Allerta OVHcloud cinque release compromesse

OVHcloud, cinque release CLI infette su GitHub: a rischio i segreti cloud

🛡️ Executive Summary

  • Un account GitHub compromesso ha consentito di sostituire gli archivi di cinque release ufficiali di OVHcloud CLI, dalla v0.11.0 alla v0.15.0, con binari progettati per sottrarre segreti.
  • I file malevoli sono rimasti disponibili per un massimo di 94 minuti il 19 ottobre 2026. Un controllo SHA-256 in una pipeline CI ha permesso di individuare l’alterazione.
  • OVHcloud ha rimosso i pacchetti compromessi e pubblicato la versione immutabile v0.16.0. Chi ha eseguito i binari malevoli deve considerare esposte le credenziali accessibili dal sistema.

OVHcloud ha confermato un attacco alla propria catena di distribuzione software che ha trasformato cinque release ufficiali del suo strumento a riga di comando in potenziali veicoli per il furto di credenziali e segreti aziendali. Il 19 ottobre 2026 un aggressore ha utilizzato un account GitHub compromesso per sostituire gli archivi scaricabili di OVHcloud CLI, mantenendo invariati nomi dei file, indirizzi di download e riferimenti alle versioni. L’operazione è durata al massimo 94 minuti, ma avrebbe potuto coinvolgere sviluppatori e pipeline CI/CD che recuperavano automaticamente gli eseguibili. Il provider francese ha eliminato i file malevoli e pubblicato la versione v0.16.0, introducendo protezioni contro la modifica successiva delle release. Non risultano compromessi il codice sorgente ufficiale e la pipeline di compilazione.

OVHcloud conferma cinque release compromesse tra aprile e settembre

Annuncio

L’attacco ha interessato le versioni v0.11.0, v0.12.0, v0.13.0, v0.14.0 e v0.15.0 di OVHcloud CLI, pubblicate originariamente tra aprile e settembre 2026. Gli aggressori non hanno creato nuove release, ma hanno sostituito gli allegati binari di quelle esistenti utilizzando le autorizzazioni di un account GitHub riconducibile a un collaboratore del progetto. Secondo la segnalazione originale pubblicata il 19 ottobre nel repository ufficiale, le prime sostituzioni sono avvenute alle 12:47 UTC, le 14:47 italiane, mentre OVHcloud ha completato la rimozione degli archivi coinvolti alle 14:21 UTC, le 16:21 italiane. La manomissione ha interessato principalmente i pacchetti destinati a macOS e Linux nelle architetture x86_64 e arm64, oltre a Windows x86_64. Nella release v0.15.0 risultavano sostituiti anche i file checksums.txt, un dettaglio particolarmente rilevante perché permetteva di pubblicare hash coerenti con i nuovi binari malevoli. I pacchetti Linux i386, Windows i386 e arm64 e WebAssembly non risultavano modificati. La versione v0.10.0 era rimasta integra, così come le copie precedentemente scaricate e non aggiornate durante la finestra dell’attacco. Il rischio riguarda pertanto una finestra temporale precisa, non tutte le installazioni storiche dello strumento.

Leggi anche: GitHub Actions riattiva Mini Shai-Hulud: i tag malevoli erano ancora lì

Il controllo SHA-256 individua i binari alterati senza modifiche al codice sorgente

La compromissione è emersa grazie a un cliente che utilizzava una pipeline CI con verifica preventiva dell’impronta SHA-256 dell’archivio ovhcloud-cli_Linux_arm64.tar.gz. Il sistema ha improvvisamente rifiutato il file della versione v0.15.0 perché il suo hash non corrispondeva più a quello registrato al momento della pubblicazione originale. Analizzando i metadati del nuovo eseguibile attraverso go version -m, senza avviarlo, il cliente ha scoperto che il binario non proveniva dal commit ufficiale 760fd72, associato al tag v0.15.0, ma da una compilazione successiva identificata dal commit 5ead8ef. La versione incorporata nel file risultava v0.15.1-0.20261013083505-5ead8ef9b43d+dirty, incompatibile con quella dichiarata nella release. La presenza di flag di compilazione differenti da quelli previsti nella configurazione ufficiale rafforzava ulteriormente l’anomalia. Il codice sorgente e i tag GitHub non erano stati modificati, mentre gli archivi erano stati caricati direttamente sulle release esistenti, aggirando il normale processo di distribuzione. Il caso mostra un percorso offensivo diverso da quello osservato con FakeGit, che ha sfruttato il ripristino e il reindirizzamento di 17.610 repository GitHub: in entrambi gli episodi viene abusata la fiducia nella piattaforma di sviluppo, ma qui il bersaglio non è il repository in sé, bensì l’artefatto compilato che l’utente considera ufficiale.

