Multa AGCOM e chiamate spoofing bloccate

AGCOM multa Retelit e Tekmind: 191 milioni di chiamate spoofing bloccate

📌 In Sintesi

  • AGCOM ha sanzionato Retelit Digital Services per 700.000 euro e Tekmind per 122.500 euro per violazioni nella gestione e verifica delle numerazioni usate nel teleselling.
  • Nei primi otto mesi del 2026 i filtri anti-spoofing hanno bloccato circa 191 milioni di chiamate internazionali con CLI italiano contraffatto o non conforme.
  • Le chiamate dall’estero con numero mobile italiano sono crollate del 95%, spostando il contrasto dal semplice blocco tecnico all’individuazione della filiera nazionale.

AGCOM porta il contrasto allo spoofing telefonico dentro la filiera italiana del teleselling. Con le delibere n. 229/26/CONS e 230/26/CONS del 23 settembre 2026, l’Autorità ha sanzionato Retelit Digital Services S.p.A. per 700.000 euro e Tekmind S.r.l. per 122.500 euro, contestando la mancata applicazione delle misure richieste agli assegnatari delle numerazioni per verificarne il corretto utilizzo e impedire manipolazioni del CLI. Il dato più importante è però sistemico: nei primi otto mesi del 2026 i filtri anti-spoofing previsti dalla delibera n. 106/25/CONS hanno fermato circa 191 milioni di chiamate provenienti dall’estero con numerazioni italiane contraffatte o non conformi, pari al 7,2% del traffico internazionale esaminato e a circa 790.000 chiamate al giorno. Il filtro non ha eliminato il telemarketing illegale, ma ne ha ridotto drasticamente la capacità di nascondersi dietro numerazioni italiane originate all’estero.

Retelit e Tekmind sanzionate per i controlli sulle numerazioni

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Le due sanzioni segnano un passaggio ulteriore rispetto alla fase puramente tecnica del blocco. Secondo il comunicato AGCOM, le contestazioni riguardano la mancata verifica della correttezza delle numerazioni utilizzate dai call center, inclusa la generazione di numeri attraverso spoofing, e la gestione delle numerazioni assegnate secondo criteri di diligenza. Il punto è rilevante perché sposta la responsabilità verso i soggetti che controllano e assegnano risorse telefoniche utilizzate nella filiera commerciale. Retelit figura inoltre tra gli aderenti al Codice di condotta AGCOM per teleselling e telemarketing, che impone misure per impedire la modificabilità del numero chiamante e rendere più controllabile la catena dei partner. Non significa che ogni chiamata irregolare sia direttamente riconducibile all’operatore assegnatario: significa che l’Autorità pretende controlli capaci di impedire che le numerazioni affidate diventino strumenti per attività non conformi.

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Il mobile concentra 148 milioni di chiamate bloccate

L’efficacia quantitativa del filtro emerge soprattutto dal traffico mobile. Nei primi otto mesi del 2026 sono state bloccate circa 148 milioni di chiamate provenienti dall’estero con numero mobile italiano, pari al 49% delle chiamate internazionali che presentavano un CLI mobile italiano. Altre 38 milioni utilizzavano numerazioni fisse italiane e 4,6 milioni un identificativo non conforme alle specifiche internazionali. Il confronto con la fase precedente all’estensione del filtro ai mobili è ancora più netto: tra il 1° e il 18 novembre 2025 arrivavano dall’estero in media 26,8 milioni di chiamate al giorno con numero mobile italiano; nei primi otto mesi del 2026 il valore è sceso a 1,2 milioni, una contrazione del 95%. Il traffico internazionale complessivo è passato nello stesso confronto da 34 a circa 11 milioni di chiamate giornaliere. I primi segnali della dimensione del fenomeno erano già emersi quando Matrice Digitale aveva documentato percentuali di blocco vicine al 90% presso alcuni operatori.

Il filtro rende più visibile la filiera che opera dall’Italia

Il risultato non consiste soltanto nell’avere ridotto il numero delle telefonate che raggiungono gli utenti. Il blocco delle chiamate internazionali con CLI italiano ha eliminato una delle principali coperture operative usate per rendere più difficile risalire al soggetto effettivamente responsabile. AGCOM sostiene che questo abbia circoscritto la pratica illegale basata su numerazioni italiane all’interno del territorio nazionale, consentendo di utilizzare le segnalazioni per risalire agli operatori e ai call center coinvolti. È il passaggio che trasforma il filtro da semplice meccanismo di mitigazione a strumento di enforcement: meno traffico spoofato proveniente dall’estero significa una superficie residua più piccola e, almeno in teoria, più attribuibile. La stessa Relazione AGCOM 2026 aveva già collocato il contrasto al CLI spoofing tra gli strumenti di tutela degli utenti, insieme alla vigilanza sulle pratiche commerciali e agli strumenti di conciliazione.

Il prefisso estero funziona meno perché distrugge la credibilità della chiamata

Il comportamento degli operatori illegali conferma inoltre che il valore dello spoofing non risiede soltanto nel poter effettuare grandi volumi di chiamate, ma nel poter apparire credibili. Dopo l’introduzione del filtro, una parte del traffico fraudolento si era inizialmente spostata verso numerazioni estere nel tentativo di aggirare il blocco. Nei dati più recenti, però, AGCOM osserva che anche questo traffico è rapidamente sceso verso i livelli precedenti. La spiegazione proposta dall’Autorità è commerciale prima ancora che tecnica: una chiamata proveniente da un prefisso estero sconosciuto è meno efficace per vendere servizi in Italia rispetto a una chiamata che sembra provenire da un normale numero nazionale. Lo stesso principio spiega perché lo spoofing sia così efficace anche nelle truffe: le piattaforme criminali che imitano banche e organizzazioni affidabili sfruttano proprio l’identità del numero per ridurre la diffidenza della vittima.

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Dopo il blocco tecnico arriva l’enforcement sugli operatori

Le sanzioni a Retelit e Tekmind mostrano quindi che il filtro anti-spoofing entra nella seconda fase: dopo avere bloccato il traffico, AGCOM usa la riduzione del rumore per individuare responsabilità nella filiera nazionale. I 191 milioni di blocchi non dimostrano che altrettanti tentativi di truffa sarebbero andati a buon fine e non coincidono necessariamente con 191 milioni di persone diverse; misurano chiamate che non rispettavano le condizioni previste dal filtro. Il dato resta però enorme e soprattutto offre una misura oggettiva di un fenomeno che per anni è stato percepito dagli utenti soprattutto attraverso esperienza personale e segnalazioni. Se la pressione regolamentare proseguirà sugli assegnatari delle numerazioni e sui call center, il vero test non sarà più quanti milioni di telefonate vengono fermati, ma quanto rapidamente diminuirà il traffico che tenta ancora di presentarsi con un’identità telefonica falsa.

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