completa l’attacco alla suite Office con DOCX e lavoro offline
Il terzo progetto è WordCraft, word processor clean-room capace di leggere e scrivere DOCX e gestire anche ODT, RTF, HTML, Markdown e testo semplice. Sono già presenti stili, tabelle, track changes, commenti, note, bibliografie, mail merge, intestazioni, piè di pagina ed esportazione PDF. Anche WordCraft è in alpha e il roadmap ufficiale indica ancora lavoro necessario su compatibilità DOCX reale, SmartArt, grafici, OLE, stampa nativa e fedeltà della paginazione.

La struttura torna però a essere interessante per l’automazione: centinaia di comandi possono essere richiamati dall’interfaccia, da tastiera, dalla CLI, attraverso un canale JSON oppure via MCP. Correzione ortografica e grammaticale possono inoltre funzionare offline. Il risultato non è ancora Word senza Microsoft, ma un’architettura nella quale documento, motore applicativo e automazione rimangono controllabili localmente senza obbligare l’utente a trasformare ogni funzione intelligente in un servizio remoto.
Clean-room significa copiare il comportamento senza copiare il codice Microsoft
I tre progetti insistono molto sulla definizione clean-room. Gli sviluppatori affermano di utilizzare specifiche pubbliche e osservazione black-box delle applicazioni Microsoft per ricostruirne il comportamento, evitando di leggere, disassemblare o copiare componenti di Office. Temi, icone e asset vengono creati autonomamente o distribuiti con licenze aperte, mentre il codice è disponibile con doppia licenza MIT o Apache 2.0. Questa distinzione è importante perché il valore del progetto non consiste nel produrre un clone grafico, ma nel dimostrare che un workflow fortemente associato a un vendor può essere ricostruito attorno a formati interoperabili e implementazioni indipendenti. La questione riguarda direttamente il problema già emerso nella dipendenza europea da cloud, software e infrastrutture statunitensi: la sovranità non richiede necessariamente di vietare Microsoft, ma presuppone che l’uscita dall’ecosistema sia tecnicamente possibile senza perdere documenti, processi e competenze.
Il vero collo di bottiglia resta la compatibilità con miliardi di documenti Office
La difficoltà principale non è costruire una toolbar simile a quella di Excel o riprodurre il comando per inserire una tabella. Microsoft Office è diventato uno standard di fatto perché decenni di documenti contengono comportamenti, macro, grafici, formule, font, oggetti incorporati e dettagli di layout che devono sopravvivere al passaggio tra applicazioni. È lo stesso problema che LibreOffice continua ad affrontare release dopo release: aprire un DOCX, XLSX o PPTX è relativamente semplice, mentre modificarlo e salvarlo nuovamente senza introdurre differenze può essere molto più difficile. GridCraft deve ancora testare la fedeltà XLSX su file reali di grandi dimensioni; DeckCraft indica esplicitamente tra le priorità il round-trip dei PPTX e alcuni problemi di stabilità; WordCraft deve ancora consolidare paginazione e oggetti Office avanzati. La percentuale di feature implementate non equivale quindi alla percentuale di organizzazioni che possono migrare senza conseguenze.
Per l’Italia l’alternativa conta solo se riduce davvero il lock-in
Il progetto arriva in una fase nella quale il costo della dipendenza dal software in abbonamento è diventato più evidente. Microsoft continua a spostare valore verso cloud e AI e ha recentemente modificato anche lo storage dei piani Microsoft 365 Family e Premium, riducendo il massimo teorico da sei terabyte individuali a un pool comune da due terabyte nei nuovi piani. Per famiglie e piccoli utenti è una modifica commerciale; per organizzazioni, scuole e amministrazioni il problema più profondo riguarda invece l’associazione crescente tra editor, identità, cloud, storage, collaborazione e AI. Più questi componenti vengono acquistati come un unico servizio, più diventa costoso sostituirne uno solo. GridCraft, DeckCraft e WordCraft tentano l’approccio opposto: applicazioni installabili, formati locali, codice verificabile e nessun server di licenza necessario. Non basta ancora per una PA italiana, ma indica precisamente il tipo di separazione tecnica necessario affinché la scelta del software possa tornare a essere reversibile.
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Il rischio opposto sarebbe trasformare la velocità di sviluppo in una prova di maturità che oggi non esiste. GridCraft è pre-alpha, DeckCraft e WordCraft sono ancora alpha, la localizzazione è incompleta e alcune delle funzioni decisive per ambienti professionali rimangono sulla roadmap. Mancano inoltre l’ecosistema di supporto enterprise, decenni di test su documenti reali e la prevedibilità necessaria per adottare una suite su migliaia di postazioni. Il progetto ArtCraft è però significativo perché non prova a costruire l’ennesimo editor generico: tenta di rendere compatibili workflow Microsoft, software libero e automazione agentica all’interno della stessa architettura. Per l’Italia e per l’Europa questo è il punto da osservare. La sovranità software non nasce quando compare una copia gratuita di Office, ma quando documenti, processi e automazioni possono essere spostati da un fornitore all’altro senza dover ricostruire l’intera organizzazione intorno al nuovo strumento. GridCraft, DeckCraft e WordCraft non sono ancora quella soluzione, ma stanno provando a costruirne i presupposti.
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