📌 In Sintesi
- Intel, Oracle, IBM e IonQ si oppongono alla tokenizzazione dei propri titoli su OKXICE, portando a 26 il numero degli emittenti contrari alla piattaforma.
- Robinhood chiude il terzo trimestre 2026 con ricavi crypto in calo del 55%, ma fatturato complessivo in crescita del 12% a 1,42 miliardi di dollari.
- Ripple porta RLUSD su Robinhood Chain e Bitstamp, mentre Ondo introduce 15 strumenti tokenizzati, di cui 11 collegati ai pool Uniswap StablePair.
Intel, Oracle, IBM e IonQ si oppongono formalmente alla negoziazione di versioni tokenizzate delle proprie azioni sulla piattaforma OKXICE, joint venture fra l’exchange di criptovalute OKX e Intercontinental Exchange, proprietaria del New York Stock Exchange. Il numero delle società contrarie raggiunge quota 26, aprendo uno scontro sul controllo dei titoli finanziari e sui diritti degli emittenti. Contemporaneamente Robinhood accelera nella finanza blockchain nonostante il crollo del 55% dei ricavi da criptovalute nel terzo trimestre 2026, annunciando una collaborazione con Ripple per la stablecoin RLUSD e accogliendo 15 strumenti tokenizzati di Ondo Finance sulla propria blockchain. Due strategie apparentemente contrapposte che evidenziano il problema centrale della tokenizzazione: trasferire un titolo su blockchain non significa automaticamente trasferirne proprietà , diritti e garanzie giuridiche.
Cosa leggere
Intel, Oracle, IBM e IonQ si oppongono alla tokenizzazione delle proprie azioni
La controversia emerge dall’aggiornamento del 26 ottobre della documentazione pubblica di OKXICE TSV, la piattaforma progettata per consentire la negoziazione continua di titoli azionari statunitensi attraverso blockchain e pool di liquidità automatizzati. Alle precedenti opposizioni di Microsoft, Alphabet, Qualcomm, Broadcom, Cisco, Arm, Goldman Sachs e altri emittenti si aggiungono Intel, Oracle, IBM e IonQ, portando a 26 il numero complessivo delle aziende che hanno esercitato il diritto di opposizione. Il progetto nasce dalla collaborazione paritaria fra Intercontinental Exchange e OKC USA Holding e prevede l’utilizzo della blockchain XLayer, con pool basati su Uniswap v4 e accesso riservato a operatori sottoposti a verifiche di identità . Il nodo giuridico deriva dalla Innovation Exemption approvata dalla Securities and Exchange Commission il 17 settembre 2026. La deroga consente temporaneamente la negoziazione di determinate azioni tokenizzate attraverso infrastrutture differenti dalle Borse tradizionali, imponendo però condizioni specifiche. Quando i token vengono emessi da soggetti non affiliati alla società quotata, l’emittente deve essere informato con almeno 30 giorni di anticipo e può opporsi formalmente. Una contestazione tempestiva impedisce a quella piattaforma di negoziare il titolo nell’ambito dell’esenzione. Le 26 opposizioni non equivalgono quindi a un divieto generale delle azioni tokenizzate né dimostrano che tutte le aziende siano contrarie alla tecnologia blockchain. Riguardano una specifica iniziativa commerciale. La documentazione pubblica non fornisce inoltre le motivazioni individuali di ogni emittente. Il precedente era già stato ricostruito nell’approfondimento sull’ingresso di Wall Street nel trading azionario on-chain, quando la possibilità di scambiare titoli continuamente appariva come il principale elemento innovativo.
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Perché le Big Tech temono i token azionari senza controllo degli emittenti
Il problema non riguarda soltanto la concorrenza fra Borse tradizionali e piattaforme decentralizzate. Un token che replica l’andamento di un’azione può essere commercializzato attraverso una struttura giuridica differente dal possesso diretto del titolo, introducendo questioni relative ai dividendi, ai diritti di voto, alla custodia delle azioni sottostanti e alla tutela dell’investitore in caso di insolvenza dell’intermediario. La SEC richiede che i titoli tokenizzati negoziati nell’ambito della propria esenzione preservino diritti equivalenti a quelli delle azioni tradizionali. La documentazione OKXICE richiama tuttavia incertezze relative alla protezione dei token detenuti in portafogli autocustoditi, comprese le possibili conseguenze del fallimento degli intermediari e l’applicabilità delle tutele previste dalla Securities Investor Protection Corporation. Esistono inoltre interrogativi sulla gestione degli smart contract e sulla formazione dei prezzi nei pool decentralizzati. La tokenizzazione può aumentare l’accessibilità e la continuità degli scambi, ma non elimina automaticamente il rischio di controparte né sostituisce gli obblighi del mercato finanziario. L’opposizione degli emittenti rappresenta quindi anche uno scontro sulla possibilità che operatori terzi costruiscano mercati paralleli utilizzando titoli di società che non partecipano direttamente al progetto.