Account GitHub compromesso e sospetti collegamenti con GlassWorm

Le verifiche hanno individuato nell’account HassenBF il soggetto utilizzato per caricare gli archivi sostitutivi attraverso le API di GitHub Releases. Il profilo appartiene a un collaboratore legittimo dell’ecosistema OVHcloud, ma non risulta pubblicamente elencato tra i membri dell’organizzazione. Non è stato chiarito come gli aggressori abbiano ottenuto le sue credenziali o i permessi necessari. La ricerca di OpenSourceMalware ha inoltre individuato attività sospette precedenti nello stesso account, con modifiche alla cronologia di alcuni repository risalenti al marzo 2026 e codice compatibile con la campagna GlassWorm, nota per l’utilizzo di caratteri Unicode invisibili e infrastrutture di comando e controllo basate su transazioni Solana. Tuttavia il collegamento operativo tra GlassWorm e il malware distribuito attraverso OVHcloud CLI rimane un’ipotesi dei ricercatori, non una dimostrazione forense: nessuna copia del binario malevolo rimosso risulta essere stata analizzata pubblicamente in modo da confermare la medesima infrastruttura. La distinzione è importante perché la campagna GlassWorm già contrastata attraverso operazioni sulla sua infrastruttura botnet possiede una storia tecnica documentata, ma la ricorrenza di uno stesso account non basta ad attribuire automaticamente ogni attività allo stesso gruppo. OVHcloud ha confermato l’obiettivo di sottrarre segreti dai sistemi, senza pubblicare ancora l’elenco completo dei file cercati dal malware, le destinazioni di esfiltrazione o il numero delle installazioni compromesse.

OVHcloud rilascia v0.16.0 e introduce release immutabili

La reazione del provider francese ha previsto la rimozione degli archivi alterati e la pubblicazione della versione v0.16.0, distribuita attraverso un tag firmato e configurata come release immutabile. Il manutentore Romain Beuque ha confermato nella discussione ufficiale che gli allegati della nuova versione non possono essere sostituiti successivamente attraverso le normali funzioni di GitHub Releases, impedendo di replicare lo stesso meccanismo di manomissione. La protezione riguarda le release create con questa impostazione attiva, non rende retroattivamente sicuri gli archivi precedentemente compromessi. Per gli amministratori che hanno scaricato ed eseguito una versione alterata, il semplice aggiornamento non è sufficiente: occorre considerare potenzialmente esposte le credenziali OVHcloud conservate in ~/.ovh.conf, le variabili d’ambiente e gli altri segreti accessibili dal computer, procedendo alla loro rotazione da un dispositivo affidabile. Il rischio interessa soprattutto gli install script che scaricano gli archivi senza verificare hash precedentemente fissati, i download diretti e le pipeline CI/CD configurate nello stesso modo. Le installazioni attraverso Homebrew con checksum originali vincolati, go install, compilazioni dal sorgente e immagini Docker non risultano coinvolte secondo le verifiche disponibili. Il caso si inserisce nella crescente pressione sulle piattaforme di sviluppo descritta attraverso gli attacchi a Open VSX e npm contro la catena di fornitura software, dove la verifica dell’origine degli artefatti assume un valore pari a quella del codice.

Continua con:

GitHub e PyPI introducono difese temporali contro la supply chain

Shai-Hulud espande la caccia: 469 percorsi per rubare segreti da AI, cloud e CI/CD

L’attacco OVHcloud riguarda anche le imprese italiane che automatizzano il cloud

La compromissione di OVHcloud CLI assume rilevanza per le imprese italiane che utilizzano il provider francese per gestire server, infrastrutture virtuali, storage e servizi attraverso script e strumenti di automazione. Un eseguibile malevolo installato su una workstation amministrativa o su un runner CI/CD può accedere non soltanto alle credenziali della piattaforma cloud, ma anche ad altri segreti disponibili sul sistema, aumentando le conseguenze potenziali rispetto a una semplice infezione locale. Non risultano pubblicamente documentate compromissioni specifiche di clienti italiani, né esistono elementi sufficienti per quantificare quanti utenti abbiano realmente eseguito i pacchetti alterati durante i 94 minuti di esposizione. L’incidente va inoltre distinto dalla precedente rivendicazione di un presunto furto di milioni di siti OVHcloud, smentita dall’azienda: questa volta la manipolazione degli archivi è stata riconosciuta dai manutentori e confermata dai controlli tecnici del repository, senza però dimostrare una violazione generalizzata dell’infrastruttura dei clienti. La conseguenza più significativa riguarda il modello di fiducia nella distribuzione software. Un repository integro e un tag firmato non garantiscono automaticamente che i file binari scaricabili siano autentici, quando gli allegati possono essere sostituiti senza modificarne il riferimento pubblico. La difesa passa quindi dalla verifica indipendente degli artefatti, dall’immutabilità delle release e dalla gestione rigorosa delle credenziali utilizzate negli ambienti automatizzati. OVHcloud ha chiuso la finestra di distribuzione malevola, ma per chi avesse eseguito quei binari il problema rimane aperto fino alla verifica e alla rotazione dei segreti potenzialmente esposti.

Iscriviti alla Newsletter

Non perdere le analisi settimanali: Entra nella Matrice Digitale.

Matrice Digitale partecipa al Programma Affiliazione Amazon EU. In qualità di Affiliato Amazon, ricevo un guadagno dagli acquisti idonei. Questo non influenza i prezzi per te.

Torna in alto