📌 In Sintesi
- La Corea del Sud sanziona Google per 42,9 miliardi di won e Apple per 20,81 miliardi, contestando restrizioni sui pagamenti, ritardi nelle revisioni delle app e discriminazioni nelle commissioni.
- Apple e Microsoft risultano inserite dal 2 ottobre nel registro russo degli organizzatori della diffusione delle informazioni, soggetti a obblighi di conservazione e consegna dei dati.
- Le due decisioni mostrano forme differenti di intervento pubblico sulle piattaforme: apertura dei mercati digitali in Corea del Sud e controllo delle comunicazioni in Russia.
Apple e Google sono state sanzionate dalla Corea del Sud per le restrizioni imposte agli sviluppatori negli app store, mentre Apple e Microsoft devono affrontare nuovi obblighi di conservazione delle comunicazioni in Russia. Il 28 ottobre 2026 la Korea Media and Communications Commission ha deliberato multe per complessivi 63,71 miliardi di won, circa 42,7 milioni di euro, imponendo anche modifiche alle procedure commerciali delle piattaforme. Parallelamente, secondo Bloomberg, Apple e Microsoft sono state inserite nel registro russo di sorveglianza delle comunicazioni, che prevede la conservazione dei dati degli utenti e la loro consegna alle autorità di sicurezza quando richiesta. Due interventi distinti, che evidenziano quanto le attività delle Big Tech siano condizionate dalle normative nazionali.
Cosa leggere
Corea del Sud multa Google e Apple per oltre 42 milioni di euro
La decisione ufficiale pubblicata dalla Korea Media and Communications Commission il 28 ottobre rappresenta il primo intervento sanzionatorio adottato applicando le disposizioni introdotte nella legislazione sudcoreana sulle telecomunicazioni nel 2021. L’autorità ha concluso un procedimento avviato nel 2022, contestando a Google e Apple l’imposizione sostanziale di determinati sistemi di pagamento e il ritardo ingiustificato nella revisione delle applicazioni. A Google viene applicata una sanzione di 42,9 miliardi di won, circa 28,7 milioni di euro, mentre Apple dovrà pagare 20,81 miliardi di won, circa 13,9 milioni di euro. Le conversioni utilizzano il cambio di riferimento della Banca centrale europea del 28 ottobre, pari a 1 euro per 1.492,35 won, e non costituiscono importi ufficiali espressi in valuta europea.
Il provvedimento contesta soprattutto il funzionamento dei sistemi di pagamento alternativi. Google e Apple avevano modificato le condizioni contrattuali consentendo agli sviluppatori di utilizzare i sistemi proprietari di acquisto in-app oppure soluzioni di terze parti integrate nelle applicazioni, senza però garantire una libertà equivalente per altre modalità di pagamento esterne. L’autorità sottolinea che l’applicazione di una commissione del 26% sui sistemi di pagamento di terzi, accompagnata dalla riduzione di alcune funzionalità come la gestione degli abbonamenti, poteva rendere economicamente poco conveniente abbandonare i sistemi proprietari. La scelta formalmente concessa agli sviluppatori risultava quindi condizionata da costi e restrizioni capaci di preservare il vantaggio delle piattaforme. La questione era già emersa nella revisione delle commissioni Google Play e nelle tensioni tra Apple e le autorità russe, ma la decisione sudcoreana aggiunge un elemento differente: un accertamento amministrativo concluso con sanzioni economiche e ordini correttivi.
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Commissioni del 26%, ritardi delle app e discriminazioni contro gli sviluppatori
La Commissione sudcoreana individua tre categorie di condotte contestate. La prima riguarda l’imposizione dei metodi di pagamento attraverso condizioni contrattuali che, pur ammettendo soluzioni di terzi, continuavano a rendere preferibile il sistema interno della piattaforma. Google avrebbe inoltre limitato la visualizzazione di prezzi differenziati in base al metodo di pagamento, mentre Apple imponeva condizioni aggiuntive per la presentazione delle applicazioni che utilizzavano sistemi alternativi. La seconda riguarda i ritardi nelle procedure di revisione, durante i quali gli sviluppatori non ricevevano spiegazioni sufficientemente precise sulle ragioni del blocco o sui tempi necessari per completare l’esame delle applicazioni. L’autorità considera questi comportamenti incompatibili con il divieto di ritardare ingiustificatamente i procedimenti di approvazione dei contenuti digitali.
La terza contestazione riguarda esclusivamente Apple e coinvolge il trattamento economico differenziato degli sviluppatori nazionali rispetto a quelli stranieri. Secondo la ricostruzione ufficiale, dal luglio 2015 al gennaio 2023 Cupertino avrebbe calcolato il 30% di commissione applicato agli sviluppatori esteri sul prezzo al netto dell’imposta sul valore aggiunto, mentre per gli sviluppatori sudcoreani avrebbe utilizzato il prezzo finale comprensivo dell’imposta. Questa differenza produceva una base imponibile più elevata per gli operatori nazionali, determinando una disparità di trattamento economico. La Commissione ha quindi ordinato modifiche alle condizioni commerciali, ai processi di revisione e alle procedure volte a evitare la ripetizione delle discriminazioni. Il presidente della KMCC, Kim Jong-cheol, ha collegato il provvedimento alla necessità di garantire un ecosistema sostenibile per gli sviluppatori, sottolineando il contributo delle imprese software all’innovazione dei mercati digitali. La Commissione monitorerà inoltre l’applicazione delle modifiche già annunciate da Google nel marzo 2026 e gli impegni di miglioramento comunicati da Apple. La differenza rispetto a una semplice multa è quindi sostanziale: le autorità sudcoreane intendono intervenire sulle condizioni economiche che regolano l’accesso degli sviluppatori agli utenti, non limitarsi alla riscossione delle sanzioni.
