📌 In Sintesi
- Il 22 ottobre a Lecce avvocati, ingegneri, consulenti, accademici e istituzioni discuteranno l’impatto dell’AI sulle professioni intellettuali.
- Responsabilità, deontologia, rapporto con il cliente e quadro normativo europeo saranno al centro della conferenza che anticipa DIGEAT Festival 2026.
- La giornata proseguirà con due libri dedicati alla delega cognitiva e alla sovranità digitale, temi sempre più centrali quando l’AI entra nei processi decisionali.
Le professioni intellettuali non devono confrontarsi soltanto con la possibilità che l’intelligenza artificiale svolga una parte crescente del loro lavoro, ma con una domanda più difficile: chi resta responsabile quando una decisione professionale viene costruita insieme a una macchina? È il tema che giovedì 22 ottobre arriverà a Lecce con la conferenza “Le professioni intellettuali sopravviveranno all’Intelligenza Artificiale?”, appuntamento che anticipa la seconda edizione del DIGEAT Festival. Avvocati, ingegneri, consulenti del lavoro, studiosi e rappresentanti delle istituzioni discuteranno di competenze, deontologia, responsabilità e fiducia nel momento in cui l’AI smette di essere uno strumento sperimentale ed entra nel lavoro quotidiano.
Cosa leggere
A Lecce il problema non è soltanto quanti lavori sostituirà l’AI
La conferenza inizierà alle 9.30 a Palazzo Turrisi-Palumbo, in via Marco Basseo 16, ed è organizzata da ANORC con Digitalaw e il patrocinio degli ordini professionali coinvolti. La partecipazione è gratuita e prevede crediti formativi per avvocati e consulenti del lavoro. La domanda scelta dagli organizzatori è volutamente radicale, ma la trasformazione delle professioni non può essere ridotta alla semplice alternativa tra sostituzione e sopravvivenza. Sistemi capaci di scrivere documenti, analizzare grandi quantità di informazioni, programmare, sintetizzare norme o proporre soluzioni tecniche comprimono attività che fino a pochi anni fa richiedevano direttamente il lavoro di un professionista. Il vero discrimine diventa allora stabilire quali attività possano essere delegate e quali decisioni debbano restare attribuibili a una persona identificabile, soprattutto quando producono effetti giuridici, economici o tecnici. La stessa questione occupazionale emerge nel dibattito più ampio su robot, AI e redistribuzione del valore prodotto dall’automazione, dove l’aumento della produttività non risolve automaticamente il problema di chi perde competenze, reddito o potere decisionale.
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AI Act, deontologia e responsabilità arrivano dentro gli studi professionali
Il quadro normativo europeo, a partire dall’AI Act, costituirà uno dei punti di partenza della discussione, ma per le professioni ordinistiche la conformità normativa rappresenta soltanto una parte del problema. Un avvocato può utilizzare un modello per analizzare atti, un ingegnere per elaborare documentazione tecnica, un consulente per classificare dati o preparare una relazione: resta però necessario comprendere chi abbia verificato l’output, con quali fonti, utilizzando quali dati e secondo quale processo decisionale. La delega tecnologica non trasferisce automaticamente anche la responsabilità professionale. Il rapporto con il cliente aggiunge un ulteriore livello perché competenza e fiducia non coincidono con la semplice capacità di produrre rapidamente un testo. Anche il rapporto tra AI Act, protezione dei dati e responsabilità concreta mostra quanto sia sbagliato cercare una sola norma capace di assorbire tutti i problemi: il caso dei deepfake di Enrico Mentana esaminato dal Garante privacy ha già mostrato come gli obblighi collegati all’AI possano convivere con responsabilità autonome derivanti dal GDPR e dalle modalità effettive di utilizzo della tecnologia.
I relatori mettono insieme diritto, tecnologia e trasformazione della PA
I lavori saranno aperti da Sebastiano Leo, assessore al Bilancio e al Personale della Regione Puglia, con interventi dei rappresentanti degli ordini professionali e delle istituzioni territoriali. Tra i relatori annunciati figurano Luigi Foglia, segretario generale di ANORC, Michele Kettmajer, docente di Fenomenologia dell’Intelligenza Artificiale, Sara La Bombarda, Responsabile della Transizione Digitale dell’Agenzia Regionale per la Tecnologia, Mauro Minenna, direttore generale di ACI Informatica, Valentina Ndou dell’Università del Salento, Corrado Punzi e Sarah Ungaro. Mauro Paolo Bruno e la sindaca Adriana Poli Bortone risultano indicati nel programma come relatori ancora in attesa di conferma. La composizione interdisciplinare consente di affrontare il problema da una prospettiva che supera la sola automazione: pubblica amministrazione, responsabilità giuridica, organizzazione del lavoro e trasformazione delle competenze finiscono nello stesso perimetro.
Dalla coscienza delegata alla sovranità cognitiva
Alle 18, nello Spazio ANABASI del Museo della Stampa all’Ex Convitto Palmieri, la discussione si sposterà direttamente sul rapporto tra intelligenza artificiale e autonomia dell’individuo. Verranno presentati “La coscienza delegata. L’intelligenza artificiale sulla Terra” di Michele Kettmajer e “Sudditi digitali. Dialoghi sulla sovranità cognitiva” di Mauro Minenna e Stefano Epifani. I due titoli intercettano una questione che va oltre l’efficienza dello strumento: quando una parte crescente della scrittura, della selezione delle informazioni e della valutazione viene affidata a piattaforme esterne, la dipendenza non è più soltanto informatica ma cognitiva. Il problema della sovranità tecnologica europea nasce dallo stesso squilibrio: utilizzare modelli, cloud e infrastrutture sviluppati altrove significa anche costruire attività produttive e processi decisionali sopra strumenti che non si controllano completamente. La dipendenza europea da cloud e piattaforme statunitensi mostra quanto sovranità tecnologica e libertà di scelta tendano ormai a coincidere.
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DIGEAT porta il confronto dal singolo strumento al controllo sul digitale
La giornata del 22 ottobre anticipa il DIGEAT Festival 2026, previsto tra Lecce e Gallipoli dal 5 all’8 novembre con il titolo “Io, Umano. Giorni di un futuro passato”. Il progetto, ideato da Andrea Lisi, vuole riunire istituzioni, professionisti, pubblica amministrazione e studiosi in un confronto critico sulla trasformazione digitale. Il programma e le informazioni sul DIGEAT Festival collocano quindi la conferenza sulle professioni dentro una domanda più ampia: non soltanto quanto lavoro possa essere automatizzato, ma quanto controllo l’essere umano sia disposto a delegare ai sistemi che utilizza. Per le professioni intellettuali la risposta difficilmente sarà il rifiuto dell’AI. Sarà invece la capacità di utilizzare strumenti sempre più potenti senza trasformare competenza, responsabilità e giudizio in semplici funzioni delegate a una piattaforma.
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