Robinhood perde il 55% nei ricavi crypto ma registra 1,42 miliardi di fatturato
Mentre OKXICE incontra la resistenza degli emittenti, Robinhood Markets presenta risultati trimestrali contrastanti. Il bilancio ufficiale pubblicato il 27 ottobre 2026 indica ricavi complessivi pari a 1,42 miliardi di dollari, in crescita del 12% su base annua, mentre i ricavi derivanti dalle transazioni in criptovalute scendono a 120 milioni di dollari, con una contrazione del 55%. La debolezza del segmento crypto viene compensata dalla crescita delle opzioni, che generano 399 milioni di dollari, e degli event contract, arrivati a 173 milioni di dollari, oltre sei volte il valore dell’anno precedente. L’utile netto scende invece del 14% a 476 milioni di dollari. Robinhood conta 28,7 milioni di clienti con conti finanziati, una base che consente di distribuire nuovi servizi senza dipendere esclusivamente dall’andamento delle criptovalute. Il dato finanziario spiega parte della strategia industriale: Robinhood sta trasformando la blockchain da semplice mercato speculativo a infrastruttura per servizi finanziari differenti, combinando stablecoin, titoli tokenizzati e applicazioni decentralizzate. Il percorso era già emerso nell’analisi sull’espansione di Robinhood e Ripple nella finanza on-chain.
Ripple porta RLUSD su Robinhood Chain e Bitstamp, mentre Ondo aggiunge 15 strumenti
La partnership ufficiale annunciata da Ripple e Robinhood prevede l’integrazione della stablecoin RLUSD, la cui capitalizzazione supera i 2,4 miliardi di dollari. Il token è già disponibile su Robinhood Chain e Bitstamp by Robinhood, mentre l’introduzione nell’applicazione retail Robinhood è prevista entro la fine del 2026. Non è quindi corretto considerarlo già utilizzabile direttamente da tutti i clienti dell’app. L’accordo comprende inoltre Ripple Treasury per le operazioni aziendali e Ripple Prime per servizi finanziari istituzionali. Parallelamente, Ondo Finance conferma l’arrivo di 15 strumenti tokenizzati su Robinhood Chain. Undici dispongono di pool Uniswap v4 StablePair, attraverso i quali possono essere scambiati con i corrispondenti Robinhood Stock Tokens, mentre quattro strumenti aggiuntivi non hanno ancora una coppia equivalente. Fra i sottostanti figurano Nvidia, Apple, Meta, Alphabet, Tesla e diversi ETF, insieme a strumenti che offrono esposizione a società e mercati differenti. L’integrazione introduce una differenza tecnica importante. I token Ondo possono essere trasferiti fra blockchain e dispongono di meccanismi di emissione e rimborso che consentono, agli operatori idonei, di accedere alla liquidità anche durante il fine settimana. I token Robinhood possono continuare a circolare on-chain quando i mercati tradizionali sono chiusi, ma la temporanea indisponibilità dei normali meccanismi di emissione e rimborso può provocare scostamenti di prezzo. I pool StablePair cercano di ridurre queste differenze attraverso operazioni di arbitraggio, senza garantire l’assenza di volatilità o perdite.
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La tokenizzazione divide Wall Street e apre nuove questioni per l’Europa
Il confronto fra OKXICE e Robinhood dimostra che la stessa tecnologia può produrre strumenti finanziari con diritti e protezioni differenti. Robinhood chiarisce nella propria documentazione ufficiale sui nuovi Stock Tokens che questi prodotti sono titoli di debito tokenizzati che forniscono esposizione economica ai sottostanti, senza attribuire automaticamente diritti di proprietà o di voto nelle società rappresentate. Per gli investitori italiani la distinzione è determinante. Un’azione acquistata attraverso un intermediario regolamentato e un token collegato economicamente alla stessa azienda non devono essere considerati prodotti equivalenti senza esaminare la documentazione contrattuale. Nell’Unione europea, inoltre, gli strumenti qualificabili come strumenti finanziari ricadono nelle discipline applicabili ai mercati dei capitali, anziché automaticamente nel regime MiCA previsto per altre categorie di cripto-attività . La questione centrale non è dunque stabilire se la blockchain possa sostituire tecnicamente una parte delle infrastrutture finanziarie, ma chi detenga realmente le azioni, quali diritti riceva l’investitore e quale autorità garantisca il funzionamento del mercato. Mentre Intel, Oracle e IBM difendono il controllo sulla negoziazione tokenizzata dei propri titoli, Robinhood e Ondo accelerano verso un mercato sempre più continuo e interoperabile. La sfida sarà dimostrare che la velocità degli scambi non venga ottenuta riducendo la certezza giuridica della proprietà finanziaria.
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