Russia inserisce Apple e Microsoft nel registro delle comunicazioni
Sul fronte della sicurezza nazionale, la Russia ha adottato una direzione differente. Secondo la ricostruzione di Bloomberg, Apple e Microsoft sono state aggiunte il 2 ottobre 2026 al registro degli organizzatori della diffusione delle informazioni, amministrato dall’autorità federale Roskomnadzor. L’inserimento comporta l’assoggettamento agli obblighi previsti dalla legislazione russa per i servizi che consentono agli utenti di scambiare comunicazioni. Nel registro figurano anche servizi e aziende come Google Meet, WhatsApp, Telegram, Snapchat, Cloudflare e Blizzard Entertainment. Le disposizioni richiedono ai soggetti interessati di conservare le comunicazioni degli utenti locali, compresi messaggi testuali, audio e video, e di renderle disponibili ai servizi di sicurezza quando richiesto secondo la normativa nazionale. È inoltre previsto l’obbligo di conservare in Russia, per tre anni, le informazioni sugli utenti e sulla trasmissione delle comunicazioni. La distinzione tra contenuti e dati relativi alle comunicazioni è importante: il periodo triennale richiamato dalla ricostruzione riguarda le informazioni sugli utenti e sulla trasmissione, e non dimostra automaticamente che ogni contenuto debba essere conservato per tre anni. Le società che non rispettano gli obblighi possono essere sanzionate e rischiare limitazioni all’accesso ai propri servizi sul territorio russo. L’inclusione nel registro non dimostra che Apple o Microsoft abbiano già consegnato messaggi o chiavi di cifratura alle autorità russe. Al momento delle informazioni disponibili, nessuna delle due società aveva comunicato pubblicamente una decisione sull’adempimento delle richieste. Restano quindi distinte la presenza nel registro, gli obblighi previsti dalla legislazione e la loro effettiva esecuzione tecnica.
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La sorveglianza russa apre il problema delle comunicazioni cifrate
Per Apple la questione riguarda un rapporto già complicato con le autorità di Mosca. Dopo l’invasione dell’Ucraina del 2022, la società ha sospeso le vendite ufficiali di prodotti e limitato alcuni servizi, continuando tuttavia a mantenere disponibile l’App Store. Negli ultimi mesi si sono aggiunte controversie relative alle applicazioni bancarie collegate a soggetti sanzionati, alla disponibilità dei servizi digitali e alle richieste russe di installazione preventiva dell’applicazione di messaggistica MAX e del marketplace RuStore. L’ingresso nel registro delle comunicazioni sposta però l’attenzione dalle condizioni commerciali alla disponibilità dei dati degli utenti e al rapporto fra piattaforme tecnologiche e apparati di sicurezza nazionale.
Il problema più delicato riguarda l’effettiva capacità tecnica di conservare e rendere accessibili comunicazioni protette dalla crittografia. L’obbligo giuridico di fornire informazioni non coincide necessariamente con la disponibilità delle chiavi necessarie per decifrare contenuti protetti da sistemi end-to-end. La documentazione disponibile non dimostra che Apple abbia modificato le proprie architetture crittografiche, introdotto accessi privilegiati o accettato richieste incompatibili con le protezioni offerte dai servizi. Sarebbe quindi improprio dedurre dall’iscrizione nel registro una compromissione generalizzata di iMessage, iCloud o delle comunicazioni degli utenti al di fuori del territorio russo. Per le imprese che operano su scala internazionale, il caso evidenzia la crescente complessità delle richieste nazionali di localizzazione e accesso ai dati. Le Big Tech possono essere soggette contemporaneamente a ordinamenti che richiedono protezioni elevate per la riservatezza e a regole che impongono la disponibilità delle informazioni alle autorità. Le conseguenze devono essere valutate servizio per servizio, evitando di assimilare automaticamente tutti i prodotti Apple e Microsoft a un’unica infrastruttura di messaggistica.
Due interventi statali che mettono in discussione il potere delle piattaforme
Le decisioni sudcoreane e russe evidenziano due modelli di intervento pubblico profondamente diversi. Seul utilizza le proprie competenze regolatorie per limitare le restrizioni economiche imposte dagli app store, mentre Mosca estende gli obblighi di conservazione e accesso alle comunicazioni previsti dalla propria legislazione. Nel primo caso il tema riguarda la libertà commerciale degli sviluppatori, la trasparenza delle commissioni e il controllo esercitato dalle piattaforme sui mercati digitali. Nel secondo la questione coinvolge privacy, riservatezza delle comunicazioni e capacità degli Stati di imporre obblighi ai fornitori internazionali. Per l’Italia il confronto più immediato è quello con il Digital Markets Act europeo, che disciplina il comportamento dei gatekeeper e interviene anche sui rapporti fra App Store, sistemi di pagamento alternativi e sviluppatori. La sanzione sudcoreana non modifica direttamente le condizioni applicate in Europa, ma conferma come le commissioni e le limitazioni ai sistemi di pagamento siano diventate materia di intervento regolatorio anche fuori dall’Unione. Sul versante russo, invece, il problema riguarda la compatibilità fra obblighi nazionali, sicurezza delle comunicazioni e protezioni tecniche dei servizi globali. Il punto comune non è l’equivalenza delle due decisioni, ma il fatto che il controllo delle infrastrutture digitali viene sempre più contestato e ridefinito dalle autorità nazionali. Per Apple, Google e Microsoft questo significa confrontarsi con obblighi potenzialmente divergenti, mentre per utenti e sviluppatori diventa decisivo comprendere quali garanzie siano effettivamente applicate nei diversi mercati.
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